Difendere la fede

19 febbraio 2014

«Sono incaricato della difesa del Vangelo» (Filippesi 1:16).

«Chi vi farà del male, se siete zelanti nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomenti la paura che incutono e non vi agitate; ma glorificate il Cristo come Signore nei vostri cuori. Siate sempre pronti a rendere conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Tuttavia, fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita, affinché quando sparlano di voi, rimangano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. Infatti, è meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male» (1Pietro 3:12-17).

«Desidero che sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha contribuito assai al progresso del vangelo, al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; è così che la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la Parola di Dio» (Filippesi 1:12-15)

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Il cristianesimo non esisterebbe più se i cristiani non lo difendessero con amore e competenza.

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Spiace constatare che, troppo spesso, il credente in Cristo è portato, da un lato, a non approfondire i motivi che lo hanno spinto a diventare tale e, dall’altro, a non difendere la Parola di Dio. Il mondo che circonda il cristiano è contrario alla salvezza e all’ambito divino del quale anche noi facciamo parte grazie alla fede in Gesù Salvatore. Il mondo che ci circonda, vittima di Satana, attacca sempre e volentieri la bontà e la veridicità della Bibbia, cercando in tutti i modi di minarne alle fondamenta il valore presso i peccatori.

Spetta allora al cristiano fare precisa opera di difesa della fede. Quest’opera è tanto importante quanto l’evangelizzazione. È una vera e propria disgrazia che talvolta il cristiano non comprenda a fondo l’importanza di questa difesa. Se andiamo a guardare nella storia, possiamo dire che il cristianesimo non sarebbe esistito se, fin dal principio, i cristiani non avessero lottato per la difesa del Vangelo. È dunque necessario pregare perché tutti quanti i credenti possano sentirsi incoraggiati a lottare per la fede una volta per sempre tramandata ai santi (Gd 3). Difendere la fede, inoltre, è un comando scritturale così valido come altri precetti del Signore. Oltre a Gd 3, soffermiamoci di passata su altri due versetti.

 

1PIETRO 3:15

In questo passo l’apostolo Pietro ci comanda di essere sempre pronti a dare una risposta a tutti coloro che chiedono spiegazione della fede che alberga in noi. È dunque della massima importanza per noi sapere perché siamo diventati cristiani e come si continua a esserlo, allo scopo di comunicarlo ad altri desiderosi di saperlo.

 

FILIPPESI 1:16

Qui Paolo afferma di essere stato incaricato della difesa del Vangelo di Cristo. Tutta la sua vita fu dedicata a questo scopo, al punto tale da soffrire pene indicibili e da morirne anzitempo (vedi 2Cor 11:23-33, e 2Tm4:6-18). Fino a che punto arriva la dedizione dei cristiani? Sarebbero capaci di soffrire per Dio?

 

L’APOLOGETICA

In 1Pt 3:15 e in Fil 1:16 viene impiegata la parola greca apologhìa, che significa “difesa”. L’apologetica è la scienza rivolta a dimostrare i fondamenti del cristianesimo e a difenderli contro errori e obiezioni. L’apologetica si dedica alla difesa sistematica, razionale e scritturale della religione istituita da Dio in Cristo. Il singolo cristiano è dunque chiamato a difendere la fede scritturale dagli attacchi esterni. Per di più, anche gli stessi credenti sono portati ad avere dubbi, più o meno estesi, nel cammino della loro fede. Ma, certamente, i pericoli più gravi e gli attacchi più decisi vengono portati dal sistema ateo nel quale, purtroppo, viviamo tutti i giorni della nostra vita. I mezzi di comunicazione (radio, giornali, televisione) e la scuola si rendono portavoce delle teorie o ipotesi evoluzionistiche, della concezione atea dell’universo, della moralità dipendente da cause contingenti, storiche e non dalla Parola di Dio (oggi l’uomo pensa secondo una determinata moralità, più o meno scritturale, ma domani cosa accadrà? Non dimentichiamo quanto è accaduto recentemente, nel terribile Novecento). Certamente il compito che aspetta i cristiani d’ogni tempo e luogo è assai difficile: infatti non è possibile provare scientificamente né l’esistenza di Dio né la creazione divina di tutte le cose, specie del genere umano (“provare scientificamente” significa trovare in laboratorio le leggi che regolano un determinato fenomeno e riprodurlo conseguentemente). Possiamo tuttavia dimostrare che, in base alla ragione, si rivela più normale credere nell’esistenza di un Essere supremo regolatore perfetto di tutta la perfetta natura, piuttosto che postulare l’origine di tutte le cose dalla materia priva d’intelligenza, e così via.

Per far questo occorre studiare la Parola, prepararsi il più possibile in tutti i campi, ritenere sempre a mente i concetti imparati, per esporli con la massima chiarezza e semplicità a quanti desiderano ascoltare le nostre valutazioni basate sulla Parola di Dio. Dunque, dobbiamo apprendere i fatti o le evidenze del cristianesimo, soppesarle, portarle con chiarezza all’attenzione altrui, invocando la nostra onestà e quella di chi ci ascolta, cercando cioè di superare nel modo più brillante i pregiudizi annidati nella nostra e nell’altrui mente. Solo così si potranno chiarire le cose di Dio. Inoltre, la migliore difesa del cristianesimo è data dal comportamento del cristiano, comportamento che deve essere sempre onesto, pulito, lineare, disciplinato, alieno da ogni violenza.

Arrigo Corazza