Cercare e dare la Verità (storia di un viaggio spirituale)

4 marzo 2016

Molto volentieri pubblichiamo qui la testimonianza sofferta di un giovane alla ricerca di Dio e della Sua verità. La storia che Giuseppe ci narra, con semplicità ma ardore, descrive la situazione di tutti coloro, che, partiti dalla tradizione religiosa familiare, hanno poi scoperto il valore della Bibbia e la fede in Cristo. Difatti, «la fede viene dall’udire e l’udire viene dalla Parola di Cristo» (Romani 10:17).

* * *

Giuseppe Di Dio (Genova, 11 luglio 1986) è membro della Chiesa di Cristo in Alessandria.

* * *

Come la stragrande maggioranza degli Italiani, anche io provengo da una famiglia di religione “cattolica”. Dunque, la tipica famiglia cattolica italiana … I miei genitori si sono sempre professati “cattolici non praticanti”. Anch’io non mi ponevo affatto il problema del non praticare, perché crescendo in un contesto in cui non si parlava mai di Dio per me non era essenziale approfondire l’argomento. In tenera età i miei genitori mi hanno “battezzato”. Al battesimo hanno fatto seguito comunione, cresima, confessioni, catechismo, secondo il normale iter previsto dal cattolicesimo.

In casa dei miei genitori non si bestemmiava (e non si bestemmia tutt’ora) perché tutti sapevamo che era sbagliato (il prete lo ricordava continuamente). Alla fine delle elementari, il prete cercava qualche chierichetto (ne aveva parlato a catechismo) ed io mi ero proposto, non chiedendomi che cosa andassi a fare perché semplicemente “era una cosa di Chiesa”, che io ritenevo giusta. I miei genitori, ovviamente, mi lasciavano fare. Iniziai perciò il percorso in cui tutti questi bimbi aiutavano il prete nella funzione della domenica. La cosa che mi divertiva di più era indossare quella tunica bianca con strisce rosse centrali; mi piaceva sentire l’odore d’incenso. Non si pesava il perché e il come si facevano le cose: esse si facevano perché si pensava che dovessero essere fatte così. È triste pensare che, molto spesso nel cristianesimo, si pensa di fare la volontà di Dio senza esaminare ciò che si fa.

Mentre frequentavo la scuola media pian piano iniziai ad allontanarmi dai riti cattolici e a credere sempre meno in Dio. Non capivo molte cose e spesso mi ponevo molte domande. Qualche esempio: perché Gesù è morto sulla croce? Perché moriamo? Perché tanti Cattolici festeggiano solo il Natale e la Pasqua, mentre nel resto dell’anno non si curano di andare in “chiesa”?

Chiedevo queste cose o ai miei genitori o a chi pensavo capisse qualcosa, ma nessuno mi dava mai spiegazioni convincenti o esaustive. Erano tutte risposte imprecise, vaghe o “per sentito dire”. Non mi potrò mai scordare un episodio che sembra abbastanza curioso, ma poi con il passare del tempo ho capito quanto denoti l’ignoranza biblica che regna in Italia: mia mamma stava sistemando la tavola per mangiare e prima d’iniziare io chiesi a mio papà: «Papà, ringraziamo Dio perché ci ha dato il cibo; mi hanno detto che è giusto farlo». Mio papà rispose: «invece di ringraziare Dio ringrazia me, che vado a lavorare e che con i soldi compro il cibo … mangia e non dire fesserie».

Con l’inizio delle scuole superiori, mi allontanai definitivamente dalla “Chiesa”. Per un periodo non mi posi più alcuna domanda. Semplicemente ero arrivato alla conclusione che “Dio non esiste”. La mia adolescenza proseguì normalmente, come quella di molti coetanei: la prima “cotta”, la prima sigaretta, la continua voglia di trasgredire le regole e di far vedere di essere forte. Era tutto una sfida, un susseguirsi di emozioni. Purtroppo, per colpa delle compagnie e della mia voglia di fare, spesso sono finito nei guai; i miei genitori hanno sempre fatto del loro meglio. Mio papà è sempre stato un gran lavoratore e non ci ha mai fatto mancare nulla, e mia mamma era la classica donna che non lavorava e si occupava dei figli: sono stati e sono tuttora buoni genitori e da loro ho imparato molto a livello umano.

Nella mia gioventù una delle mie paure più ricorrenti era invecchiare per poi morire; non potevo credere che tutte le persone vivono la loro vita e poi muoiono: ciò non aveva senso e mi dicevo che, se le cose stavano così, non valeva neppure la pena di nascere!

Alle scuole superiori chiesi ai miei genitori di non farmi partecipare all’ora di religione, ma loro si opposero dicendomi che non era bene non partecipare a tali lezioni. Io non ho mai capito perché i miei genitori, pur non frequentando la “Chiesa” e non rispettando i dogmi cattolici, ci tenessero così tanto che io frequentassi l’ora di religione. Per me era una noia mortale, una di quelle ore interminabili. Preferivo fare fisica o chimica (materie che pure odiavo) che non l’ora di religione. Invidiavo quegli studenti i cui genitori non facevano frequentare loro l’ora di religione perché stavano in un’altra aula e facevano quello che volevano.

Ricordo ancora distintamente l’insegnante di religione: aveva i capelli ricci neri e gli occhiali con lenti abbastanza spesse ed era molto colto. Le ore di religione erano quasi sempre dedicate a dibattiti politici: era l’età degli ideali, con gli studenti di “sinistra” da un lato e quelli di “destra” dall’altro. I primi si adoperavano tantissimo in riunioni, assemblee, manifestazioni, occupazioni e altro, i secondi erano molto attaccati agli ideali della nazione e, talora, della razza. Queste due fazioni scolastiche erano spesso in conflitto e giungevano talvolta anche alle mani.

Una mattina, mentre stava finendo l’ora di religione, il professore ci disse che bisognava comprare un libro che serviva per andare avanti con le lezioni: «comprate la Bibbia, rigorosamente nella versione CEI». Io giacevo nell’ignoranza più totale: non sapevo neanche che cosa fosse la Bibbia! Sembra incredibile ma era la prima volta che sentivo nominare questo libro! Tornato a casa, riferii a mia madre la richiesta del professore. Me ne comprò una (quella Bibbia è ancora a casa dei miei genitori; ha una copertina blu con scritte dorate). Chiesi a mia mamma che cosa fosse scritto in quel libro e lei rispose che c’era la storia di Gesù e altre storie, ricordandomi che era quel libro che il prete ogni tanto apriva per leggervi qualcosa.

Questa Bibbia faceva avanti e indietro da scuola, ma alle lezioni probabilmente venne aperta una sola volta nel arco degli anni. Appena finita la mia carriera scolastica (tutto sommato deludente), riposi la Bibbia in libreria a prendere polvere, non preoccupandomi più della sua presenza.

La mia gioventù proseguì. Religiosamente parlando, ricordo i cenoni di Natale quando mia mamma si affannava a fare l’albero e il presepe e si professava che a Natale si è tutti più buoni (lo si dice anche adesso). Ho memoria anche della Pasqua, che non capivo perché si festeggiasse (penso che moltissimi ancora non capiscano la ragione di molte feste cattoliche).

Finita la scuola, andai a lavorare. Sotto l’aspetto religioso, quello fu il periodo più buio: mi dimenticai totalmente di Dio, pur ponendomi talvolta le solite domande (a cui però non davo più molto importanza). Continuavo la mia vita tra lavoro e casa (nel frattempo ero andato a vivere da solo). Un giorno al lavoro conobbi una persona diversa dalle altre: molto gentile ed educata e mai troppo nervosa. Io, in maniera molto sfacciata, gli chiesi: «Come mai sei così strano?». Egli mi rispose di essere un Testimone di Geova (d’ora innanzi: TdG). In passato li avevo sentiti nominare, ma non mi ero mai soffermato a chiedermi che cosa credessero e facessero. Gli chiesi di spiegarmi meglio, e mi informò che seguivano alla lettera ciò che era scritto nella Bibbia. A sentire questa parola, il mio interesse crebbe perché a tutte le domande che facevo mi sapeva rispondere e nominava spesso la Bibbia. Parlavamo sovente ed io lo tempestavo di domande. Un giorno mi invitò a una riunione, ma io declinai l’offerta dicendogli che non ero disposto a rinunciare a cose che a me piacevano tanto. Il giorno seguente mi portò alcuni opuscoli da leggere e iniziai a capire il movimento. Tuttavia, la cosa non mi intrigava molto e allora mi disinteressai nuovamente di tutto ciò che aveva a che fare con Dio.

Conosciuta quella che è adesso mia moglie, andammo a convivere. Io ero un acerrimo nemico del matrimonio, da me ritenuto un legame inutile che complicava le cose se un giorno non avessimo voluto più stare insieme. Quindi, per qualche anno convivemmo. Nel frattempo nacque nostro figlio. Era un bel periodo e io ero tranquillo, pensando di aver raggiunto tutto quello che si poteva conquistare.

Un giorno di primavera tornai da lavorare e la mia convivente mi disse: «sai che è venuta una TdG; abbiamo parlato un po’ e quello che dice è interessante». Da lì a breve lei iniziò a studiare con i TdG, a frequentare la “commemorazione” e via dicendo. Mi raccontò che per i TdG la commemorazione è il ricordo del sacrificio di Gesù; si passano il pane e vino, ma secondo loro solo gli “unti” possono mangiare e bere (anche se ancora non ho capito chi siano questi unti; credo non lo sappiano neppure loro!).

Tempo dopo anch’io cominciai a pensare spesso a Dio e alla sua esistenza, finché un giorno dissi a me stesso: «Devo leggere questa benedetta Bibbia, così posso capire anche io!». Ricordo che una sera andai a casa di mia mamma e presi la famosa Bibbia delle superiori, quella blu. Iniziai a leggere dal Vangelo di Matteo e quanto più la leggevo, tanto più la lettura mi prendeva. Non riuscivo a fermarmi: avevo voglia di sapere e capire (anche se a dire la verità tante cose le avrei approfondite e capite solo in seguito).

Una sera d’estate accettai un incontro con un TdG: volevo un confronto per capire se erano nella verità. A casa mia parlammo per circa due ore; però, ad alcune mie domande, il mio interlocutore era in seria difficoltà e non riusciva a rispondermi. Allora mi chiesi: «Com’è possibile che leggo la Bibbia da pochissimo e già li ho messi in difficoltà? C’è qualcosa che non va!». La cosa che mi infastidiva di più era che volevano usare unicamente la loro “Bibbia”, dicendomi però allo stesso tempo che le altre andavano bene … difatti, usando la famosa Bibbia blu riuscì a metterli in difficoltà dopo pochi minuti di conversazione. Ci invitarono ad una loro riunione del giovedì sera e io accettai di buon grado, perché comunque credevo che prima di giungere a conclusioni avrei dovuto esaminare meglio il loro modo di essere e di fare il culto. Appena entrati, i presenti mi giravano attorno e, pur salutandoci con un sorriso a trentadue denti, mi guardavano in maniera diversa perché non avevo la cravatta (ma maglietta e jeans). Mi sentivo un appestato. Ci sedemmo e subito dopo iniziò a parlare un uomo sulla quarantina, tutto ben vestito e senza un filo di barba. Purtroppo fu subito una delusione; leggeva invece di parlare e si vedeva che era un discorso dettato da qualcuno. A quel punto iniziai a capire che i TdG non erano la strada giusta e anche la mia futura moglie finalmente aprì gli occhi.

Iniziai a leggere la Bibbia con un fervore inaudito, come se non ci fosse un domani, in cerca della “vera” Chiesa, ma tutte le volte che mi sembrava di aver trovato la Chiesa giusta trovavo alcuni passi biblici che erano in contrasto con tale chiesa!

Un giorno parlai con un evangelico pentecostale. Il suo parlare mi travolse e pensai di aver finalmente trovato la vera chiesa. Tornai a casa e dissi alla mia compagna che la domenica seguente saremmo andati al loro culto. Si teneva in una vecchia chiesa cattolica ormai sconsacrata. Ricordo che vi erano moltissime persone. S’iniziò a lodare il Signore con una musica assordante; l’ambiente era strano e anche un po’ tetro. La mia compagna mi sussurrò: «secondo me sono matti!». Le dissi di no, ma anch’io ero della stessa idea. Poco prima dell’inizio del culto, passò il “pastore” e ci diede un cioccolatino. Non credevo ai miei occhi: si faceva di tutto tranne che parlare del Signore! E pensai: «ma dove sono capitato?!?». Finalmente ebbe inizio una “specie” di culto; dico “specie” perché i presenti facevano cose strane: c’era chi si rotolava per terra, chi piangeva, chi sveniva, chi saltava, chi urlava; nel mentre il “pastore” urlava pure lui, nel caos totale. Noi eravamo impietriti, attoniti e non potevamo credere a quello spettacolo; ancora oggi, ripensando a quella mattinata, sorridiamo ma in quel momento eravamo veramente spaventati! Dopo quest’ultimo evento decisi di lasciar stare la Chiesa evangelica capendo che Dio non poteva volere una “Chiesa del Disordine”.

Incontrai poi un mormone, che, dopo poche parole, si trovò in seria difficoltà e non era in grado di rispondermi. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile che vi siano sedici milioni di mormoni sparsi per il mondo. Io credo e ho sempre creduto che per appartenere a una determinata religione si debba esaminare a fondo ciò che predica. Il libro di Mormon (che in seguito ho letto), oltre a non essere di provenienza divina, è pieno di errori storici, tali da essere notati anche da chi ha studiato pochino. Ma essi non lo volevano ammettere (spesso mi capita di parlare con persone che anche davanti all’evidenza più lampante si ostinano a negare!).

Dopo l’incontro con il mormone ero deluso e sconfortato. Cominciai a pensare che sì la Bibbia è vera, che Dio esiste ma che la vera Chiesa non esiste poiché tutte quelle con cui ero entrato in contatto si contraddicevano con la Bibbia stessa, fatto per me inammissibile; infatti, tutti dicevano di seguirla ma alla fine nessuno la seguiva per davvero, come veramente il Signore esige.

Ero arrivato a un punto morto, in una fase nella quale non sapevo che cosa fare. Tra me e me dicevo: «continuiamo a leggere la Bibbia; troverò prima o poi la risposta perché è impossibile che non esista la vera Chiesa di Dio!».

Leggevo la Bibbia per ore e ore, al punto di avere il mal di testa. Spesso nella Bibbia leggevo che bisogna pregare il Signore, ma io non lo facevo perché mi vergognavo e dentro di me pensavo: «come si prega? Come potrà mai ascoltarmi se convivo? Dico un sacco di parolacce! Mi arrabbio facilmente e spesso tratto male il prossimo!». Ricordo ancora la mia prima preghiera: mi misi vicino al letto come fanno i bimbi nei film, mi inginocchiai e iniziai a pregare. In quel momento uno strano sentimento mi invase, un misto tra vergogna e felicità. Mi sentivo strano perché nella mia vita non avevo mai pregato come insegna la Bibbia, ma avevo solo recitato preghiere in stile cattolico, cantilene per nulla sentite. Finita la preghiera, ero contento per una serie di motivi: avevo oltrepassato un ostacolo per me assai arduo, avevo chiesto al Signore perdono, avevo capito di essere totalmente nel peccato, chiedendogli di indicarmi il giusto cammino. Dopo poco tempo io e la mia convivente decidemmo di sposarci. Negli anni precedenti lei insisteva ma io non ne volevo sapere (mi sembrava una cosa inutile), alla fine cedetti e menomale! Ci sposammo in Comune con pochi invitati, giusto i primi parenti; fu un matrimonio molto semplice e arrangiato, dati i pochi fondi a disposizione.

Durante il congedo matrimoniale, ero come al solito alla ricerca di quella verità che non riuscivo a trovare. Ero al computer, davanti alla pagina di Google, con il cursore che lampeggiava in attesa di essere stimolato. Scrissi la frase più semplice: “la vera Chiesa di Cristo”. Apparvero un po’ di siti internet che facevano riferimento a comunità di credenti che si riunivano nel nome di Cristo e che seguivano solo il credo biblico e non i credi derivanti da filosofie umane. Pur avendo letto probabilmente tutti i siti a cura delle Chiese di Cristo in Italia, rimasi con i piedi per terra date le deludenti esperienze passate.

Esaminando i siti internet delle varie Chiese di Cristo, mi accorsi che la più vicina a casa mia (venticinque chilometri) era in Alessandria. Decisi di conoscere questa Chiesa. Subito ne parlai a mia moglie, ma lei era scettica e non volle venire perché era rimasta spaventata dall’esperienza fatta con i pentecostali.

Ricordo che il sabato sera prima di visitare per la prima volta la Chiesa di Cristo in Alessandria, guardai il meteo, che annunciava una domenica piovosa; la domenica mattina, appena uscito da casa, notai invece che non pioveva affatto ma che un bel sole risplendeva in cielo. Guidando alla volta di Alessandria, pensavo a mille cose. Arrivai al locale, piccolo e modesto, senza simboli o cose simili, ma con una semplice insegna con la scritta: “Sala riunioni della Chiesa di Cristo”. Niente di appariscente, tutto molto sobrio. Entrai un po’ imbarazzato poiché erano presenti solo cinque persone: quattro donne e un uomo, Maurizio, a cui chiesi se mi potevo sedere e ascoltare e se dopo gli avessi potuto fare qualche domanda; mi rispose che non c’era problema. La mia impressione iniziale non fu delle migliori, perché se si pensa a Dio e alla sua Potenza mai avrei potuto prendere in considerazione che quella era la Chiesa giusta, troppo semplice e poi erano pochini … non potevo credere che quel Dio così potente potesse riunirsi lì con quelle cinque persone. Per me era inconcepibile.

Maurizio è un uomo molto semplice e umile e quando si mise a parlare, dopo una preghiera e un canto, rimasi colpito chiedendomi: «ma com’è possibile che conosca così bene la Bibbia?». Appena diceva qualcosa invitava gli ascoltatori a prendere il versetto che confermava tutto quello che diceva. Non potevo credere che una persona così umile e con un lessico modesto potesse spiegarmi la Bibbia come mai avevo sentito prima, come nessun “pastore” o “prete” o chiunque altro era stato in grado di fare. Ma la cosa che mi stupiva di più era che ogni argomento veniva esaminato Scrittura alla mano e che in quello che veniva detto traspariva amore, un amore che non si vede spesso, quell’amore di parlare di un qualcosa di cui sei innamorato profondamente, quell’amore unico e incancellabile che finché non si prova non si può capire, ma solo trasmettere.

Sentivo dentro di me che quelle poche persone avevano un “qualcosa” che le teneva dentro un locale semplice umile; finito il sermone cantarono, pregarono e poi presero il pane e il vino. Abituato al cattolicesimo, credevo che solo Maurizio avrebbe preso il pane e il vino e invece notai che tutti loro che si definivano solo CRISTIANI mangiarono pane e vino. Prima della colletta fu specificato che non chiedevano soldi a chi non era della loro comunità. Fui colpito al punto tale di pensare: «ma come? Ovunque vada, tutti chiedono soldi e questi invece non lo fanno? Non è possibile! Mi sa che questi ci credono veramente!».

Finito il culto mi avvicinai a Maurizio per porgli molte domande; confesso che un po’ lo feci per metterlo in difficoltà, ma invano: rispose ad ogni mia domanda senza esitazione e senza incertezze e con i passi biblici che attestavano quello che diceva. Non credevo alle mie orecchie! Uscii di lì contento perché “forse” avevo trovato la Chiesa di Dio, ma allo stesso provavo vergogna perché erano pochini. Che cosa avrei detto alle persone? Come avrei potuto spiegare che avevo trovato la Chiesa di Cristo e poi dire che erano cinque? Ero felice sì ma allo stesso tempo provavo vergogna e paura.

Iniziai a frequentare la Chiesa di Alessandria, senza dirlo a nessuno se non a mia moglie, che non approvava il fatto che mi assentassi ogni domenica e mercoledì sera. Ma per me, in quel momento, il suo dissenso non contava. Sentivo che era troppo importante per me, sentivo che avrei dovuto continuare ad approfondire ed esaminare. Non scorderò mai un episodio: un mercoledì sera andai al locale per seguire lo studio. Ero partito molto presto e così arrivai davanti al locale che era ancora chiuso. Mentre aspettavo vidi in lontananza alcuni miei amici che percorrevano il marciapiede in mia direzione. La paura mi assalì e mi nascosi, dato che non volevo farmi vedere lì. E se mi avessero deriso? E se lo avessero detto in giro? Adesso provo molta vergogna per quell’episodio, e chiedo ancora perdono al Signore.

Continuavo a frequentare la comunità di Cristo in Alessandria e ad ogni mia domanda, come per magia, mi veniva data risposta! Ero stupito positivamente dal fatto che si comportavano come una famiglia. Non era il semplice radunarsi per studiare: quelle persone si volevano veramente bene! Era tutto strano, ma pure tutto molto bello. Nessuno mi fece mai pressione per battezzarmi, ma dopo circa tre mesi, sentendone una forte necessità, chiesi il battesimo. Rinascere in Cristo consapevolmente è una sensazione unica fantastica che spesso noi cristiani tendiamo a dimenticare: quello è stato il nostro grande giorno! Si tratta di emozioni uniche che vanno custodite dentro di noi, e in ogni momento di difficoltà andrebbero tirate fuori come una bandiera, perché sono emozioni che recano gioia e portano testimonianza! Iniziai un cammino, un nuovo cammino, anzi IL CAMMINO, quello che ti porta alla salvezza e che nella vita ti dona quella speranza unica. Spesso noi cristiani sottovalutiamo il fatto di essere tali. Il cristiano fa parte di un Regno unico ed essere aggiunto dal Signore a questo regno (Atti 2:47) è qualcosa di unico e insostituibile che porta benefici stupendi.

Dopo un anno dal mio battesimo, anche mia moglie decise di battezzarsi e rinascere in Cristo. Una considerazione necessaria, a questo punto: quando in famiglia si hanno persone che non sono cristiane e noi diciamo di amarle, le amiamo abbastanza da parlare loro del Vangelo? Noi parliamo di dottrina ed esaminiamo le Scritture a fondo (e ciò è sacrosanto!), ma quando parliamo con le persone riusciamo a trasmettere loro l’amore unico per la Parola di Dio? Non dobbiamo essere soltanto insegnanti della Parola perché la gente, guardandoci negli occhi, deve incrociare quella passione e quell’ardore che ci devono contraddistinguere rispetto al semplice leggere / scrivere / parlare. Essere cristiani è soprattutto l’aiutarsi vicendevolmente per giungere all’altezza del Cristo: ecco il motivo per cui cristiani crescono e non si “siedono” …

«E il regno e il dominio e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutti i domini lo serviranno e gli ubbidiranno» (Daniele 7:27)

Giuseppe Di Dio