Gelosia

14 novembre 2013

 

Sentimento certo tra i più diffusi nella vita dell’uomo, la gelosia è lo stato di tormentosa preoccupazione, di ansietà, d’intimo rovello, che affligge chi teme la perdita di cosa o persona; in definitiva, si tratta di cura o custodia esemplare verso una cosa o una persona.

Tutti noi abbiamo provato le gioie e le amarezze derivanti da questo fuoco interno che talora ci divora senza posa. Il cristiano, redento dal Signore, dovrebbe essere soprattutto geloso custode della Chiesa di Cristo, la quale deve crescere grazie al concorso di tutti i suoi membri. Senza cura di tutti i cristiani, l’edificazione comunitaria non è possibile. Del resto, non bisogna dimenticare che anche Dio è assai geloso del suo popolo, della sua gente che, come cavallo privo di briglie, si volge verso altri lidi. Nell’A.T., specie in Osea e Geremia, ricorre l’immagine di Dio geloso d’Israele, come sposo che contempli addolorato il tradimento della propria consorte.

 

LA GELOSIA NEL N.T.

Due esempi neotestamentari ci fanno capire la gelosia di Dio per noi. II primo si riferisce al pericolo dell’idolatria. Secondo l’apostolo Paolo, partecipare nello stesso tempo alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni può scatenare la dura reazione divina (1Cor 10:14-22). Il secondo caso riguarda ancora Paolo, che in 2Cor 11:1ss esprime tutto la sua gelosia per i fratelli d’Acaia. Come in Ef 5:22, anche qui Cristo è descritto come lo sposo della Chiesa.

 

GELOSIA PER LA CHIESA

Il cristiano appartiene a Cristo, a lui unito mediante il battesimo. La nostra rigenerazione è il risultato della potenza del Vangelo (cfr. Rm 1:16) e del nostro impegno verso Dio. La Parola e gli insegnanti a servizio nella e per la Chiesa (anziani, evangelisti, insegnanti …) ci rammentano di avere ansietà o gelosia per le cose del Signore e non per quelle del mondo (Mt 6:25; Fil 4:6). Molto spesso, però, dopo un bell’inizio, le promesse battesimali vengono sempre meno e noi facciamo spesso il nostro gioco, tirando l’acqua al nostro mulino.

 

LA GELOSIA GENERA LA BUONA TESTIMONIANZA

Per questo concetto, vedi Mt 5:16. La nostra esistenza deve essere illuminata e guidata dalla Parola di Dio. Infatti, se amiamo il Signore con tutto il nostro essere, daremo la migliore testimonianza della sua importanza nella nostra vita. La testimonianza produce la costanza nella prova e in tutte le altre circostanze: se avremo costanza con lui, con lui regneremo (2Tm 2:12). La santa e fedele testimonianza che il cristiano ha il dovere di esprimere al prossimo, non può esistere senza la fedeltà, straordinario frutto dello Spirito (Gal 5:22; Ap 2:10).

 

EFFETTI DELLA BUONA TESTIMONIANZA PRODOTTA DALLO SPIRITO SANTO

Quali sono i risultati della sana gelosia per le cose di Dio? Sicuramente la vita e il regno con Cristo (Rm 8:17; Mt 19:28; 1Cor 6:3). Occorre notare, tuttavia, che spesso i cristiani demandano ad altri cristiani l’adempimento delle loro responsabilità. Viceversa, a tutte le membra è richiesto di partecipare alla gestione della Chiesa. Certo, a ciascuno il suo compito (secondo quanto il Signore concede), ma ciò nell’unità della fede che procede dal medesimo Signore.

Nelle Chiese manca talora la gelosia per Dio. Sembriamo restaurati all’esterno, ma non lo siamo all’interno. Noi tutti, perciò, abbiamo precise responsabilità al cospetto di Dio e degli increduli. La svogliatezza non è buon segno. La leggerezza e il disinteresse depongono a nostro sfavore. Risorgiamo, dunque, amando il Signore secondo i suoi comandamenti, partecipando appieno alla gestione della vita ecclesiale, essendo pienamente coscienti di quel che dobbiamo dare agli altri e a noi stessi. Possa il Signore fortificarci sempre più nello spirito, onde ravvivare la nostra fiaccola.

Arrigo Corazza