Il coraggio di Giovanni Battista

19 novembre 2013

 

Giovanni il Battista appare all’orizzonte della storia di Israele come una meteora splendente. Ne esce tuttavia altrettanto velocemente, vittima dell’ingiustizia e della violenza umana. Egli è uno dei personaggi più insigni dell’intera storia umana, un esempio fulgido sia di attaccamento a Dio sia di serietà nella missione alla quale il Signore l’aveva destinato. Ancora oggi, risuona la voce seria ma decisa di questo gigante di Dio. Cercheremo ora di vedere, sulla scorta dell’esempio del Battista, che cosa significhi per il cristiano predicare il ravvedimento e soprattutto avere in Cristo il coraggio delle proprie azioni.

 

LA FINE DEL BATTISTA

Giovanni perde la testa perché parla. Dice al re che non gli è lecito avere la moglie del proprio fratello. Di che cosa si tratta? Semplicemente dell’aperta condanna di Dio della relazione adulterina tra Erode Antipa ed Erodiade, sua cognata, sposa di Erode il suo fratellastro. I due, amatisi a Roma, avevano deciso di divorziare dai rispettiv consorti per unirsi in matrimonio. Erode aveva così ripudiato la moglie, figlia del re nabateo Areta IV, mentre Erodiade aveva, a sua volta, ottenuto il divorzio da Erode. I due si erano poi legalmente congiunti. Giovanni, araldo inflessibile di Dio, non si ferma dinnanzi al re (chi può condannare apertamente il re? Tutti tacciono a corte: vedi il caso di Davide e Betsabea. Solo Nathan il profeta, infine, fa risuonare alta e forte la voce del Signore, inducendo Davide al pentimento: cfr. 2Sam 11 e 12. Donde il capolavoro del re pentito: il Salmo 51, il Miserere). Giovanni proferisce la frase che ogni cristiano dovrebbe avere nel cuore e nella bocca allorché si trova in presenza del peccato e della ribellione contro la maestà e la santità divina: «Non ti è lecito!». Eppure, secondo la legge degli uomini, i due erano sposati … Questo è il punto capitale nella questione del divorzio: gli uomini possono divorziare anche cento volte e risposarsi, ma per Dio ciò potrebbe non essere affatto giusto.

Dunque, se per gli uomini i due sono regolarmente coniugati, non lo sono davanti a Dio, che li tratta da adulteri, illustri quanto si vuole, ma pur sempre adulteri. Giovanni non ha fatto altro che dire a Erode e a Erodiade quanto immorale fosse il loro status. Erode, che palesa verso il profeta del Signore uno strano atteggiamento di timore e velato apprezzamento frammisto alla vendetta, viene pizzicato in fallo dalla crudele Erodiade. Preda dell’ebbrezza e della sensualità derivante dalla danza peccaminosa di Salomè, figlia di Erodiade, vincolato a un giuramento fatto dinnanzi a uomini tanto dissoluti quanto lui, Erode dà ordine che Giovanni venga decapitato e che la testa sia consegnata alla giovane, la quale, a sua volta, la depone nelle mani dell’appagata Erodiade. Erode, Erodiade, Salomè appartengono al mondo delle tenebre, della violenza, del peccato. Una delle voci più belle della coscienza umana, viene tacitata a causa di una donna viziosa. Ma tale è talvolta la vita dei non redenti dallo Spirito divino.

In questo dramma enorme, emerge con chiarezza la figura di Giovanni, uomo austero, genuino, araldo di Dio, precursore del Messia. Egli non ha paura di parlare dell’illecito atteggiamento religioso della creatura umana, soprattutto non teme la reazione della belva toccata dai suoi strali divini. Quale esempio per noi cristiani! A noi spesso manca il senso delle cose di Dio, il coraggio di dire le cose così come stanno secondo la Parola sua, l’abilità di predicare i dettami divini. Soprattutto, ci manca il senso del ravvedimento, nostro e degli altri. Il messaggio iniziale del Battista fu appunto quello di richiamare il popolo tutto al ravvedimento in previsione dell’avvento del Regno di Dio (Mt 3:2). Lo stesso messaggio è nella bocca di Gesù (Mt 4:17), il quale farà ancora presente la necessità assoluta di pentirsi immediatamente, pena la perdita della vita eterna (Lc 13:1ss). Troppe cose nelle Chiese non sono lecite, in quanto non scritturali. Troppe volte i cristiani tacciono perché intimiditi, impauriti, inchiodati dall’ignoranza e dal rispetto degli uomini piuttosto che da rispetto di Dio. Poveri noi!

Arrigo Corazza