Il cristiano e la frequenza

13 novembre 2013

 

Il credente in Cristo crede fermamente nella vita eterna (ch’è la comunione con il Padre: Gv 17:3) ed è per ottenerla che un giorno (dopo aver studiato la Bibbia e quindi ubbidito a Dio mediante il battesimo per avere la remissione dei peccati e il dono dello Spirito Santo: At 2:38) è diventato cristiano e soltanto cristiano, senza altri appellativi (At 11:26). La fede in Cristo non viene dalla tradizione religiosa del popolo d’appartenenza, ma da una libera e ponderata scelta. Al fine di essere cristiani secondo il Nuovo Patto e ottenere la vita eterna, occorre ascoltare Gesù in ogni cosa al fine di glorificare appieno il Padre Celeste (Eb 5:9-10).

Tutto ciò detto, è certo evidente che nessun cristiano appartiene alla Chiesa di Dio perché costretto a farlo. Frequentiamo la Chiesa (siamo la Chiesa) giacché essere con Cristo, in Cristo, nel suo Corpo (cioè la Chiesa), è la vita nostra (Col 3:4): infatti, siamo membra del Corpo di Cristo. Tuttavia, conviene soffermarsi, di tanto in tanto, sull’importanza e sulla necessità della frequenza. La Parola del Signore insegna che frequentare si rivela necessario almeno per cinque motivi …

 

1) UBBIDIRE A CRISTO

La Chiesa si raduna per vari motivi (al riguardo vedi l’approfondimento presente in questo sito: Le Assemblee di Cristo, nella voce del menù: LA CHIESA DEL N.T.). Come minimo, tre comandamenti divini sono messi da parte quando non si partecipa alle assemblee: a) adunarsi tutti insieme per lodare Dio (Eb 10:25; 1Cor 11:18); b) partecipare alla Cena del Signore (1Cor 11:17ss; Lc 22:19); c) dare la colletta, necessaria alla vita della Chiesa (1Cor 16:1ss).

 

2) LO SVILUPPO SPIRITUALE

Tutti hanno bisogno della comunione fraterna in Cristo, del coraggio, dell’insegnamento e della forza spirituale derivanti dall’adorazione comune di Dio. Quando ci assentiamo dalla comune adunanza, tendiamo a diventare pigri.

 

3) IL FUNZIONAMENTO DELLA CHIESA

Come sappiamo da tutto l’insegnamento biblico, la Chiesa non è un’organizzazione avente “fini sociali”, ma è piuttosto un gruppo di persone che, avendo deciso di servire Dio, intende portare a compimento la missione che Dio ha affidato a Cristo e che Cristo, a sua volta, ha affidato a noi: la predicazione della salvezza (1Pt 1:9). Mediante l’evangelizzazione, l’edificazione e la benevolenza verso i propri membri bisognosi, la Chiesa adempie i comandamenti del Signore. Se un membro ritiene di potersi assentare senza un motivo giustificabile al cospetto di Dio, allora tutti hanno lo stesso diritto giacché «dinnanzi a Dio non c’è riguardo a persone» (Rm 2:11). Se tutti si assentano, chi porterà avanti il lavoro della Chiesa? I peccatori, forse? Tutti dobbiamo operare per insegnare ai peccatori che cosa fare biblicamente per essere salvati in Cristo.

 

4) MOSTRARSI FEDELI VERSO CRISTO

Il Signore non si è vergognato di morire sulla croce per lavare i nostri peccati, mostrandosi fedele e ubbidiente sino al sacrificio finale per eseguire la missione affidatagli dal Padre (Fil 2:1ss). Se ci vergogniamo di Cristo, anch’egli si vergognerà di noi di fronte al Padre (Lc 9:26; 2Tm 2:11-13). Se amiamo Dio, siamo chiamati ad osservare i suoi comandamenti (1Gv 5:3).

 

5) DARE UN BUON ESEMPIO

I cristiani debbono sempre costituire un esempio buono e perenne verso i non cristiani, dal momento che coloro che credono in Cristo sono il sale e la luce del mondo, sempre attivi per far sì che gli uomini vedano le loro buone opere e glorifichino il Padre ch’è nei cieli (Mt5:13-16; Gv 17:23). È doveroso chiederci: «Quante volte abbiamo lasciato pensare a credenti e non credenti: “Guarda che cristiano! Predica bene e razzola male. Si riunisce con la Chiesa quando gli pare e poi si arroga il diritto di parlarmi di Dio o del suo Cristo?”». Se qualcuno pensasse questo di noi, allora non dovremmo essere dispiaciuti del cattivo esempio dato?

Arrigo Corazza