Il valore della testimonianza del cristiano

4 novembre 2013

Il cristiano non vive in un compartimento stagno, ma nel mondo (1Cor 5:10). Tuttavia, come Cristo (Gv 8:23; 18:36), anche il discepolo del Signore non appartiene al mondo (Gc 4:4; 1Gv 2:15): difatti, la sua cittadinanza è nei cieli (Fil 3:20). Il cristiano può essere paragonato ad un trasparente bicchiere d’acqua, che tutti vedono e, all’occorrenza, criticano. Chi crede non deve mai dimenticare la responsabilità che ha di fronte a chi non crede.

Questa responsabilità consiste nel parlare del Vangelo e della speranza della salvezza in Cristo. Mt 5:13-15 costituisce il testo base sulla testimonianza del cristiano, che è luce del mondo, sale della terra.

L’influenza non si perde

È stato detto giustamente che l’influenza è come la materia, che può essere trasformata ma non distrutta. Una buona condotta di vita continua a sussistere anche dopo centinaia d’anni. Eb 11:4 afferma che il buon comportamento di Abele parla ancora, mentre Caino rimane il tipo dell’uomo secolare, profano, privo di esigenze spirituali (1Gv 3:12; Gd 11; vedi Esaù in Eb 12:16-17). Il modo d’essere di Caino va respinto decisamente.

Quanti muoiono nel Signore saranno beati a causa delle loro opere (Ap 14:13). È, pertanto, fondamentale che i discepoli esercitino il loro ascendente nei riguardi dei peccatori, i quali, se li vedranno operare secondo i dettami di Cristo, saranno indotti a riflettere sulla propria condizione. Chiediamoci: «Quante volte abbiamo dato origine a cattivi pensieri altrui a causa della nostra pessima testimonianza?».

L’ascendente del cristiano

1Tm 4:12 insegna che il cristiano deve saper influenzare positivamente i peccatori mediante la parola, la condotta, l’amore, la fede, la purezza. Vediamo questi elementi uno alla volta.

La parola – Il linguaggio del cristiano è l’espressione del suo modo di essere (Mt 12:34). Disgraziatamente, spesso i cristiani usano un linguaggio volgare, adeguandosi al turpiloquio che caratterizza l’atea società moderna. Ai credenti è richiesto di mantenersi puri nel linguaggio, per contribuire come si conviene all’edificazione e alla conversione dei peccatori (Ef 4:29; 5:4; Col 4:6; Sal 19:14).

La condotta – È costantemente osservata e giudicata dal mondo circostante. Paolo esorta a condursi in maniera degna del Vangelo (Fil 1:27). Il comportamento è il riassunto della fede in Cristo.

L’amore – È l’essenza stessa del cristianesimo (1Cor 13; Gv 13:34-35; 1Gv 4:7), giacché Dio è amore.

La fede – È «certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (Eb 1:1). Essa governa la nostra vita (camminiamo per fede e non per visione diretta di Dio: cfr. 2Cor 5:7). Fede ed opere sono inscindibili (Gc 2:26).

La purezza – Viene dalla santificazione, «senza la quale nessuno vedrà Dio» (Eb 12:14). I cristiani debbono mantenersi puri nel servizio da rendere a Dio, come Cristo fu puro ed ubbidiente fino a sacrificare la propria vita per tutti i peccatori.

Conclusione

La nostra capacità d’influire sul prossimo è determinata dall’attitudine che palesiamo verso la Parola di Dio e verso la Chiesa, colonna e base della verità (1Tm 3:15). Trascurando i nostri doveri verso la Parola di Dio e verso la Chiesa (frequenza, impegno nella vita ecclesiale, e via dicendo) annunciamo al mondo peccatore che Cristo Gesù non è importante. E questa sarebbe la più terribile disgrazia per il discepolo di Cristo.

Arrigo Corazza