Sete e fame di Dio (Salmo 63)

19 febbraio 2014

«Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita» (Ap 21:6).

«Come la cerva desidera i corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente; quando verrò e comparirò in presenza di Dio?» (Sal 42:1-2).

«“O cieli, stupite di questo; inorridite e restate attoniti”, dice il Signore. “Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l’acqua» (Ger 2:12-13).

«Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato» (Gv 7:37-39).

«Gesù le rispose: “Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna» (Gv 4:13-14).

«Chi crede in me non avrà mai più sete» (Gv 6:35).

 

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Il desiderio di Dio deve essere l’oggetto principale della vita in Cristo. Lo stupendo libro dei Salmi (detto “Salterio”) ci parla, in talune occasioni, di codesto desiderio vitale per il credente. Ricordiamo subito lo splendido brano di Sal 42:1-2, dove l’anima del fedele anela tanto al Signore, quanto la cerva sospira ai corsi d’acqua.

Il credente brucia di desiderio spirituale: la sua anima è così assetata del Dio vivente, da desiderare sopra ogni altra cosa di ammirare il suo “volto”. Dopo aver ricordato il Sal 42, dobbiamo per forza di cose soffermarci brevemente sul più dettagliato Sal 63, ch’è un vero e proprio sfolgorante inno al desiderio umano di attingere il Signore Dio, benedetto in eterno.

Abbiamo a che fare con undici versi pregni di amore e di voluttà (buona e spirituale) verso Dio. Per esprimere la sua speranza di appropriarsi compiutamente il Signore, l’autore sacro usa la tipologia della sete (vv. 2-4) e della fame (vv. 5-9). Chiude il carme la sezione compresa tra il verso 10 e il verso 12, rivolta al pensiero del giudizio di Dio.

La simbolica della sete e della fame è certo di chiara comprensione, giacché appare perfettamente adatta alla nostra natura fisica. Noi avvertiamo assai forti e prepotenti gli stimoli della sete e della fame. Se non soddisfacessimo questi richiami naturali del nostro fisico, non potremmo più vivere. Ebbene, soltanto chi proviene da luoghi in cui l’acqua scarseggia o in cui vige tanta povertà, può intendere tutta la portata delle affermazioni del Salmo 63. Al contrario, noi “occidentali” viviamo nel benessere più completo, e non siamo più in grado di capire o sopportare lo spettacolo della fame e della sete. Se parlassimo però con chi ha vissuto l’esperienza della guerra, dei bombardamenti, del razionamento, potremmo farci un’idea delle spaventose tragedie che furono o che sono. Ci verrebbero raccontate, in modo accorato, pena e tristezza.

Anche da un punto di vista spirituale, purtroppo, siamo diventati, in questo mondo ricco e arrogante, troppo pieni di noi stessi per sentire lo stimolo della fame e della sete per Dio. Questa è una grave disgrazia! Il mondo è pieno di gente affamata e assetata. Ciò è assai triste ma ancora più triste è il fatto che nessuno ricerchi Dio. Presentiamoci dunque affamati e assetati alla ricerca del Signore, fonte di vita eterna.

Arrigo Corazza