Due anziani da ammirare: Simeone e Anna (Lc 2:25-38)

2 dicembre 2013

 

Luca, lo straordinario autore del corpus Vangelo/Atti, l’amante dei quadretti abbinati, traccia con rapidi tocchi la totale felicità di due anziani Giudei: Simeone e Anna. Con la loro testimonianza, entrambi distruggono la concezione piuttosto diffusa presso la massa di un giudaismo unicamente rappresentato dagli Scribi e dai Farisei e ci mostrano, per converso, l’importanza che il cosiddetto “resto d’Israele”, cui essi fedelmente appartenevano, ebbe nella vita del popolo eletto.

Per di più, Simeone e Anna si stagliano sull’orizzonte della Parola di Dio quali fulgidi esempi di fede nel Signore e nelle sue promesse. Altro che pregiudizio attuale contro gli Ebrei da parte di taluni cristiani! Magari fossero i credenti in Gesù tanto fedeli e rispettosi della volontà divina quanto lo furono, ad esempio, Simeone ed Anna, due pii Ebrei di cui occorre tessere le lodi e di cui va ritenuto a cuore l’esempio.

 

SIMEONE

Simeone è un Ebreo anziano, che aspetta la consolazione d’Israele, ossia la salvezza messianica. Dallo Spirito egli riceve la comunicazione che non sarebbe morto prima di aver conosciuto il Messia: lo Spirito Santo lo avverte della presenza di Gesù bambino al Tempio. Il vecchio Simeone, fiducioso e ubbidiente, giunge al luogo sacro d’Israele dove, abbracciato il neonato, dapprima ringrazia Dio per avergli concesso la visione della salvezza, e poi profetizza gli ostacoli che gli uomini, accettando il Cristo Salvatore, avrebbero trovato.

Sappiamo pochissimo del nostro Simeone. Probabilmente egli è un profeta fuori della cerchia templare, ma è un uomo «giusto e timorato di Dio». Questo è quanto basta. Egli è giusto giacché adempie appieno la volontà di Dio (cfr. At 10:22; Mt 1:19) o, per dirla meglio con le parole ispirate del profeta Habacuc, in quanto vive per la fede sua in Dio (Hab 2:4; Rm 1:17; Gal 3:11), riconoscendo nel Padre la fonte suprema del diritto e il dispensatore della salvezza. Simeone, quindi, ha pienamente vissuto l’attesa messianica; e ora, che al suo cospetto appare Gesù, egli può profondersi in tutta la gioia di cui è capace. L’intera vita di Simeone è rivolta a Dio e alla promessa messianica che Gesù aveva concesso a Israele. La sua vita è dedicata a Dio attraverso la preghiera, il culto e la fedeltà. Come la sentinella posta dal suo padrone in posizione d’attesa attende il segnale decisivo, così il buon Simeone ha trascorso la sua vita. La stella che avrebbe illuminato il mondo è apparsa ed egli l’ha subito notata e annunciata; ora può ritirarsi appagato, perché la Parola di Dio ha trovato compimento (è il celebre Nunc dimittis della tradizione liturgica cattolica).

Il vecchio Simeone incontra, finalmente, il suo Signore: come dice lo studioso tedesco H. Schürmann, «in questo incontro così umano – il bimbo nato da poco tra le braccia di un anziano che si sta congedando dalla vita – si trovano di fronte l’antico e il nuovo tempo non solo in senso terreno; qui il tempo dell’attesa sfocia nel tempo del compimento messianico: l’anziano profeta riconosce e annuncia, nella lode di Dio, l’avvento del Messia in questo bambino. Si compie la beatitudine degli occhi che possono vedere la salvezza messianica attesa (Lc 10:23s)».

 

ANNA

Anna rappresenta la prova illuminante, specie se ne consideriamo l’età (aveva ottantaquattro anni), di come si possa vivere una vita felice nel Signore. Rimasta vedova dopo appena sette anni di matrimonio, questa profetessa proveniente dalla tribù di Aser – tribù che vantava donne di una certa bellezza –, non ha altro scopo nella propria vita che quello di attendere l’evento messianico (“la redenzione di Gerusalemme”), «servendo a Dio notte e giorno». Anna, anch’essa in possesso dello Spirito Santo (nella storia religiosa ebraica ricordiamo altre famose profetesse: Deborah, Hulda, Miriam), giunge a conoscere il Messia insieme ad un altro anziano: Simeone. Immaginiamo quanta gioia recasse ai due vegliardi figli di Israele l’incontro col neonato Messia.

Quale esempio costituisce Anna per tutti i credenti d’ogni tempo e luogo! Questa donna dimostra precisamente, e soprattutto alla credente di oggi, che:

a) ogni età (anche la vecchiaia) è positiva per rendere il servizio e l’adorazione a Dio in spirito e verità;

b) v’è spazio, nella Chiesa di Cristo, per la donna: essa, rispetto a Dio e al conseguimento della propria salvezza, detiene diritti e doveri uguali a quelli dell’uomo (si ricordi quanto risolutamente afferma Paolo in Gal 3:28);

c) nella Chiesa occorre onorare la vedova ch’è veramente tale e sola al mondo, giacché «essa ha posto la sua speranza in Dio e persevera in supplicazioni e preghiere notte e giorno» (1Tm 5:3,5,9-10).

Arrigo Corazza