Archivio dell'autore: Arrigo Corazza

CORSO DI BIBBIA (nuovo)

La Chiesa di Cristo in Pisa offre il seguente Corso di Bibbia gratuito.

PROGRAMMA DI STUDI

Il Corso si articola in tre fasi:

Primo corso: LA BIBBIA
Secondo corso: IL MESSAGGIO DELLA BIBBIA
Terzo corso: STORIA DELLA CHIESA PRIMITIVA (Chiesa del Nuovo Testamento)

Il dettaglio dei tre corsi è descritto nell’opuscolo di accompagnamento, che puoi scaricare in formato PDF.

CLICCA QUI DI SEGUITO:  Corso_gratuito_di_Bibbia

Il Corso si tiene presso la sala riunioni della Chiesa di Cristo in Via Cuppari 29, 56124, Pisa.

Gli orari saranno concordati con gli studenti iscritti.

CARATTERISTICHE DEI CORSI

  • I corsi si propongono di fornire le nozioni essenziali sulla Bibbia, sul corretto modo di studiarla, sul suo messaggio.
  • I corsi sono completamente gratuiti.
  • Non sarà tenuto alcun atto di culto.
  • I corsi sono aperti a chiunque.
  • Per seguire i corsi non è necessario acquistare libri o altro materiale.
  • Alla fine dei corsi non saranno rilasciati titoli di frequenza o di studio.

La Bibbia di Satana (14 settembre 2018)

14 settembre 2018

 

Non esiste. No, non c’è una Bibbia di Satana, ma sarebbe oltremodo vantaggioso se esistesse. Un credente sarebbe forse più interessato a consultare la “volontà” di Satana che quella di Dio!

Sì, perché conoscendo ciò che il demonio desidera sarebbe in grado di aggirare il facile ostacolo, evitando le insidie del maligno, senza neppure una prudente cautela. Conoscendo la volontà di Satana, basterebbe “non fare” ciò che dice lui, per essere automaticamente dalla parte di Dio.

Non esiste infatti un terreno neutrale, una zona di parcheggio posta tra le due attrazioni (Giacomo 4:4; Matteo 6:24). Se si fa la volontà di Uno, automaticamente si è certi di non fare quella dell’altro. Se non si fa la volontà di Uno, automaticamente si sta facendo quella dell’altro.

Sarebbe comodo poter disporre della “rivelazione” di Satana anche perché potremmo operare un’analisi di confronto che faciliterebbe una comprensione e una scelta non più esitanti, ma precise e decise. L’apocalisse di Satana riuscirebbe forse più effettiva o meno efficace. Pensate un po’ all’importanza di una conoscenza della “Parola di Satana”, laddove venisse detto – ad esempio – che “chi non è stato battezzato sarò condannato”! Oppure se uno è nato di nuovo, non entrerà nel regno di Satana! Non c’è la Bibbia di Satana, ma c’è la Bibbia di Dio! Non occorre conoscere la volontà del demonio, per essere condannati, quando invece abbiamo a portata di mano la volontà di Dio per essere salvati.

La rivelazione della disubbidienza non starà mai alla pari con la rivelazione dell’ubbidienza. Del resto, la Bibbia di Satana tutt’al più direbbe di non fare quelle cose che Dio ha detto di fare, oppure di fare quelle cose che Dio ha detto di non fare, o di dare importanza di rivelazione alle cose che Dio non ha rivelate. È insomma abbastanza facile prevedere ciò che il nemico di Dio vorrebbe: esattamente l’opposto di quello che vuole Dio!

Dio vuole che la comune adunanza non venga disertata, mentre Satana direbbe di andare a pesca o a caccia, oppure di dormire, di “mangiare e bere” perché domani …

Dio vuole che la chiesa insegni tutte le cose che Gesù ha ordinate, mentre Satana direbbe che non ha importanza, questo concetto, o almeno non è completo, perché le cose che Dio non ha vietate sono implicitamente consentite.

Dio vuole che si cerchi “prima il Regno” e la giustizia. Satana suggerirebbe che “prima” si deve pensare al domani, alla casa, al lavoro, alla sistemazione, alla propria salute, alla famiglia, all’educazione, al piacere, alla carriera, alla popolarità … poi al Signore!

Dio vuole che i Suoi figliuoli provino gli spiriti per vedere se sono da Dio; Satana direbbe che non serve, che tutti sono buoni, bravi, devoti, onesti, e che, alla fin fine, tutta la faccenda si chiuderà con un’immensa abbracciata e tutti godranno in eterno!

Dio vuole che la gente cambi radicalmente per adattarsi alla Verità; Satana vuole che la Verità e si adatti alla gente e segua l’andazzo del tempo.

E così la chiesa del Signore, non basandosi più sulla Parola divina, verrebbe a trovarsi – senza accorgersene – in una posizione nuova: una sinagoga di Satana (Apocalisse 2:9).

Alessandro Corazza [1926-2017] (1978)

 

Aequitas Romana. La giustizia dei pagani e dei cristiani (14 settembre 2018)

Pisa, 14 settembre 2018

Talora i pagani si rivelano più giusti e avveduti dei cristiani (Luca 16:8), e questo è un fatto assai grave, indegno della Chiesa di Cristo (1Corinzi 6:1-7). Infatti, può capitare che nel Regno non si ami la giustizia di Dio sopra ogni altra cosa (Matteo 6:33). I maldicenti e gli oltraggiatori riescono spesso a farla franca, nelle Chiese di Cristo. La maldicenza genera il pregiudizio, e il pregiudizio, a sua volta, produce ogni sorta d’iniquità perché non si applicherà più la mentalità voluta da Cristo (1Corinzi 2:16). Non bisogna avere comunione con i maldicenti, con gli oltraggiatori (1Corinzi 5:11; 6:10). Occorre solo pregare perché si ravvedano biblicamente, se Dio concede loro il tempo per farlo. Le vie del Signore sono infinite, ma anche Satana ne conosce molte … e quella della maldicenza e dell’oltraggio è una di queste.

 

INTRODUZIONE

Chiamati dal Vangelo (2Tessalonicersi 2:14) a far parte del Regno, entrati nel Regno stesso (Colossesi 1:13) per mezzo della fede e del battesimo (Giovanni 3:5), a noi cristiani viene richiesto di comportarci secondo i requisiti del Regno (Filippesi 1:27), essendo la nostra cittadinanza nei cieli, da dove aspettiamo il Signore Gesù (Filippesi 3:20). In Cristo abbiamo dunque vita nuova. Se davvero la nostra cittadinanza è nei cieli, allora bisogna guardare alle cose di lassù, e non più a quelle di quaggiù, dominate da una logica che non deve più appartenerci (Colossesi 3:1ss). Sulla disposizione mentale e pratica del cristiano (redento dal sangue del suo Signore), la parte finale della parabola degli invitati a nozze è esemplare: nessuno che si presenti al Banchetto celeste può sperare di scampare al giudizio dell’Onnipotente senza indossare l’abito adatto, quello dello sposalizio (Matteo 22:1-14).

Teoricamente, non appare difficile comportarsi da cittadini del Regno dell’amore: difatti, basterebbe vivere secondo la carità di cui Paolo tesse il celebre elogio in 1Corinzi 13. In pratica, però, le cose stanno messe in modo assai diverso: i nostri comportamenti nel Regno lasciano spesso a desiderare, e non solo per mancanza di conoscenza, ma anche e soprattutto perché continuiamo a portare la veste del peccato. Insomma: siamo cittadini bensì del Regno splendido, nuovo e maturo nel contempo, portato da Cristo negli ultimi giorni (Ebrei 1:1), ma continuiamo a vivere sospinti da una mentalità molto vecchia e inquinata dal criterio del mondo (mondo dal quale siamo stati strappati grazie all’opera redentrice e gratuita di nostro Signore: Galati 1:4). Dovremmo vergognarci e pentirci dei nostri indegni comportamenti, specie quando i pagani si dimostrano più giusti, saggi e avveduti di noi (cfr. Luca 16:8). Non dobbiamo sottovalutare mai l’uomo, che reca nella propria vita il paradosso del male e del bene mischiati assieme. E per l’appunto, i cristiani possono storicamente notare che l’uomo non redento dalla Parola di Dio sa talora comportarsi come si deve e conviene.

Tre sono gli ambiti dai quali possiamo imparare a combattere la maldicenza e l’oltraggio: 1) la giustizia degli uomini (Aequitas Romana), 2) la legge mosaica; 3) il Vangelo di Gesù Cristo.

 

LA GIUSTIZIA DEGLI UOMINI (AEQUITAS ROMANA)

Un esempio famoso e convincente di giustizia umana è stato sicuramente costituito dal sistema giuridico di Roma, che resta tuttora alla base del mondo occidentale. Vediamo un caso descritto negli Atti degli Apostoli

«Non è abitudine dei Romani consegnare un accusato prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa» (At 25:16). Così si esprime Porcio Festo, neo procuratore della Giudea, a proposito di Paolo, di cui i sommi sacerdoti e gli anziani di Gerusalemme avevano chiesto la condanna. Per principio morale (non codificato da alcuna norma scritta, a quanto se ne sa), i Romani non consentivano che si accusasse e/o condannasse qualcuno prima che i suoi accusatori si fossero presentati con le prove, pena lo scadimento dell’addebito stesso. Che poi questo non sia sempre avvenuto, che vi siano stati abusi, è vero, ma è tutt’altro discorso. Nel caso della battitura di Paolo e Sila a Filippi (Atti 16:22) si è calpestata la legge Porcia del 248 a.C., che impediva la fustigazione dei cittadini romani: Paolo e Sila, essendo cittadini romani, non dovevano essere frustati. Nondimeno, la giustizia di Dio e degli uomini ha il suo corso: l’apostolo, autore di brani quali Romani 12:18 e 1Corinzi 6:7, esigerà le scuse da parte delle autorità umane prima di lasciare Filippi (cfr. Atti 16:35-40): non bisogna ledere o calpestare i diritti altrui. Del resto, il civis Romanus (cittadino romano) Paolo di Tarso vedrà riconosciuti i suoi diritti dalle autorità romane a Filippi, a Corinto, a Gerusalemme (cfr. Atti 16:20-39; 18:13; 23:29).

Il governatore Felice così dice a Paolo tradotto a Cesarea da Gerusalemme: «Ti ascolterò meglio quando saranno giunti anche i tuoi accusatori» (Atti 23:35). Felice sospende quindi il giudizio nell’attesa di udire entrambe le parti in causa. Claudio Lisia, il tribuno che aveva salvato Paolo dal linciaggio nel Tempio, dopo essersi informato sulla questione e non averne ricavato nulla di soddisfacente, scrive a Felice in questi termini: «L’ho subito inviato a te, ordinando anche ai suoi accusatori di dire davanti a te quello che hanno contro di lui» (Atti 23:30). Dunque, Claudio Lisia, Felice, Festo, rappresentanti il governo e la giustizia di Roma, ribadiscono tutti senza esitazione il medesimo principio.

Intorno al 111 d.C., nella corrispondenza tra Plinio il Giovane, governatore in Bitinia, e Traiano circa il trattamento da riservare ai cristiani, l’imperatore risponde in questo modo a Plinio: «Tu hai seguito, o mio Secondo, la procedura che dovevi, nell’investigazione dei processi di coloro che ti sono stati denunciati come cristiani. Non si può, infatti, stabilire una forma generale che abbia forma per così dire fissa. Non devono essere ricercati; se sono denunciati e convinti [cioè riconosciuti colpevoli], debbono essere puniti ma secondo questo criterio: chi avrà negato di essere cristiano e lo avrà provato con i fatti, venerando cioè i nostri dei, anche se per il passato è stato sospetto, ottenga il perdono a seguito del suo pentimento. Ma le denunce anonime non devono avere valore in nessun tipo di accusa. Sarebbe di pessimo esempio e non degno del nostro tempo» (Plinio Cecilio Secondo, Epistularum Libri, X, 96, 97). Esattamente quel che noi oggi nella nostra società in genere, e anche nella Chiesa di Cristo, non facciamo …

Che lezione ci ha impartito il pagano Traiano! Se duemila anni fa quell’“esempio” era ritenuto pessimo e indegno dei tempi, allora che cosa dovremmo dire oggi? Non abbiamo dunque imparato proprio niente dalla Parola di Dio, dalla storia e dalla natura delle cose?

 

LA LEGGE MOSAICA

Anche la legge mosaica conteneva una norma precisa in materia, che si accorda con il diritto romano fin qui visto: Deuteronomio 1:16-17; 17:4ss (cfr. Ebrei 10:28). Tale norma viene ripresa da Nicodemo in Giovanni 7:51: «La nostra legge giudica un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quel che ha fatto?» (si ricordino, inoltre, Matteo 18:16; Deuteronomio 19:15; 2Corinzi 13:1; 1Timoteo 5:19).

 

E LA GIUSTIZIA DEI CRISTIANI?

Da quanto si è fin qui esaminato, abbiamo capito un punto fondamentale: il diritto romano, quello mosaico e il diritto naturale sono esattamente il contrario del diritto della giungla, dove vige la legge del più forte e astuto. Il più debole va sempre difeso. Nessuno, in ogni tempo e luogo, deve essere accusato e condannato se non lo merita, se non lo comprova la più nutrita schiera di prove schiaccianti (cfr. bene Giovanni 18:23 e 8:46). Certo, a nessuno piacerebbe essere messo in queste condizioni. Eppure questo è quel che succede spesso tra gli uomini.

Nelle Chiese di Cristo ha spesso regnato la chiacchiera, la maldicenza. Pertanto, a tutti noi può capitare di essere malvisti e/o accusati senza alcun motivo. E quando, cascando dalle nuvole, rispondiamo: «Di che cosa parli? Io non ne so niente! Come puoi accusarmi e condannarmi senza la benché minima prova, senza che io addirittura sapessi che girava questa voce sul mio conto? Chi ti ha detto questo? Chiariamo immediatamente!», allora è certo che il nostro fratello interlocutore dirà di non ricordare, di non sapere, di aver sentito dire in modo vago, ma di non essere in grado di specificare ulteriormente … e non si verrà a capo di nulla (è come correre nel campo dietro ad una lepre o ad una lucertola).

Questa tecnica, propria del mondo, è sempre stata usata e continuerà ad esserlo. Quale tristezza e vergogna! Il principio, veramente demoniaco, che regola questa maniera di pensare è che «se gira la voce, allora significa che deve essere vero o perlomeno deve esserci qualcosa sotto!». Nella mentalità collettiva, è più facile chiedere di discolparsi piuttosto che chiedere di provare le accuse.

È interessante notare come in Atti 25:16 siano gli accusatori a comparire di fronte a Paolo; ossia, essi si trovano a confronto diretto con Paolo, che, in qualità di accusato, viene protetto nella sua difesa. In sintesi: la legge mosaica divina, i Romani e il buon senso ci avrebbero dovuto insegnare che non si è colpevoli finché non vi siano prove chiare, sicure, incontrovertibili.

Si è spesso parlato male di molti fratelli senza che questi sapessero minimamente di essere oggetto di tale non proprio benevola attenzione. Si è spesso condannato il fratello senza che questo avesse la benché minima possibilità di difesa. Si è condannato perché piaceva farlo, forse perché si doveva fare per screditare e tacitare gli altri, gli avversari. Noi tutti abbiamo sempre qualche avversario da abbattere ed allora usiamo ogni arma, lecita o illecita. Eppure, siamo un alito di fronte all’eternità del Sovrano del cosmo, l’unico vero giudice a cui spetta la vendetta (Romani 12:19).

La sottile trama delle chiacchiere si sviluppa a dismisura solo per un motivo; c’è il maldicente e c’è chi ascolta il maldicente. Come paragone, potremmo dire che le prostitute ci sono perché esistono coloro che le pagano, che vanno con loro. Dunque, il male è alla radice, nel cuore dei cristiani. Tutti quanti noi dovremmo fare molta attenzione a quel che diciamo e a quando lo diciamo. Dovremmo pensare esattamente a ciò che le nostre parole potrebbero produrre, se non adeguatamente comprovate dalla realtà dei fatti.

È una vera e propria vergogna che simili cose siano accadute, continuino ad accadere e sicuramente accadranno nel Regno di Dio, dove, al contrario, dovrebbero vigere il «sì, sì, no no» (Matteo 5:37; Giacomo 5:12; 2Corinzi 1:17-18), la pace, la gioia, la pulizia mentale e spirituale, la fanciullezza quanto al male e la vecchiaia quanto alla maturità (1Corinzi 14:20).

 

CONCLUSIONE

Nelle Chiese dobbiamo abbattere la brutta abitudine di sparlare degli altri senza la minima prova. I risultati si vedranno: Chiese più pulite, pronte ad accogliere i peccatori ravveduti; migliore e più proficuo servizio nel Regno di Dio, perché il pregiudizio, l’accusa infondata, l’odio premeditato e la vendetta umana non operano la giustizia divina, ma quella di Satana. Quante energie abbiamo sprecato, nel Regno, a causa di questa maniera di fare? Non avremmo lavorato di più, tutti assieme, per la glorificazione del Vangelo nel mondo preda del peccato? Di quanta gioia (quella di stare assieme nella fratellanza) ci siamo privati? E quanta pace abbiamo perso (Romani 8:6; 12:18; 14:17,19)?

Al fine di distruggere la triste consuetudine di volersi fare giustizia individuale, sommaria, senza difesa biblica per l’accusato, occorre avere una nuova mentalità, quella del Regno, che ci impedisce di fare il male, di ascoltarlo e di propagarlo a cuor leggero. Nel giorno del giudizio, dove cercheremo scampo? Nel ventre del gran pesce, come Giona? Le vie del Signore sono infinite, ma anche Satana ne conosce molte (2Corinzi 2:11; 2Tessalonicesi 2:9; 1Pietro 5:8-9) … e quella della maldicenza/oltraggio è sicuramente e diabolicamente una di queste.

Ad ogni modo, per comporre problemi tra fratelli, esiste sempre la via giudiziale stabilita dal Signore Gesù (Matteo 18:15-18). Seguiamola con esattezza e con fiducia!

 Arrigo Corazza

 

L’eresia nel Nuovo Testamento (lezione 2)

16 giugno 2017

 

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Eresia Lezione 2

 

La radice dell’eresia è in Genesi 3. Stimolati astutamente dal demonio, Adamo ed Eva contrastano Dio. Il loro peccato, inescusabile, li pone alla fin fine in posizione autonoma rispetto a Dio Padre. Vogliono fare da soli e non si ravvedono. Essi sono diventati servi di Satana. Non si sentono più figli di Dio, che tutto aveva loro donato. L’ambizione di avvicinarsi a Dio li ha bruciati. Così è l’eretico: già figlio di Dio, ora vuole essere senza Dio, autonomo, impegnato in una lotta disperata per acquisire il potere di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Nondimeno, la sua sorte è segnata per sempre. Occorre chiedersi se l’eretico, il cui amore per la primazia è senza confini, abbia chiara l’idea della sua sconfitta, già annunciata nel Nuovo Testamento, come si vedrà più avanti nel corso dello studio. La mente dell’eretico è obnubilata: troppo amore per se stesso, troppo rispetto per Satana e nessun rispetto per la Bibbia, lo confondono. Dovrebbe capire che è un ateo. Sì, davvero, l’eretico è un ateo pazzo, disperato e sbandato che vuole trascinare altri nella medesima sua fine.

Se capiremo l’insegnamento che lo Spirito Santo ha voluto dare nel terzo capitolo della Genesi, allora tutta la Bibbia e il piano di redenzione divisato da Dio Padre in Cristo Gesù ci appariranno chiari e semplici. Non solo: scopriremo anche chi è SEMPRE dietro l’eretico e perché, e quale forma mentis l’eretico stesso disgraziatamente acquisisca per servire il suo nuovo padrone: Satana. Da Genesi 3, due mondi sono a confronto: il Regno di Dio e il mondo della creatura umana. Beninteso, come insegna chiaramente la Bibbia, la superiorità assoluta del Regno di Dio non è mai in discussione; è l’uomo senza Dio a coltivare illusioni immotivate in proposito.

L’insegnante della Parola di Dio potrà presentare molti e proficui approfondimenti sull’eresia nell’ottica di Genesi 3.

Arrigo Corazza