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Il Vaticano e gli omosessuali: la grande beffa!

21 luglio 2014 

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Queste riflessioni furono scritte nel 2003 da Valerio Marchi (Chiesa di Cristo, Udine). Attendiamo con estrema curiosità i nuovi orientamenti del Vaticano sulle cosiddette “situazioni irregolari” (prossimo Sinodo sulla Famiglia, ottobre 2014).

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Recentemente, il Vaticano ha esortato ad opporsi alla legalizzazione delle coppie omosessuali. In un documento divulgato il 7 agosto 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), le autorità cattoliche hanno ribadito la propria ferrea posizione sull’argomento e si sono appellate ai politici affinché non si macchino del peccato di legalizzare in alcun modo le coppie gay, ribadendo che alle stesse non può essere consentito di adottare bambini, perché ciò «sarebbe un atto di violenza contro i minori, una pratica immorale», contraria fra l’altro alla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini.

Il documento ricorda passaggi della Bibbia nei quali le inclinazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni e afferma che, se è giusto porsi «con rispetto, compassione e delicatezza» nei confronti degli omosessuali, costoro vanno esortati alla castità e le loro unioni non possono essere incoraggiate, né tollerate, né tanto meno legalizzate, in quanto «nocive per il retto sviluppo della società umana», e sarebbe ingiusto «approvare un comportamento deviante».

Molte, ovviamente (e dico “ovviamente” visto il tipo di società in cui viviamo, così libertina e distante dalla Parola di Dio), le reazioni negative, e non solo da parte degli omosessuali (il che è scontato: un gruppo di “gay cattolici”, ad esempio, ha dichiarato che l’istituzione ecclesiastica «ha perso ancora una volta l’occasione di riconciliarsi con le persone omosessuali»). Tanto per fare pochi fra i molti esempi possibili, l’ex ministro Livia Turco, dicendo di parlare «da credente», ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla «veemenza» e dal «dogmatismo» del Vaticano, capace di «contraddire il messaggio evangelico» (al quale verrebbe in questo modo tolta «forza ed efficacia»), di dimostrare «assenza di amore» e di «brandire l’arma ideologica», evidenziando un atteggiamento «da crociata» nel sostenere che l’omosessualità è «male» e «devianza». Antonio Di Pietro, da parte sua, si è rammaricato per una «chiusura che si pone come antistorica e al di fuori delle norme del diritto internazionale»; i giovani comunisti, poi, hanno parlato di «nuova caccia alle streghe», mentre i radicali hanno addirittura depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto contro lo Stato della Città del Vaticano.

Sia chiaro che non voglio inserirmi in un dibattito di tipo politico, né fare proposte di tipo sociale o legale, o sostenere le idee di uno schieramento umano piuttosto che di un altro; si tratta solo di mettere in luce ciò che la Parola di Dio sancisce e di mostrare come, quelle pochissime volte che la Chiesa cattolica prende una posizione biblica, essa viene fortemente (e paradossalmente) criticata e attaccata anche da moltissimi fra i credenti e gli stessi cattolici praticanti. In poche parole, in un Paese che ama sottolineare la propria identità cristiana, le poche volte che si dice qualcosa di davvero aderente al Vangelo si viene accusati da varie parti di oscurantismo, di mancanza di carità, di fondamentalismo, di integralismo. In fondo, che ciò avvenga alla Chiesa cattolica mi sta bene: la stragrande parte delle sue dottrine e pratiche, infatti, hanno poco o nulla a che fare col Vangelo, eppure quasi sempre essa viene lodata o quanto meno rispettata per tali cose. In casi come quello in oggetto, invece, il Vaticano può rendersi conto di che cosa voglia dire essere osteggiati per difendere ciò che Dio davvero sostiene (il che ai veri discepoli di Cristo capita continuamente).

 

OMOSESSUALI E CREDENTI IN CRISTO?

L’A.T. afferma che la gente di Sodoma e Gomorra era «grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno» (Gn 13:13). Abramo non vi riuscì a trovare neppure un manipolo di persone rette, che giustificassero la pazienza e la misericordia di Dio. E Dio decise di sterminare tutti, fatta eccezione per il giusto Lot e per i suoi figli.

La punizione divina rimase per sempre l’emblema dell’ira e della giustizia di Dio sui peccatori impenitenti. L’autore sacro Giuda (non l’apostolo traditore, ovviamente, bensì uno dei fratelli carnali di Gesù) ha affermato che «Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno …» (Gd 7).

Oltre a varie specie di idolatrie, disonestà ed immoralità, quale fu il tipo di peccato che più d’ogni altro caratterizzò quelle popolazioni degne di tanto atroce condanna? Lo abbiamo già letto: fornicazione e perversioni sessuali contro natura, cioè disordine sessuale in generale e omosessualità in particolare. Non a caso, il termine “sodomia” è entrato nel nostro vocabolario a significare l’omosessualità tra persone di sesso maschile (ma ciò non toglie che fu presente e condannata, ovviamente, anche l’analoga trasgressione femminile, il “lesbismo”).

Si noti dunque che l’espressione contro natura, usata dal Vaticano, è perfettamente biblica ed evangelica: la usa anche l’apostolo Paolo nel descrivere tali peccaminose condizioni: «Dichiarandosi di essere saggi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso tempo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento» (Rm 1:22-27).

Ai tempi di Paolo, circa 1800 anni dopo gli avvenimenti di Sodoma e Gomorra, e poco oltre la metà del I sec. d.C., in pieno annuncio del messaggio d’amore di Gesù che si propagava ovunque, l’omosessualità era ancora ritenuta dagli araldi del Vangelo un peccato contro la natura stabilita da Dio (e la natura non cambia!), una violazione da porsi allo stesso livello dell’idolatria: chi se ne macchiava o la giustificava, infatti, era accusato di voler cambiare la verità di Dio in menzogna! (Cfr. Rm 1:32). La legge di natura, d’altronde, è evidente: così come nessuno cercherebbe mai di unire due viti o due bulloni assieme, ma sempre un bullone con una vite (perché va da sé che questi ultimi s’incastrano), è altrettanto palese – già a livello fisico, ma ovviamente non solo – che solo uomo e donna (e non uomo e uomo, o donna e donna) sono stati fatti per completarsi l’uno con l’altro (Gn 2:23: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!», disse infatti Adamo riguardo ad Eva). Dunque, chi non vuole comprendere ciò è –  secondo l’insegnamento biblico – inescusabile (Rm 1:20).

Non a caso la legge di Mosè prevedeva la pena di morte per il peccato di omosessualità, esattamente come per l’adulterio, l’incesto e gli accoppiamenti con bestie (Lv 20:10-16); se oggi l’omosessualità dev’essere concessa ai cristiani, allora dovrebbe valere lo stesso anche per questi altri traviamenti. Ma, prima o poi, si giungerà anche a pretendere di essere cristianipedofili! Non c’entrano nulla la storia, il diritto internazionale, né la Procura della Repubblica, e non hanno alcuna rilevanza i cambiamenti dei costumi dei popoli: adulterio, fornicazione, omosessualità e pedofilia saranno sempre, agli occhi di Dio, peccati che potranno essere perdonati soltanto con il ravvedimento e con il cambiamento che ne deve conseguire.

 

PARLIAMO DI … CONVERSIONE!

Ancora Paolo, autore –  senza contraddizione – del meraviglioso inno alla carità di 1Cor 13, ha scritto: «Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1Cor 6:9-10). Stava usando “armi ideologiche”, Paolo? Erano integralisti, fondamentalisti, mancanti d’amore lui, Mosè, Gesù, Giuda fratello di Gesù e tutti gli altri scrittori sacri? No, non vi ingannate –  dice Paolo –  e non ingannate: Dio non cambia di certo idea su queste cose, anche se tutto il mondo si illudesse del contrario!

Dio stesso ha posto l’omosessualità in una lista di peccati quali il furto, l’idolatria, l’adulterio; parlare di omosessuali cristiani è allora un assurdo, perché la condizione di omosessuale impedisce di diventare cristiani, al pari di quella di fornicatore, di ladro, di adultero, di idolatra ed altri stati di vita peccaminosi. Salvo, ovviamente, la conversione: l’apostolo Paolo ha detto che la legge mosaica (la quale ha avuto lo scopo di istruire l’uomo sul peccato e sulla giustizia di Dio, al fine di farci comprendere la grazia di Cristo) ha condannato empietà, ribellione, malvagità, scelleratezza, profanità, omicidio, fornicazione, omosessualità, rapimenti, falsità, spergiuro ed ogni altra condizione contraria alla sana dottrina di Dio (1Tm 1:8-11).

Possono, allora, diventare cristiani coloro i quali si sono macchiati di tali infamie? Certamente sì, ma, come già accennato, solo tramite la conversione. Non posso, ad esempio, avere l’amante, o andare a prostitute, o essere incredulo o idolatra, o bestemmiatore, e non essermi ravveduto … e contemporaneamente dirmi cristiano! Mai sentito parlare dei «frutti degni di ravvedimento»? (Mt 3:8; Lc 3:8; At 26:20; ecc.). «Va’ e non peccare più», disse Gesù all’adultera perdonata nel contesto di Gv 8:11. Il problema della riconciliazione, di cui parlano i “gay cattolici”, esiste non fra gli omosessuali e la Chiesa cattolica o un’altra istituzione umana, ma fra gli omosessuali (al pari di tutti i peccatori) e Dio.

Essere davvero amorevoli e comprensivi con tutti, secondo la verità del Vangelo, significa predicare la verità, dire che solo lo spogliamento dei propri peccati e l’inizio di uno stile di vita realmente evangelico (= secondo il Vangelo) consente di dirsi legittimamente discepoli di Cristo. Dopo aver detto ai fratelli di Corinto che fornicatori, idolatri, adulteri e omosessuali non entreranno mai nel regno di Dio, Paolo aggiunge: «Ora tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Cor 6:11) … «perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione». Infatti, il fine del peccato e di ogni perversione sessuale, «è la morte» (Rm 6:12.19-23).

Accogliere i peccatori, secondo il Vangelo, non significa lasciarli persistere nei loro peccati, di qualunque specie essi siano. I1 Signore ha il potere (ma dobbiamo consentirgli di agire in noi) di cambiarci, di rimodellarci e trasformare le nostre vite. Chi vive nel peccato e/o contro natura può, grazie alla parola ed allo Spirito di Dio, trasformarsi, rientrare nei binari di Dio: nulla è impossibile al Creatore. L’unica cosa impossibile è essere salvati rimanendo nel peccato.

 

CONCLUSIONI

Chi scrive quest’articolo non propugna alcuna “caccia alle streghe”, ma semplicemente desidera dire che, per poter essere discepoli del Signore e giungere alla vita eterna, ogni stile di vita contrario alla volontà di Dio dev’essere modificato. Certo, a volte ciò non è semplice. Occorre pertanto nutrire profondo rispetto e comprensione per tutte le difficoltà che le persone incontrano nel convincersi della propria posizione peccaminosa e nel cambiarla, cosa che spesso non può avvenire senza notevoli sofferenze interiori. Chiunque sia diventato veramente cristiano, d’altronde, conosce bene, per. un aspetto o per un altro, il travaglio della conversione.

La Chiesa Cattolica Romana è lontana mille miglia dalla Parola di Dio. Eppure, proprio alla luce della Bibbia, questa volta il Vaticano ha ragione. Beffa delle beffe, è proprio su questo punto che viene criticato. Auguriamoci che voglia e sappia anche coerentemente combattere le piaghe della fornicazione, dell’omosessualità e della pedofilia che affliggono una parte non piccola del clero cattolico.

Valerio Marchi (2003)

 

Convivenza e matrimonio civile peggiori dell’omicidio?

 24 giugno 2014

 

Dopo le accuse del Papa contro i torturatori, rei di “peccato mortale”, dopo la scomunica comminata dal Papa stesso ai mafiosi, un altro intervento di autorità cattoliche sul “peccato” ha destato scalpore tra le masse, aguzzando nel contempo l’interesse di quei pochi che amano la Bibbia e la considerano il metro di paragone nella morale del cristianesimo.

Si tratta della diatriba tra don Tarcisio Vicario, parroco di Cameri (Novara) e Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; essa dimostra – se ce ne fosse ulteriormente bisogno – quale sia lo stato di grave ignoranza biblica (voluta o no) dei sacerdoti cattolici. L’ignoranza biblica crea confusione e disagio giacché, mettendo da parte volente o nolente la legge di Dio, alla fine ciascuno si limita a pensarla come vuole, mettendo a gravissimo repentaglio non solo la propria salvezza eterna ma anche quella altrui, credendo e insegnando dottrine che sono del tutto antibibliche. Un tempo, almeno, nell’ambito del cattolicesimo si notava più fermezza e uniformità su talune situazioni ma in questo momento non è più così. L’enorme pressione della società chiede oggi al mondo cattolico prese di posizioni francamente impensabili per l’addietro. Mai come adesso il cattolicesimo rischia di andare dove vuole la gente. E questo il papa Francesco ha capito, molto astutamente; pertanto, egli si regola di conseguenza. Con la carota (e qualche lievissima bastonata), papa Francesco manda avanti il cattolicesimo.

Veniamo al caso.

Il parroco di Cameri (Novari), don Tarcisio Vicario, ha asserito, nel bollettino consegnato all’inizio di giugno durante la messa domenicale, che la convivenza e il matrimonio civile sono peggiori dell’omicidio. Queste le ragioni addotte da don Tarcisio: l’omicidio è «peccato occasionale», cancellabile con «pentimento sincero», mentre sia chi convive sia chi «si pone al di fuori del sacramento contraendo il matrimonio civile … vive in un’infedeltà continuativa».

Apriti cielo! Interviene immediatamente – sul sito della diocesi di Novara http://www.diocesinovara.it/diocesi_di_novara/comunicazione/00001662_Il_vescovo___Convivenza_come_omicidio_Inaccettabile_equiparazione_.html – il superiore di don Tarcisio, e cioè il vescovo monsignor Brambilla, dapprima tacendo del tutto sulla condanna del matrimonio civile e poi precisando che si tratta di «inaccettabile equiparazione», chiedendo infine «sinceramente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle fuorvianti affermazioni del testo pubblicato sul bollettino parrocchiale» di Cameri. Monsignor Brambilla spiega inoltre che «l’esemplificazione, anche se scritta tra parentesi, risulta inopportuna e fuorviante e quindi errata. Inopportuna e sbagliata nei modi, perché semplifica una realtà che è complessa, che tocca le coscienze di ognuno, le sofferenze e le fatiche di moltissime famiglie. Inopportuna ed errata nei contenuti, perché dalle parole di quello scritto, non emerge il volto di una Chiesa che è madre, anche quando vuole essere maestra di vita … Il tema delle separazioni e delle convivenze è uno dei temi di discussione che papa Francesco ha messo sul tavolo per il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, che si terrà in ottobre. La Chiesa di Novara è, come appare anche dalla lettera pastorale Come sogni la Chiesa di domani?, in profonda sintonia con il cammino di Papa Francesco. La Chiesa dev’essere sempre più attenta a tutte le situazioni umane alle quali deve essere annunciato il Vangelo».

Da un punto di vista biblico, c’è da mettersi le mani nei capelli. Non si sa da quale parte iniziare per confutare le affermazioni dei due preti (e non basterebbe un libro!). Il peccato viene trattato a proprio piacimento; si fanno equiparazioni inesistenti nella Bibbia (“peccato mortale”, “peccato veniale”, “peccato peggiore”…). Secondo la Bibbia, il peccato è uno solo: «la violazione (greco: anomìa) della legge» di Dio (1Giovanni 3:4). La convivenza non è migliore o peggiore di altri peccati. È peccato, e basta. Il peccato – quale che sia – allontana la creatura umana da Dio («le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto»: Isaia 59:2). Selezionare i peccati è una delle forme più gravi di arroganza umana. È il solito tentativo della creatura umana di mettersi al posto di Dio e, pertanto, di dominare il prossimo.

Ancora: il parroco di Cameri afferma che anche il matrimonio civile è peggiore dell’omicidio. Se è errore considerare un peccato veniale o mortale, altrettanto sbagliato è pensare che qualcosa sia peccato quando non lo è. Secondo la Parola di Dio, il matrimonio civile non è peccaminoso; lo sarà per alcune autorità cattoliche, che vedono così sminuito il loro potere nel gestire uno dei sacramenti. Il matrimonio prescinde dal rito religioso cattolico. Il matrimonio civile è gradito a Dio: è sempre stato così e sarà sempre così. Prima che esistesse “la chiesa”, miliardi d’individui si sono uniti rispettando le convenzioni civili, della società. Solo assai più tardi, il cattolicesimo si è appropriato questo rito civile, definendolo un “sacramento”. Come consuetudine, si è trattato di un altro tentativo di controllo sociale (si pensi alla “confessione”, ad esempio). Occorre chiedersi perché il vescovo di Novara, così pronto a manganellare il suo sottoposto di Cameri, non abbia detto una sola parola sulla concezione del suo sottoposto circa il matrimonio civile.

Il parroco di Cameri ha ragione quando afferma che la convivenza è un modo di vivere continuo: quindi, il ravvedimento da questo peccato (unione fuori del matrimonio) implica la separazione dei conviventi, la cessazione dei rapporti sessuali tra due persone non coniugate. Ravvedersi dall’omicidio (violazione ovviamente condannata nella Bibbia) non implica, purtroppo, il riportare in vita l’essere umano cui la vita stessa è stata tolta. Si metteranno d’accordo finalmente, le autorità cattoliche, su che cosa sia il peccato e su che cosa sia il ravvedimento conseguente? Se, al solito, non si curano di seguire la Bibbia, allora siano almeno concordi. Immagino che il cattolico si senta sballottato a destra e a manca, e si fa pertanto i fatti suoi. Non si capisce più nulla; sembra che il cattolicesimo sia diventato semplicemente, e sempre di più, un fenomeno di massa stimolato da un Papa che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

Molto ci sarebbe da ridire, biblicamente, sulle affermazioni del vescovo di Novara circa la maternità della Chiesa Cattolica Romana. Il cristiano secondo il N.T. cerca piuttosto la paternità di Dio, e non la maternità della chiesa. La chiesa non è madre (è soltanto l’assemblea dei cristiani); la chiesa non ha alcuna autorità di cambiare il vangelo, ma solo quella di seguirlo, sino alla fine.

Il cattolicesimo romano aspetta il Sinodo dei Vescovi (ottobre 2014) sulla famiglia. Vedremo che cosa accadrà alle cosiddette “situazioni irregolari” (divorzi, convivenze, omosessualità e via dicendo). Vedremo che cosa decideranno i preti. Come che sarà, nessuna chiesa ha il potere di definire “regolare” o “giusto” ciò che è contrario alla volontà di Dio espressa nella Bibbia. Chi si assume questa responsabilità deve cominciare a tremare perché si mette contro Dio. Sulle “situazioni irregolari” l’apostolo Paolo è stato assai chiaro (vedi 1Corinzi 6:9-10, citato per esteso alla fine di quest’articolo). Papa Francesco (o chi per lui) e chiunque voglia seguirlo devono stare molto calmi, molto attenti. La voce del popolo non è quella di Dio (vox populi vox Dei); questa meschina massima non valeva quando Dio organizzava il Suo grandioso piano di salvezza in Cristo Gesù dispiegato nella storia umana. «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5:29; cfr. Atti 4:19). Altro che Sinodo dei Vescovi sulla famiglia! Altro che papa Francesco! Qui siamo alla presenza della maestà assoluta di Dio. Guai a chi cambia (togliendo o aggiungendo al)la Parola di Dio! (Apocalisse 22:18-19: vedi anche Isaia 5:20: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!»)

Chiudiamo tornando all’inizio di quest’articolo, al fatto cioè che il Papa abbia accusato i torturatori di “peccato mortale” e comminato la scomunica ai mafiosi (e perché no ai corrotti? si chiede giustamente Sergio Noto, professore di Storia economica presso l’Università di Verona, che ricorda altri casi di scomunica quali quella contro il comunismo datata 1 luglio 1949: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/papa-francesco-la-scomunica-ai-mafiosi-e-perche-no-ai-corrotti/1036736/).

Recenti statistiche sostengono che pochissimi Italiani partecipano alla messa domenicale. Occorre chiedersi: gli altri che non vi partecipano sono consapevoli di commettere un peccato mortale? Perché il Papa non ricorda loro questo, oggi, con la stessa veemenza con la quale tratta altri argomenti? Forse perché ciò non desta ascolto, non piace, perché la vox populi è un’altra, perché ciascuno vuole fare come gli pare (Giudici 17:6; 21:25) e pretendere di essere salvato nel post mortem? Il detto più diffuso, nella massa cattolica, non è «la tua volontà sia fatta, o Dio, ma che sia fatta solo la mia, quando, come e dove voglio … Tanto poi la Chiesa Madre, mi perdona. E se poi non lo fa, pazienza, tanto A ME non succederà nulla».

 

«Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-10)

 

Arrigo Corazza

La sbornia dei cinque papi

23 maggio 2014

 

Le anime seriamente interessate alla Parola di Dio (e solo a quella) pensavano – un po’ ingenuamente, invero – che dopo la solenne sbornia del 27 aprile (beatificazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II), che ha visto coinvolti ben quattro papi (due vivi e due defunti), i dirigenti del cattolicesimo avrebbero concesso un po’ di requie. Invano! L’afflizione, causata da accadimenti del genere, continua (cfr. Atti 17:16).

Il cattolicesimo sa come reagire a momenti di gravissima crisi, quale ad esempio quella che precedette la nomina di papa Francesco. Tale nomina ha dato la stura a una situazione davvero senza precedenti, con nuovi fatti, aperture inusitate e con una risurrezione (apparente) spirituale inaspettata, giacché ogni sorta di scandalo stava affossando il Vaticano (le dimissioni di Ratzinger lo testimoniano). In realtà, l’analisi storica sul cattolicesimo romano dimostra che, nella lunga durata, esso riesce sempre non solo a resistere ma anche a tirare fuori soluzioni geniali, a guisa di colpi di coda ben assestati, che rimettono in carreggiata il veicolo traballante.

Dopo la beatificazione del papa “buono” (Giovanni XXIII) e il papa polacco, subito è stata annunciata la prossima beatificazione di Paolo VI (papa Montini), probabilmente il 19 ottobre prossimo. La decisione va ascritta a papa Francesco, che ha messo in movimento la Congregazione delle Cause dei Santi. In verità, già prima di papa Francesco, il papa tedesco aveva magnificato le “virtù eroiche” di papa Montini (dicembre 2012). Mancava, tuttavia, il miracolo compiuto da Paolo VI, necessario a sancire la beatificazione. Detto e fatto: l’alacre postulatore vaticano padre Antonio Marrazzo ha individuato il possibile miracolo.

Questa la ricostruzione de “La Repubblica”: http://www.repubblica.it/esteri/2014/05/06/news/paolo_vi_sar_beato_riconosciuto_il_suo_miracolo-85377221/

«Il miracolo preso in esame … è stato la guarigione avvenuta negli Stati Uniti nel 2001 di un feto che al quinto mese di gravidanza si trovava in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, la presenza di liquido nell’addome e l’assenza di liquido nel sacco amniotico. Tanto che la diagnosi parlava di morte del piccolo nel grembo materno, o di gravissime malformazioni future, e aveva consigliato anche la possibilità di un’interruzione di gravidanza.

Il bambino “miracolato”. La mamma però rifiutò e, su suggerimento di una suora italiana che l’aveva conosciuto, si rivolse nella preghiera all’intercessione di Montini. Successive analisi mostrarono il miglioramento della situazione e la nascita avvenne all’ottavo mese con parto cesareo, con il neonato in buone condizioni generali. La salute del bambino, ora diventato adolescente, è stata poi costantemente monitorata. Il 12 dicembre scorso la consulta medica del dicastero per le Cause dei Santi ha certificato l’inspiegabilità della guarigione, mentre il 18 febbraio i teologi della Congregazione hanno riconosciuto l’intercessione di Montini. Oggi la conferma definitiva da parte del consesso dei cardinali e vescovi».

 

Che cosa dire, alla luce della Sacra Scrittura (vedi sotto)? Si rimane davvero interdetti. È questo il primo caso di un miracolo compiuto su un essere umano, ancora da venire al mondo? Non sappiamo. Quel che sappiamo è che cosa ci aspetta, quasi ogni giorno, nel cattolicesimo di Francesco. Magari, presto o tardi, ci sarà il miracolo compiuto su un essere umano ancora da concepire … A questo punto, nel mondo dei santi, manca all’appello papa Luciani, l’affabilissimo bellunese che regnò soltanto trentatré giorni. La sua causa di canonizzazione è aperta dal 2003. È in odore di santità dopo il presunto miracolo su un malato pugliese, tale Giuseppe Denora. Quindi, non spetterà a papa Luciani il miracolare un essere umano ancora da concepire … Nel frattempo, aspettiamo con legittima curiosità che arrivi qualcuno che lo faccia, continuando a leggere e a mettere in pratica la Parola del Signore, la Bibbia, e guardando alle cose di lassù (Colossesi 3:1ss).

Arrigo Corazza

 

La venerazione di Maria e dei santi è un fenomeno clamoroso, che va spiegato da un punto di vista biblico e da un punto di vista storico-religioso. Tale venerazione è certo il prodotto della superstizione, a sua volta procurata dall’ignoranza della Parola di Dio e dal mancato riconoscimento dell’efficacia salvifica e mediatrice di Cristo Gesù. Eppure, come risulta da un’analisi persino superficiale del N.T., nella sfera dei rapporti tra il mondo divino (spirituale ed eterno) e il mondo umano (carnale e passeggero), la posizione di Cristo appare intoccabile e salda. Da taluni fondamentali enunciati di Paolo (1Cor 1:24; 8:6; 15:21-22; 2Cor 4:4; Col 1:13-18; 2:9; Rm 5:4; Fil 2:5-11) apprendiamo che Cristo è:

– il Signore (kyrios), potenza e sapienza di Dio,

– immagine dell’invisibile Dio,

– preesistente alla creazione,

– il nuovo Adamo, mediatore cosmologico in quanto artefice del creato e in quanto il creato stesso esiste in lui e verso di lui converge quale fine supremo.

 

Nel suo vangelo, Giovanni specifica che Cristo è Dio, è la Parola (Logos) di Dio incarnata, è via, verità, vita, è il buon pastore (Gv 1:1-14; 14:16; 20:28). Cristo è Dio, dato che «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2:9); in altro luogo (Tt 2:13), Paolo lo definisce «nostro grande Iddio e Salvatore» (vedi anche il testo greco di Rm 9:5, riguardo al quale vige una duplice traduzione secondo l’interpunzione adottata; la maggioranza dei traduttori propende correttamente per l’equivalenza Cristo = Dio). Nello stesso tempo, però, Gesù è vero uomo, come si desume da altri brani paolini: Cristo proviene dal seme di Abramo (Gal 3:16), dai patriarchi (Rm 9:5) e da Davide (Rm 1:5), essendo nato da donna e sotto la legge mosaica (Gal 4:4).

Dunque, per i cristiani, tanto la divinità di Cristo e la sua preesistenza al creato, quanto il suo irrompere nella realtà umana dal seno di Maria (a Betlemme, in Palestina, nel I secolo) costituiscono argomenti di fede essenziali ed irrinunciabili. Cristo Gesù uomo è davvero «il solo mediatore tra Dio e gli uomini», poiché «diede se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1Tm 2:5-6; cfr. anche 1Gv 2:1-2). In virtù di tale unico, irripetibile (Eb 9:28), supremo sacrificio, Gesù Cristo è il Signore, l’unico Salvatore, nella Chiesa, (ch’è il suo corpo), di tutte le genti (Ef 5:23; At 2:47).

Dunque, se Gesù Cristo

– rappresenta il grado massimo della salvezza;

– vanta il primato assoluto sull’intera creazione;

– con il suo sacrificio, valido nell’universalità del tempo e dello spazio, ha dato la salvezza a tutti coloro che credono;

– nella sua funzione mediatrice appieno risolve in sé il difficile ricongiungimento dell’umano col divino;

allora come mai esiste presso i cattolici un mondo di mediatori ben stabilito, vale a dire il pantheon dei santi con Maria in testa (per singolare coincidenza, il Pantheon, il tempio di tutti gli dèi, eretto a Roma da Agrippa nel 27 a.C., venne trasformato in chiesa nel 609 d.C., costituendo così il primo esempio accertato di architettura religiosa pagana consacrata alla Vergine e a tutti i santi)?

Infatti, questi mediatori, che a nulla servono se Cristo adempie quanto detto sopra, sono innumerevoli (del resto, in Italia erano innumerevoli anche gli dèi pagani: Petronio, nel suo Satyricon, 17, scritto nel I secolo d.C., pone in bocca ad una donna della Campania queste parole: «Il nostro paese è così popolato di divinità, che è più facile incontrarvi un dio che un uomo»).

Arrigo Corazza

I vescovi e il “dovere morale” circa i preti pedofili

1 aprile 2014

 

Religiosamente parlando, nel nostro Paese c’è sempre da stupirsi assai. Le notizie davvero importanti, quelle che fanno capire come le cose nel cattolicesimo stiano messe o quale piega stiano prendendo, vengono riportate in modo molto marginale e sfuggente, sì da non avere alcuna presa sulla massa e sì da scomparire subito nel mare magnum del quotidiano. È dunque un’altra palese dimostrazione (se ce ne fosse ancora bisogno) del potere immenso – a tutti i livelli – del cattolicesimo nella società italiana e nelle coscienze dei credenti cattolici. Una lievissima scossa a questa secolare, piatta situazione è avvenuta qualche tempo fa a proposito del pagamento dell’IMU da parte della Chiesa Cattolica, ma senza recare alcuna conseguenza. Ovviamente, i partiti / movimenti politici e i loro rappresentanti si guardano bene dal parlarne di nuovo e dal farne un cavallo di battaglia in vista delle prossime mosse … Si pensava che, stante la gravità del caso (preti pedofili), questa volta si sarebbe riscontrato un maggiore interesse. Invano! L’interesse, di solito, è se il Papa ha starnutito, se si è recato in autobus chissà dove, se ha telefonato al disgraziato di turno, se ha preso in braccio il Terzo Papa (il bimbo vestito da Papa; il Terzo Papa però ha pianto disperatamente nell’occasione, forse spaventato dall’ingrato e arduo compito che lo attende. Ci dobbiamo abituare a più Papi, ha detto recentemente Bergoglio. Lo faremo certamente, visto che oramai siamo avvezzi a tutto).

Due notizie importanti sono state accantonate in un attimo. Vediamole.

 

PRIMA NOTIZIA

Agli inizi di febbraio 2014, si è avuta la denuncia dell’ONU (e non del dopolavoro di Canicattì …) in merito ai casi di pedofilia che hanno visto protagonisti, in tutto il mondo, preti del cattolicesimo romano – casi che, nel tempo, hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, che porteranno per sempre il segno delle violenze subite. L’accusa dell’ONU è che la Chiesa Cattolica protegge i pedofili in ogni senso, limitandosi a spostarli da una parte all’altra, invece che consegnarli alla giustizia onde non facciano altri macelli. Ovviamente, la Chiesa Cattolica, dopo aver fatto sapere che avrebbe avviato «minuziosi studi e esami» circa le accuse dell’ONU, ha reagito piccata accusando l’ONU stessa di ficcare il naso in casa altrui (l’ONU faceva anche altri severi riferimenti alla posizione delle autorità vaticane su questioni delicate quali l’omosessualità, la contraccezione e l’aborto). Vedi in http://www.corriere.it/esteri/14_febbraio_05/denuncia-dell-onu-le-politiche-vaticano-hanno-permesso-abusi-bambini-06261b24-8e53-11e3-afb4-50ae7364e5b3.shtml.

 

SECONDA NOTIZIA

Il 28 marzo 2014, la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha confermato che non esiste obbligo da parte dei vescovi di denunciare alle autorità giudiziarie casi di abusi sessuali di cui sono a conoscenza; si aggiunge, però, che v’è il «dovere morale di contribuire al bene comune», che la protezione dei minori ha «importanza fondamentale». Tutto è lasciato alla discrezione dei singoli vescovi. I quali sono invitati, dalla CEI, a vigilare sui canditati al sacerdozio. Secondo le autorità vaticane, con l’esortazione al dovere morale si è fatto un consistente passo in avanti rispetto al passato (ma non ci doveva essere anche prima e sempre? Persino un ateo capirebbe tale dovere). È da notare che, insolitamente, la prossima assemblea di maggio della CEI sarà aperta dal Papa. Vedi in http://www.repubblica.it/esteri/2014/03/28/news/cei_pedofilia-82177117/.

 

Il credente cattolico dovrebbe chiedersi come mai Papa Francesco [proprio quello che da un anno sta scuotendo il mondo con la sua “rivoluzione” (?), quello più “bravo” di tutti i suoi predecessori (per inciso, il 27 aprile il Papa “Buono” e il Papa polacco saranno santi – anche loro erano “bravissimi”), quello che mostra alle masse che il Papa è uno normale, quello che conquista i mezzi di comunicazione, quello che …] non dica ciò che va fatto in merito (anche un ateo capirebbe quel che c’è da fare in casi simili), e cioè consegnare il prete pedofilo alle autorità giudiziarie. Spostare il prete pedofilo da Pisa a Rio de Janeiro non risolve il problema; il rischio è che anche a Rio de Janeiro quel prete faccia le medesime brutte cose. Perché si difende un peccato del genere?

Aspettiamo con attenzione le mosse di Papa Francesco. Il quale, forse, è stato eletto per risistemare alla bell’e meglio le cose nel cattolicesimo, quasi travolto da scandali di ogni tipo, specie quelli concernenti la pedofilia. Il quale Papa dovrebbe dimostrare chi è con i fatti e con la verità (1Giovanni 3:18) e non soltanto con le parole o con le esibizioni da “piacione”.

Il Vangelo di Cristo Gesù e la salvezza in Lui sono i beni più preziosi. Il cristianesimo non va preso alla leggera. La responsabilità di chi si definisce “cristiano” è enorme.

Da ultimo, occorre notare tre cose:

1) un Italiano su tre ritiene accettabile avere rapporti sessuali con minori (indagine di Save the Children; vedi http://www.tmnews.it/web/sezioni/video/sesso-con-minori-accettabile-per-un-italiano-su-tre-20140209_video_16435948.shtml);

2) circa nove milioni di Italiani (la popolazione italiana è di circa sessanta milioni, comprensivi di donne, bambini, anziani, giovanissimi) vanno con prostitute (stima del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio; vedi https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090620020607AAKlS7o);

3) in Italia la religione maggioritaria è il cattolicesimo (circa il 96,55% della popolazione secondo le stime di http://www.catholic-hierarchy.org/country/sc1.html).

Alla luce del terzo dato, come si spiegano gli altri due?

Arrigo Corazza

 

Addenda (11 aprile 2014)

 

Il 10 aprile 2014, incontrando una delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia, il Papa Buonissimo ha usato parole dure contro i sacerdoti pedofili e recitato il mea culpa per quelle abominazioni – prassi oramai diffusa nell’istituto papale: vedi le esternazioni di Giovanni Paolo II (su altri obbrobri) e quelle di Joseph Ratzinger (12 giugno 2010, sempre sulla pedofilia.) Vedi i dettagli in

http://www.repubblica.it/esteri/2014/04/11/news/pedofilia_papa_chiedo_perdono_per_abusi_del_clero-83321769/

Quindi, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana si scusa. Allora, perché non consegna i preti pedofili alle autorità competenti? A che cosa servono le “scuse”, se non si passa a fatti concreti? Ad esempio, a che cosa serve lamentarsi dello IOR (la banca del Vaticano che ne ha combinate di tutti i colori) per poi lasciarlo in vita, con persone diverse? Lo IOR non deve proprio esistere, se si è capita la natura della Chiesa voluta dal Signore Gesù …

Così, tanto per riflettere sulle cose …

Arrigo Corazza

Il Papa, la donna nella Chiesa e il collegio apostolico senza la Madonna

17 marzo 2014

 

Durante il suo viaggio in aereo da Rio de Janeiro a Roma (fine luglio 2013), pur essendo un po’ stanco, il Papa ha risposto, in piedi, per un’ora e venti alla raffica di domande dei giornalisti presenti. Ecco qualche perla del suo repertorio. Ciò che sorprende non è tanto (o non solo) quel che il Papa dice (così in questa, come in altre occasioni), ma che nessuno dei presenti sia mai in grado di aprire un contraddittorio (basato sulla Parola di Dio, aggiunge il cristiano che segue la Bibbia). Intanto, i mezzi di comunicazione impazziscono di gioia ogni volta che il Papa parla …

Alla domanda «quale ruolo per le donne nella Chiesa?», il Papa risponde:

«una Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza la Madonna. E la Madonna è più importante degli apostoli. La Chiesa è femminile perché è sposa e madre. Si deve andare più avanti, non si può capire una Chiesa senza le donne attive in essa. Nella Chiesa si deve pensare alla donna in questa prospettiva. Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farlo. Per quanto riguarda l’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e ha detto no, Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa. Ma ricordiamo che Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti».

Assai perplesso, il lettore del N.T. si chiede quali basi bibliche abbiano queste affermazioni. Il soggetto principale del pensiero di Bergoglio è Maria, la madre di Gesù, la Madonna del cattolicesimo romano. Ora, bisogna notare che, fuori dei quattro vangeli, l’ultima citazione di Maria nel N.T. è al principio degli Atti degli Apostoli (1:14). Maria scompare, mentre il collegio apostolico (ripristinato nel numero di dodici in Atti 1:15ss) comincia la propria attività, che guiderà la neonata Chiesa di Cristo nella storia dei primi settant’anni almeno (da Atti ad Apocalisse). In Efesini 2:20, l’apostolo Paolo sostiene che noi siamo edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù la pietra angolare. Non si parla di Maria. Quindi, non corrisponde a verità l’affermazione di Bergoglio. Si tratta di una pura invenzione teologica (non si dimentichi che Bergoglio è un gesuita, nella fattispecie il primo Papa gesuita). Per quanto concerne l’autorità di guidare la Chiesa nell’adempiere la volontà di Cristo, il collegio apostolico, voluto da Cristo stesso per il bene della Chiesa, non ha mai avuto niente a che spartire con Maria. Quindi, Maria non è per nulla più importante degli apostoli vescovi.

Quanto al sacerdozio delle donne, se la Chiesa Cattolica ha parlato e ha detto no, nella figura di Giovanni Paolo II (che sarà canonizzato a fine aprile di quest’anno), perché mai dire che «la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti»? Siccome Bergoglio non può negare l’infallibilità del Papa polacco, è costretto comunque ad affermare qualcosa di suo, che, al solito, non ricorre nel N.T. Nella Chiesa descritta dal N.T., quella fondata da Cristo e guidata dal collegio apostolico (e non da Maria o da altra persona – uomo o donna che sia), nessuno è più importante degli altri. Ci sono ruoli diversi, servizi diversi ma tutti i credenti sono di pari valore. Solo Cristo è il Signore, benedetto in eterno, perché egli è Dio, la Parola fatta carne (Giovanni 1:1-14), crocifisso per noi. Se secondo Paolo (1Corinzi 14:34), la donna deve tacere nelle assemblee, allora come fa la donna ad essere più importante dei vescovi (i preti del cattolicesimo non esistevano al tempo del N.T.: tutti i cristiani erano sacerdoti)? Papa Bergoglio ha mai letto 1Corinzi 14:34? Certamente sì. Qualcuno dei giornalisti che hanno raccolto le affermazioni del Papa ha mai letto 1Corinzi 14:34, Efesini 2:20, Atti 1:14 e via dicendo? Se sì, allora perché – visto che al Papa si fanno sempre molte domande – non si è fatto notare che le cose nella Chiesa del N.T. giravano in modo diverso?

Arrigo Corazza

Il Papa e il vangelo in autobus, quando non si difendono le tasche

17 marzo 2014

 

Domenica 16 marzo 2014, alle ore 16, il Papa si reca in visita alla Parrocchia di Santa Maria dell’Orazione a Setteville di Guidonia (zona periferica piuttosto disastrata a nord di Roma). La gente sale persino sui tetti per salutarlo (come al tempo delle acrobazie di Zaccheo per vedere il Signore Gesù: Lc 19). C’è poi il solito contorno fatto di disabili (e familiari), di circa trecento bambini (e familiari), con la loro vampa colorata di magliette, rosari, foulard … C’è poi il solito resoconto sui mezzi di comunicazione, che approfittano persino di ogni respiro del Papa per scrivere di lui. Riportiamo ora alcune affermazioni del Papa, che ha detto qualcosa che fa molto piacere a chi ama la Bibbia:

«bisogna chiedere la grazia per non avere vergogna della fede»;

«Gesù ti chiedo di mandarmi lo Spirito Santo perché mi faccia coraggioso in modo da non avere paura» (la preghiera dei bimbi secondo il Papa);

«mettetevi in cammino» perché «Dio ha voluto salvare un popolo che cammina»;

«chi si ferma è come l’acqua che ristagna, si corrompe»;

attenzione a non «errare invece di camminare, cioè fare turismo»;

«le persone che non sono in cammino si corrompono»;

attenzione a «fare il cammino giusto, non sbagliare strada peccando. E allora abbiamo bisogno di chiedere perdono al Signore per continuare a camminare» per «essere sempre in cammino con Lui che ci difende dalle trappole di questo andare in cammino»;

«certo nel bus siamo costretti a mantenere l’equilibrio ma anche a difendere le tasche. Ma se sei seduto puoi leggere qualche parolina del Vangelo»;

«quali sono i compiti principali del cristiano? La messa domenicale? Il digiuno? L’astinenza? No, il primo compito è ascoltare la Parola di Dio che fa più forte e robusta la nostra fede»;

colloquio con un penitente fittizio: «Ma padre, io ascolto tanto. Ascolti, sì, ma cosa? Le chiacchiere delle persone, la tv, la radio»;

«prendiamo ogni giorno un po’ di tempo per ascoltare la parola di Gesù, a casa abbiamo il Vangelo per nutrirci: è il pasto più forte per l’anima. Dobbiamo prendere ogni giorno alcuni minuti per nutrirci della Parola del Vangelo. Il Vangelo sia sempre con noi. I martiri come santa Cecilia portavano sempre il Vangelo».

 

A chi vuole essere cristiano seguendo unicamente la Bibbia, fa molto piacere sentire che il Papa esorti ad ascoltare la Parola di Dio, che rende più forte e robusta la nostra fede, a leggere il Vangelo, che sta sempre con noi, quel Vangelo che è il nutrimento più robusto per l’anima.

Tuttavia, occorre chiedersi come mai il Papa oggi dica di leggere e mettere in pratica il Vangelo quando, dalla seconda metà del Cinquecento, la Bibbia in lingua volgare fu messa all’Indice dei libri proibiti, causando una gravissima crisi culturale che spiega nel lungo periodo l’analfabetismo dilagante per molti secoli nel nostro Paese. A quel tempo le autorità vaticane erano assai sospettose verso chiunque leggesse la Bibbia in proprio, senza l’intermediazione della Chiesa Cattolica e dei preti (tutto, ovviamente, veniva fatto in latino, con buona pace della comprensione da parte delle masse). L’occhiuto controllo della Chiesa Cattolica derivava dal dramma della Riforma protestante, che aveva scosso fin dalle fondamenta la Chiesa stessa. I protestanti, in nome della sola Scrittura, della sola fede e della sola grazia, stavano mettendo a serio repentaglio quel mondo religioso che aveva dominato l’Occidente e per così tanto tempo. I protestanti (tutti d’origine cattolica) tentavano di battere in breccia il cattolicesimo.

Ora, siccome secondo la teologia cattolica il Papa è infallibile (Concilio Vaticano I, 1870), bisogna chiedersi – per non fare la solita figura degli sciocchi – come mai, dal Concilio Vaticano II (1962-1965, peraltro l’ultimo nel cattolicesimo), la Chiesa Cattolica promuova la lettura della Bibbia … I Papi del Cinquecento e quelli contemporanei vanno d’accordo oppure no? Chi sono i Papi infallibili? Quelli del Cinquecento o quelli di oggi? Ma non sono stati tutti eletti dallo Spirito Santo? Perché si contraddicono spesso?

Domandiamoci: il Papa non rischia chiedendo ai giovani di leggere il Vangelo mentre, guardinghi come le faine, viaggiano in autobus nella periferia a nord di Roma? Potrebbe darsi che questi giovani, in un futuro più o meno prossimo, reclamino il conto, e cioè perché mai ci debba essere un Papa che incita a leggere la Bibbia quando nella Bibbia stessa non esiste l’idea del papato o della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non è una palese contraddizione? Assai probabilmente, il Papa sa che pochi andranno a leggere il Vangelo e che la sua posizione non sarà mai smossa, cosa che invece non accadde dal 1517 in poi, quando anche l’autorità politica cominciò a mettere in dubbio il potere del cattolicesimo, consentendo la diffusione delle dottrine protestanti. Oggi l’acquiescenza delle masse, dei mezzi di comunicazione e della politica verso la Chiesa Cattolica è palese. Dicendo ai giovani di leggere il Vangelo, il Papa assomiglia al dottore che invita i pazienti di una certa età a fare prevenzione (i maschietti controllino la prostata e le femminucce facciano la mammografia …). Figuriamoci! Pur sapendo come andrà a finire, il dottore è tenuto a dirlo (ma pochissimi lo fanno).

Nonostante le proibizioni, la Bibbia è stata sempre oggetto di lettura e pratica; altrettanto spesso, però, non è (stata) letta, nonostante la libertà di cui alla fine, e giustamente, tutti godiamo. I tempi cambiano. Oggi non siamo più all’epoca della Riforma (o di ogni altra riforma tesa a tornare al cristianesimo descritto nel N.T.); siamo nell’età di Internet, dei mezzi di comunicazione spiccioli, e via dicendo; siamo ai tempi della propaganda per la quale è assai più importante apparire che essere.

Comunque, bene ha fatto il Papa, che conosce i suoi fedeli, a invitare a leggere e a praticare la Parola di Dio. Meglio sarebbe stato, però, se si fosse spogliato, pubblicamente e per sempre, come fece il suo caro Francesco d’Assisi, delle sue prerogative, basate non sulla Bibbia ma sulla forza della tradizione storica.

La Parola di Dio permane in eterno, mentre i Papi passano, più o meno lentamente, uno alla volta, o forse, addirittura, due insieme …

Arrigo Corazza

Maniglie del cattolicesimo: concili e Lourdes

10 marzo 2014

IL CONCILIO VATICANO II: BUSSOLA PER LA FEDE?

Esattamente mezzo secolo fa (11 ottobre 1965) aveva inizio il Concilio Vaticano II, sorprendentemente voluto e annunciato alla fine del 1959 da un Papa, Giovanni XXIII (il cosiddetto “Papa buono”), oramai ottuagenario, e pertanto ritenuto dai più fuorigioco (insomma: un Papa di transizione). Il Concilio Vaticano II, il ventunesimo e ultimo nella storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, si chiuse tre anni più tardi, il 7 dicembre 1965, durante il pontificato di Paolo VI. Vi parteciparono circa duemilacinquecento tra cardinali, patriarchi, vescovi di tutto il mondo, che, in totale, promulgarono quattro Costituzioni, tre dichiarazioni e nove decreti.

Per i cattolici, nel bene o nel male – secondo i punti di vista –, il Concilio Vaticano II ha segnato di sé, e per sempre, la storia del cattolicesimo romano, dando origine a una serie infinita di discussioni, che non si sono ancora placate.

In occasione del cinquantenario, uno dei due Papi del cattolicesimo, il tedesco Joseph Ratzinger, che vi partecipò quale giovane teologo e consulente del cardinale Josef Frings, ha affermato che «bisogna ritornare ai documenti del Concilio» e «liberarli da un massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti», perché «sono una bussola pure oggi, in un tempo che continua a essere segnato da dimenticanza e sordità nei confronti di Dio».

Qualche legittima riflessione sorge in chi ama la Parola di Dio (la Bibbia) e intende metterla in pratica nella propria vita quale unica fonte di fede. Se è vero che, secondo i teologi cattolici, le decisioni conciliari sono il prodotto dello Spirito Santo, allora come mai finora sono stati necessari ventuno concili (da studiare criticamente sul volume di Denzinger, insieme con altri documenti del cattolicesimo)? È possibile che lo Spirito Santo, che ci ha dato la Bibbia, abbia bisogno di esprimersi nei Concili del cattolicesimo? Forse i Concili si fanno per aumentare la confusione o per placarla? Perché a distanza di mezzo secolo il Papa invoca il ritorno ai documenti conciliari? Che cosa è successo nel frattempo? Perché invocare la disincrostazione dalle interpretazioni del Concilio Vaticano II? A ben guardare, la richiesta è alquanto sorprendente e bizzarra (è il bue che dice cornuto all’asino …), perché i Concili non sono altro che evidenti e pesanti incrostazioni storiche depositate sulla Bibbia.

La realtà è che ogni tempo (lo insegna la Bibbia, da cui tutto nasce, religiosamente parlando) è dimentico del Signore e sordo ai Suoi richiami. L’unica bussola che porti orientamento e guida nella vita di chi crede in Dio tramite Cristo Gesù è la Bibbia, opera dello Spirito Santo. La Bibbia non ha bisogno di concili per essere interpretata.

I Concili cattolici (e compagnia bella nel protestantesimo) non portano da nessuna parte, specie alla salvezza eterna: essi sono solo il risultato dell’intromissione umana nelle cose di Dio.

La realtà è che il cattolicesimo, come si vedrà più sotto, è ancorato a tutto tranne che alla Parola di Dio, quella vera, eterna. Se la bussola sono i Concili, allora siamo messi male; se un perno fondamentale del cattolicesimo è Lourdes, allora siamo veramente disperati. Cristo è morto invano.

 

UN LIBRO SU LOURDES

La storia delle presunte apparizioni della Madonna al Lourdes è vecchia e risaputa. In proposito è uscito lo scorso anno l’ennesimo libro a cura di Vittorio Messori, noto giornalista cattolico, autore di vari contributi d’indole religiosa spalmati nell’arco di alcune decadi e presenza costante nelle trasmissioni televisive dedicate ai temi del cattolicesimo. Il titolo è indicativo: Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, Mondadori, pp. 294, € 18,50.

Sarà sicuramente assai interessante, per farsi un’idea della questione, leggere il libro, che si annuncia corposo e ben documentato. Qui nulla si può dire finora (del resto, nessun libro può essere giudicato senza che sia stato dapprima letto). Nell’attesa, sempre per rispondere al quesito su che cosa veramente conti nel cattolicesimo, è molto utile leggere le affermazioni di chi ha recensito il libro, perché sono eloquenti su come girino certe cose nel nostro Paese quando si parla di cattolicesimo. Il noto scrittore Armando Torno (Milano, 1953) ha dedicato all’opera di Messori sul Lourdes un articolo su “Il Corriere della Sera” del 8 ottobre 2012 (http://www2.italialaica.it/news/rassegnastampa/37920).

Chi ama il Signore e la Bibbia, la Sua Parola, si prepari a rabbrividire, leggendo talune affermazioni sia di Torno sia di Messori. E si consoli pensando alla gloria di Dio in Cristo Gesù e alla grandezza della Bibbia, che è la Parola di Dio.

Torno dice: «Lourdes non ha bisogno di spiegazioni, perché da oltre un secolo e mezzo è al centro della fede cattolica».

Però! Che dire? Si rimane senza fiato dinanzi a siffatte asserzioni: in primo luogo, perché fenomeni del genere richiedono molte spiegazioni, eccome! dato ch’è in gioco la vita eterna, e, in secondo luogo, perché è preoccupante ritenere che Lourdes sia il centro della fede cattolica da un secolo e mezzo! Ma la fede del cattolico non dovrebbe essere incentrata su Gesù il Cristo? Allora: che cosa si sono persi i cattolici vissuti prima di Lourdes? Evidentemente poco o niente: avranno avuto qualche altra cosa simile (le solite nuove rivelazioni, i soliti miracoli ricorrenti nella tradizione cattolica).

D’autorità, Pio XI beatificò nel 1925 e canonizzò nel 1933 Bernadette Soubirous, la quattordicenne analfabeta che nella nicchia della roccia di Massabielle, dall’11 febbraio al 16 luglio del 1858, vide una figura di biancovestita, che le disse … Da allora, il mondo cattolico non è stato più lo stesso; fiumi d’inchiostro sono stati versati, milioni e milioni di credenti si sono recati in pellegrinaggio a Lourdes (e continuano a farlo, nella misura di cinque milioni ogni anno, più che a La Mecca).

Torno riporta una confidenza di Messori, e chiosa «Come Ratzinger sono nato il 16 aprile e questo giorno è quello della morte di Bernadette e quindi la data della sua festa liturgica. Ma a parte tale aspetto, la chiave del libro va cercata in una convinzione che è salda in me: non è semplicismo apologetico, ma mera logica, affermare: “Se Lourdes è vera, allora tutto è vero”». Un sillogismo speciale, perché se Lourdes è «vera», il Credo della tradizione cattolica è «vero»: Dio esiste, Gesù è il Cristo, la Chiesa guidata dal Papa è custode e garante di tali verità».

Ancora una volta: che dire? Come si fanno a pensare e a scrivere cose del genere? Il cristiano ha tutt’altra convinzione, basata sulla testimonianza della Parola di Dio; e cioè che, indipendentemente da Lourdes, Dio esiste, che Gesù è il Cristo, che la Chiesa è guidata dall’unico Capo, il Cristo, e che essa è colonna e base della verità (1Timoteo 3:15). Lourdes non ha niente a che spartire con la fede. La fede dei cristiani non deriva da Lourdes, non è mai dipesa né da Lourdes né da altre cose simili. Come dice l’apostolo Paolo, «la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla Parola di Cristo». (Romani 10:17). E l’apostolo Paolo è certamente assai più di Ratzinger, di Torno, di Messori, di Bernadette Soubirous … Se vogliamo giocare o scherzare, bene; altrimenti, siamo seri!

Torno continua: «Non c’è nulla di più cattolico di Lourdes e i pontefici hanno costantemente amato e privilegiato questo luogo». Amen! Grazie a Dio, Torno ha specificato che è roba cattolica, non dei cristiani.

Torno riporta che «Messori definisce Lourdes una “maniglia”, ovvero un appoggio a cui aggrapparsi quando la fede entra in crisi». Il cristiano, oramai allo stremo, rabbrividisce ancora dopo tale lettura. È possibile che, biblicamente parlando, si pensino queste cose (con tutto il rispetto per la libertà d’opinione)?

La fine della recensione è micidiale per il cristiano che segue la Bibbia: «Bernadette resta un paradosso vivente. Alta un metro e quaranta, soffre d’asma, ha un padre disoccupato, anzi fallito, incriminato e poi assolto per insufficienza di prove dall’accusa di aver rubato due sacchi di farina. Su di lei grava la burocrazia imperiale francese durante i giorni di Napoleone III. Ma nessuno, ribadisce Messori, riesce a soffocare la sua testimonianza. È il niente che alla fine vince il tutto; la sua grandezza va cercata nella piccolezza. Non aveva nulla. Tiene a bada il mondo». Grazie a Dio, Bernadette era alta solo un metro e quaranta! Che cosa sarebbe accaduto se fosse stata alta un metro e ottanta? Che cosa significa che Bernadette tiene a bada il mondo? Piacerebbe capirlo.

Leggendo questa recensione non si può che apprezzare vieppiù la Bibbia. Occorre ringraziare sempre lo Spirito Santo che l’ha data in dono a tutti gli esseri umani. Il resto è acqua che scorre sotto i ponti … anche se è acqua che scorre da migliaia di anni. Alla fine non scorrerà più, e solo la gloria di Dio permarrà.

Arrigo Corazza

 

 

Il Natale cattolico: vero o falso?

17 dicembre 2013

 

Mentalità mi piace. È una di quelle parole nuove che si lanciano (Proust, Recherche).

La mentalità è ciò che cambia più lentamente. Storia delle mentalità, storia della lentezza nella storia (Jacques Le Goff).

 

IL CICLO NATALIZIO: LA MENTALITÀ

Qualche semplice considerazione riguardo alla mentalità natalizia può avanzarsi. Com’è noto, nel comportamento generale di ciascun individuo si notano talora fatti, discorsi e atteggiamenti strani, il che è perfettamente plausibile. Ma che dire quando questi fatti, discorsi e atteggiamenti strani restano non solo limitati a un breve periodo (da Natale all’Epifania: ecco il «ciclo natalizio») ma sono comuni a una moltitudine d’individui? Ancora: che dire quando questi fatti, discorsi e atteggiamenti sono in contraddizione con il solito ritmo di vita, della solita ideologia, della solita tenue fede religiosa o del solito ben professato ateismo? In tal caso dobbiamo parlare di schemi mentali stereotipi: il Natale c’è e ne va preso atto. Anche chi non crede al ciclo natalizio è costretto a esservi immerso, perché tutta la società in cui viviamo vi è immersa. Se non rischiassimo di apparire profondamente banali (ma qualche volta la banalità sortisce i suoi effetti) diremmo che la società indossa la mentalità natalizia così come s’indossa un vestito per dodici giorni all’anno (dal 25 dicembre al 6 gennaio) e poi si ripone, per riesumarlo l’anno successivo, sicché esso è sempre bello e perciò gradevole a indossarsi.

 

IL CICLO NATALIZIO: L’IPOCRISIA

Il ciclo natalizio è il periodo nel quale l’ipocrisia degli uomini risplende più fulgida che mai.

Ipocrisia: «simulazione di virtù, di buoni sentimenti, di apprezzabili qualità, soprattutto morali, che non si possiedono; dissimulazione abituale, abile e interessata, di vizi e di colpe; doppiezza, falsità».

Essere tacciati d’ipocrisia non piace a nessuno, e chi sa di essere ipocrita certamente non ama affatto sentirselo dire. Nel ciclo natalizio taluni fanno finta di credere che sia necessario cambiare vita, dimostrarsi cioè buoni, meno corrotti, meno drogati, meno fornicatori e così via. La pace di Cristo, del quale si ricorda la nascita (e solo quella!), avanza nei loro cuori accoglienti; si auspica che l’anno nuovo rechi ogni sorta di benedizioni, prima materiali, poi corporali e infine … spirituali (?). Luoghi comuni, modi di dire artificiali. Nessuno è migliore o peggiore a Natale, poiché si rimane quel che si è, non si cambia durevolmente. Beninteso, nel ciclo natalizio si continua a uccidere, a rubare, a ingannare, a fornicare, a opprimere e impoverire il prossimo, a vendere la droga, a comprarla, a speculare e, più d’ogni altra cosa, si continua a morire nello spirito. L’ipocrisia consiste proprio nel comprendere che l’epoca natalizia non cambia niente, che serve solo a vendere e a comprare, a guadagnare, a illudere. E l’illusione, è noto, fa muovere persino le montagne.

La Parola di Dio afferma che mentre Gesù era in Gerusalemme alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli che faceva. Ma Gesù non si fidava di loro perché conosceva tutti e perché non aveva bisogno della testimonianza d’alcuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quel che era nell’uomo (Giovanni 2:23-25). Perciò, gli Scribi e i Farisei, censurati dal Signore per la loro ipocrisia, decisero di farlo morire. E Satana godette per brevissimo tempo, prima di essere schiacciato dal Risorto (Genesi 3:15; Romani 16:20). Come allora, così oggidì Cristo conosce la doppiezza della creatura umana, la quale creatura non può certo ingannarlo; pertanto il suo giudizio contro gli ipocriti (anche quelli del Natale) sarà tanto più duro poiché si finge di riaspettarlo per qualche giorno e per niente di più.

All’indomani delle feste natalizie, Gesù ritorna a essere quel che è sempre stato nella nostra società “cristiana”: il Signore dimenticato! Lo si sa: Gesù non è nato il 25 dicembre, come si dirà più avanti. Ciononostante si continua a volerlo dare ad intendere e a credere. Se la creatura umana, per la quale il Signore è morto, non desidera comprendere il ruolo e il portato di Gesù nella storia dell’umanità, se rimane limitata al bambinello, ai pastori, a Giuseppe e a Maria, ai tre re Magi e alle mucche del presepe, e solo a ciò, ebbene la sua sorte spirituale è segnata perché non è questo che la Bibbia insegna; piuttosto, bisogna credere veramente in Cristo e ubbidire alla sua Parola tutti i giorni, visto che – come egli affermò – «non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore non abbiamo noi profetizzato in tuo nome, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti”? E allora dichiarerò: “Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità”» (Matteo 7:21-23). Chi vuole davvero godere la pace durevole si rivolga a Cristo e non agli uomini, giacché il Signore ci ricorda: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27). Altro che la pace di Natale! Quanto poi alla nascita di Gesù che viene appunto ricordata in tale giorno, il cristiano (beninteso quello vero, quello del Nuovo Testamento, quello senza virgolette) conosce a perfezione l’importanza dell’incarnazione della Parola (Logos, Giovanni 1:1, 14), della sua vita, della sua morte e della sua risurrezione e ubbidisce per conseguenza alle sue direttive non nell’ipocrisia, che non è da lui, ma nell’amore dal momento che Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui (1Giovanni 4:16) e che questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti e i suoi comandamenti non sono gravosi (1Giovanni 5:3). Il cristiano, dunque, rifiuta appieno i falsi rituali, che uccidono la retta comprensione di Dio, e propugna invece l’aderenza al Nuovo Testamento, Parola di Dio, che ravviva la sensibilità e l’amore verso il Signore Gesù.

 

IL CICLO NATALIZIO: CONSIDERAZIONI STORICHE

Per ciclo natalizio s’intende il periodo di dodici giorni compreso tra Natale (25 dicembre) e l’Epifania (6 gennaio).

 

A. Data della nascita di Gesù detto il Cristo.

Diversamente da quanto propugnato nei secoli passati da alcuni esperti, oggigiorno nessuno studioso onesto e degno di tale qualifica osa negare la storicità di Gesù di Nazareth. Cionondimeno, allo stato attuale della documentazione in nostro possesso, non è possibile determinare né l’anno, né il mese, né il giorno della nascita di nostro Signore. È appena il caso di ricordare che i documenti (“fonti”) più importanti ai quali bisogna attingere in tale ricerca storica sono (e rimangono, fino a prova contraria) gli scritti del Nuovo Testamento, dato che gli autori pagani ci hanno tramandato scarsissime e poco accurate notizie intorno a Gesù. In conclusione, occorre riconoscere che il Nuovo Testamento è assai avaro di notizie cronologiche concernenti non solo Gesù (il cui anno di morte non può essere parimenti precisato), ma anche Maria sua madre (che permane costantemente nell’ombra e addirittura scompare dopo Atti 1:14) o gli apostoli o qualunque altro personaggio di rilievo.

 

B. Il Natale.

Il termine “natale” deriva dal latino natalis (dies) e designa il giorno della nascita. Secondo la Chiesa Cattolica è la «festa della nascita del Signore, che si celebra il 25 dicembre … Circa la data storica della nascita di Gesù una tradizione apostolica manca del tutto … L’antichità cristiana era incerta sul giorno della nascita di Cristo … Clemente Alessandrino: 20 maggio, 10 gennaio o 6 gennaio; quest’ultima data, secondo lui, era «accettata dai più» (Enciclopedia Cattolica, vol. VIII. Città del Vaticano, 1952, coll. 1667-1668). Altre date proposte: 28 marzo, 2 aprile. Esistendo dunque tale disparità di giudizi all’interno del mondo cristiano più antico (Clemente Alessandrino morì intorno al 215 d.C.) in merito al giorno di nascita di Gesù, bisogna chiedersi perché, come, dove e quando si giunse a determinare la tradizionale data del 25 dicembre. A quanto sembra, essa sarebbe stata scelta per celebrare la festa della natività di Cristo in opposizione alla festa pagana della nascita di Mitra (solis invictus), celebrata nell’ambito pagano del III e IV secolo d.C. per l’appunto il 25 dicembre. Ciò si deduce in special modo dal Cronografo del 354 d.C., primo documento occidentale riferentesi al Natale. «Considerazioni di carattere astronomico-profetico scritturistico di una certa natura simbolica, e l’esistenza di una festa civile, pagana, del sole, alla data del 25 dicembre, avrebbero quindi contribuito ad assegnare la nascita di Cristo, sole e luce, appunto in questa data … L’origine prettamente romana della celebrazione liturgica del Natale è fuori dubbio; ma resta alquanto indeterminato il preciso momento in cui essa iniziò» (EC, vol. VIII, col. 1668), comunque, tra il III e il IV secolo d.C. È da notare, però, che in Oriente, nel IV secolo, il Natale era celebrato il 6 gennaio.

Il Natale è costellato d’importanti e diffuse manifestazioni popolari (folklore). Queste si pongono in connessione con altre feste d’inizio d’anno, sicché si spiega la costumanza di scambiarsi doni in quanto segni augurali di prosperità per l’intero anno. Babbo Natale ne è la maschera più nota, che peraltro va accomunata alla Befana (vedi appresso). In questo quadro è da collocare l’uso dell’Albero di Natale, destinato ad accogliere i doni, la cui origine rimonterebbe al XVII secolo, nell’Alsazia. Da ultimo andrà citato il presepe o presepio (dal latino praesepe, “stalla”), ossia la raffigurazione, per lo più plastica, della nascita di Gesù. Secondo la testimonianza di Bonaventura, Francesco d’Assisi (1182-1226) avrebbe per primo ricostruito la scena a Greccio (Rieti), nel 1223.

 

C. L’Epifania.

Epifania (dal greco epiphàneia) significa “manifestazione”. Nel Cattolicesimo rappresenta «la festa commemorativa delle manifestazioni di Gesù Cristo» (EC, vol. V, col. 419). In Oriente «la prima notizia della sua celebrazione è fornita da Clemente Alessandrino (morto intorno al 215) … In Occidente la prima testimonianza occidentale della festa è del pagano Ammiano Marcellino intorno al 330 – 400 d.C.» (EC, vol. V, col. 419). Propagandosi la festa del Natale, nella zona occidentale l’oggetto principale dell’Epifania, specialmente nella devozione popolare, divenne l’adorazione dei Magi. In Oriente, all’opposto, permasero il battesimo e le altre manifestazioni di Cristo. A proposito dei Magi, così cari al folklore, l’Enciclopedia Cattolica afferma che «il loro numero … è incerto. Nelle pitture delle catacombe romane appaiono ora 2, ora 4, ora 6 (anche 12 presso i Siri e gli Armeni), ma nella maggior parte dei monumenti e dei documenti predomina il numero di 3 (nato forse da quello dei doni). I nomi popolari (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre), con varianti, appaiono verso il secolo IX … Il titolo di re è attribuito ai Magi, sembra per la prima volta, da S. Cesario di Arles (circa 470-542 d.C.) e da alcuni apocrifi» (EC, vol. VII, col. 1825).

Il Nuovo Testamento si riferisce ai Magi in questi semplici termini: «Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai giorni del re Erode, ecco alcuni Magi d’Oriente arrivarono in Gerusalemme dicendo: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo” … Essi dunque … partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in Oriente andava innanzi a loro finché, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono alcuni doni: oro, incenso e mirra. Poi essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese» (Matteo 2). All’Epifania si accompagnano diverse manifestazioni folkloristiche, tra le quali quella della Befana, una benefica vecchietta che visita le case nella notte dal 5 al 6 gennaio, depositando doni per i bambini buoni e pezzi di carbone per gli altri.

 

IL CICLO NATALIZIO: CHE NE DICE LA BIBBIA?

Abbiamo già detto che i testi ispirati tacciono in merito alla data di nascita (e anche della morte) di nostro Signore. Altresì in essi non si fa menzione dell’osservanza da parte dei suoi discepoli di qualunque festa di origine cristiana; e se mai vi fu da principio una qualche connessione con rituali e costumanze giudaiche – ricordiamo che il cristianesimo non nacque d’un tratto, ma s’innestò sul tronco giudaico predisposto a tal fine da Dio –, è certo che con il passare del tempo i cristiani dell’epoca neotestamentaria (pressappoco dal 30 al 100 d.C.) rifiutarono appieno sia le tradizioni care ai Giudei, sia la creazione di nuove festività (che tuttavia in seguito furono purtroppo create: vedi la Pasqua, il Natale e via dicendo).

Scrivendo ai cristiani di Colosse, l’apostolo Paolo affermò in maniera assolutamente inoppugnabile: «Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o a rispetto a feste, o a noviluni o a sabati, che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale, e non attenendosi al Capo, dal quale tutto il corpo ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio. Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre precetti quali: Non toccare, non assaggiare, non maneggiare (cose destinate a perire con l’uso), secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? Quelle cose hanno, è vero, riputazione di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà, e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore e servono solo a soddisfare la carne» (Colossesi 2:16-23).

Che dire di più? Solo che non possiamo dimenticare che il ciclo natalizio trae la sua origine dalle tradizioni dell’uomo e perciò, a ben riflettere, non merita né d’essere osservato, né di penetrare nella cultura della società umana. Chi lo celebra lo fa secondo il comandamento degli uomini e non secondo il comandamento di Dio.

 

IL CICLO NATALIZIO: A CHI SERVE?

1) A Satana – Non scordiamo chi è Satana: omicida fin dal principio, non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna (Giovanni 8:45). In quanto padre della menzogna, Satana genera la sua progenie (Giovanni 8:44), la quale popola il suo oscuro regno (Colossesi 1:13; 2Corinzi 4:4; Giovanni 14:30; 1Pietro 5:8). Abbrutendo l’intelligenza dell’uomo, il diavolo, grazie a tradizioni, a segni e prodigi che all’apparenza sembrano divini (2Tessalonicesi 2:9-10), crea e adduce a sé un folto stuolo di apatici adepti, che, senza neppure esserne a conoscenza, rappresenta lo strumento con cui infligge la morte spirituale, per la quale non si è più in grado di distinguere l’opera di Dio da quella di Satana. Laddove è presente l’ignoranza (naturale o voluta) della Parola di Dio, il principe del maligno regna. Quanto più gli uomini rispettano le tradizioni antibibliche, tanto più potente diventa l’inconscio dominio di Satana su di essi. Quando non si pensa più, quando non si è decisi ad accettare Dio e la sua volontà, quando, per converso, si dà adito a credenze popolari, che nulla hanno a che fare con la Bibbia, quando si accetta tutto e tutti, allora la confusione regna e il vero Dio rimane nascosto, velato così come velato risulta il Vangelo di salvezza per tutti i pigri seguaci di Satana, iddio di questo secolo (2Corinzi 4:3-6).

 

2) Alla Chiesa Cattolica e a tutte quelle denominazioni che parimenti l’osservano – Esse accrescono vieppiù la loro potenza sia economica, sia culturale, sia spirituale, facendo perno appunto sull’ignoranza altrui. Lo abbiamo detto poc’anzi e dobbiamo ripeterlo, perché il concetto è assai importante: quando l’uomo dimentica: a) d’esercitare la critica di se stesso e del mondo circostante; b) di porsi e d’impostare in maniera assai seria questioni di ordine religioso; c) d’informarsi accuratamente intorno a Dio e alla sua Chiesa; d) di combattere per Dio stesso brandendo la sua Parola quale spada spirituale (Efesini 6:17; Ebrei 4:12), l’errore prolifera (Matteo 22: 29), sicché qualunque tradizione umana è accettata. A questo punto non esiste più alcuna differenza: tutti gli uomini sono uguali tra di loro in quanto fallaci, come appare evidente dalla stessa natura umana. Ecco dunque la ragione dell’esistenza di centinaia di “chiese”: come gli illustri personaggi del passato che hanno abilmente creato nuove religioni, così chiunque – se intelligente, colto, ricco d’esperienze umane, profondo conoscitore della mentalità del prossimo, deciso a ottenere il proprio successo a tutti i costi – potrebbe creare una nuova chiesa, affascinare l’uditorio, assurgere al ruolo di capo carismatico e così via. La differenza sussiste (ed è immensa) tra Dio e la creatura umana. Finché questa non imparerà a osservare i comandamenti del Signore nell’amore («Questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi», 1Giovanni 5:3), sempre più diffusi saranno gli edifici spirituali abusivi (belli o brutti, non ha importanza) creati dall’uomo a proprio vantaggio. Questi edifici, nondimeno, alla fine, non resisteranno alla prova del giudizio divino.

 

3) Ai commercianti – Il ciclo natalizio rappresenta un vero e proprio mercimonio, fonte di guadagno per tanti commercianti. Se lo si abolisse, allora nascerebbe una crisi nella già grave crisi economica (a proposito della quale un immenso, serio e comune lamento esce giustamente dalle bocche degli Italiani; eppure, quanto spenderemo per acquistare torroni, panettoni, alberi, doni, spumanti e via di questo passo? Le statistiche ci diranno al riguardo e, certo, non saremo sorpresi, poiché anche il Natale, come la Pasqua, è parte integrante [impostaci] della nostra vita; pertanto, si dice, valgono entrambi bene il denaro speso. Ma, dal torrone alla colomba, la pappa è in sostanza la medesima).

 

4) Ai bambini – Per loro si tratta di un periodo eccezionale, denso di simpatici avvenimenti e doni. Qualche genitore che si professa cristiano secondo il Nuovo Testamento, pur negando correttamente validità al ciclo natalizio, ne propugna l’osservanza da parte dei bambini: «Siamo d’accordo; il ciclo natalizio non è nella Sacra Scrittura e dunque non merita d’essere festeggiato. Però, in fondo, i nostri bambini, privi ancora di comprensione al riguardo, si divertono: perché negare loro svago e regali? Perché privarli dell’albero di Natale, di Babbo Natale e della Befana? Per di più essi potrebbero sentirsi diversi (esclusi) dai compagni “cattolici”. Pensiamo per un attimo all’imbarazzo che i nostri figli provano quando tali compagni chiedono loro: “Che cosa vi ha portato Babbo Natale?”». A questi genitori rispondiamo con le parole di Paolo: «Voi, padri, non provocate a ira i vostri figlioli, ma allevateli in disciplina e ammonizione del Signore» (Efesini 6:4). Occorre perciò fare molta attenzione alla crescita spirituale dei nostri figli, crescita che dipende in misura rilevante da noi genitori. Certo, mai imporre loro la fede in Cristo (vi sono state troppe crociate), ma piuttosto guidarli al ragionamento sano, aderente alla Bibbia, su Cristo (il ragionamento autonomo dei nostri figli verrà in appresso; intanto, ora che sono piccoli e non capiscono a fondo talune verità religiose, insegniamo loro la Parola di Dio, diamo loro una forma mentis sana sotto l’aspetto religioso, cosicché si eleveranno poi su ottime basi). Quanto al sentirsi diversi, i figli dei cristiani, se rettamente istruiti, lo saranno sempre, come lo sono i loro genitori, perché diversa è la società in cui vivono, società permeata di qualunquismo religioso o di ateismo.

 

IL ClCLO NATALIZIO: A CHI NON SERVE?

1) Ai cristiani – Che ricordano la nascita, la vita, la morte e la risurrezione di Gesù ogni giorno. Il comportamento del cristiano nella società che onora i falsi rituali deve essere assai attento per evitare di cadere nella simulazione. Perciò, niente auguri, niente Befana, né Babbo Natale, né albero né doni; piuttosto spiegare a chi festeggia il ciclo natalizio, il sano insegnamento biblico in proposito.

 

CONCLUSIONE

Dobbiamo alla fine ricordare che del ciclo natalizio, come peraltro di tutte le altre feste comunemente osservate tanto nel cattolicesimo quanto nel protestantesimo, non sussiste traccia nel Nuovo Testamento, trattandosi di tradizioni liturgiche che traggono origine dalla volontà umana. Come discepoli di Cristo, i cristiani non possono festeggiare tali riti, né possono solo opporsi blandamente; viceversa, è loro compito distruggere ogni parvenza di elemento umano in religione per non sentirsi dire: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che son precetti d’uomini» (Matteo 15:18).

Arrigo Corazza

L’infallibilità della Chiesa (George Salmon)

10 novembre 2013

 

Questa serie di lezioni tenute nel 1888 all’Università di Dublino da George Salmon (1819 – 1904), teologo anglicano, discute in dettaglio la pretesa infallibilità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana – uno dei punti saldi del cattolicesimo –, definita nel Primo Concilio Vaticano del 1870.

L’unica traduzione italiana, a cura di Alessandro Corazza (Chiesa di Cristo, Via Sannio 69, 00183 Roma), risale al 1960. La prima tiratura fu di mille copie, esaurita in pochi giorni.

 

Infallibilità della Chiesa Salmon (formato .pdf)

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George Salmon

 

 

 

Il Papa e “il Chiesa” (sic!)

4 novembre 2013

Sabato 13 ottobre 2013: durante il seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici sul tema Dio affida l’essere umano alla donna, papa Francesco ha detto: «soffro, dico la verità, quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio, che tutti noi dobbiamo avere, della donna scivola verso un ruolo di servitù, quando vedo donne che fanno cose di servitù non di servizio e non si capisce bene cosa deve fare una donna … ».

Talora è assai complicato capire a che cosa veramente mirino le molteplici affermazioni di papa Francesco; tanto più difficile è poi capire frasi quali questa. La comprensione più immediata e logica, per chi non è cattolico, è che nel cattolicesimo vi sono casi di schiavitù di donne, denunciati dal suo massimo rappresentante. Dunque, un ulteriore motivo per chiedere ai cattolici di porre fine al cattolicesimo – un sistema che, evidentemente, coltiva nel suo seme il germe della schiavitù. Questi schiavisti non sono mele marce all’interno di un sistema scritturale, ma mele marce all’interno di un sistema umano, e quindi destinato a marcire. Come e quando marcirà la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si sa.

Chi sarebbero queste donne schiave «nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali»? Chi le ha rese tali? Grazie a quali connivenze? Siccome la schiavitù serve – storicamente parlando – a rendere ricche persone e istituzioni a danno di una parte del prossimo, com’è possibile che alcuni cattolici possano schiavizzare altri esseri umani? A ogni persona (uomo o donna) va attribuito il massimo rispetto – soprattutto, se si ama Dio in Cristo Gesù, cioè se si è cristiani secondo il N.T. Quel che la persona umana (uomo o donna) deve fare tanto nella Chiesa quanto nella società, è chiaramente descritto nel N.T. Risulta davvero strano che il capo del cattolicesimo dica che «non si capisce bene cosa deve fare una donna».

Sempre nella medesima occasione citata all’inizio, il signor Bergoglio ha detto: «a me piace pensare che la Chiesa non è “il Chiesa”: è donna e madre … questo è bello». Chi conosce e ama la Parola di Dio rimane pietrificato leggendo queste parole. Forse sarà bello (per lui, ovviamente), ma non certo biblico. Dire che «la Chiesa non è “il Chiesa” » è un assoluto non senso, che palesa una grave ignoranza da parte del capo del cattolicesimo (che, peraltro, è anche un Gesuita) e una volontà precisa di fare colpo con parole a effetto, prive di alcun significato e riscontro biblico, con giochetti linguistici di poco conto.

Il signor Bergoglio sa che il suo uditorio è sempre assai ben disposto ad abboccare l’amo, vista la crassa ignoranza biblica vigente. Il 14 ottobre 2013, a proposito della nuova evangelizzazione (l’ennesima in seno al cattolicesimo …), ha magnificato «l’importanza della catechesi, come momento dell’evangelizzazione», per superare «la frattura tra Vangelo e cultura e l’analfabetismo dei nostri giorni in materia di fede», lamentando di aver incontrato bambini «che non sapevano neppure farsi il segno della croce!». Secondo lui, i catechisti svolgono «un servizio prezioso per la nuova evangelizzazione, ed è importante che i genitori siano i primi catechisti, i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola». A questo punto, la domanda è: a chi e a che cosa si deve l’analfabetismo in materia di fede presente oggidì nel cattolicesimo? Si deve certamente ai preti e alla Chiesa Cattolica, che non hanno mai educato nessuno alla conoscenza e all’applicazione della Parola di Dio. La focalizzazione è sempre stata sulla Chiesa e sul suo potere, facendo uso di catechismi e ammenicoli vari. Stando storicamente così le cose, come si possono avere genitori che siano i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola?

Quanto poi a “il Chiesa”, va detto che in linguistica è arduo capire perché una parola sia di genere maschile, femminile o neutro. Ad ogni modo, “chiesa” proviene dall’antico italiano clèsia, creato sul latino ecclèsia, che è calco del greco neotestamentario ekklesìa (“adunanza”, “assemblea”). Si dà il caso linguistico che chiesa, clèsia, ecclèsia e ekklesìa siano sostantivi femminili. Ekklesìa non designa un’assemblea di sole donne, ma un gruppo composto di persone di ambo i sessi. “Il Chiesa” è una mostruosità, che non risponde a nessuna logica o consuetudine linguistica; è un non senso gettato là per creare sensazione positiva (o irritazione: dipende dai punti di vista). La Chiesa di Cristo non è né donna né madre: la Chiesa (“assemblea”) di Cristo è composta di uomini e di donne, e non ha sesso.

Se dessimo credito al pensiero del papa, allora Dio sarebbe maschio (ho theòs), lo Spirito Santo neutro (to pnèuma to hàghion), la Bibbia femmina (sebbene all’origine di questa parola italiana vi sia un termine greco neutro), l’angelo maschio (ho ànghelos; ma Gesù ha detto che «alla risurrezione non si prende né si dà moglie, ma i risorti sono come angeli nei cieli»: Matteo 22:30), e via di questo passo. Quale confusione!

Si potrebbe ironicamente commentare che «la Chiesa è femmina anche perché è sposa di un maschio, Gesù. E ai tempi del N.T. non era ancora contemplato il matrimonio fra persone dello stesso sesso … » (Valerio Marchi).

Si fa un miglior servizio alla causa del Vangelo e al rispetto verso la donna citando magari Paolo (Efesini 5:23: «mariti, amate le vostre moglie, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei»), le due levatrici ebree Sifra e Pua (Esodo 1:15-22), Rut, Raab la prostituta (Giosuè 2), Tabita (Atti 9:36ss), Maria la madre del Signore Gesù (Luca 1:38), Maria la madre di Giovanni Marco (Atti 12:12), Febe la diaconessa di Cencrea (Romani 16:1ss), Perside (Romani 16:12) e molte altre.

Arrigo Corazza