Il Natale cattolico: vero o falso?

17 dicembre 2013

 

Mentalità mi piace. È una di quelle parole nuove che si lanciano (Proust, Recherche).

La mentalità è ciò che cambia più lentamente. Storia delle mentalità, storia della lentezza nella storia (Jacques Le Goff).

 

IL CICLO NATALIZIO: LA MENTALITÀ

Qualche semplice considerazione riguardo alla mentalità natalizia può avanzarsi. Com’è noto, nel comportamento generale di ciascun individuo si notano talora fatti, discorsi e atteggiamenti strani, il che è perfettamente plausibile. Ma che dire quando questi fatti, discorsi e atteggiamenti strani restano non solo limitati a un breve periodo (da Natale all’Epifania: ecco il «ciclo natalizio») ma sono comuni a una moltitudine d’individui? Ancora: che dire quando questi fatti, discorsi e atteggiamenti sono in contraddizione con il solito ritmo di vita, della solita ideologia, della solita tenue fede religiosa o del solito ben professato ateismo? In tal caso dobbiamo parlare di schemi mentali stereotipi: il Natale c’è e ne va preso atto. Anche chi non crede al ciclo natalizio è costretto a esservi immerso, perché tutta la società in cui viviamo vi è immersa. Se non rischiassimo di apparire profondamente banali (ma qualche volta la banalità sortisce i suoi effetti) diremmo che la società indossa la mentalità natalizia così come s’indossa un vestito per dodici giorni all’anno (dal 25 dicembre al 6 gennaio) e poi si ripone, per riesumarlo l’anno successivo, sicché esso è sempre bello e perciò gradevole a indossarsi.

 

IL CICLO NATALIZIO: L’IPOCRISIA

Il ciclo natalizio è il periodo nel quale l’ipocrisia degli uomini risplende più fulgida che mai.

Ipocrisia: «simulazione di virtù, di buoni sentimenti, di apprezzabili qualità, soprattutto morali, che non si possiedono; dissimulazione abituale, abile e interessata, di vizi e di colpe; doppiezza, falsità».

Essere tacciati d’ipocrisia non piace a nessuno, e chi sa di essere ipocrita certamente non ama affatto sentirselo dire. Nel ciclo natalizio taluni fanno finta di credere che sia necessario cambiare vita, dimostrarsi cioè buoni, meno corrotti, meno drogati, meno fornicatori e così via. La pace di Cristo, del quale si ricorda la nascita (e solo quella!), avanza nei loro cuori accoglienti; si auspica che l’anno nuovo rechi ogni sorta di benedizioni, prima materiali, poi corporali e infine … spirituali (?). Luoghi comuni, modi di dire artificiali. Nessuno è migliore o peggiore a Natale, poiché si rimane quel che si è, non si cambia durevolmente. Beninteso, nel ciclo natalizio si continua a uccidere, a rubare, a ingannare, a fornicare, a opprimere e impoverire il prossimo, a vendere la droga, a comprarla, a speculare e, più d’ogni altra cosa, si continua a morire nello spirito. L’ipocrisia consiste proprio nel comprendere che l’epoca natalizia non cambia niente, che serve solo a vendere e a comprare, a guadagnare, a illudere. E l’illusione, è noto, fa muovere persino le montagne.

La Parola di Dio afferma che mentre Gesù era in Gerusalemme alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli che faceva. Ma Gesù non si fidava di loro perché conosceva tutti e perché non aveva bisogno della testimonianza d’alcuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quel che era nell’uomo (Giovanni 2:23-25). Perciò, gli Scribi e i Farisei, censurati dal Signore per la loro ipocrisia, decisero di farlo morire. E Satana godette per brevissimo tempo, prima di essere schiacciato dal Risorto (Genesi 3:15; Romani 16:20). Come allora, così oggidì Cristo conosce la doppiezza della creatura umana, la quale creatura non può certo ingannarlo; pertanto il suo giudizio contro gli ipocriti (anche quelli del Natale) sarà tanto più duro poiché si finge di riaspettarlo per qualche giorno e per niente di più.

All’indomani delle feste natalizie, Gesù ritorna a essere quel che è sempre stato nella nostra società “cristiana”: il Signore dimenticato! Lo si sa: Gesù non è nato il 25 dicembre, come si dirà più avanti. Ciononostante si continua a volerlo dare ad intendere e a credere. Se la creatura umana, per la quale il Signore è morto, non desidera comprendere il ruolo e il portato di Gesù nella storia dell’umanità, se rimane limitata al bambinello, ai pastori, a Giuseppe e a Maria, ai tre re Magi e alle mucche del presepe, e solo a ciò, ebbene la sua sorte spirituale è segnata perché non è questo che la Bibbia insegna; piuttosto, bisogna credere veramente in Cristo e ubbidire alla sua Parola tutti i giorni, visto che – come egli affermò – «non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore non abbiamo noi profetizzato in tuo nome, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti”? E allora dichiarerò: “Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità”» (Matteo 7:21-23). Chi vuole davvero godere la pace durevole si rivolga a Cristo e non agli uomini, giacché il Signore ci ricorda: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27). Altro che la pace di Natale! Quanto poi alla nascita di Gesù che viene appunto ricordata in tale giorno, il cristiano (beninteso quello vero, quello del Nuovo Testamento, quello senza virgolette) conosce a perfezione l’importanza dell’incarnazione della Parola (Logos, Giovanni 1:1, 14), della sua vita, della sua morte e della sua risurrezione e ubbidisce per conseguenza alle sue direttive non nell’ipocrisia, che non è da lui, ma nell’amore dal momento che Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui (1Giovanni 4:16) e che questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti e i suoi comandamenti non sono gravosi (1Giovanni 5:3). Il cristiano, dunque, rifiuta appieno i falsi rituali, che uccidono la retta comprensione di Dio, e propugna invece l’aderenza al Nuovo Testamento, Parola di Dio, che ravviva la sensibilità e l’amore verso il Signore Gesù.

 

IL CICLO NATALIZIO: CONSIDERAZIONI STORICHE

Per ciclo natalizio s’intende il periodo di dodici giorni compreso tra Natale (25 dicembre) e l’Epifania (6 gennaio).

 

A. Data della nascita di Gesù detto il Cristo.

Diversamente da quanto propugnato nei secoli passati da alcuni esperti, oggigiorno nessuno studioso onesto e degno di tale qualifica osa negare la storicità di Gesù di Nazareth. Cionondimeno, allo stato attuale della documentazione in nostro possesso, non è possibile determinare né l’anno, né il mese, né il giorno della nascita di nostro Signore. È appena il caso di ricordare che i documenti (“fonti”) più importanti ai quali bisogna attingere in tale ricerca storica sono (e rimangono, fino a prova contraria) gli scritti del Nuovo Testamento, dato che gli autori pagani ci hanno tramandato scarsissime e poco accurate notizie intorno a Gesù. In conclusione, occorre riconoscere che il Nuovo Testamento è assai avaro di notizie cronologiche concernenti non solo Gesù (il cui anno di morte non può essere parimenti precisato), ma anche Maria sua madre (che permane costantemente nell’ombra e addirittura scompare dopo Atti 1:14) o gli apostoli o qualunque altro personaggio di rilievo.

 

B. Il Natale.

Il termine “natale” deriva dal latino natalis (dies) e designa il giorno della nascita. Secondo la Chiesa Cattolica è la «festa della nascita del Signore, che si celebra il 25 dicembre … Circa la data storica della nascita di Gesù una tradizione apostolica manca del tutto … L’antichità cristiana era incerta sul giorno della nascita di Cristo … Clemente Alessandrino: 20 maggio, 10 gennaio o 6 gennaio; quest’ultima data, secondo lui, era «accettata dai più» (Enciclopedia Cattolica, vol. VIII. Città del Vaticano, 1952, coll. 1667-1668). Altre date proposte: 28 marzo, 2 aprile. Esistendo dunque tale disparità di giudizi all’interno del mondo cristiano più antico (Clemente Alessandrino morì intorno al 215 d.C.) in merito al giorno di nascita di Gesù, bisogna chiedersi perché, come, dove e quando si giunse a determinare la tradizionale data del 25 dicembre. A quanto sembra, essa sarebbe stata scelta per celebrare la festa della natività di Cristo in opposizione alla festa pagana della nascita di Mitra (solis invictus), celebrata nell’ambito pagano del III e IV secolo d.C. per l’appunto il 25 dicembre. Ciò si deduce in special modo dal Cronografo del 354 d.C., primo documento occidentale riferentesi al Natale. «Considerazioni di carattere astronomico-profetico scritturistico di una certa natura simbolica, e l’esistenza di una festa civile, pagana, del sole, alla data del 25 dicembre, avrebbero quindi contribuito ad assegnare la nascita di Cristo, sole e luce, appunto in questa data … L’origine prettamente romana della celebrazione liturgica del Natale è fuori dubbio; ma resta alquanto indeterminato il preciso momento in cui essa iniziò» (EC, vol. VIII, col. 1668), comunque, tra il III e il IV secolo d.C. È da notare, però, che in Oriente, nel IV secolo, il Natale era celebrato il 6 gennaio.

Il Natale è costellato d’importanti e diffuse manifestazioni popolari (folklore). Queste si pongono in connessione con altre feste d’inizio d’anno, sicché si spiega la costumanza di scambiarsi doni in quanto segni augurali di prosperità per l’intero anno. Babbo Natale ne è la maschera più nota, che peraltro va accomunata alla Befana (vedi appresso). In questo quadro è da collocare l’uso dell’Albero di Natale, destinato ad accogliere i doni, la cui origine rimonterebbe al XVII secolo, nell’Alsazia. Da ultimo andrà citato il presepe o presepio (dal latino praesepe, “stalla”), ossia la raffigurazione, per lo più plastica, della nascita di Gesù. Secondo la testimonianza di Bonaventura, Francesco d’Assisi (1182-1226) avrebbe per primo ricostruito la scena a Greccio (Rieti), nel 1223.

 

C. L’Epifania.

Epifania (dal greco epiphàneia) significa “manifestazione”. Nel Cattolicesimo rappresenta «la festa commemorativa delle manifestazioni di Gesù Cristo» (EC, vol. V, col. 419). In Oriente «la prima notizia della sua celebrazione è fornita da Clemente Alessandrino (morto intorno al 215) … In Occidente la prima testimonianza occidentale della festa è del pagano Ammiano Marcellino intorno al 330 – 400 d.C.» (EC, vol. V, col. 419). Propagandosi la festa del Natale, nella zona occidentale l’oggetto principale dell’Epifania, specialmente nella devozione popolare, divenne l’adorazione dei Magi. In Oriente, all’opposto, permasero il battesimo e le altre manifestazioni di Cristo. A proposito dei Magi, così cari al folklore, l’Enciclopedia Cattolica afferma che «il loro numero … è incerto. Nelle pitture delle catacombe romane appaiono ora 2, ora 4, ora 6 (anche 12 presso i Siri e gli Armeni), ma nella maggior parte dei monumenti e dei documenti predomina il numero di 3 (nato forse da quello dei doni). I nomi popolari (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre), con varianti, appaiono verso il secolo IX … Il titolo di re è attribuito ai Magi, sembra per la prima volta, da S. Cesario di Arles (circa 470-542 d.C.) e da alcuni apocrifi» (EC, vol. VII, col. 1825).

Il Nuovo Testamento si riferisce ai Magi in questi semplici termini: «Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai giorni del re Erode, ecco alcuni Magi d’Oriente arrivarono in Gerusalemme dicendo: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo” … Essi dunque … partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in Oriente andava innanzi a loro finché, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono alcuni doni: oro, incenso e mirra. Poi essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese» (Matteo 2). All’Epifania si accompagnano diverse manifestazioni folkloristiche, tra le quali quella della Befana, una benefica vecchietta che visita le case nella notte dal 5 al 6 gennaio, depositando doni per i bambini buoni e pezzi di carbone per gli altri.

 

IL CICLO NATALIZIO: CHE NE DICE LA BIBBIA?

Abbiamo già detto che i testi ispirati tacciono in merito alla data di nascita (e anche della morte) di nostro Signore. Altresì in essi non si fa menzione dell’osservanza da parte dei suoi discepoli di qualunque festa di origine cristiana; e se mai vi fu da principio una qualche connessione con rituali e costumanze giudaiche – ricordiamo che il cristianesimo non nacque d’un tratto, ma s’innestò sul tronco giudaico predisposto a tal fine da Dio –, è certo che con il passare del tempo i cristiani dell’epoca neotestamentaria (pressappoco dal 30 al 100 d.C.) rifiutarono appieno sia le tradizioni care ai Giudei, sia la creazione di nuove festività (che tuttavia in seguito furono purtroppo create: vedi la Pasqua, il Natale e via dicendo).

Scrivendo ai cristiani di Colosse, l’apostolo Paolo affermò in maniera assolutamente inoppugnabile: «Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o a rispetto a feste, o a noviluni o a sabati, che sono l’ombra di cose che dovevano avvenire; ma il corpo è di Cristo. Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale, e non attenendosi al Capo, dal quale tutto il corpo ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio. Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre precetti quali: Non toccare, non assaggiare, non maneggiare (cose destinate a perire con l’uso), secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? Quelle cose hanno, è vero, riputazione di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà, e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore e servono solo a soddisfare la carne» (Colossesi 2:16-23).

Che dire di più? Solo che non possiamo dimenticare che il ciclo natalizio trae la sua origine dalle tradizioni dell’uomo e perciò, a ben riflettere, non merita né d’essere osservato, né di penetrare nella cultura della società umana. Chi lo celebra lo fa secondo il comandamento degli uomini e non secondo il comandamento di Dio.

 

IL CICLO NATALIZIO: A CHI SERVE?

1) A Satana – Non scordiamo chi è Satana: omicida fin dal principio, non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna (Giovanni 8:45). In quanto padre della menzogna, Satana genera la sua progenie (Giovanni 8:44), la quale popola il suo oscuro regno (Colossesi 1:13; 2Corinzi 4:4; Giovanni 14:30; 1Pietro 5:8). Abbrutendo l’intelligenza dell’uomo, il diavolo, grazie a tradizioni, a segni e prodigi che all’apparenza sembrano divini (2Tessalonicesi 2:9-10), crea e adduce a sé un folto stuolo di apatici adepti, che, senza neppure esserne a conoscenza, rappresenta lo strumento con cui infligge la morte spirituale, per la quale non si è più in grado di distinguere l’opera di Dio da quella di Satana. Laddove è presente l’ignoranza (naturale o voluta) della Parola di Dio, il principe del maligno regna. Quanto più gli uomini rispettano le tradizioni antibibliche, tanto più potente diventa l’inconscio dominio di Satana su di essi. Quando non si pensa più, quando non si è decisi ad accettare Dio e la sua volontà, quando, per converso, si dà adito a credenze popolari, che nulla hanno a che fare con la Bibbia, quando si accetta tutto e tutti, allora la confusione regna e il vero Dio rimane nascosto, velato così come velato risulta il Vangelo di salvezza per tutti i pigri seguaci di Satana, iddio di questo secolo (2Corinzi 4:3-6).

 

2) Alla Chiesa Cattolica e a tutte quelle denominazioni che parimenti l’osservano – Esse accrescono vieppiù la loro potenza sia economica, sia culturale, sia spirituale, facendo perno appunto sull’ignoranza altrui. Lo abbiamo detto poc’anzi e dobbiamo ripeterlo, perché il concetto è assai importante: quando l’uomo dimentica: a) d’esercitare la critica di se stesso e del mondo circostante; b) di porsi e d’impostare in maniera assai seria questioni di ordine religioso; c) d’informarsi accuratamente intorno a Dio e alla sua Chiesa; d) di combattere per Dio stesso brandendo la sua Parola quale spada spirituale (Efesini 6:17; Ebrei 4:12), l’errore prolifera (Matteo 22: 29), sicché qualunque tradizione umana è accettata. A questo punto non esiste più alcuna differenza: tutti gli uomini sono uguali tra di loro in quanto fallaci, come appare evidente dalla stessa natura umana. Ecco dunque la ragione dell’esistenza di centinaia di “chiese”: come gli illustri personaggi del passato che hanno abilmente creato nuove religioni, così chiunque – se intelligente, colto, ricco d’esperienze umane, profondo conoscitore della mentalità del prossimo, deciso a ottenere il proprio successo a tutti i costi – potrebbe creare una nuova chiesa, affascinare l’uditorio, assurgere al ruolo di capo carismatico e così via. La differenza sussiste (ed è immensa) tra Dio e la creatura umana. Finché questa non imparerà a osservare i comandamenti del Signore nell’amore («Questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi», 1Giovanni 5:3), sempre più diffusi saranno gli edifici spirituali abusivi (belli o brutti, non ha importanza) creati dall’uomo a proprio vantaggio. Questi edifici, nondimeno, alla fine, non resisteranno alla prova del giudizio divino.

 

3) Ai commercianti – Il ciclo natalizio rappresenta un vero e proprio mercimonio, fonte di guadagno per tanti commercianti. Se lo si abolisse, allora nascerebbe una crisi nella già grave crisi economica (a proposito della quale un immenso, serio e comune lamento esce giustamente dalle bocche degli Italiani; eppure, quanto spenderemo per acquistare torroni, panettoni, alberi, doni, spumanti e via di questo passo? Le statistiche ci diranno al riguardo e, certo, non saremo sorpresi, poiché anche il Natale, come la Pasqua, è parte integrante [impostaci] della nostra vita; pertanto, si dice, valgono entrambi bene il denaro speso. Ma, dal torrone alla colomba, la pappa è in sostanza la medesima).

 

4) Ai bambini – Per loro si tratta di un periodo eccezionale, denso di simpatici avvenimenti e doni. Qualche genitore che si professa cristiano secondo il Nuovo Testamento, pur negando correttamente validità al ciclo natalizio, ne propugna l’osservanza da parte dei bambini: «Siamo d’accordo; il ciclo natalizio non è nella Sacra Scrittura e dunque non merita d’essere festeggiato. Però, in fondo, i nostri bambini, privi ancora di comprensione al riguardo, si divertono: perché negare loro svago e regali? Perché privarli dell’albero di Natale, di Babbo Natale e della Befana? Per di più essi potrebbero sentirsi diversi (esclusi) dai compagni “cattolici”. Pensiamo per un attimo all’imbarazzo che i nostri figli provano quando tali compagni chiedono loro: “Che cosa vi ha portato Babbo Natale?”». A questi genitori rispondiamo con le parole di Paolo: «Voi, padri, non provocate a ira i vostri figlioli, ma allevateli in disciplina e ammonizione del Signore» (Efesini 6:4). Occorre perciò fare molta attenzione alla crescita spirituale dei nostri figli, crescita che dipende in misura rilevante da noi genitori. Certo, mai imporre loro la fede in Cristo (vi sono state troppe crociate), ma piuttosto guidarli al ragionamento sano, aderente alla Bibbia, su Cristo (il ragionamento autonomo dei nostri figli verrà in appresso; intanto, ora che sono piccoli e non capiscono a fondo talune verità religiose, insegniamo loro la Parola di Dio, diamo loro una forma mentis sana sotto l’aspetto religioso, cosicché si eleveranno poi su ottime basi). Quanto al sentirsi diversi, i figli dei cristiani, se rettamente istruiti, lo saranno sempre, come lo sono i loro genitori, perché diversa è la società in cui vivono, società permeata di qualunquismo religioso o di ateismo.

 

IL ClCLO NATALIZIO: A CHI NON SERVE?

1) Ai cristiani – Che ricordano la nascita, la vita, la morte e la risurrezione di Gesù ogni giorno. Il comportamento del cristiano nella società che onora i falsi rituali deve essere assai attento per evitare di cadere nella simulazione. Perciò, niente auguri, niente Befana, né Babbo Natale, né albero né doni; piuttosto spiegare a chi festeggia il ciclo natalizio, il sano insegnamento biblico in proposito.

 

CONCLUSIONE

Dobbiamo alla fine ricordare che del ciclo natalizio, come peraltro di tutte le altre feste comunemente osservate tanto nel cattolicesimo quanto nel protestantesimo, non sussiste traccia nel Nuovo Testamento, trattandosi di tradizioni liturgiche che traggono origine dalla volontà umana. Come discepoli di Cristo, i cristiani non possono festeggiare tali riti, né possono solo opporsi blandamente; viceversa, è loro compito distruggere ogni parvenza di elemento umano in religione per non sentirsi dire: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che son precetti d’uomini» (Matteo 15:18).

Arrigo Corazza