La Chiesa di Cristo / 4: culto (Apocalisse 14:7)

13 giugno 2017

 

Dicendo che «Dio è spirito; e quelli che lo adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità» (Giovanni 4:24), Gesù sottolinea la necessità di adorare Dio. In buona sostanza, per il credente adorare Dio è non solo un piacere ma anche un dovere, nella maniera da Dio stesso voluta: in spirito e verità, seguendo solo la Bibbia. E proprio dal N.T. è possibile capire in breve com’era il culto dei cristiani.

Nel giorno di domenica, riuniti in case private (le basiliche saranno create da Costantino, dopo il 312 d.C.), i cristiani cantavano lodi al Signore, pregavano Dio attraverso Cristo Gesù, ascoltavano l’insegnamento e la predicazione della Parola del Signore, davano il proprio contributo economico alla vita della Chiesa, consumavano la Cena del Signore.

Canto.

Si elevavano lodi a Dio. Non è attestato l’uso di strumenti mu- sicali nel culto: lo strumento era il cuore.

Preghiera.

Era un tratto costitutivo della vita tanto del cristiano, quanto della Chiesa. Le preghiere venivano alzate a Dio Padre attraverso la mediazione di Cristo.

Insegnamento.

Fin dal suo inizio, la vita della Chiesa poggiava sull’ascolto e sulla predicazione della Parola di Dio.

Colletta.

I primi discepoli di Cristo contribuivano liberamente, con gioia e secondo le proprie possibilità, alle necessità della Chiesa e alla diffusione del vangelo. Le Chiese non chiedevano niente a Cesare, mantenendo netta quella distinzione tra Dio e i poteri di questo mondo voluta da Gesù.

Cena del Signore.

Tutti insieme, i primi cristiani ricordavano la vita, la morte, la risurrezione, l’ascensione e il ritorno di Gesù; lo facevano partecipando alla “Cena del Signore”, cioè mangiando pane e bevendo vino in memoria di Gesù, proprio come Gesù stesso aveva fatto con i suoi discepoli poco prima di morire sulla croce. La Cena del Signore, che i cristiani consumeranno sino al ritorno di Gesù, era (e ri- mane) una splendida predicazione pubblica della potenza di Cristo, della sua risurrezione e, appunto, del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.

Arrigo Corazza (2008)