Arroganza con Dio

23 luglio 2014

 

La religione è quella che è: cioè quella che sta sotto gli occhi di tutti, la religione della gente, la religione che ciascuno crea a proprio uso e consumo, a proprio vantaggio, la religione “personale”. Inutile, qui, darne una definizione (si vedano in proposito i manuali di Storia delle Religioni). Sicuramente possiamo dire che la religione è un / il rapporto instaurato dalla creatura umana con Dio. Nel bene o nel male, la religione ha sempre accompagnato la vita e la storia della creatura umana (il fatto è oramai assodato). In questa sede vogliamo soffermarci soltanto sulla forma religiosa detta “cristianesimo” e sul libro che la governa: la Bibbia (divisa in Antico e Nuovo Testamento [Patto]).

Uno degli aspetti decisivi del rapporto con Dio è certo costituito dall’atteggiamento mentale e pratico, cioè dalla tendenza, nei suoi riguardi. Nel cristianesimo la giusta tendenza nei confronti di Dio va costruita e modellata sulla base della Parola di Dio. Fu così fin dall’inizio, e così deve continuare a essere sino alla fine, vale a dire fino a quando il Signore Gesù tornerà per porre termine al presente stato di cose (1Cor 15:24).

Nel cristianesimo la tendenza verso Dio dipende dal principio di autorità posto a guida della vita spirituale. Nel cristianesimo comanda Gesù Cristo, l’unico Signore e salvatore della Chiesa. Dispiace notare come, molto spesso nel “cristianesimo”, questa realtà sia stata messa da parte. Eppure il N.T. parla chiaramente di Cristo quale Parola incarnata di Dio, quale Figlio di Dio, quale Signore che ha inviato i suoi apostoli e discepoli a predicare e praticare il Vangelo (la buona notizia della salvezza in lui). Dunque, non può esistere il cristianesimo senza Cristo e senza la sua autorità. Quest’affermazione pare un’ovvietà, ma non lo è per niente nella pratica: non sembri paradossale, ma si hanno forme di “cristianesimo” in cui Cristo, in sostanza, ha poca o nessuna valenza, in cui si notano tendenze molto lesive dell’autorità divina, in cui l’uomo si arroga diritti che non ha …

Affogati da almeno quindici secoli di quel cattolicesimo romano che ha prodotto il disastro morale e spirituale che ci avvolge, gli Italiani hanno difficoltà a valutare l’impatto che Gesù ha avuto sia nella religiosità ebraica a lui coeva, sia nella storia dell’umanità. Qui da noi, infatti, il Signore è solitamente identificato con il bambinello posto accanto al bue e all’asino, con il crocifisso in varie fogge oppure con la Sindone … Della sua parola efficace, della sua testimonianza precisa, della sua attività indefessa, poco o nulla si sa.

Al contrario, chi conosce il N.T. sa di che cosa si sta parlando. Il Signore fu davvero straordinario, unico, di fortissimo impatto presso i suoi contemporanei. Egli ha spiegato loro un concetto chiaro, ma difficile da accettare: e cioè che il suo compito consiste, essendo Figlio di Dio e Figlio di Davide (cioè “Messia”: cfr. Mc 12:35-37), nell’adempiere, completare, conchiudere la Legge di Mosè. Mai Gesù si pone contro la Legge degli Ebrei: per lui essa proviene dal Padre ed è perciò intoccabile. Piuttosto, ne ha indicato il compimento nella sua persona. E questo perché, come già detto, egli è il Figlio di Dio, la Parola incarnata, il Messia, il Signore del cielo e della terra, l’origine e l’unica speranza (1Tm 1:1) della vita umana (Col 3:4), il detentore assoluto dell’autorità religiosa (Mt 28:18-20). Il cosiddetto “sermone sul monte” (Mt 5-7) spiega benissimo l’idea che in Cristo si compie il Vecchio Patto (si pensi soprattutto a 5:17). È per questo che Gesù, rispetto agli antichi comandamenti, poteva aggiungere i propri, che integravano e modificavano i primi e li portavano alla totale maturità e spiritualità. «Voi avete udito che fu detto agli antichi … Ma io vi dico …» (Mt 5:27-28).

L’autorità di Cristo è assoluta nel cristianesimo degno di questo nome. Lo era al principio della Chiesa e deve esserlo anche oggi. La Parola del Signore non è la parola degli uomini perché il Signore è il Signore e l’uomo è l’uomo. Mentre il Signore persegue il suo obiettivo (la salvezza dei peccatori), l’uomo cerca spesso il proprio tornaconto (acquisizione di potere, gloria, autorità …). Sembra strano che la libertà cui tanto teniamo sia messa da parte quando si entra in ambito religioso. I non cattolici contestano giustamente il Papa di Roma, dimostrando che la sua origine non è biblica e che si tratta soltanto di un’acquisizione storica dimentica di Dio. È vero: tuttavia, sarebbe bene che ciascuno desse un’occhiata anche in casa propria, dove si corre il medesimo rischio (se non si ha la giusta tendenza verso Dio). L’uomo può avere tanti piccoli e grandi papi quanti e dove ne vuole (ce n’è per tutti i gusti e necessità), i quali dicono quello che occorre fare per essere accettati dagli altri e sentirsi perciò bene ed appagati, a posto prima con la propria coscienza e, poi, se proprio càpita, a posto con Dio. Il guaio è che i papi non esisterebbero se non ci fossero credenti a cercarli. Per tali credenti si adempie Mt 7:21-23.

Ora, qualche esempio tratto da 1Cor 6:9-10: se l’omosessuale non ravveduto vuole entrare nella Chiesa di Cristo, che cosa facciamo? Applichiamo queste parole: «Nella legge cosa sta scritto? Come leggi»? (Lc 10:26). Insomma: che dice il N.T.? Dice che l’omosessuale impenitente non erediterà il Regno di Dio. Questa deve essere la nostra risposta perché è la risposta di Dio. Se poi, però, cominciamo a disquisire così: «è vero che questo dice la Parola di Dio, ma io ti dico …» che esiste qualche eccezione o via di uscita, allora noi non facciamo la cosa giusta dinnanzi al Signore e al peccatore perché assumiamo un’autorità che non ci compete. Ancora: che cosa diciamo ad un ubriaco che voglia entrare nel Regno? Può farlo senza la bottiglia (come insegna la Parola di Dio) o con la bottiglia? E il fornicatore? Senza le sue donne o con le sue donne? E coloro che hanno deciso di convivere senza sposarsi? E chi ha lasciato il coniuge senza averne l’unica valida giustificazione biblica (Mt 19:9) e s’è preso un altro compagno/a? Entrerà nel Regno di Dio con la nuova fiamma, e quindi da adultero, o senza?

A chi dice: «Ma io ti dico. ..», mettendo in secondo piano l’autorità di Dio, occorre rispondere così, con le parole dello spirito maligno di At 19:15: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» (At 19:15), oppure con Lc 6:46. Ma il cristiano non è assai più di quello spirito maligno che riconosceva l’autorità divina?

 

Arrigo Corazza (2005)