Convivenza e matrimonio civile peggiori dell’omicidio?

 24 giugno 2014

 

Dopo le accuse del Papa contro i torturatori, rei di “peccato mortale”, dopo la scomunica comminata dal Papa stesso ai mafiosi, un altro intervento di autorità cattoliche sul “peccato” ha destato scalpore tra le masse, aguzzando nel contempo l’interesse di quei pochi che amano la Bibbia e la considerano il metro di paragone nella morale del cristianesimo.

Si tratta della diatriba tra don Tarcisio Vicario, parroco di Cameri (Novara) e Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; essa dimostra – se ce ne fosse ulteriormente bisogno – quale sia lo stato di grave ignoranza biblica (voluta o no) dei sacerdoti cattolici. L’ignoranza biblica crea confusione e disagio giacché, mettendo da parte volente o nolente la legge di Dio, alla fine ciascuno si limita a pensarla come vuole, mettendo a gravissimo repentaglio non solo la propria salvezza eterna ma anche quella altrui, credendo e insegnando dottrine che sono del tutto antibibliche. Un tempo, almeno, nell’ambito del cattolicesimo si notava più fermezza e uniformità su talune situazioni ma in questo momento non è più così. L’enorme pressione della società chiede oggi al mondo cattolico prese di posizioni francamente impensabili per l’addietro. Mai come adesso il cattolicesimo rischia di andare dove vuole la gente. E questo il papa Francesco ha capito, molto astutamente; pertanto, egli si regola di conseguenza. Con la carota (e qualche lievissima bastonata), papa Francesco manda avanti il cattolicesimo.

Veniamo al caso.

Il parroco di Cameri (Novari), don Tarcisio Vicario, ha asserito, nel bollettino consegnato all’inizio di giugno durante la messa domenicale, che la convivenza e il matrimonio civile sono peggiori dell’omicidio. Queste le ragioni addotte da don Tarcisio: l’omicidio è «peccato occasionale», cancellabile con «pentimento sincero», mentre sia chi convive sia chi «si pone al di fuori del sacramento contraendo il matrimonio civile … vive in un’infedeltà continuativa».

Apriti cielo! Interviene immediatamente – sul sito della diocesi di Novara http://www.diocesinovara.it/diocesi_di_novara/comunicazione/00001662_Il_vescovo___Convivenza_come_omicidio_Inaccettabile_equiparazione_.html – il superiore di don Tarcisio, e cioè il vescovo monsignor Brambilla, dapprima tacendo del tutto sulla condanna del matrimonio civile e poi precisando che si tratta di «inaccettabile equiparazione», chiedendo infine «sinceramente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle fuorvianti affermazioni del testo pubblicato sul bollettino parrocchiale» di Cameri. Monsignor Brambilla spiega inoltre che «l’esemplificazione, anche se scritta tra parentesi, risulta inopportuna e fuorviante e quindi errata. Inopportuna e sbagliata nei modi, perché semplifica una realtà che è complessa, che tocca le coscienze di ognuno, le sofferenze e le fatiche di moltissime famiglie. Inopportuna ed errata nei contenuti, perché dalle parole di quello scritto, non emerge il volto di una Chiesa che è madre, anche quando vuole essere maestra di vita … Il tema delle separazioni e delle convivenze è uno dei temi di discussione che papa Francesco ha messo sul tavolo per il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, che si terrà in ottobre. La Chiesa di Novara è, come appare anche dalla lettera pastorale Come sogni la Chiesa di domani?, in profonda sintonia con il cammino di Papa Francesco. La Chiesa dev’essere sempre più attenta a tutte le situazioni umane alle quali deve essere annunciato il Vangelo».

Da un punto di vista biblico, c’è da mettersi le mani nei capelli. Non si sa da quale parte iniziare per confutare le affermazioni dei due preti (e non basterebbe un libro!). Il peccato viene trattato a proprio piacimento; si fanno equiparazioni inesistenti nella Bibbia (“peccato mortale”, “peccato veniale”, “peccato peggiore”…). Secondo la Bibbia, il peccato è uno solo: «la violazione (greco: anomìa) della legge» di Dio (1Giovanni 3:4). La convivenza non è migliore o peggiore di altri peccati. È peccato, e basta. Il peccato – quale che sia – allontana la creatura umana da Dio («le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto»: Isaia 59:2). Selezionare i peccati è una delle forme più gravi di arroganza umana. È il solito tentativo della creatura umana di mettersi al posto di Dio e, pertanto, di dominare il prossimo.

Ancora: il parroco di Cameri afferma che anche il matrimonio civile è peggiore dell’omicidio. Se è errore considerare un peccato veniale o mortale, altrettanto sbagliato è pensare che qualcosa sia peccato quando non lo è. Secondo la Parola di Dio, il matrimonio civile non è peccaminoso; lo sarà per alcune autorità cattoliche, che vedono così sminuito il loro potere nel gestire uno dei sacramenti. Il matrimonio prescinde dal rito religioso cattolico. Il matrimonio civile è gradito a Dio: è sempre stato così e sarà sempre così. Prima che esistesse “la chiesa”, miliardi d’individui si sono uniti rispettando le convenzioni civili, della società. Solo assai più tardi, il cattolicesimo si è appropriato questo rito civile, definendolo un “sacramento”. Come consuetudine, si è trattato di un altro tentativo di controllo sociale (si pensi alla “confessione”, ad esempio). Occorre chiedersi perché il vescovo di Novara, così pronto a manganellare il suo sottoposto di Cameri, non abbia detto una sola parola sulla concezione del suo sottoposto circa il matrimonio civile.

Il parroco di Cameri ha ragione quando afferma che la convivenza è un modo di vivere continuo: quindi, il ravvedimento da questo peccato (unione fuori del matrimonio) implica la separazione dei conviventi, la cessazione dei rapporti sessuali tra due persone non coniugate. Ravvedersi dall’omicidio (violazione ovviamente condannata nella Bibbia) non implica, purtroppo, il riportare in vita l’essere umano cui la vita stessa è stata tolta. Si metteranno d’accordo finalmente, le autorità cattoliche, su che cosa sia il peccato e su che cosa sia il ravvedimento conseguente? Se, al solito, non si curano di seguire la Bibbia, allora siano almeno concordi. Immagino che il cattolico si senta sballottato a destra e a manca, e si fa pertanto i fatti suoi. Non si capisce più nulla; sembra che il cattolicesimo sia diventato semplicemente, e sempre di più, un fenomeno di massa stimolato da un Papa che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

Molto ci sarebbe da ridire, biblicamente, sulle affermazioni del vescovo di Novara circa la maternità della Chiesa Cattolica Romana. Il cristiano secondo il N.T. cerca piuttosto la paternità di Dio, e non la maternità della chiesa. La chiesa non è madre (è soltanto l’assemblea dei cristiani); la chiesa non ha alcuna autorità di cambiare il vangelo, ma solo quella di seguirlo, sino alla fine.

Il cattolicesimo romano aspetta il Sinodo dei Vescovi (ottobre 2014) sulla famiglia. Vedremo che cosa accadrà alle cosiddette “situazioni irregolari” (divorzi, convivenze, omosessualità e via dicendo). Vedremo che cosa decideranno i preti. Come che sarà, nessuna chiesa ha il potere di definire “regolare” o “giusto” ciò che è contrario alla volontà di Dio espressa nella Bibbia. Chi si assume questa responsabilità deve cominciare a tremare perché si mette contro Dio. Sulle “situazioni irregolari” l’apostolo Paolo è stato assai chiaro (vedi 1Corinzi 6:9-10, citato per esteso alla fine di quest’articolo). Papa Francesco (o chi per lui) e chiunque voglia seguirlo devono stare molto calmi, molto attenti. La voce del popolo non è quella di Dio (vox populi vox Dei); questa meschina massima non valeva quando Dio organizzava il Suo grandioso piano di salvezza in Cristo Gesù dispiegato nella storia umana. «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5:29; cfr. Atti 4:19). Altro che Sinodo dei Vescovi sulla famiglia! Altro che papa Francesco! Qui siamo alla presenza della maestà assoluta di Dio. Guai a chi cambia (togliendo o aggiungendo al)la Parola di Dio! (Apocalisse 22:18-19: vedi anche Isaia 5:20: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!»)

Chiudiamo tornando all’inizio di quest’articolo, al fatto cioè che il Papa abbia accusato i torturatori di “peccato mortale” e comminato la scomunica ai mafiosi (e perché no ai corrotti? si chiede giustamente Sergio Noto, professore di Storia economica presso l’Università di Verona, che ricorda altri casi di scomunica quali quella contro il comunismo datata 1 luglio 1949: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/papa-francesco-la-scomunica-ai-mafiosi-e-perche-no-ai-corrotti/1036736/).

Recenti statistiche sostengono che pochissimi Italiani partecipano alla messa domenicale. Occorre chiedersi: gli altri che non vi partecipano sono consapevoli di commettere un peccato mortale? Perché il Papa non ricorda loro questo, oggi, con la stessa veemenza con la quale tratta altri argomenti? Forse perché ciò non desta ascolto, non piace, perché la vox populi è un’altra, perché ciascuno vuole fare come gli pare (Giudici 17:6; 21:25) e pretendere di essere salvato nel post mortem? Il detto più diffuso, nella massa cattolica, non è «la tua volontà sia fatta, o Dio, ma che sia fatta solo la mia, quando, come e dove voglio … Tanto poi la Chiesa Madre, mi perdona. E se poi non lo fa, pazienza, tanto A ME non succederà nulla».

 

«Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-10)

 

Arrigo Corazza