Gesù e il Cardinale Antonelli

9 luglio 2015

 

OSTIA AI DIVORZIATI SE CASTI

Il Cardinale Antonelli, già presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, già vescovo di Firenze, già braccio destro di Camillo Ruini, ha scritto un libro (Crisi del matrimonio ed eucarestia, Edizioni Ares, disponibile in Internet) nel quale, tra le altre cose, dice:

1) «è perfettibile» la prassi vigente che non concede la comunione a chi sia unito in seconde nozze;

2) «la perfetta continenza sessuale», o almeno l’impegno «a vivere come fratello e sorella», insieme con “situazioni particolari”, sono le condizioni specifiche per concedere l’eucarestia ai divorziati risposati;

3) in tal caso si può chiudere un occhio di fronte a qualche «ricaduta»;

4) «le unioni illegittime dei divorziati risposati e dei conviventi sono fatti pubblici e manifesti. La Chiesa le disapprova come situazioni oggettive di peccato. Se le approvasse quasi fossero il bene che al momento è possibile per essi, devierebbe dalla legge della gradualità alla gradualità della legge, condannata da san Giovanni Paolo II»;

5) «un deciso cambiamento pastorale è fortemente caldeggiato dai media; è largamente atteso dall’opinione pubblica e anche da molti cattolici, laici e chierici»;

6) «il cambiamento pastorale è ispirato dal desiderio di rendere la Chiesa più accogliente e attraente verso tante persone ferite dalla crisi del matrimonio, largamente diffusa nella società contemporanea»;

7) «poiché le unioni illegittime sono fatti pubblici e manifesti, la Chiesa non può neppure trincerarsi nel silenzio e nella tolleranza. È costretta a intervenire per disapprovare apertamente tali situazioni oggettive di peccato»;

8) «è possibile che i conviventi soggettivamente non siano pienamente responsabili, a motivo dei condizionamenti esistenziali e culturali, psichici e sociali»;

9) può darsi «che siano in grazia di Dio e abbiano le disposizioni interiori necessarie per ricevere l’Eucaristia»;

10) nondimeno, ciò «non si può presumere; deve essere verificato con un attento discernimento secondo la legge della gradualità». In altre parole, «bisogna discernere se i conviventi sono davvero decisi a salire verso la vetta della montagna, che per essi è la perfetta continenza sessuale»;

11) «solo se c’è questo impegno sincero di conversione, eventuali passi falsi, eventuali ricadute nei rapporti sessuali possono comportare una responsabilità attenuata».

In vista del Sinodo di ottobre sulla famiglia, le parti stanno affilando le armi. Chissà che cosa succederà! L’esempio appena citato dimostra la perfetta impossibilità del cattolicesimo da un punto di vista biblico. Le frasi del Cardinale Antonelli sono difficili, astruse, soggette a plurime interpretazioni: sono l’esempio preciso di come spesso il cattolicesimo sia soltanto una via di mezzo, un modo di compiacere e di essere compiaciuti (non a caso la maggior parte degli Italiani predilige il grigio rispetto al bianco o al nero). Insomma: quel che si capisce è che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, prima o dopo, troverà il modo di aggiustare le cose …

Sfido chiunque a comprendere il dettato del Cardinale: non si capisce niente! Un esempio? Questa perla di Antonelli sull’attento discernimento secondo la legge della gradualità:

La legge della gradualità è preziosa per l’accompagnamento personalizzato delle singole persone. Non è possibile ricavare da essa criteri generali per ammettere all’Eucaristia quelli che vivono in situazioni irregolari, a meno che non si faccia confusione con la inaccettabile gradualità della legge. Altro infatti è discernere la responsabilità soggettiva e altro individuare il bene oggettivo possibile alle singole persone. Altro è impegnare le persone a superare progressivamente la loro situazione irregolare, tendendo seriamente alla continenza perfetta, e altro è orientarli a rimanere nella unione illegittima, indicando a quali condizioni possa diventare il bene a essi possibile. La legge della gradualità serve a discernere le coscienze, non a classificare come più o meno buone le azioni da compiere e tantomeno a elevare il male alla dignità di bene imperfetto. 

A questo punto, bisogna proprio pensare che il cattolicesimo prenda per spossatezza (storica). Immaginiamo le masse sterminate a confronto con concetti quali:

“perfettibile”, “situazioni particolari”, “ricaduta”, “dalla legge della gradualità alla gradualità della legge, condannata da san Giovanni Paolo II”, “rendere la Chiesa più accogliente e attraente”, “è possibile che i conviventi soggettivamente non siano pienamente responsabili, a motivo dei condizionamenti esistenziali e culturali, psichici e sociali”, essere forse “in grazia di Dio” e avere “le disposizioni interiori necessarie per ricevere l’Eucarestia”, verifica mediante “un attento discernimento secondo la legge della gradualità”, “responsabilità attenuata” …

Dopo le parole del Cardinale, si legga il limpido verbo di Gesù di Nazareth, la Parola di Dio incarnata, Dio incarnato, il Signore dei cristiani. Alla fine i discepoli capirono bene che cosa si dovesse fare o non fare. Anche oggi, seguendo unicamente la Parola del Signore, si può determinare che cosa sia il bene e che cosa sia il male e quali sacrifici si debbano compiere per il Regno dei cieli. Nessun fraintendimento! Ancora una volta, chi può e vuole capire, capisca.

 

Matteo 19:3-12

Alcuni Farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito mandar via la propria moglie per un motivo qualsiasi?». Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne?”. Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi». Essi gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di scriverle un atto di ripudio e di mandarla via?». Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così. Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio». I discepoli gli dissero: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie». Ma egli rispose loro: «Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Arrigo Corazza