Il Papa e “il Chiesa” (sic!)

4 novembre 2013

Sabato 13 ottobre 2013: durante il seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici sul tema Dio affida l’essere umano alla donna, papa Francesco ha detto: «soffro, dico la verità, quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio, che tutti noi dobbiamo avere, della donna scivola verso un ruolo di servitù, quando vedo donne che fanno cose di servitù non di servizio e non si capisce bene cosa deve fare una donna … ».

Talora è assai complicato capire a che cosa veramente mirino le molteplici affermazioni di papa Francesco; tanto più difficile è poi capire frasi quali questa. La comprensione più immediata e logica, per chi non è cattolico, è che nel cattolicesimo vi sono casi di schiavitù di donne, denunciati dal suo massimo rappresentante. Dunque, un ulteriore motivo per chiedere ai cattolici di porre fine al cattolicesimo – un sistema che, evidentemente, coltiva nel suo seme il germe della schiavitù. Questi schiavisti non sono mele marce all’interno di un sistema scritturale, ma mele marce all’interno di un sistema umano, e quindi destinato a marcire. Come e quando marcirà la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si sa.

Chi sarebbero queste donne schiave «nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali»? Chi le ha rese tali? Grazie a quali connivenze? Siccome la schiavitù serve – storicamente parlando – a rendere ricche persone e istituzioni a danno di una parte del prossimo, com’è possibile che alcuni cattolici possano schiavizzare altri esseri umani? A ogni persona (uomo o donna) va attribuito il massimo rispetto – soprattutto, se si ama Dio in Cristo Gesù, cioè se si è cristiani secondo il N.T. Quel che la persona umana (uomo o donna) deve fare tanto nella Chiesa quanto nella società, è chiaramente descritto nel N.T. Risulta davvero strano che il capo del cattolicesimo dica che «non si capisce bene cosa deve fare una donna».

Sempre nella medesima occasione citata all’inizio, il signor Bergoglio ha detto: «a me piace pensare che la Chiesa non è “il Chiesa”: è donna e madre … questo è bello». Chi conosce e ama la Parola di Dio rimane pietrificato leggendo queste parole. Forse sarà bello (per lui, ovviamente), ma non certo biblico. Dire che «la Chiesa non è “il Chiesa” » è un assoluto non senso, che palesa una grave ignoranza da parte del capo del cattolicesimo (che, peraltro, è anche un Gesuita) e una volontà precisa di fare colpo con parole a effetto, prive di alcun significato e riscontro biblico, con giochetti linguistici di poco conto.

Il signor Bergoglio sa che il suo uditorio è sempre assai ben disposto ad abboccare l’amo, vista la crassa ignoranza biblica vigente. Il 14 ottobre 2013, a proposito della nuova evangelizzazione (l’ennesima in seno al cattolicesimo …), ha magnificato «l’importanza della catechesi, come momento dell’evangelizzazione», per superare «la frattura tra Vangelo e cultura e l’analfabetismo dei nostri giorni in materia di fede», lamentando di aver incontrato bambini «che non sapevano neppure farsi il segno della croce!». Secondo lui, i catechisti svolgono «un servizio prezioso per la nuova evangelizzazione, ed è importante che i genitori siano i primi catechisti, i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola». A questo punto, la domanda è: a chi e a che cosa si deve l’analfabetismo in materia di fede presente oggidì nel cattolicesimo? Si deve certamente ai preti e alla Chiesa Cattolica, che non hanno mai educato nessuno alla conoscenza e all’applicazione della Parola di Dio. La focalizzazione è sempre stata sulla Chiesa e sul suo potere, facendo uso di catechismi e ammenicoli vari. Stando storicamente così le cose, come si possono avere genitori che siano i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola?

Quanto poi a “il Chiesa”, va detto che in linguistica è arduo capire perché una parola sia di genere maschile, femminile o neutro. Ad ogni modo, “chiesa” proviene dall’antico italiano clèsia, creato sul latino ecclèsia, che è calco del greco neotestamentario ekklesìa (“adunanza”, “assemblea”). Si dà il caso linguistico che chiesa, clèsia, ecclèsia e ekklesìa siano sostantivi femminili. Ekklesìa non designa un’assemblea di sole donne, ma un gruppo composto di persone di ambo i sessi. “Il Chiesa” è una mostruosità, che non risponde a nessuna logica o consuetudine linguistica; è un non senso gettato là per creare sensazione positiva (o irritazione: dipende dai punti di vista). La Chiesa di Cristo non è né donna né madre: la Chiesa (“assemblea”) di Cristo è composta di uomini e di donne, e non ha sesso.

Se dessimo credito al pensiero del papa, allora Dio sarebbe maschio (ho theòs), lo Spirito Santo neutro (to pnèuma to hàghion), la Bibbia femmina (sebbene all’origine di questa parola italiana vi sia un termine greco neutro), l’angelo maschio (ho ànghelos; ma Gesù ha detto che «alla risurrezione non si prende né si dà moglie, ma i risorti sono come angeli nei cieli»: Matteo 22:30), e via di questo passo. Quale confusione!

Si potrebbe ironicamente commentare che «la Chiesa è femmina anche perché è sposa di un maschio, Gesù. E ai tempi del N.T. non era ancora contemplato il matrimonio fra persone dello stesso sesso … » (Valerio Marchi).

Si fa un miglior servizio alla causa del Vangelo e al rispetto verso la donna citando magari Paolo (Efesini 5:23: «mariti, amate le vostre moglie, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei»), le due levatrici ebree Sifra e Pua (Esodo 1:15-22), Rut, Raab la prostituta (Giosuè 2), Tabita (Atti 9:36ss), Maria la madre del Signore Gesù (Luca 1:38), Maria la madre di Giovanni Marco (Atti 12:12), Febe la diaconessa di Cencrea (Romani 16:1ss), Perside (Romani 16:12) e molte altre.

Arrigo Corazza