Il matrimonio tra omosessuali / 2

17 giugno 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Sulla scorta del risultato referendario in Irlanda che ha permesso il matrimonio tra omosessuali, “La Stampa” di Torino ha pubblicato il 27 maggio 2015 i risultati di un sondaggio Piepoli (http://www.lastampa.it/2015/05/27/italia/politica/italiani-favorevoli-alle-unioni-civili-tra-gay-ma-divisi-sulle-nozze-MJ5YFnIodHZprRfy3QBABJ/pagina.html).

Quale che sia l’attendibilità di tali sondaggi, è interessante fare qualche valutazione in merito, giacché, al solito quando si parla di cristianesimo, i risultati sono sorprendenti dal punto di vista sia logico sia biblico. Gli Italiani (91,6% cattolici, secondo le statistiche del 2008), da sempre abituati a prediligere le zone grigie, non si smentiscono anche in quest’occasione. Essi dicono “sì” alle unioni civili (67%), “ni” (51%) ai matrimoni”, “no” alle adozioni (73%). Occorre ricordare che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali in Irlanda, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Gran Bretagna, Lussemburgo e Finlandia.

Nelle risposte sul matrimonio tra omosessuali e le adozioni, le donne si sono rivelate più “aperte” degli uomini. Altrettando dicasi per i giovani (quanto più si va avanti con l’età, tanto meno si approva). Circa le unioni civili, è favorevole il 66% di chi ha più di 55 anni, e il 65% nella fascia 35 – 54 anni. Quindi, a differenza dei giovanotti (apparentemente emancipati dalla religiosità abituale), i più vecchietti (ancora legati a insegnamenti della tradizione), sarebbero più cauti sul matrimonio tra omosessuali e sulle adozioni.

Veniamo ora all’orientamento religioso di chi ha partecipato al sondaggio (non entriamo nei meriti dell’orientamento politico, per carità!). I cattolici praticanti sono contro l’adozione (solo il 17% è favorevole) e il matrimonio (56%), ma “la maggioranza di chi prega e va regolarmente a messa accetterebbe le unioni civili” (57%)”. Per chi è cristiano secondo il N.T. è inaccettabile una qualsivoglia distinzione nella propria fede: si è “cristiani” e basta. Per il cristiano secondo il N.T. non c’è traccia di “cattolicesimo” nel N.T. Perciò, a maggior ragione, è impossibile capire e accettare la raffinatezza “tra cattolici praticanti” e “cattolici che pregano e vanno regolarmente a messa”. Non si dovrebbe essere “cattolici” e basta? Chi è il cattolico? Quante morali ha? Si ha l’impressione che ciascuno abbia la propria morale e faccia quel che vuole – pur definendosi “cristiano cattolico” (sic! Ma, come detto, non c’è traccia, nel N.T. del “cristiano cattolico”).

I risultati del sondaggio de “La Stampa” direbbero, in sostanza, che ognuno può unirsi a chi vuole (anche a persone dello stesso sesso), purché, in quest’ultimo caso, non lo faccia nel matrimonio e senza pretendere di adottare bambini (un tempo, quando non c’era il divorzio, si avevano amanti e tutto il resto andava come al solito: la moglie o il marito a casa e l’amante altrove nel letto. Niente doveva essere modificato).

E qui casca l’asino. E qui risalta la solita ipocrisia e (presupposta) furbizia di molti Italiani. Infatti, se si parte dalla convinzione che non si può più discriminare in base all’orientamento sessuale e che vanno tutelati i diritti della realizzazione del principio costituzionale di uguaglianza, allora perché vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le adozioni? Se si apre una porta, allora perché non spalancarla? La logica vuole che si sia o favorevoli o contrari (in entrambi i casi in toto, senza vie di mezzo). In sottofondo alberga forse l’idea che, certo, i matrimoni tra persone dello stesso sesso non porteranno sicuramente alla nascita di figli, che, in definitiva, qualcosa non quadra, che infastidirebbe a morte se i nostri figli convivessero o si sposassero con persone del medesimo sesso? (Molti Italiani sono maestri nel pensare che le cose debbano sempre e solo capitare al prossimo e che le donnacce siano sempre le mogli, le madri e le sorelle di altri …).

In realtà, in gioco è la natura stessa della famiglia quale concepita fino a poco tempo fa. Quanto all’adozione, si sa che nel nostro Paese è un istituto giuridico complesso e difficile, afflitto da una burocrazia esasperata. Se la società andrà nella direzione che si prospetta e che parecchi auspicano, allora anch’essa andrà ristrutturata. In che modo e misura, si vedrà, con buona pace delle generazioni che verranno. Questi argomenti sono di primaria importanza sociale, ora e in futuro. Chissà come finirà! Non c’è alcuna sicurezza di niente, oramai.

Invece, il cristiano secondo il Nuovo Testamento (Patto) in Cristo Gesù, sa sicuramente dalla Bibbia che:

Dio creò l’uomo e poi la donna,

li creò maschio e femmina,

li unì perché stessero insieme (e per la crescita e moltiplicazione del genere umano),

ogni uomo ha la propria moglie onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2),

ogni donna ha il proprio marito onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2).

Arrigo Corazza