LA CHIESA E LE CARICHE POLITICHE? GRAVISSIMO ERRORE! (30 dicembre 2020)

30 dicembre 2020

LO IOR E L’APOSTOLO PAOLO. GRAVISSIMO ERRORE!

 

Per chi ama la Bibbia e intende mettere in pratica il suo messaggio ai fini della vita eterna, risulta assai difficile vivere in Italia (non giova qui soffermarsi sulla realtà di altri paesi). Non è solo arduo: è pure triste, perché non si vede uno spiraglio di speranza sul futuro. Quanto alle questioni religiose, in Italia tutto si giudica attraverso il filtro del cattolicesimo apostolico romano, e non mediante la Bibbia. È un’abitudine oramai invalsa, trasversale a tutte le classi della società italiana (dagli intellettuali all’uomo comune).

Diceva Benedetto Croce (La Storia come pensiero e azione, 1938) che «il giudizio di un libro di storia deve farsi secondo la sua storicità», seguendo cioè «un atto di comprensione e d’intelligenza», di ricerca, che risponde ad un bisogno di vita pratica; non ha importanza se tale libro sia scritto bene o male, commuovendo o annoiando, se sia abbondante di notizie (in tal caso entreremmo nella cronaca e non nella storia, che è esame del passato nel tempo e nello spazio). Se volessimo fare nostra quest’analogia, allora potremmo dire che il cattolicesimo apostolico romano deve essere giudicato soltanto per l’aspetto spirituale (che pretende di avere), per il suo essere – in altre parole – aderente o no a Dio, a Cristo per la salvezza del genere umano. Qualunque realtà religiosa che pretenda di trarre origine da Gesù di Nazareth, detto il “Cristo”, va sottoposta al vaglio della Parola di Dio, che per i cristiani è la Bibbia (in specie il Nuovo Testamento). E qui casca l’asino: alla gente non interessa granché di esaminare la propria religiosità acquisita per tradizione e non per conquista e adesione personale. Difatti, è solo in presenza di un interesse concreto, di un bisogno ineludibile circa la nostra salvezza eterna, che prendiamo la Sacra Scrittura in mano esaminandola tutti i giorni per vedere se le cose insegnateci corrispondano o no alla verità biblica (Atti 17:11). Senza questo concreto interesse nei confronti della vita futura, la Bibbia è davvero lettera morta (potrà però interessarci per altri aspetti). Si accetterà tutto e tutti con estrema noncuranza e facilità, credendo che, alla fin fine, e comunque, il Signore salverà (semmai ci fosse un’altra vita …), dal momento che le Sue vie sono infinite. No, la via del Signore è una sola: la Nuova Via basata sulla Sua parola (vedi Atti 9:2; 14:16; 16:17; 18:25,16; 19:9,23; 24:14,22; Ebrei 10:20; 2Pietro 2:2,15,21; Giuda 1:11). Sarebbe forse meglio dire che possono esservi diverse vie che portano all’unica Via, facendo il massimo per evitare di lasciarsi andare a quella sorta di fatalismo (che sembra piagare molti italiani) inspiegabile da un punto di vista biblico e che rappresenta, purtroppo, la risposta più semplice ad un problema complesso.

Nel cattolicesimo romano la questione del giudizio spirituale si complica dannatamente perché il Papa, che ne rappresenta il vertice, è anche (e soprattutto oggi) una personalità politica. Dunque, in lui si materiano due componenti, quella del potere umano e quella del potere spirituale, che il Signore Gesù aveva invece voluto precisamente distinguere: «Restituite a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo 22:21).

È stata una grave disgrazia (iattura) che ciò sia avvenuto nel corso della storia, quando le due vie parallele tracciate da Gesù si sono incontrate (a partire dal IV secolo d.C.). Anzi, a dire il vero, è stata la cosa peggiore che potesse accadere alla Chiesa di Cristo. Storicamente si assiste ad una precisa, lenta ma pure costante differenziazione della “chiesa” rispetto a quella Chiesa di Cristo sottoposta al controllo degli apostoli, controllo voluto da Cristo stesso (di questa Chiesa parla il Nuovo Testamento; perciò, essa può definirsi giustamente la Chiesa del / secondo / descritta nel Nuovo Testamento).

Abbiamo detto che l’inizio di questo incardinamento tra chiesa e Stato (e viceversa) è nel IV secolo d.C. (da Costantino in poi) e continua gradualmente ma durevolmente nel corso dei secoli finché, nel Medioevo, si realizza appieno la fusione tra i due poli. La Roma cattolica ha preso il posto della Roma imperiale. Solo dal 20 settembre del 1870, con la conquista di Roma da parte del neonato sabaudo Regno d’Italia comincia una nuova differenziazione. Anche se dal 1984 la chiesa cattolica apostolica romana non è più la religione ufficiale della Repubblica Italiana, essa è pur sempre al centro della società italiana ed è innegabilmente favorita rispetto a tutte le altre confessioni religiose presenti nel nostro Paese. A ciò si aggiunga che la mentalità imperante in Italia è di stampo tipicamente cattolico. Talora essa si sposa con un ateismo da battaglia, di piccolo taglio, di ottima convenienza, buono per tutte le occasioni. Ne risulta, alla fine, un ibrido micidiale che tritura, nel corso del tempo, ogni possibile alternativa. Non è raro trovare cattolici atei, del tutto secolarizzati. Questo è il vero potere del cattolicesimo, che richiama SEMPRE all’ordine quando occorre. Nel corso della vita del credente cattolico, esso chiede poco o addirittura pochissimo per conservare saldo il proprio potere radicato nella tradizione (peraltro, una delle componenti dell’autorità vigente nel cattolicesimo insieme con la Sacra Scrittura e il magistero della chiesa stessa). La tradizione è una meravigliosa alleata di tutte le religioni in cui non si vuole pensare, studiare, acquisire, giudicare e decidere. Nella tradizione non bisogna durare fatica: tutto è stato predisposto da altri ben prima di noi.

Ciò premesso, occorre protestare contro il comportamento di taluni intellettuali che non tengono in debito conto i valori spirituali propri dell’idea di “chiesa” e “religione”. Vogliamo citare un paio di esempi, uno dei tempi andati, ed uno attualissimo. Il primo riguarda Benedetto Croce (1866-1952), celebre filosofo, autore dello scritto Perché non possiamo non dirci cristiani (1942), il secondo Ernesto Galli della Loggia (nato nel 1942), storico e accademico italiano, editorialista del Corriere della Sera.

Sul pensiero di Croce circa il cristianesimo, rimando al contributo di Francesco Postorino, Croce, la “croce” e il senso della cristianità, Diacritica, Anno VI, fascicolo 4 (34), 25 agosto 2020) in https://diacritica.it/letture-critiche/croce-la-croce-e-il-senso-della-cristianita.html

[preciso che non ho la competenza per giudicare il pensiero né di Croce né di Francesco Postorino. Possibilmente questo rimando potrà risultare utile a qualche lettore più esperto].

Pur essendo stato uno studioso eccezionale, benemerito della cultura italiana, che contribuì a svecchiare e ad elevare a livelli europei, come tutti anche Benedetto Croce prese qualche grave abbaglio in vari ambiti (in politica, forse non intravide i pericoli del nascente fascismo, che pure avversò fieramente in seguito divenendo un campione dell’antifascismo). Basti qui ricordarne uno di indole religiosa. Nel 1947, dopo l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale e il ben noto tentativo nazista di sterminio degli Ebrei (tentativo che costò milioni di vittime innocenti), Croce invitò proprio gli Ebrei, con i quali solidarizzò sempre e comunque, a «cancellare quella distinzione e divisione nella quale hanno persistito nei secoli» per evitare persecuzioni (quasi che gli Ebrei non avessero il sacrosanto diritto a rimanere tali). Secondo Croce, che cosa avrebbero dovuto fare gli Ebrei perseguitati per evitare guai? Convertirsi al cattolicesimo o protestantesimo (le religioni dei loro persecutori)? No, perché – come ci dimostra il passato – chi li vuole togliere dal mondo lo fa anche se si sono convertiti. Questa fondamentale mancanza di comprensione del dramma ebraico da parte di Croce la dice lunga su come da noi certi problemi vengano trattati.

Ernesto Galli della Loggia ritiene che la via intrapresa da papa Francesco (Bergoglio) non porti lontano (I grandi temi che la Chiesa ha pensato di non vedere, Corriere della Sera, 30 dicembre 2020). Non è il solo a pensarla così (in un futuro più o meno lontano, Bergoglio sarà considerato eretico?). Il pontificato di Francesco di tutto si è occupato tranne che di raddrizzare la schiena dei cattolici da un punto di vista spirituale (anzi da un punto di vista biblico, il che è più corretto). Ernesto Galli della Loggia è romano, e come tutti i romani sa che morto un Papa se ne fa un altro, ad indicare lo scorrere millenario del cattolicesimo. I Papi passano, la chiesa cattolica apostolica romana permane. Nel nostro Paese, essa gode di un fortissimo ascendente che, nel corso del tempo, le consente di disciplinare la mentalità delle masse. Nell’articolo citato, il professor Galli della Loggia prende di mira due situazioni che Francesco non vede (volente o nolente): i problemi di scarsa democrazia interna e l’esclusivo monopolio maschile del governo nella chiesa cattolica romana. Ovviamente, Galli della Loggia ben argomenta il suo discorso nell’un caso e nell’altro, sicché bisogna leggere in dettaglio l’articolo per capire il suo pensiero. Lasciando da parte la scarsa democrazia interna al cattolicesimo, colpiscono davvero le seguenti frasi che estrapoliamo dal contesto relative al monopolio maschile. Galli della Loggia intende esaminare

«la questione del ruolo delle donne all’interno dell’istituzione ecclesiastica. O per dire meglio la questione della loro assoluta, continua, esclusione da qualsiasi ruolo significativo. Non mi riferisco al sacerdozio femminile. Mi riferisco al potere, alle cariche, che so, di presidente dello Ior, di governatore dello Stato, di nunzio o di segretario di Stato: CHE A MIA CONOSCENZA NESSUN PASSO DEI VANGELI PRESCRIVE DEBBANO ESSERE AFFIDATE A UOMINI ANZICHÉ A DONNE. Ma che la Chiesa invece continua imperterrita a credere un esclusivo monopolio maschile. Mi chiedo come possa immaginare di avere un qualsiasi futuro un’istituzione che nel mondo oggi si muove in questo modo».

È uno scherzo da parte del professor Galli della Loggia o dobbiamo davvero pensare, con fervida immaginazione, agli apostoli Paolo e Pietro alle prese con problemi di questo tipo (presidenza dello Ior, governatore di Stato, nunzio o segretario di Stato)? Certamente no. Come la mettiamo con la ricostruzione storica relativa alla “chiesa” di quel tempo? Allora non esisteva nulla di tutto questo, anzi non esisteva proprio il cattolicesimo romano.

Io ritengo che il professor Ernesto Galli della Loggia sia al corrente che la Chiesa descritta nei Vangeli (meglio sarebbe stato dire: nel Nuovo Testamento) ha poco o nulla da spartire con la chiesa cattolica apostolica romana, chiesa che è il prodotto di una lenta ma costante degenerazione rispetto alla Chiesa di Cristo descritta nel Nuovo Testamento stesso. Anzi, spero vivamente che lo sappia. Allora, perché non dire più semplicemente che nei Vangeli (come scrive lui) non v’è alcuna nozione di quel cattolicesimo che contesta e che vede senza futuro perché lede i diritti delle donne, accentrando tutto il potere in mano maschile? Perché non dire che la Bibbia va lasciata da parte quando si parla del cattolicesimo nella sua forma storica, considerato che poco o nulla il cattolicesimo spartisce – a livello pratico – con la Chiesa di Cristo di cui parla il Nuovo Testamento? Perché continuare ad alimentare la mentalità che vede nel Papa una personalità religiosa importantissima? Perché non affermare, al contrario, con chiarezza e una volta per tutte, che il cattolicesimo è una formazione politica e come tale va unicamente considerata?

Rispettiamo i Vangeli (secondo la limitazione del professor Ernesto Galli della Loggia) e annotiamo la presenza storica del cattolicesimo, ma distinguiamoli sempre perché sono entrambi portatori di idee e comportamenti che sono agli antipodi, in pieno e preciso contrasto tra di loro. Solo facendo chiarezza sulla storia di entrambi si potrà avere una giusta visione delle cose.

Lasciamo in pace i Vangeli (secondo la limitazione del professor Ernesto Galli della Loggia) e non usiamoli mai a supporto di tesi che non sono storicizzate a sufficienza.

Usiamo, invece, la Bibbia e il Nuovo Testamento (come dicono più correttamente i cristiani) per mostrare che ciò che era all’inizio della predicazione del Vangelo (la Chiesa di Cristo descritta nel Nuovo Testamento) è totalmente, compiutamente, chiaramente e definitivamente distante dal cattolicesimo apostolico romano.

Arrigo Corazza