Lo sconforto del Papa (e anche il nostro)

4 novembre 2015

 

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«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra» (Il Principe Fabrizio di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi Lanzi di Lampedusa, Feltrinelli 1958).

«Fuochi artificiali. Voi giornalisti guardate quelli. Ma è inutile guardare verso le luci. Bisogna guardare giù … Cambiano i pontefici ma il sistema di potere resta» (Ettore Gotti Tedeschi, già presidente della banca vaticana Ior dal 2009 al 2012, su Il Corriere della Sera, 4 novembre 2015, p. 9).

 

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Secondo fonti molto attendibili, il “povero” Papa è «dispiaciuto», amareggiato, a causa dei nuovi corvi, scandali, fughe di notizie e libri che stanno ancora sconvolgendo il Vaticano. Nel 2012 non era riuscito Paolo Gabriele, aiutante di camera del Papa, dopo aver trafugato documenti riservati poi apparsi su libri e giornali (“Vatileaks”), a demolire il Vaticano e Papa Ratzinger. Come d’incanto, la struttura s’era raddrizzata, e pian piano aveva riproposto l’ennesimo salvatore della patria: Papa Francesco, subentrato al dimissionario Ratzinger (cose mai viste prima, cose dell’altro mondo, con buona pace dello Spirito Santo, che sceglierebbe il Pontefice nel conclave … Mah! Chi lo crede ancora?).

Vogliamo assicurare Bergoglio: non è il solo a essere contristato. È in ottima compagnia con tutti i cristiani che vogliono seguire soltanto il Nuovo Testamento e che vedono la Parola di Dio calpestata e messa da parte.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che fare il “piacione” con tutti, che predicare la “Chiesa povera per i poveri”, che sorprendere a destra e a manca con iniziative inusitate e via dicendo, cambiasse le cose nel cattolicesimo? Dopo migliaia di anni di corruzioni, di potere secolare (e chi più ne ha ne metta), che cosa volete che sia (o sarà) Papa Francesco, se non una meteora, nella lunga gittata del cattolicesimo romano? Nella sostanza, non cambierà nulla, al solito. Tutto sarà (o tornerà) a essere come prima, come sempre. Non fa mai male ricordare le parole de Il Gattopardo: «tutto cambia affinché nulla cambi».

Se manca il Vangelo, allora difetta la morale. Se manca il Vangelo, allora sguazza il male e chi lo promuove. Se quasi tutti gli Italiani sono cattolici, allora perché gira tanta violenza, corruzione, mal governo, prostituzione, droga, criminalità … ?

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che all’improvviso, grazie ai suoi equilibrismi e stupefacenti mirabilie, alla presunta “rivoluzione” da lui promossa, cambiasse la mentalità imperante, frutto di migliaia di anni di abbandono della Parola di Dio? No. La storia degli uomini insegna diversamente: «storia della mentalità, storia della lentezza nella storia», diceva saggiamente il professor Le Goff (1924-2014). La mentalità del cristiano deve essere modellata solo da Dio tramite la Bibbia, che è Parola dello Spirito Santo. Senza la Bibbia, non può esservi la giusta mentalità per il cristiano.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che perché lui è bello, buono, bravo, simpatico (e chi più ne ha ne metta), la gente che comanda in Vaticano smettesse di fare quello che ha fatto per migliaia di anni?

Il Papa chiede spesso scusa per le malefatte del passato. Dovrebbe piuttosto chiedere scusa di essere Papa, di essere il Capo del cattolicesimo romano. Sembrerebbe quasi che il Papa cammini sulle acque o voli nell’etere, e non che guidi piuttosto un sistema ben radicato nel potere e nell’economia mondiali. Parla sempre di “Chiesa povera per i poveri” (inesistente nel Nuovo Testamento, dove c’è soltanto la Chiesa di Cristo, che non ha alcun potere politico o economico e che è per tutti – ricchi e poveri) e regna invece su una Chiesa ricchissima, facendo capire che lui sia quasi un corpo estraneo in essa. La storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana dovrebbe insegnargli qualche bella lezione.

Un altro Francesco, otto secoli fa, si spogliò letteralmente per dire qualcosa (giusto o sbagliato che fosse). Oggi il vero fatto strabiliante sarebbe se Papa Francesco, un giorno, davanti a tutto il mondo, mettesse da parte i paramenti sacri e gli anelli e dicesse: «Io mi spoglio di tutte le prerogative create dall’uomo nel corso della sua storia; desidero tornare alla Parola di Dio, alla Bibbia, per diventare e continuare a essere unicamente “cristiano”, senza altri appellativi». Questa sì che sarebbe vera “rivoluzione”! È, in definitiva, la “rivoluzione”, la “riforma” di ogni creatura umana: rinunciare a se stessa e rivestirsi di Cristo, al fine di essere la persona nuova voluta da Dio (Colossesi 3:9-10; Galati 2:20; Giovanni 3).

Arrigo Corazza