Ma quanti siete? Pochi, orgogliosi e gelosi

14 novembre 2013

 

Se si dovesse giudicare la verità del cristianesimo in base all’apparenza, soprattutto quella dei numeri, allora i conti sarebbero presto fatti: il vero cristianesimo è quello che può vantare più persone. Questo discorso, però, potrebbe diventare assai sdrucciolevole specie nel nostro Paese, che ha oltre il 90% di Cattolici, dei quali forse soltanto il 10% è osservante … Insomma: un bel grattacapo! Ai numeri non corrispondono i fatti, e ben lo si vede nella società italiana.

La realtà è ben diversa: «Non chi mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7:21). I numeri contano poco o niente, nel cristianesimo; ciò che conta è fare o no la volontà di Dio in Cristo Gesù.

Il primo concetto che deve dunque saldamente piantarsi nella mente di chi intenda avvicinarsi a Cristo Gesù è: occorre sempre ritornare al modello costituito dal N.T., alla rivelazione di Dio, alla Chiesa di Cristo qual è descritta nelle pagine ispirate. Contro questo lodevole tentativo, si sollevano solitamente diverse obiezioni. Una di queste, forse la più comune, è: «Se davvero possedete la verità, allora come mai vi sono così poche Chiese di Cristo in Italia? E come mai siete così pochi?». A tale domanda occorre rispondere con correttezza e serenità. Tra le tante risposte possibili, ne scegliamo qui soltanto due.

 

LA VERITÀ PORTATA DAL SIGNORE È PER TUTTI

La prima risposta è che la verità non è possesso esclusivo dei membri della Chiesa di Cristo, ma solo del Signore. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Fin dal principio della Chiesa (At 2), esiste una sola autorità per i cristiani: quella rivelata da Gesù Cristo nella sua Parola, che si è materiata nel tempo, grazie allo Spirito Santo, in quel libro chiamato “Bibbia”.

Abbiamo detto che non è affatto vero che i cristiani posseggono la verità, giacché, se così fosse, potrebbero manipolarla a piacimento – il che condurrebbe direttamente alla filosofia (che è perenne ricerca della “verità”). Solo Cristo è via, verità e vita; solo la Parola di Dio è verità (Gv 17:17). Solo il N.T., dunque, è la verità, che appare bene al sicuro, sotto i vigili occhi dello Spirito Santo. La Sacra Scrittura costituisce il dono prezioso che il Padre ha concesso agli uomini tutti. Non esiste né la verità degli uomini, né la verità (che è poi dottrina) delle Chiese, ma esiste un solo Cristo, una sola verità, una sola Chiesa (basterà leggere Ef 4:4-6 per ottenere i chiarimenti necessari). Per quanto riguarda la verità, che abbiamo detto essere là nel N.T., ripetiamo che è a disposizione di chiunque, nell’universalità del tempo e dello spazio. A questo punto, il problema è capire quale sia la disposizione o atteggiamento di fronte alla verità. C’è chi accetta la verità e c’è chi la rifiuta (una terza possibilità non esiste). Ebbene, sì, a questo proposito noi cristiani ci vantiamo di non avere il collo duro, ma floscio, volendo piegare il nostro capo sempre, al cospetto del Signore, dicendo nel contempo: «Padre, la tua volontà sia fatta, e non certo la nostra! Signore, la tua Parola è verità, e non certo la nostra! Signore, aiutaci a comprenderla e a metterla in pratica».

 

I CRISTIANI SONO SEMPRE STATI UNA MINORANZA

La seconda risposta è che ubbidire alla verità, ossia a Cristo, non significa necessariamente né automaticamente diventare i più numerosi in Italia o altrove. Come suole dirsi la qualità è più importante della quantità. Inoltre, a ben guardare, bisogna ammettere che il popolo di Dio (dapprima quello ebraico, poi quello in Cristo) è sempre stato una minoranza. Un solo esempio storico vogliamo addurre, tra i tanti possibili: quando a Costantino, dal 313 d.C., piacque volgersi alla Chiesa, i cristiani (ancora degni di questo nome?) erano una minoranza, più numerosi in Oriente che in Occidente, presenti principalmente nei centri urbani e nelle classi medio-basse della società di allora. Solo in seguito, grazie all’immissione delle masse pagane, al battesimo dei bambini, i cosiddetti “cristiani” sono diventati la maggioranza, ma a scapito della conoscenza della Parola di Dio e, soprattutto, della consapevolezza di essere credenti nel Signore.

La bontà della dottrina non si commisura in base alla quantità. Guai se fosse così! Ci vuole poco per riempire qualunque grande piazza di questo mondo, ci vuole poco per gettare fumo negli occhi, ma ci vuole tanto amore per la verità e tanta pazienza nello studio della Parola di Dio per ottenere la salvezza eterna. Chi si bea nelle esibizioni di massa o nelle frasi a effetto, avrà solo quello e niente di più. La storia, soprattutto quella del Novecento, insegna che fine abbiano fatta quelli che radunavano enormi masse nelle piazze … Oggi sei bravo, domani sei cattivo. Oggi sei mio amico, domani sei mio nemico …

Il Signore Gesù si chiedeva: «Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18:8). Nel giorno del suo ritorno, quanti saranno i cristiani? Forse un manipolo? Perché? La creatura umana, opera di Dio, ama il mondo e le sue suggestioni … Un milione di adoratori in piazza, inneggianti all’uomo che si pone sul trono di Dio, non valgono un solo fedele cristiano. Non bisogna illudersi: la battaglia contro Satana è durissima. Ma il Signore ci ha concesso, tramite la verità, di conoscere la tattica di guerra adatta a sconfiggere il tentatore: resistere stando ben saldi nella fede, essendo muniti dell’armatura più idonea e vivendo per fede, la più spirituale possibile (1Pt 5:8-9; Ef 6:10ss).

 

ORGOGLIOSI E GELOSI DELLA CHIESA DI CRISTO

Nonostante il loro esiguo numero, i cristiani dovrebbero essere sempre orgogliosi e gelosi della Chiesa (2Cor 11:2). Tuttavia, lo sono?

Quando parliamo della Chiesa, il nostro cuore dovrebbe sentirsi pieno di orgoglio e di riconoscenza: orgoglio, perché la Chiesa è la nostra famiglia, la nostra vita, il nostro ambiente più felice (dopo la Chiesa, viene tutto il resto, dalla famiglia al lavoro, e via dicendo); riconoscenza, perché Dio ci ha talmente beneficato in Cristo che la nostra esistenza ha assunto nuovi connotati e scopi. Non siamo più quelli che eravamo prima di conoscere il Signore, e speriamo di non esserlo mai più. Certamente il pericolo esiste e noi siamo sempre sottoposti al rischio di tornare al vecchio invece che guardare avanti in Cristo coltivando la speranza della vita eterna. Occorre pregare Dio affinché ci aiuti a mantenere sempre pura la nostra condotta – condotta che deve seguire i canoni della santità tipici della rinascita d’acqua e spirito (Gv 3).

Orgoglio e riconoscenza sono due importanti motivazioni per il credente, il quale, unito al Cristo mediante la fede, si pone in atteggiamento di sfida rispetto al mondo peccatore. Il cristiano è orgoglioso del Regno di Dio, del nome che porta (At 11:26; 1Pt 4:16), della sua cittadinanza celeste (Fil 3:20), degli obiettivi che lo motivano e guidano (vedi 1Pt 1:9). Il cristiano è orgoglioso allorché viene chiamato a dare precisa ragione della speranza che alberga in lui (1Pt 3:15-17), quando evangelizza. Il cristiano è orgoglioso e geloso della Chiesa (2Cor 11:2), e non vuole che Satana, il terribile avversario e tentatore, distrugga la Chiesa, corpo di Cristo e tempio di Dio in cui abita lo Spirito Santo (1Cor 3:16-17).

Troppo spesso, disgraziatamente, il cristiano, che pure è orgoglioso della sua famiglia, del suo lavoro o della sua posizione sociale, non lo è altrettanto della Chiesa e del lavoro di evangelizzazione. Invece, è bello vedere i risultati del ministero spirituale, la conversione dei peccatori non a noi o alla Chiesa, ma a Cristo che poi li dona a noi nella Chiesa, composta di quanti sono sulla via della salvezza (At 2:47). Per molti di noi cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia rimane un miraggio (Mt 6:33).

Sicuramente, non dobbiamo aspettarci che coloro i quali non conoscono o rifiutano Dio (i non cristiani, gli atei, gli irredenti, gli inconsapevoli e gli ignoranti della straordinaria benedizione avuta in Cristo) facciano il lavoro che noi dobbiamo fare e per il quale siamo stati convocati dal Signore

Arrigo Corazza