Priorità

22 febbraio 2016

 

Noi differiamo da Cristo in molte cose, ma soprattutto nell’ordine da dare ai valori di quaggiù. Se da cristiani seguissimo il nostro istinto, allora saremmo portati piuttosto a valutare le cose come fanno gli altri, dando un ordine logico e concretamente rispondente alla realtà: lavoro, denaro, salute, serenità, comodità, amicizie, successo, popolarità e via dicendo. Conosciamo la solfa, perché fin da bambini siamo stati abituati a dare il “giusto” rilievo alle diverse cose. Non è così per Cristo. Quando il Signore ha abitato quaggiù “per un tempo”, ha ripetutamente insegnato a dare alle diverse realtà l’importanza che meritano. Evidentemente l’unità di misura adoperata da Gesù è diversa dalla nostra; il metodo de1 Maestro però dev’essere il primo dei parametri da impiegare se vogliamo veramente essere cristiani.

 

PRIMA IL REGNO (Matteo 6:33).

La creatura umana giustamente si preoccupa delle cose “necessarie”: il pane, il vestito. Si tratta di grossi problemi, essenziali alla sopravvivenza. Ci sono milioni di persone che non sanno cosa sia “un vestito”. Sono quindi aspetti terribilmente reali della triste miseria di quaggiù per molti. Ebbene, a quei molti che “giustamente” si preoccupano per il cibo quotidiano e per qualcosa da mettersi addosso, il Signore offre la Sua strategia: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia»! Prima del pane, prima del vestito, prima di morire di fame o di freddo! L’atroce “incomprensibilità” di quanto Gesù dice viene suffragata però da evidenze a portata di chiunque: gli uccelli del cielo e i gigli dei campi. Anche queste sono creature del Signore a cui il Padre quotidianamente pensa. Egli li ciba e li riveste con splendore. Quanto di più lo farà con i Suoi diletti figliuoli? Il ragionamento non fa una grinza. Se crediamo che Dio è il Padre nostro, se crediamo che Egli c’è e può, se diciamo di «essere pronti a fare la Sua volontà», allora nessuna preoccupazione e nessun problema. Lasciamone a Lui tutta la gravità e la responsabilità del caso. Lo so, sono tutte belle parole. La realtà è che anche i credenti, anche i figliuoli di Dio temono un’improvvisa assenza del Signore, una sempre possibile sua trascuratezza … e allora giù, diamoci a preoccuparci del vestito e del mangiare di oggi e di domani e di dopodomani!

Metri diversi, dicevamo; Gesù è rimasto ancora col “Suo” metro, a ripeterci da venti secoli: «Cercate prima il regno di Dio», cercate prima di mettervi a posto con Lui, cercate prima la città di Dio quaggiù e lassù, cercate prima il cibo e il vestito spirituali. Il resto conta poco o nulla, davanti al destino eterno dell’anima.

 

PRIMA LA TRAVE (Matteo 7:5).

Gli uomini solitamente si affannano ad “aiutare” gli altri. E pensano di aiutarli quando scorgono la pagliuzza nell’occhio del fratello. «Lascia ch’io ti aiuti a togliere la pagliuzza!». Segui il mio consiglio, senti bene che cosa ti dico, fa’ quello che ti suggerisco! Tutte pagliuzze che vorremmo togliere agli altri. Tu dovresti parlare così, agire così, fare questo e quello e bla bla bla … Tutte pagliuzze che ci sollecitano al pronto intervento. La verità è che siamo noi ad aver bisogno di aiuto, perché abbiamo una “trave” dentro l’occhio che non solo c’impedisce di vedere bene quando ci accingiamo a togliere le pagliuzze altrui, ma soprattutto ci dovrebbe convincere che siamo noi ad aver bisogno dell’altrui suggerimento e consiglio. Gesù dice: «Trai prima la trave dall’occhio tuo» e poi ci vedrai bene e potrai aiutare il tuo fratello. Il metro di Gesù è diverso dal nostro, indubbiamente. Noi siamo anche disposti a cambiare; ma devono “prima” farlo gli altri. Quante volte nella nostra giornata promettiamo qualcosa «se prima lo fa lui» … Ma Gesù è ancora là a dirci e ad assicurarci che se faremo come dice Lui, ci vedremo bene!

 

PRIMA LA RICONCILIAZIONE! (Matteo 5:24).

I credenti di solito sono i più stimolati a predicare l’efficacia del perdono e quella del ravvedimento. L’uomo tende a riconoscere il proprio dovere solo nei confronti di Dio. Ed è tanto vero questo errato concetto di vita, che ha trovato buon gioco quel “sacramento” che permette a chiunque di confessare le proprie mancanze a un estraneo, che permette così di evitare – molto spesso, troppo spesso – la riconciliazione. «Va’ prima a riconciliarti col tuo fratello», prima di entrare al tempio, prima di fare la tua offerta sull’altare, prima di dire a Dio, ipocritamente, «rimettimi il mio debito, com’io l’ho rimesso al mio debitore».

 

PRIMA A SEDERE (Luca 14:28,31).

Certo, il costruttore in procinto di edificare qualcosa, si mette a tavolino e fa i propri conti con estrema attenzione; il re che vuole muovere guerra a un altro re, fa tutti i debiti calcoli degli armamenti e degli uomini di cui dispone lui e anche di cui dispone l’altro. Sarebbe da sciocchi fare altrimenti. È proprio quello che dice Gesù. Sarebbe da stolti mettersi a fare i cristiani senza “prima” mettersi a sedere a fare tutti i conti del caso. Il cristianesimo è responsabilizzazione assoluta. «Se uno vuol venire dietro a me» diceva il Signore, «rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Evidentemente la rinunzia e la croce sono prioritarie alla presenza militante. Non si mette la mano all’aratro e poi si riguarda indietro; chi lo facesse, non sarebbe adatto ad arare. Uno le cose le deve sapere “PRIMA”; prima di decidere, prima di scegliere, prima di trovarsi davanti a fortezze apparentemente inespugnabili, prima della solitudine, prima del dolore, prima della testimonianza, prima della morte, «prima che vengano i cattivi giorni» (Ecclesiaste 12:3).

Alessandro Corazza (1977)