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CORSO DI BIBBIA (nuovo)

La Chiesa di Cristo in Pisa offre il seguente Corso di Bibbia gratuito.

PROGRAMMA DI STUDI

Il Corso si articola in tre fasi:

Primo corso: LA BIBBIA
Secondo corso: IL MESSAGGIO DELLA BIBBIA
Terzo corso: STORIA DELLA CHIESA PRIMITIVA (Chiesa del Nuovo Testamento)

Il dettaglio dei tre corsi è descritto nell’opuscolo di accompagnamento, che puoi scaricare in formato PDF.

CLICCA QUI DI SEGUITO:  Corso_gratuito_di_Bibbia

Il Corso si tiene presso la sala riunioni della Chiesa di Cristo in Via Cuppari 29, 56124, Pisa.

Gli orari saranno concordati con gli studenti iscritti.

CARATTERISTICHE DEI CORSI

  • I corsi si propongono di fornire le nozioni essenziali sulla Bibbia, sul corretto modo di studiarla, sul suo messaggio.
  • I corsi sono completamente gratuiti.
  • Non sarà tenuto alcun atto di culto.
  • I corsi sono aperti a chiunque.
  • Per seguire i corsi non è necessario acquistare libri o altro materiale.
  • Alla fine dei corsi non saranno rilasciati titoli di frequenza o di studio.

La Bibbia di Satana (14 settembre 2018)

14 settembre 2018

 

Non esiste. No, non c’è una Bibbia di Satana, ma sarebbe oltremodo vantaggioso se esistesse. Un credente sarebbe forse più interessato a consultare la “volontà” di Satana che quella di Dio!

Sì, perché conoscendo ciò che il demonio desidera sarebbe in grado di aggirare il facile ostacolo, evitando le insidie del maligno, senza neppure una prudente cautela. Conoscendo la volontà di Satana, basterebbe “non fare” ciò che dice lui, per essere automaticamente dalla parte di Dio.

Non esiste infatti un terreno neutrale, una zona di parcheggio posta tra le due attrazioni (Giacomo 4:4; Matteo 6:24). Se si fa la volontà di Uno, automaticamente si è certi di non fare quella dell’altro. Se non si fa la volontà di Uno, automaticamente si sta facendo quella dell’altro.

Sarebbe comodo poter disporre della “rivelazione” di Satana anche perché potremmo operare un’analisi di confronto che faciliterebbe una comprensione e una scelta non più esitanti, ma precise e decise. L’apocalisse di Satana riuscirebbe forse più effettiva o meno efficace. Pensate un po’ all’importanza di una conoscenza della “Parola di Satana”, laddove venisse detto – ad esempio – che “chi non è stato battezzato sarò condannato”! Oppure se uno è nato di nuovo, non entrerà nel regno di Satana! Non c’è la Bibbia di Satana, ma c’è la Bibbia di Dio! Non occorre conoscere la volontà del demonio, per essere condannati, quando invece abbiamo a portata di mano la volontà di Dio per essere salvati.

La rivelazione della disubbidienza non starà mai alla pari con la rivelazione dell’ubbidienza. Del resto, la Bibbia di Satana tutt’al più direbbe di non fare quelle cose che Dio ha detto di fare, oppure di fare quelle cose che Dio ha detto di non fare, o di dare importanza di rivelazione alle cose che Dio non ha rivelate. È insomma abbastanza facile prevedere ciò che il nemico di Dio vorrebbe: esattamente l’opposto di quello che vuole Dio!

Dio vuole che la comune adunanza non venga disertata, mentre Satana direbbe di andare a pesca o a caccia, oppure di dormire, di “mangiare e bere” perché domani …

Dio vuole che la chiesa insegni tutte le cose che Gesù ha ordinate, mentre Satana direbbe che non ha importanza, questo concetto, o almeno non è completo, perché le cose che Dio non ha vietate sono implicitamente consentite.

Dio vuole che si cerchi “prima il Regno” e la giustizia. Satana suggerirebbe che “prima” si deve pensare al domani, alla casa, al lavoro, alla sistemazione, alla propria salute, alla famiglia, all’educazione, al piacere, alla carriera, alla popolarità … poi al Signore!

Dio vuole che i Suoi figliuoli provino gli spiriti per vedere se sono da Dio; Satana direbbe che non serve, che tutti sono buoni, bravi, devoti, onesti, e che, alla fin fine, tutta la faccenda si chiuderà con un’immensa abbracciata e tutti godranno in eterno!

Dio vuole che la gente cambi radicalmente per adattarsi alla Verità; Satana vuole che la Verità e si adatti alla gente e segua l’andazzo del tempo.

E così la chiesa del Signore, non basandosi più sulla Parola divina, verrebbe a trovarsi – senza accorgersene – in una posizione nuova: una sinagoga di Satana (Apocalisse 2:9).

Alessandro Corazza [1926-2017] (1978)

 

La Chiesa di Cristo / 6: attività (Marco 16:16)

13 giugno 2017

 

In base agli scopi e ai principi su esposti, la Chiesa di Cristo, radunata in ogni parte del mondo, si propone – con l’amore e la verità del Signore – di predicare il vangelo e di avere cura dei cristiani che la compongono, facendoli crescere nella conoscenza e nella fede. Dunque, in poche parole è possibile dire che l’attività della Chiesa di Cristo consista nell’evangelizzazione (al suo esterno) e nella cura ed edificazione (al suo interno).

Quanto all’evangelizzazione, a chi voglia porsi seriamente la soluzione del problema religioso, i cristiani offrono – senza presunzione e con semplicità, sulla base unica della Bibbia – spunti ed approfondimenti utili ad una serena riflessione spirituale. E ciò attraverso una serie di iniziative pubbliche periodicamente organizzate (conferenze, corsi di Bibbia, programmi radio-televisivi, punti fissi di evangelizzazione nelle strade, distribuzioni di materiale informativo, e via dicendo) o mediante incontri personali su appuntamento.

Quanto poi alla cura e all’edificazione, i cristiani sono molto attenti sia alle esigenze dei fratelli in fede, sia a studiare insieme la Parola di Dio ogniqualvolta si riveli possibile, allo scopo di crescere all’altezza del Cristo.

Tutti sono cordialmente invitati ad unirsi all’attività della Chiesa di Cristo. Al riguardo occorre informare – a scanso di equivoci – che tale attività è gratuita; infatti, la Chiesa di Cristo non chiede soldi ma, a chi fosse interessato a Gesù, soltanto un po’ di tempo e interesse per riuscire insieme a parlare dove la Bibbia parla e a tacere dov’essa tace.

Arrigo Corazza (2008)

La Chiesa di Cristo / 5: principi (Salmo 119:105)

13 maggio 2017

 

I principi che regolano la vita e l’attività della Chiesa di Cristo sono pochi, semplici e chiari. Occorre subito dire che essi derivano unicamente dalla rivelazione di Dio, cioè dalla Bibbia, in particolare dal N.T. (Patto), che i discepoli di Cristo considerano la loro unica fonte di fede – pur apprezzando e rispettando il cosiddetto “Antico Testamento”, in origine destinato al solo popolo d’Israele.

Per quanto riguarda invece le tradizioni umane, accavallatesi nel tempo a caratterizzare la storia della Chiesa, esse non vengono prese in considerazione dai cristiani ai fini della salvezza: si tratta, infatti, soltanto di incrostazioni dottrinali che hanno coperto in modo nocivo la rivelazione di Dio. È tuttavia giusto valutarle storicamente per comprendere le differenze rispetto alla Chiesa di Cristo descritta nel N.T.

Il principio vitale che scaturisce dalla nuova nascita d’acqua e Spirito (capace di riconciliare i peccatori a Dio: Giovanni 3:1ss) è la gratitudine a Dio, cui fa seguito la totale ubbidienza al Padre – sempre ai fini della sua glorificazione. Da ultimo, emerge la perseveranza di fede in Cristo, nell’attesa dolce ma costante e ferma del suo sicuro ritorno alla fine dei tempi.

Tutto ciò porta al desiderio e alla necessità di crescita spirituale, per operare alacremente a favore di chi non conosce ancora la straordinaria grandezza di Dio, in un mondo che offre principi e pratiche di vita tutte sue, contrarie al Signore, e pertanto incapaci di rigenerare la creatura umana e di offrirle la speranza della vita eterna. Difatti, se l’uomo fosse in grado di giustificare se stesso dinnanzi al Padre, allora Dio non servirebbe più perché l’uomo sarebbe dio a se stesso. Il che, visto come si comporta l’uomo senza Dio, appare sinceramente un’ipotesi assai poco gradevole, anzi del tutto improponibile …

Arrigo Corazza (2008)

La Chiesa di Cristo / 4: culto (Apocalisse 14:7)

13 giugno 2017

 

Dicendo che «Dio è spirito; e quelli che lo adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità» (Giovanni 4:24), Gesù sottolinea la necessità di adorare Dio. In buona sostanza, per il credente adorare Dio è non solo un piacere ma anche un dovere, nella maniera da Dio stesso voluta: in spirito e verità, seguendo solo la Bibbia. E proprio dal N.T. è possibile capire in breve com’era il culto dei cristiani.

Nel giorno di domenica, riuniti in case private (le basiliche saranno create da Costantino, dopo il 312 d.C.), i cristiani cantavano lodi al Signore, pregavano Dio attraverso Cristo Gesù, ascoltavano l’insegnamento e la predicazione della Parola del Signore, davano il proprio contributo economico alla vita della Chiesa, consumavano la Cena del Signore.

Canto.

Si elevavano lodi a Dio. Non è attestato l’uso di strumenti mu- sicali nel culto: lo strumento era il cuore.

Preghiera.

Era un tratto costitutivo della vita tanto del cristiano, quanto della Chiesa. Le preghiere venivano alzate a Dio Padre attraverso la mediazione di Cristo.

Insegnamento.

Fin dal suo inizio, la vita della Chiesa poggiava sull’ascolto e sulla predicazione della Parola di Dio.

Colletta.

I primi discepoli di Cristo contribuivano liberamente, con gioia e secondo le proprie possibilità, alle necessità della Chiesa e alla diffusione del vangelo. Le Chiese non chiedevano niente a Cesare, mantenendo netta quella distinzione tra Dio e i poteri di questo mondo voluta da Gesù.

Cena del Signore.

Tutti insieme, i primi cristiani ricordavano la vita, la morte, la risurrezione, l’ascensione e il ritorno di Gesù; lo facevano partecipando alla “Cena del Signore”, cioè mangiando pane e bevendo vino in memoria di Gesù, proprio come Gesù stesso aveva fatto con i suoi discepoli poco prima di morire sulla croce. La Cena del Signore, che i cristiani consumeranno sino al ritorno di Gesù, era (e ri- mane) una splendida predicazione pubblica della potenza di Cristo, della sua risurrezione e, appunto, del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.

Arrigo Corazza (2008)

La Chiesa di Cristo / 3: scopi (Efesini 3:20-21)

13 giugno 2017

 

La Chiesa di cui parla il N.T. ha l’obiettivo primario di glorificare Dio in Cristo Gesù, predicando il Vangelo per la costruzione dell’uomo nuovo nel Signore (la nuova nascita citata nel Vangelo di Giovanni al capitolo 3). La glorificazione di Dio esige certamente il massimo rispetto e il più profondo servizio da parte dei cristiani componenti la Chiesa. Ciò non è affatto semplice nel mondo religioso odierno caratterizzato da confusione, disordine, divisione. Come orientarsi, alla ricerca della verità, tra le centinaia di sette e denominazioni esistenti?

A questo proposito la Chiesa di Cristo, nel tentativo di predicare il vangelo nella sua purezza e semplicità, svolge un’attività lodevole, indicando la via da seguire: quella tracciata dalla Parola di Dio e non dalle tradizioni umane.

Infatti, solo il N.T. è in grado di ricondurre oggi la creatura umana al suo rapporto vero e costruttivo con Dio, cioè alla riconciliazione con Dio e con il prossimo, nella pace apportata da Gesù, in attesa del suo ritorno e del conseguente giudizio finale. L’unità della fede tra gli esseri umani (vale a dire: la fratellanza spirituale in Cristo) è basata sull’unica verità costituita dalla Bibbia. Il Signore Dio odia le divisioni e desidera che i peccatori si ravvedano grazie al vangelo.

Come detto, la Chiesa di Cristo è composta di cristiani che intendono glorificare il Padre tramite il Figlio Gesù. La ricerca della gloria di Dio nasce dalla gioia di tutti coloro che, nati nuovamente mediante il vangelo, hanno sperimentato la bontà e la grazia del Signore, e pertanto gliene sono riconoscenti.

Disgraziatamente la storia dimostra adeguatamente e con copia di particolari che, purtroppo, ben altri traguardi hanno caratterizzato la vita e l’attività di molti che si sono rifatti a Cristo (e non si andrà lontano dal vero pensando che la realtà odierna altro non sia se non il risultato di quelle azioni). Tuttavia, tali scopi “umani” non si rinvengono né nel N.T. né nella Chiesa di Cristo di cui il N.T. stesso parla, e perciò non è affatto il caso di proporli all’attenzione di chi voglia credere in Gesù Cristo.

Arrigo Corazza (2008)

La Chiesa di Cristo / 2: storia (Atti 9:31)

13 giugno 2017

 

Nel momento storico più propizio stabilito dal Padre (Gal 4:4), cioè al tempo dell’Impero romano, la missione di Gesù fu quella di raccogliere in un unico corpo spirituale (detto “Chiesa”) tutti i credenti, Ebrei (come lui) e non Ebrei.

Subito dopo la morte del Signore, nel giorno di Pentecoste di cui parlano gli Atti degli Apostoli al capitolo 2, nasce la Chiesa di Cristo. Dopo l’iniziale propagazione tra il popolo ebraico, le Chiese si aprono al mondo greco-romano, grazie soprattutto all’opera dell’apostolo Paolo. Esse sono «le Chiese di Dio», le «Chiese di Dio in Cristo Gesù», le «Chiese di Cristo», a significare la loro esclusi- va relazione con Dio tramite Gesù Cristo, l’unico salvatore e mediatore (ecco perché la Chiesa non prende nome dagli uomini).

Facendo uso delle fonti storiche costituite dal N.T. si può dire senza alcun dubbio che la Chiesa di Cristo aveva una struttura assai semplice ma precisa, la quale può essere riassunta brevemente come segue.

Innanzitutto, ogni Chiesa – grande o piccola che fosse sotto l’aspetto numerico – era autonoma, era tutta la Chiesa, non dipendendo da alcuna forma di potere centralizzato (l’unico capo della Chiesa era ed è Cristo).

Poi, tra i membri di Chiesa non vigeva alcuna distinzione (del tipo clero / laici): ogni cristiano era sacerdote e pienamente responsabile dinnanzi a Dio. Ciascuno prestava il proprio servizio in base al talento concesso dal Signore e secondo la sua Parola. Vi erano taluni servizi particolari, offerti da evangelisti, anziani (o vescovi o pastori), insegnanti, diaconi (questi titoli non sono onorifici, ma solo indicativi di prestazioni a favore della comunità dei credenti). Tale era dunque l’organizzazione della Chiesa del N.T. Anche oggi, a distanza di venti secoli, la Chiesa di Cristo, confidando nell’aiuto del Signore e della sua Parola, cerca di riproporre il medesimo modello.

Arrigo Corazza (2008)

La Chiesa di Cristo / 1: identità (Atti 11:26)

13 giugno 2017

 

L’identità della Chiesa di Cristo è radicata nella Parola del Signore, vale a dire nella Bibbia, che peraltro costituisce l’unica fonte d’autorità per la Chiesa stessa. E proprio dalla Bibbia è possibile apprendere che il termine “chiesa” significa “assemblea” (dal greco ekklesìa) e non “edificio di culto”, come solitamente si crede. La Chiesa è allora una costruzione spirituale, composta di pietre viventi; è la riunione dei discepoli di Gesù (i “cristiani”), divenuti tali dopo aver liberamente ascoltato il Vangelo e aver chiesto e ricevuto il battesimo (il battesimo degli infanti è una realtà posteriore alla Chiesa del N.T.).

La Chiesa è di Cristo perché Cristo l’ha edificata a prezzo del proprio sangue, e perché egli è l’unico Signore e l’unico mediatore tra Dio e i peccatori, portando così a compimento il progetto di riconciliazione voluto dal Padre.

La Chiesa, tutta rivolta alla glorificazione di Dio tramite Cristo, segue continuamente il principio d’unità dello Spirito stabilito nelle Scritture (Efesini 4:4-6): vale a dire, c’è un solo corpo (Chiesa), un solo Spirito, una sola speranza, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio.

La Chiesa descritta nelle pagine del N.T. viveva per annunciare al mondo la “buona notizia” (vangelo) della presenza di Dio tra gli uomini nella persona e nell’opera del Signore Gesù – dunque, per dare testimonianza del suo sacrificio, della sua risurrezione e del suo ritorno. Soprattutto, la Chiesa si preparava al ritorno di Gesù vivendo separatamente dal peccato (“santificazione”; per questo tutti i cristiani erano chiamati “santi”). Ovunque la Chiesa di Cristo propone oggi un ritorno autentico alla vera ed unica dottrina del Signore e alla Chiesa presentata nel N.T., per praticare quel cristianesimo delle origini così spesso maltrattato e adulterato nel corso dei secoli. Nonostante tutte le difficoltà dovute al materialismo e al paganesimo imperanti nella società odierna, è ancora possibile diventare e rimanere solo e semplicemente cristiani, di là da ogni etichetta umana.

Arrigo Corazza (2008)

La Sora Lucia e la perpetua verginità di Maria

5 febbraio 2017

 

Questa volta Suor Lucia Caram l’ha fatta grossa! Dunque, un altro carneade del cattolicesimo all’orizzonte, per noi italiani. In realtà, suor Lucia Caram (d’ora innanzi: la Sora Lucia) è assai famosa nei media in Spagna, dove vive da quasi trent’anni. È un tipetto niente male, un vero peperino. Vediamone l’illustre curriculum: nata nel 1966 in Argentina, nella provincia di Tucumàn, è una monaca contemplativa dell’ordine domenicano battutasi contro la dittatura nel suo paese; in Spagna, ha circa centottantamila seguaci su Twitter e un ampio ascolto nei programmi TV, specie in quello dedicato alle sue ricette di cucina (Sor Lucia), con scadenza settimanale; scrittrice di successo; dirige un progetto di solidarietà per oltre millequattrocento famiglie in bisogno; si è schierata a favore dell’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, suscitando vivaci reazioni …

Recentemente, in un programma televisivo chiamato Chester in Love (tv privata Cuatro), invitata a parlare di sesso, ha dichiarato quanto segue:

«Ho rinunciato alle relazioni sessuali, ma sono sempre una donna, sento quello che sento»;

«ci vuole una rivoluzione» perché «le chiese sono vuote»;

«Il sesso è una forma per esprimersi, vivere, esprimere sentimenti … per la Chiesa è un tema sporco e occulto, ma io credo sia una benedizione»;

«Maria e Giuseppe avevano una relazione normale di coppia che ovviamente comportava anche fare sesso come tutte le coppie normali … Per molto tempo la Chiesa ha avuto un pessimo rapporto con i temi legati alla sessualità. Era negato e visto come qualcosa di sporco da nascondere, invece io penso che sia una benedizione … Insomma è veramente difficile credere che Maria e Giuseppe non avessero relazioni sessuali e che lei fosse davvero vergine. San Giuseppe è stato sempre raffigurato come un vecchio con la barba. E allora io mi domando: Maria stava con un uomo che poteva essere suo nonno? Ma no, no, lei era innamorata di Giuseppe e la loro relazione era come quella di qualsiasi coppia … Costa crederlo e digerirlo. Ci siamo fermati a norme che abbiamo inventato senza arrivare al vero messaggio».

Apriti cielo! Queste parole hanno generato violentissime reazioni: tra le religiose del suo stesso ordine; oltre dodicimila fedeli hanno preteso la sua immediata sospensione dall’ordine dei Domenicani (petizione su Change.org): «Monsignori, questo è uno scandalo gravissimo, un intollerabile affronto alla fede cattolica» enuncia il documento, che impone «pubbliche sanzioni»;

il vescovo di Vic in Catalogna, da cui dipende, l’ha rampognata pubblicamente: «forma parte della fede della Chiesa, fin dagli inizi, che Maria sia sempre stata vergine … una verità proclamata in forma definitiva già dal II Concilio di Costantinopoli»; il segretario della Conferenza episcopale spagnola monsignor José Maria Tamayo ha stigmatizzato «la confusione suscitata nei fedeli»; vi sono state minacce di morte …

Resasi conto del clima creato contro di lei, Suor Lucia Caram ha chiesto scusa e inteso precisare, non senza una punta di polemica: «Se qualcuno si è sentito offeso, chiedo perdono … Volevo dire che non sarei scandalizzata se la Vergine Maria avesse avuto una relazione di coppia con suo marito … Denuncio la lettura frammentata, ideologica e perversa delle mie parole da parte di persecutori di eretici, assetati di vendetta e mossi dall’odio … No, non lascio la tonaca. Non mi piegheranno».

Due possono essere le possibili chiavi di lettura della situazione che stiamo raccontando.

CHIAVE DI LETTURA BIBLICA – Il Nuovo Testamento afferma ripetutamente che il Signore Gesù ebbe fratelli e sorelle (vedi Matteo 12:46; 13:55; Giovanni 2:12; 7:3,5,10; At 1:14; 1Corinzi 9:5; Galati 1:19). Solo assai lentamente nacque e si sviluppo l’idea della perpetua verginità di Maria. Nel concilio Lateranense del 649, essa fu riconosciuta. In seguito, grazie ad ulteriori interventi dogmatici, si specificò che tale verginità dovesse intendersi «prima del parto» (ante partum; questo è un dato biblico su cui tutti concordano: Matteo 1:18ss), «durante il parto» (in partu) e «dopo il parto» (post partum). Tuttavia, non si capisce come mai Maria non possa aver avuto una normale vita sessuale con il marito Giuseppe. Peraltro, il N.T. fa capire che questo avvenne: Gesù fu il primogenito di Maria (Luca 2:7); Giuseppe «non la conobbe [letteralmente in greco: «non la conosceva», imperfetto che indica il protrarsi del rifiuto di Giuseppe a unirsi a lei] finché non ebbe partorito un figlio a cui pose nome Gesù» (Matteo 1:25: qui “conoscere” significa “avere rapporti matrimoniali”, secondo un diffuso modo biblico d’esprimersi: Genesi 4:1. Poi, dal «finché» si presume che Giuseppe abbia avuto rapporti matrimoniali con Maria dopo la nascita di Cristo). Il fatto che Maria non possa aver avuto altri figli dipende, per la teologia cattolica, dal problema del peccato originale (vedi qui sotto). Per questa ragione, i “fratelli” di Gesù diventano, nelle spiegazioni ufficiali cattoliche, i “cugini” di Gesù o “figli di Giuseppe” da un fantomatico, precedente matrimonio. Ma senza alcun supporto né biblico né linguistico.

LA PERPETUA VERGINITÀ DI MARIA E IL PECCATO ORIGINALE

A Maria è stata concessa, da Papa Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus dell’8 dicembre 1854, la santità originaria (Immacolata Concezione). In parole semplici, Maria, per grazia e privilegio divino, fu preservata immune da ogni macchia (latino: macula) di peccato originale nel momento stesso della sua concezione da parte dei genitori. Questo dogma, il primo proposto direttamente dal Papa e non da un concilio ecumenico, serviva a conciliare la situazione di Maria con la dottrina cattolica secondo cui in tutti i discendenti di Adamo si annida il peccato originale. Quindi, un errore teologico (il peccato originale) ha generato altri errori: a) l’immacolata concezione di Maria; b) la perpetua verginità di Maria. Infatti, se esiste il peccato originale è giocoforza esentarne la madre di Gesù, altrimenti anche Gesù stesso ne sarebbe stato macchiato (essendo immune da parte di Padre). Ma, sul versante cattolico, diventa anche obbligatorio affermare che Gesù non può aver avuto fratelli e sorelle perché, in caso contrario, anch’essi sarebbero dovuti nascere senza peccato originale o, in ogni caso, con un peccato originale a metà (da parte di Giuseppe). Il che è impossibile, per i cattolici. Tali sono i meccanismi profondi e sostanziali della teologia cattolica in generale e di quella mariana in specie. Bisogna dire che il Nuovo Testamento non parla di un presunto stato di superiore grazia di Maria. Al contrario, si dice che, tranne Cristo, «tutti hanno peccato e sono privi della grazia di Dio» (Romani 3:23). Quindi, anche Sua madre. Maria, la madre di Gesù, è morta e, come tutti gli altri esseri umani, aspetta il giorno della resurrezione.

CHIAVE DI LETTURA CATTOLICA – Abbiamo visto che la Sora Lucia poteva sostenere le sue affermazioni con la Bibbia: cosa che non ha fatto mai (la Parola di Dio è la grande assente in tutta questa storia da cinematografo). Non può, però, pensare di avere il conforto del cattolicesimo (che della Parola di Dio non sa che cosa fare). Il gioviale buonismo di Papa Francesco riguarda tutto e tutti (i divorziati, gli omosessuali, tutti quelli che si trovano in condizioni difficili, la povertà nel mondo, la dignità dei lavoratori, l’ecologia, il rispetto dell’ambiente e chi più ne ha ne metta …), ma non contempla in alcun modo l’ipotesi di revocare in dubbio il sistema di mediazione tipico del cattolicesimo (Cristo, Maria, la Chiesa Cattolica, il sacerdozio, i santi …). A livello ufficiale (poi i credenti cattolici possono pure fare altro) il cattolicesimo non cederà mai su Maria e sui santi. Possiamo farci rossi, gialli o viola ma sarà così finché esisterà la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Se c’è da accettare i divorziati, i gay, i conviventi – sotto la spinta incombente della società odierna – lo si farà in qualche modo (magari con un po’ di sacrificio, ma una soluzione si troverà …). Per le autorità cattoliche, non si può però, in alcun modo, neppure adombrare qualche dubbio circa Maria (e, forse, i santi – ma in misura minore). Si scatena la rivolta popolare, l’inferno in terra. Si fa terra bruciata, persino si combatte nella maniera più sporca pur di difendere la Madonna (quella stessa che, in varie guise, dimora nelle edicole [nicchie] sparse dappertutto). A chi tocca Maria, il cattolicesimo fa vedere i sorci verdi.

Era ovvio che la Sora Lucia fosse mazzolata, e pure duramente. In questo caso, non si può non essere d’accordo con le autorità cattoliche: se tu sei quello che sei (prete, suora – e non il semplice credente cattolico che fa sempre un po’ come gli pare e piace), allora sei tenuto ad ubbidire. Ti piace andare in TV a spararle grosse (per i cattolici, ovviamente) e poi non vuoi essere pestata a sangue? La Sora Lucia può avere e vantare tutte le ragioni bibliche dalla sua, ma allora deve uscire dal cattolicesimo e fare la semplice cristiana, come fanno tutti coloro che voglio essere cristiani seguendo unicamente il Nuovo Testamento. Non si può vivere in questo tipo d’ipocrisia.

Si noti che in tutto il risalto dato a questa questione (dai discorsi iniziali della Sora Lucia alle repliche dei suoi inviperiti antagonisti), neppure un cane pulcioso si è degnato di chiedere: «che cosa dice la Bibbia in proposito?». Non una parola è stato spesa al riguardo. A livello pratico, la Bibbia è del tutto assente nel cattolicesimo, nella società, nei media. È una vera e propria tragedia. La stessa Sora Lucia non ha detto di rifiutare la perpetua verginità di Maria perché il Nuovo Testamento non la insegna affatto: la rifiuta perché è contraria alla logica di un matrimonio tra due giovanissimi quali erano Giuseppe e Maria. Ovviamente, la Sora Lucia non poteva avere come punto di riferimento la Bibbia, da cattolica qual è. Non è nella forma mentis del cattolico fare uso della Bibbia.

Questa desolante storia della Sora Lucia ci ha dato un’ulteriore conferma dello sbandamento esistente nel cattolicesimo odierno. È davvero triste. Per ora il Vaticano tace in merito. Ci sono altre preoccupazioni, assai più pratiche, assai più redditizie dal punto di vista dei media, della comunicazione: oggi il Papa è impegnato a trasmettere un bel messaggio (in spagnolo) prima del Super Bowl che si tiene in Houston, Texas, l’evento sportivo (football americano) più seguito negli Stati Uniti: «I grandi eventi sportivi come il Super Bowl sono altamente simbolici, dimostrando che è possibile costruire una cultura di incontro e un mondo di pace. Prendere parte ad attività sportive ci fa andare oltre la nostra visione personale della vita e, in modo sano, ci fa imparare il significato del sacrificio, crescere nel rispetto e fedeltà alle regole». Bel discorsetto, che non ha niente a che spartire con la religione o con la fede in Cristo. Se l’avesse pronunciato il più ateo degli atei, allora sarebbe stato lo stesso. Che cosa ha a che fare il Papa con il Super Bowl? Ma come fa il Papa, alla sua veneranda età, a fare tutto quello che fa? Arriverà ad occuparsi anche degli stipendi degli operatori ecologici? Mah! Vista la platea mondiale offertagli, da successore di Pietro quale pretende di essere, non sarebbe stato meglio parafrasare il detto dell’apostolo: «Salviamoci da questa perversa generazione?» (Atti 2:40). Se il Papa facesse questi appelli biblici, allora sarebbe frullato sul marciapiede.

Abbiamo detto come, per ora, il Vaticano e il Papa tacciano sulla questione della Sora Lucia. In realtà, il Vaticano e il Papa tacciono da sempre sulle esigenze bibliche. A proposito, qualcuno ha visto una Bibbia da quelle parti, recentemente?

Arrigo Corazza

 

 

 

 

 

La morte di Franco Perrello. Cattolicesimo e omosessualità

4 febbraio 2017

 

Giovedì 26 gennaio 2017 è morto Franco Perrello (83 anni). Chi è questo carneade (sconosciuto), si chiederanno i più? Franco Perrello è giunto agli onori delle cronache il 6 agosto del 2016, quando si è unito civilmente a Torino con Gianni Rainetti (80 anni) dopo cinquantadue anni di convivenza. Franco Perrello e Gianni Rainetti sono stati simboli per il mondo omosessuale, avendo lottato a lungo per ottenere le tutele e il pieno riconoscimento dell’amore gay. «Speriamo che la nostra storia – questo il commento di Franco dopo il fatidico sì – sia di esempio alle nuove generazioni. È stato faticoso ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stato molto emozionante. Un percorso difficile, ma felicissimo».

La loro luna di miele non è stata in uno di quei posti esotici (Maldive, Seychelles, Bahamas …) tanto sognati dagli sposini, ma … al Lourdes! I due consorti / coniugi / mariti così hanno deciso, evidentemente da fedelissimi cattolici quali si ritenevano.

Famosi per l’ostinazione nel volere fruire dei benefici derivanti dalla legge Cirinnà, scrissero all’ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi per non perdere il riconoscimento ufficiale del loro amore, vista la non più tenera età. «Siamo anziani, fra non molto ci presenteremo in Chiesa per l’ultima benedizione: saremo accolti o respinti?».

Come vedremo sotto, non solo non sono stati respinti, ma sono divenuti modello di comportamento per la loro tenacia, secondo la sorprendente omelia funebre pronunciata da don Gian Luca Carrega, delegato (per la pastorale delle persone omosessuali) dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

Qui non ci interessa polemizzare con le scelte personali di Franco e Gianni. Ognuno porterà la propria precisa responsabilità dinnanzi a Gesù Cristo nel giorno del giudizio: «Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male» (2Corinzi 5:10; cfr. Galati 6:5).

Qui non ci interessa neppure discutere se le unioni civili siano giuste o sbagliate. In proposito ciascuno ha le proprie idee e le esprime attraverso il voto. Sarà poi il Parlamento eletto democraticamente dal popolo a stabilire se le unioni civili siano da farsi o no. In quanto cittadini od ospiti della Repubblica Italiana, siamo tenuti – volenti o nolenti – a rispettarne le leggi. Se poi, invece, per motivi di coscienza si vuole obiettare contro questa o quella legge, allora si procederà secondo le possibilità eventualmente offerte dalle leggi stesse della Repubblica Italiana. Altrimenti, si aspetteranno tempi diversi, che prima o dopo arriveranno, come mostra il variare delle circostanze storiche (ieri era in un modo, oggi è il contrario di quel modo, domani forse sarà di nuovo com’era ieri prima di oggi). Al cristiano secondo il Nuovo Testamento è richiesto di essere sottomessi alle autorità superiori (Romani 13:1ss; 1Pietro 2:13), tenendo però sempre presente che occorre ubbidire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19; 5:29). Per il cristiano che segue soltanto il Nuovo Testamento, nessuna legge fatta dagli uomini potrà avere maggior valore della legge di Dio e di Cristo (1Corinzi 9:21).

Qui ci interessa unicamente il discorso biblico. E quando si ha a che fare con la Bibbia, non conta l’idea personale ma ciò che la Bibbia, Parola di Dio, insegna. La Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) condanna l’omosessualità (Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1Corinzi 6:9). Ciò può piacere o no, ma non possiamo cambiare la Parola di Dio. E neppure possiamo usare la Bibbia quando ci pare («Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra …» (Giovanni 8:7), e ignorarla quando non ci conviene o non ci piace.

Fatto salvo questo principio, bisogna dire che nel corso dei secoli i comportamenti delle chiese si sono rivelati spesso schizofrenici. Prima i divorziati, i conviventi, i fornicatori sono oggetto di durissima riprovazione, poi sdoganati. Prima l’omosessualità è punita, poi accettata. Tutto dipende dalla società del momento, che spinge a pensare questo o quello, a fare secondo consuetudini imposte, ad avere una certa forma mentis. Da questa pressione della società sulla chiesa di Cristo, nasce la chiesa che noi vogliamo a nostro uso e consumo, «la chiesa che sogniamo», secondo le parole di don Gian Luca Carrega dette durante la liturgia funebre per Franco Perrello.

«So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”: per le incomprensioni, per la freddezza, per la rigidità. Ma dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io, invece, vi dico “grazie”, perché voi, Franco e Gianni, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa in grande, accogliente, capace di andare oltre e di non lasciare indietro nessuno: la Chiesa che noi sogniamo … Una chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati: tutto questo rischia di separarci dall’amore di Cristo. Ma il cristiano vero è ostinato e non smette di bussare alla porta di Dio, perché è convinto che il Signore è misericordioso. E voi, Franco e Gianni, siete stati ostinati».

LE SCUSE – Bisogna smetterla di chiedere “scusa” per le malefatte compiute da altri. Questo è un vezzo diffuso, da qualche tempo a questa parte, tra le autorità cattoliche. Piuttosto, si pensi anzitutto a non commettere le malefatte condannate dapprima dalla Parola di Dio e, poi magari, dopo secoli, da qualche Papa solerte. Nessuno può chiedere “scusa” al posto altrui. Si potrà, tutt’al più, dire che Tizio ha fatto qualcosa che non mi trova d’accordo e che io non farei mai. «Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo» (Luca 17:3). Per chiedere “scusa” occorre pentirsi, e questo lo può fare unicamente chi ha commesso il male. “Incomprensioni”, “freddezza”, “rigidità” da parte del cattolicesimo nei confronti degli omosessuali: parole, queste di don Carrega, che andrebbero precisate e giudicate secondo un metro ben preciso. Il cattolicesimo ha sempre condannato l’omosessualità e in ciò ha seguito la Bibbia. Don Carrega sostiene che dovrebbe chiedere “scusa” qualcuno più in alto di lui. Una (non tanto) velata allusione al Papa? Ebbene, forse don Carrega non sa che il Papa ha detto recentemente (26 giugno 2016) che «la Chiesa dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso». Ecco un’altra frase (una delle tante del Papa, una delle solite oramai) gettate qua e là per agitare le acque. Queste frasi, che non trovano mai applicazione pratica a livello di legge canonica cattolica, lasciano l’impressione che il Papa parli da esterno rispetto al cattolicesimo, e non da massima autorità. Una posizione schizofrenica, dunque (vedi il nostro editoriale del 21 luglio 2016: ll Papa è cattolico?). Qual è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana a cui si riferisce? Quella del Medioevo, della Controriforma, di un secolo fa, di cinque anni fa, del giorno prima della sua elezione (13 marzo 2013)? Come fa quell’ipotetica Chiesa Cattolica a chiedere scusa ai gay? Come, dove, quando e perché li ha offesi? Forse perché ha seguito la Bibbia in questo? Perché ha tolto loro la comunione? Si prega di precisare, in modo da avere le idee chiare. Non lasciamo, per cortesia, come sempre, le cose campate in aria: andiamo a fondo.

I RINGRAZIAMENTI – Secondo don Carrega, grazie alla loro ostinazione di essere e rimanere uniti in un vincolo omosessuale (peraltro condannato dalla Bibbia), Franco e Gianni, due persone qualunque, due persone come tutti noi (neanche si trattasse di due santi dichiarati tali dalle autorità cattoliche!), sono diventate un esempio da seguire per modificare addirittura la Chiesa Cattolica. La Chiesa di Cristo è diventata la Chiesa di Franco e Gianni. Qui si scavalca addirittura il concetto di mediazione dei santi cattolici (quelli morti, per intenderci) e si prende a campione due vivi che commettono per cinquantadue anni un peccato condannato dalla Bibbia. Però! Franco e Gianni hanno fatto riflettere i Cattolici sulla possibilità di pensare ad una Chiesa Cattolica in grande, accogliente, capace di andare oltre (la Bibbia? I concili? Il catechismo? I Sinodi? …) e di non lasciare indietro nessuno (ma esiste ancora un peccato di cui ravvedersi, un peccato condannato dalla Bibbia, dai concili, dal catechismo, dai Sinodi? …). La Chiesa Cattolica che noi sogniamo – la definisce don Carrega. Secondo il quale, Franco e Gianni ci hanno fatto capire come non deve essere la Chiesa Cattolica: una Chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati …

LA CHIESA CHE NOI SOGNIAMO – Questo è il quesito: qual è la Chiesa che io sogno, voglio, desidero? È la Chiesa di Cristo descritta nelle pagine ispirate del Nuovo Testamento oppure è la Chiesa di Franco e di Gianni, di Arrigo, di Pinco Palla …? Dunque, una Chiesa creata a mia immagine e somiglianza, una Chiesa che tenga conto delle mie necessità, che giustifichi il mio modo di fare, che mi giustifichi perché io sono io?

UNA CHIESA CHE NON CI SEPARI DALL’AMORE DI CRISTO – Non è specificato nei resoconti dei quotidiani, ma durante l’omelia funebre don Carrega deve aver citato l’apostolo Paolo (Romani 8:35). Ha fatto bene don Carrega a citare l’apostolo Paolo ma ha sbagliato nell’applicare il brano all’omosessualità, che è fonte di divisione / separazione da Dio al pari di altri peccati (1Corinzi 6:9-10). Si noti quanto Paolo dice a proposito dell’omosessualità all’inizio di Romani (1:26-32): «Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette». Esemplare il seguente brano di Isaia 59:1-2 circa la separazione da Dio a causa del peccato: «ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto».

L’OSTINAZIONE DEL VERO CRISTIANO è:

non vivere nel peccato, quello vero, quello non definito dagli uomini ma soltanto da Dio («il peccato è la violazione della legge»: 1Giovanni 3:4),

non dire soltanto “Signore, “Signore”, quasi fosse soltanto un flatus voci (emissione di suono) senza alcuna conseguenza;

fare la volontà di Dio («non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»: Matteo 7:21), secondo l’autorità di Cristo  («qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui»: Colossesi 3:17).

BUSSARE ALLA PORTA DEL DIO MISERICORDIOSO – Nel Nuovo Testamento in varie istanze ci viene chiesto di bussare per entrare nel Regno di Dio («Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto»: (Matteo 7:7) «perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa» (Matteo 7:8; ); addirittura, è il Cristo che bussa alla nostra porta per stabilire la Sua comunione («Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3:20). È palese che l’attitudine nel bussare non è quella di stabilire la nostra volontà e autorità, ma quella del Padre, come fece il Signore Gesù nel Getsemani (Matteo 26:39,42). Il concetto non è: “Signore, accettami per come sono”, ma piuttosto “Signore, accettami perché mi sono ravveduto e desidero vivere secondo la Tua Parola”. È il riconoscersi umili e peccatori davanti al Signore, senza pretese, con l’unico vero desiderio di fare la Sua volontà, di seguire la Sua Parola. Che cosa dobbiamo fare per compiacere il Dio misericordioso, per essere salvati? La risposta è in Atti 2:37-38; 16:30. Il Dio della Bibbia vuole che tutti le creature umane siano salvate e giungano alla conoscenza della verità (1Timoteo 2:1ss). Infatti, nel cristianesimo, nessuno può vivere senza la verità, che è la Parola di Dio (Giovanni 17:17), nessuno può fare quel che gli pare perché l’uomo senza Dio, l’uomo carnale, è destinato a perire – quale che sia il suo pensiero (forma mentis) e modo di agire (modus operandi). Il credente in Cristo deve essere santificato per mezzo della verità (Giovanni 17:17).

 

Il quadro delineato al funerale di Franco Perrello è dunque paradisiaco, pacifico, risolutore dell’antichissimo conflitto tra omosessuali e Chiesa Cattolica Apostolica Romana: meglio di così non poteva andare. Si è voluto salvare capra e cavoli: da un lato, Franco e Gianni hanno visto la realizzazione di un sogno durato cinquantadue anni (quello di vedere riconosciuto dalla Chiesa Cattolica il proprio rapporto, il proprio amore, l’essere una famiglia al pari di quella eterosessuale); dall’altro, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sulla scorta della pressione mediatica di Papa Francesco, ha ribadito il proprio ruolo egemone nella vita spirituale dei cattolici, disciplinando le masse con metodi nuovi, più moderni, sfoderando non il bastone ma la carota e dando l’impressione di essere attenta oramai a qualunque esigenza la società odierna ponga: finalmente una Chiesa Cattolica “buona” e “adatta ai tempi”, una Chiesa Cattolica a cui – comunque e sempre – affidare e consegnare la propria sorte spirituale.

Così vanno le cose, in balia di uomini che fanno ora e domani disfanno (o viceversa), a proprio piacimento. Povera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, poveri Franco e Gianni!

* * *

COLPO DI SCENA! FERMI TUTTI: RETROMARCIA! NON È VERO NIENTE! – Dopo una settimana dal funerale e dalle parole di don Carrega, scoppia il putiferio. L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, quello che aveva inviato il proprio delegato ad officiare la liturgia funebre, afferma molto duramente quanto segue:

1) i funerali servono «non per fare comizi né, tanto meno, per dare occasione che i comizi li faccia qualcun altro» (allude alla parola data durante il funerale alla senatrice PD Magda Zanoni e all’assessore comunale alle Famiglie, Marco Giusta, ex presidente dell’Arcigay di Torino);

2) don Carrega «non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa, di necessità che chieda scusa o contro questo o quel rappresentante della gerarchia». L’arcivescovo bolla la questione come «una polemica in salsa rosa piccante»;

3) «Le regole non sono cambiate … Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»;

4) da ultimo, la perla inaspettata, la carota dopo il bastone: l’arcivescovo Nosiglia dice tutto e il contrario di tutto per accontentare tutti – esattamente come sta facendo il Papa, creando un’enorme confusione e sbandamento nelle masse cattoliche, senza mai veramente toccare a fondo il problema del peccato biblico e del conseguente ravvedimento biblico: «A coloro che invece si sono rallegrati della apertura della Chiesa verso le persone omossessuali dico: la Chiesa di Torino continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omossessuali che lo desiderano, ma anche per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale come sono i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati e tante famiglie e singoli che subiscono condizioni di povertà o ingiuste disuguaglianze sul piano sociale, per non escludere nessuno e sostenere tutti sulla via del Vangelo, all’incontro con il Signore, e sperimentare la tenerezza materna della Chiesa, a cui ci ha invitato con forza papa Francesco nella sua visita tra noi». In pratica, qualcuno ha capito alcunché del concetto di «percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano» e per tutti gli altri menzionati?

LA REAZIONE FURIBONDA DI GIANNI REINETTI – A questo punto, il buon Gianni, vistosi turlupinato da un evidente scherzo da prete, s’imbufalisce e fa sapere quanto segue:

1) «L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie … C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle»;

2) «In cinquantadue anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia»;

3) «Quando sono andato a parlare con il parroco di Santa Rita, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: “non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”». Dopo le proteste di Gianni, si è giunti al seguente compromesso: «Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni» (poi però si è virato su don Carrega);

4) Don Carrega ha pronunciato le frasi incriminate, altro che no! «Dette, sono state dette … Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega», ha confermato la senatrice PD Magda Zenoni.

MORALE DELLA FAVOLA – Il libro dei Giudici si chiude con questa triste frase: «in quel tempo, non c’era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio» (21:25). Pare di vedere la situazione del cattolicesimo odierno, che è allo sbando: chiunque pensa e fa quel che gli pare perché ha l’avallo del mondo che lo circonda. Anche il Papa fa parte di questo mondo, anzi ne è uno dei maggiori promotori. Tuttavia, sembra paradossale ma bisogna ammettere che, storicamente parlando, questa è la vera forza del cattolicesimo: consentire ai cattolici di fare quello che vogliono e, nello stesso tempo, adattarsi (come un camaleonte) secondo i tempi e i modi ai dettami e alle esigenze della gran massa. Ciò che effettivamente sorprende è il modo alternativo proposto da Papa Francesco per muoversi lungo queste direttrici. Si sa che c’è contestazione in Vaticano, e non solo. I gruppi più conservatori del cattolicesimo non sono contenti di questo Papa. Come che sia, la gente comune fa quello che più le garba.

In realtà, a ben guardare, questa storia (non si sa se ridere o piangere al riguardo) non mostra due mondi distinti, in contrasto: quello di Franco e Gianni, e quello della Chiesa Cattolica, ma un mondo unico, caratterizzato dal più totale disprezzo per la Parola di Dio, per la Bibbia.

Franco e Gianni volevano essere «cristiani, credenti, con una fede scevra da ipocrisia». In realtà, la loro era (è) una fede senza Dio e senza la Bibbia. Siamo abituati a volere la moglie ubriaca e la botte piena. Amo Dio ma ho l’amante (e la moglie); amo Dio ma convivo pur non essendo sposato; amo Dio ma sono legato ad una persona del mio stesso sesso … Bisogna scegliere Dio o il mondo, con le sue divinità (neppure troppo nascoste). Giosuè pose gli Ebrei davanti al fatto compiuto: «Dunque temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il Signore. E se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore» (Giosuè 24:14-15). Dopo Giosuè sorsero i Giudici d’Israele, ma, alla fine, come abbiamo già visto sopra, ciascuno faceva quello che gli pareva meglio.

La Chiesa Cattolica ha una responsabilità enorme per l’ignoranza biblica in cui ha tenuto da sempre i propri fedeli. I suoi rappresentanti ne renderanno conto dinnanzi a Cristo nel giorno del giudizio. La vita della Chiesa Cattolica è una vita senza il Dio della Bibbia, senza il Cristo del Nuovo Testamento, senza lo Spirito Santo che ci ha dato la Sua Parola. La Chiesa Cattolica fa e disfà con una leggerezza spaventosa. In questa triste storia, chi ha ragione? Gianni Reinetti, Don Carrega, l’arcivescovo di Torino oppure il Papa, che in tutte le questioni è sempre in filigrana, in sottofondo? Qualcuno di loro si è mai chiesto che cosa insegni la Bibbia circa l’omosessualità e che cosa, conseguentemente, essi hanno il dovere morale e religioso di dire ai cattolici – visto che pretendono di essere seguiti come maestri e mediatori della grazia di Dio? Si sta giocando con il fuoco, con l’anima altrui. Attenzione!

Circa Israele, Osea riportava così la voce di Dio: «Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch’io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli» (Osea 4:6).

Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono perire per mancanza di conoscenza biblica. Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono rifiutare la conoscenza per seguire la massa e capi umani. Non facciamoci ingannare dalla propaganda.

Arrigo Corazza