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La morte di Franco Perrello. Cattolicesimo e omosessualità

4 febbraio 2017

 

Giovedì 26 gennaio 2017 è morto Franco Perrello (83 anni). Chi è questo carneade (sconosciuto), si chiederanno i più? Franco Perrello è giunto agli onori delle cronache il 6 agosto del 2016, quando si è unito civilmente a Torino con Gianni Rainetti (80 anni) dopo cinquantadue anni di convivenza. Franco Perrello e Gianni Rainetti sono stati simboli per il mondo omosessuale, avendo lottato a lungo per ottenere le tutele e il pieno riconoscimento dell’amore gay. «Speriamo che la nostra storia – questo il commento di Franco dopo il fatidico sì – sia di esempio alle nuove generazioni. È stato faticoso ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stato molto emozionante. Un percorso difficile, ma felicissimo».

La loro luna di miele non è stata in uno di quei posti esotici (Maldive, Seychelles, Bahamas …) tanto sognati dagli sposini, ma … al Lourdes! I due consorti / coniugi / mariti così hanno deciso, evidentemente da fedelissimi cattolici quali si ritenevano.

Famosi per l’ostinazione nel volere fruire dei benefici derivanti dalla legge Cirinnà, scrissero all’ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi per non perdere il riconoscimento ufficiale del loro amore, vista la non più tenera età. «Siamo anziani, fra non molto ci presenteremo in Chiesa per l’ultima benedizione: saremo accolti o respinti?».

Come vedremo sotto, non solo non sono stati respinti, ma sono divenuti modello di comportamento per la loro tenacia, secondo la sorprendente omelia funebre pronunciata da don Gian Luca Carrega, delegato (per la pastorale delle persone omosessuali) dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

Qui non ci interessa polemizzare con le scelte personali di Franco e Gianni. Ognuno porterà la propria precisa responsabilità dinnanzi a Gesù Cristo nel giorno del giudizio: «Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male» (2Corinzi 5:10; cfr. Galati 6:5).

Qui non ci interessa neppure discutere se le unioni civili siano giuste o sbagliate. In proposito ciascuno ha le proprie idee e le esprime attraverso il voto. Sarà poi il Parlamento eletto democraticamente dal popolo a stabilire se le unioni civili siano da farsi o no. In quanto cittadini od ospiti della Repubblica Italiana, siamo tenuti – volenti o nolenti – a rispettarne le leggi. Se poi, invece, per motivi di coscienza si vuole obiettare contro questa o quella legge, allora si procederà secondo le possibilità eventualmente offerte dalle leggi stesse della Repubblica Italiana. Altrimenti, si aspetteranno tempi diversi, che prima o dopo arriveranno, come mostra il variare delle circostanze storiche (ieri era in un modo, oggi è il contrario di quel modo, domani forse sarà di nuovo com’era ieri prima di oggi). Al cristiano secondo il Nuovo Testamento è richiesto di essere sottomessi alle autorità superiori (Romani 13:1ss; 1Pietro 2:13), tenendo però sempre presente che occorre ubbidire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19; 5:29). Per il cristiano che segue soltanto il Nuovo Testamento, nessuna legge fatta dagli uomini potrà avere maggior valore della legge di Dio e di Cristo (1Corinzi 9:21).

Qui ci interessa unicamente il discorso biblico. E quando si ha a che fare con la Bibbia, non conta l’idea personale ma ciò che la Bibbia, Parola di Dio, insegna. La Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) condanna l’omosessualità (Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1Corinzi 6:9). Ciò può piacere o no, ma non possiamo cambiare la Parola di Dio. E neppure possiamo usare la Bibbia quando ci pare («Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra …» (Giovanni 8:7), e ignorarla quando non ci conviene o non ci piace.

Fatto salvo questo principio, bisogna dire che nel corso dei secoli i comportamenti delle chiese si sono rivelati spesso schizofrenici. Prima i divorziati, i conviventi, i fornicatori sono oggetto di durissima riprovazione, poi sdoganati. Prima l’omosessualità è punita, poi accettata. Tutto dipende dalla società del momento, che spinge a pensare questo o quello, a fare secondo consuetudini imposte, ad avere una certa forma mentis. Da questa pressione della società sulla chiesa di Cristo, nasce la chiesa che noi vogliamo a nostro uso e consumo, «la chiesa che sogniamo», secondo le parole di don Gian Luca Carrega dette durante la liturgia funebre per Franco Perrello.

«So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”: per le incomprensioni, per la freddezza, per la rigidità. Ma dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io, invece, vi dico “grazie”, perché voi, Franco e Gianni, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa in grande, accogliente, capace di andare oltre e di non lasciare indietro nessuno: la Chiesa che noi sogniamo … Una chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati: tutto questo rischia di separarci dall’amore di Cristo. Ma il cristiano vero è ostinato e non smette di bussare alla porta di Dio, perché è convinto che il Signore è misericordioso. E voi, Franco e Gianni, siete stati ostinati».

LE SCUSE – Bisogna smetterla di chiedere “scusa” per le malefatte compiute da altri. Questo è un vezzo diffuso, da qualche tempo a questa parte, tra le autorità cattoliche. Piuttosto, si pensi anzitutto a non commettere le malefatte condannate dapprima dalla Parola di Dio e, poi magari, dopo secoli, da qualche Papa solerte. Nessuno può chiedere “scusa” al posto altrui. Si potrà, tutt’al più, dire che Tizio ha fatto qualcosa che non mi trova d’accordo e che io non farei mai. «Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo» (Luca 17:3). Per chiedere “scusa” occorre pentirsi, e questo lo può fare unicamente chi ha commesso il male. “Incomprensioni”, “freddezza”, “rigidità” da parte del cattolicesimo nei confronti degli omosessuali: parole, queste di don Carrega, che andrebbero precisate e giudicate secondo un metro ben preciso. Il cattolicesimo ha sempre condannato l’omosessualità e in ciò ha seguito la Bibbia. Don Carrega sostiene che dovrebbe chiedere “scusa” qualcuno più in alto di lui. Una (non tanto) velata allusione al Papa? Ebbene, forse don Carrega non sa che il Papa ha detto recentemente (26 giugno 2016) che «la Chiesa dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso». Ecco un’altra frase (una delle tante del Papa, una delle solite oramai) gettate qua e là per agitare le acque. Queste frasi, che non trovano mai applicazione pratica a livello di legge canonica cattolica, lasciano l’impressione che il Papa parli da esterno rispetto al cattolicesimo, e non da massima autorità. Una posizione schizofrenica, dunque (vedi il nostro editoriale del 21 luglio 2016: ll Papa è cattolico?). Qual è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana a cui si riferisce? Quella del Medioevo, della Controriforma, di un secolo fa, di cinque anni fa, del giorno prima della sua elezione (13 marzo 2013)? Come fa quell’ipotetica Chiesa Cattolica a chiedere scusa ai gay? Come, dove, quando e perché li ha offesi? Forse perché ha seguito la Bibbia in questo? Perché ha tolto loro la comunione? Si prega di precisare, in modo da avere le idee chiare. Non lasciamo, per cortesia, come sempre, le cose campate in aria: andiamo a fondo.

I RINGRAZIAMENTI – Secondo don Carrega, grazie alla loro ostinazione di essere e rimanere uniti in un vincolo omosessuale (peraltro condannato dalla Bibbia), Franco e Gianni, due persone qualunque, due persone come tutti noi (neanche si trattasse di due santi dichiarati tali dalle autorità cattoliche!), sono diventate un esempio da seguire per modificare addirittura la Chiesa Cattolica. La Chiesa di Cristo è diventata la Chiesa di Franco e Gianni. Qui si scavalca addirittura il concetto di mediazione dei santi cattolici (quelli morti, per intenderci) e si prende a campione due vivi che commettono per cinquantadue anni un peccato condannato dalla Bibbia. Però! Franco e Gianni hanno fatto riflettere i Cattolici sulla possibilità di pensare ad una Chiesa Cattolica in grande, accogliente, capace di andare oltre (la Bibbia? I concili? Il catechismo? I Sinodi? …) e di non lasciare indietro nessuno (ma esiste ancora un peccato di cui ravvedersi, un peccato condannato dalla Bibbia, dai concili, dal catechismo, dai Sinodi? …). La Chiesa Cattolica che noi sogniamo – la definisce don Carrega. Secondo il quale, Franco e Gianni ci hanno fatto capire come non deve essere la Chiesa Cattolica: una Chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati …

LA CHIESA CHE NOI SOGNIAMO – Questo è il quesito: qual è la Chiesa che io sogno, voglio, desidero? È la Chiesa di Cristo descritta nelle pagine ispirate del Nuovo Testamento oppure è la Chiesa di Franco e di Gianni, di Arrigo, di Pinco Palla …? Dunque, una Chiesa creata a mia immagine e somiglianza, una Chiesa che tenga conto delle mie necessità, che giustifichi il mio modo di fare, che mi giustifichi perché io sono io?

UNA CHIESA CHE NON CI SEPARI DALL’AMORE DI CRISTO – Non è specificato nei resoconti dei quotidiani, ma durante l’omelia funebre don Carrega deve aver citato l’apostolo Paolo (Romani 8:35). Ha fatto bene don Carrega a citare l’apostolo Paolo ma ha sbagliato nell’applicare il brano all’omosessualità, che è fonte di divisione / separazione da Dio al pari di altri peccati (1Corinzi 6:9-10). Si noti quanto Paolo dice a proposito dell’omosessualità all’inizio di Romani (1:26-32): «Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette». Esemplare il seguente brano di Isaia 59:1-2 circa la separazione da Dio a causa del peccato: «ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto».

L’OSTINAZIONE DEL VERO CRISTIANO è:

non vivere nel peccato, quello vero, quello non definito dagli uomini ma soltanto da Dio («il peccato è la violazione della legge»: 1Giovanni 3:4),

non dire soltanto “Signore, “Signore”, quasi fosse soltanto un flatus voci (emissione di suono) senza alcuna conseguenza;

fare la volontà di Dio («non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»: Matteo 7:21), secondo l’autorità di Cristo  («qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui»: Colossesi 3:17).

BUSSARE ALLA PORTA DEL DIO MISERICORDIOSO – Nel Nuovo Testamento in varie istanze ci viene chiesto di bussare per entrare nel Regno di Dio («Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto»: (Matteo 7:7) «perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa» (Matteo 7:8; ); addirittura, è il Cristo che bussa alla nostra porta per stabilire la Sua comunione («Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3:20). È palese che l’attitudine nel bussare non è quella di stabilire la nostra volontà e autorità, ma quella del Padre, come fece il Signore Gesù nel Getsemani (Matteo 26:39,42). Il concetto non è: “Signore, accettami per come sono”, ma piuttosto “Signore, accettami perché mi sono ravveduto e desidero vivere secondo la Tua Parola”. È il riconoscersi umili e peccatori davanti al Signore, senza pretese, con l’unico vero desiderio di fare la Sua volontà, di seguire la Sua Parola. Che cosa dobbiamo fare per compiacere il Dio misericordioso, per essere salvati? La risposta è in Atti 2:37-38; 16:30. Il Dio della Bibbia vuole che tutti le creature umane siano salvate e giungano alla conoscenza della verità (1Timoteo 2:1ss). Infatti, nel cristianesimo, nessuno può vivere senza la verità, che è la Parola di Dio (Giovanni 17:17), nessuno può fare quel che gli pare perché l’uomo senza Dio, l’uomo carnale, è destinato a perire – quale che sia il suo pensiero (forma mentis) e modo di agire (modus operandi). Il credente in Cristo deve essere santificato per mezzo della verità (Giovanni 17:17).

 

Il quadro delineato al funerale di Franco Perrello è dunque paradisiaco, pacifico, risolutore dell’antichissimo conflitto tra omosessuali e Chiesa Cattolica Apostolica Romana: meglio di così non poteva andare. Si è voluto salvare capra e cavoli: da un lato, Franco e Gianni hanno visto la realizzazione di un sogno durato cinquantadue anni (quello di vedere riconosciuto dalla Chiesa Cattolica il proprio rapporto, il proprio amore, l’essere una famiglia al pari di quella eterosessuale); dall’altro, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sulla scorta della pressione mediatica di Papa Francesco, ha ribadito il proprio ruolo egemone nella vita spirituale dei cattolici, disciplinando le masse con metodi nuovi, più moderni, sfoderando non il bastone ma la carota e dando l’impressione di essere attenta oramai a qualunque esigenza la società odierna ponga: finalmente una Chiesa Cattolica “buona” e “adatta ai tempi”, una Chiesa Cattolica a cui – comunque e sempre – affidare e consegnare la propria sorte spirituale.

Così vanno le cose, in balia di uomini che fanno ora e domani disfanno (o viceversa), a proprio piacimento. Povera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, poveri Franco e Gianni!

* * *

COLPO DI SCENA! FERMI TUTTI: RETROMARCIA! NON È VERO NIENTE! – Dopo una settimana dal funerale e dalle parole di don Carrega, scoppia il putiferio. L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, quello che aveva inviato il proprio delegato ad officiare la liturgia funebre, afferma molto duramente quanto segue:

1) i funerali servono «non per fare comizi né, tanto meno, per dare occasione che i comizi li faccia qualcun altro» (allude alla parola data durante il funerale alla senatrice PD Magda Zanoni e all’assessore comunale alle Famiglie, Marco Giusta, ex presidente dell’Arcigay di Torino);

2) don Carrega «non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa, di necessità che chieda scusa o contro questo o quel rappresentante della gerarchia». L’arcivescovo bolla la questione come «una polemica in salsa rosa piccante»;

3) «Le regole non sono cambiate … Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»;

4) da ultimo, la perla inaspettata, la carota dopo il bastone: l’arcivescovo Nosiglia dice tutto e il contrario di tutto per accontentare tutti – esattamente come sta facendo il Papa, creando un’enorme confusione e sbandamento nelle masse cattoliche, senza mai veramente toccare a fondo il problema del peccato biblico e del conseguente ravvedimento biblico: «A coloro che invece si sono rallegrati della apertura della Chiesa verso le persone omossessuali dico: la Chiesa di Torino continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omossessuali che lo desiderano, ma anche per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale come sono i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati e tante famiglie e singoli che subiscono condizioni di povertà o ingiuste disuguaglianze sul piano sociale, per non escludere nessuno e sostenere tutti sulla via del Vangelo, all’incontro con il Signore, e sperimentare la tenerezza materna della Chiesa, a cui ci ha invitato con forza papa Francesco nella sua visita tra noi». In pratica, qualcuno ha capito alcunché del concetto di «percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano» e per tutti gli altri menzionati?

LA REAZIONE FURIBONDA DI GIANNI REINETTI – A questo punto, il buon Gianni, vistosi turlupinato da un evidente scherzo da prete, s’imbufalisce e fa sapere quanto segue:

1) «L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie … C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle»;

2) «In cinquantadue anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia»;

3) «Quando sono andato a parlare con il parroco di Santa Rita, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: “non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”». Dopo le proteste di Gianni, si è giunti al seguente compromesso: «Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni» (poi però si è virato su don Carrega);

4) Don Carrega ha pronunciato le frasi incriminate, altro che no! «Dette, sono state dette … Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega», ha confermato la senatrice PD Magda Zenoni.

MORALE DELLA FAVOLA – Il libro dei Giudici si chiude con questa triste frase: «in quel tempo, non c’era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio» (21:25). Pare di vedere la situazione del cattolicesimo odierno, che è allo sbando: chiunque pensa e fa quel che gli pare perché ha l’avallo del mondo che lo circonda. Anche il Papa fa parte di questo mondo, anzi ne è uno dei maggiori promotori. Tuttavia, sembra paradossale ma bisogna ammettere che, storicamente parlando, questa è la vera forza del cattolicesimo: consentire ai cattolici di fare quello che vogliono e, nello stesso tempo, adattarsi (come un camaleonte) secondo i tempi e i modi ai dettami e alle esigenze della gran massa. Ciò che effettivamente sorprende è il modo alternativo proposto da Papa Francesco per muoversi lungo queste direttrici. Si sa che c’è contestazione in Vaticano, e non solo. I gruppi più conservatori del cattolicesimo non sono contenti di questo Papa. Come che sia, la gente comune fa quello che più le garba.

In realtà, a ben guardare, questa storia (non si sa se ridere o piangere al riguardo) non mostra due mondi distinti, in contrasto: quello di Franco e Gianni, e quello della Chiesa Cattolica, ma un mondo unico, caratterizzato dal più totale disprezzo per la Parola di Dio, per la Bibbia.

Franco e Gianni volevano essere «cristiani, credenti, con una fede scevra da ipocrisia». In realtà, la loro era (è) una fede senza Dio e senza la Bibbia. Siamo abituati a volere la moglie ubriaca e la botte piena. Amo Dio ma ho l’amante (e la moglie); amo Dio ma convivo pur non essendo sposato; amo Dio ma sono legato ad una persona del mio stesso sesso … Bisogna scegliere Dio o il mondo, con le sue divinità (neppure troppo nascoste). Giosuè pose gli Ebrei davanti al fatto compiuto: «Dunque temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il Signore. E se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore» (Giosuè 24:14-15). Dopo Giosuè sorsero i Giudici d’Israele, ma, alla fine, come abbiamo già visto sopra, ciascuno faceva quello che gli pareva meglio.

La Chiesa Cattolica ha una responsabilità enorme per l’ignoranza biblica in cui ha tenuto da sempre i propri fedeli. I suoi rappresentanti ne renderanno conto dinnanzi a Cristo nel giorno del giudizio. La vita della Chiesa Cattolica è una vita senza il Dio della Bibbia, senza il Cristo del Nuovo Testamento, senza lo Spirito Santo che ci ha dato la Sua Parola. La Chiesa Cattolica fa e disfà con una leggerezza spaventosa. In questa triste storia, chi ha ragione? Gianni Reinetti, Don Carrega, l’arcivescovo di Torino oppure il Papa, che in tutte le questioni è sempre in filigrana, in sottofondo? Qualcuno di loro si è mai chiesto che cosa insegni la Bibbia circa l’omosessualità e che cosa, conseguentemente, essi hanno il dovere morale e religioso di dire ai cattolici – visto che pretendono di essere seguiti come maestri e mediatori della grazia di Dio? Si sta giocando con il fuoco, con l’anima altrui. Attenzione!

Circa Israele, Osea riportava così la voce di Dio: «Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch’io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli» (Osea 4:6).

Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono perire per mancanza di conoscenza biblica. Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono rifiutare la conoscenza per seguire la massa e capi umani. Non facciamoci ingannare dalla propaganda.

Arrigo Corazza

 

 

Solo due chiese

23 febbraio 2016

 

Ai cristiani viene spesso richiesto di chiarire “quante chiese” ci siano oggi nel mondo. C’è chi risponde trecento, chi settecento, chi trentamila. Sarebbe del resto impossibile conteggiare tutti i movimenti esistenti nei cinque continenti che in un modo o nell’altro si rifanno al Cristianesimo. In fondo, si tratterebbe soltanto di appagare una curiosità statistica. E se a quella domanda rispondessimo che ci sono solo due chiese, quella del Signore e quella di Satana? Ciascuno di noi è convinto di far parte della Chiesa vera, buona e in piena rispondenza con la volontà divina. Non sarebbe neppure concepibile che uno continuasse a restare in una chiesa “falsa”, quando ne fosse ovviamente persuaso! Eppure potremmo far parte del Regno di Satana, anche nostro malgrado o anche a nostra insaputa. Quello che è certo è che il Signore non necessariamente riconoscerà come Sua qualunque chiesa che porti il Suo nome. Lo ha detto chiaramente («Non chiunque mi dice ‘Signore’… »: Matteo 7:21) ed è anche giusto che almeno a Lui si riconosca il buon diritto di autenticare quelle persone e quelle comunità che si prodigano per appartenerGli e servirLo con vera umiltà.

Per essere Chiesa di Cristo non è sufficiente figurare sulle Pagine Gialle oppure esporre una targa fuori di un locale di culto. Né la patente di agibilità si può ottenere dalle autorità umane poiché l’esame di idoneità una chiesa lo deve affrontare con il Signore e non con la pubblica opinione.

Per essere Chiesa di Cristo non occorrono sostanziosi patrimoni né speciali concessioni. Chiesa di Cristo è un insieme di convertiti decisi a lasciarsi guidare da Lui e dalla Sua Parola, con vera umiltà e genuino desiderio di affidamento. Senza grandi ambizioni, se non di giungere alla mèta agognata; senza tante storie e tante discussioni, confidando nella presenza trainante del Signore e nell’orientamento sicuro delle Scritture. Cercando, in esse Scritture, ciò che il Signore dice e rispettando solennemente il silenzio divino, che non va ritenuto permissivo e consenziente a ogni nostra invenzione, bensì limitativo della rivelazione stessa.

È Chiesa di Cristo quella che cerca di piacere a Lui, non già agli uomini. Essa è ben ubicata nella Parola, rintracciabile e ripetibile in modo perfetto. Non è il risultato di baratti, di fusioni, di unificazioni o di riforme. Non richiede consistenti maggioranze né scatta in vita al raggiungimento di quorum ben quantizzati.

La chiesa di Satana non ha schemi, non modelli, non presenta caratteristiche distintive di identificazione; però esiste, ed è forte, diffusa, spontanea nella riproduzione quanto imprevedibile nell’adattamento. Quelli che ne fanno parte non lo sanno, e ignorano che sono proprio loro che la fanno ricca e numerosa, organizzata nella sua confusione, che la finanziano e la propagandano in mille modi, con tante parole e tanti fatti!

La via che porta alla chiesa di Satana è larga e son molti quelli che la percorrono. Sono pochi invece quelli che “trovano” la via della Chiesa del Signore, ma lo smarrimento, a differenza di come accade di solito, sta con la massa, cieca e colpevole!

Alessandro Corazza (1977)

Ignoranza ed errore

15 marzo 2014

 

Il cristianesimo di cui parla la Bibbia, è stato modificato lentamente a causa delle continue e varie innovazioni dottrinali e culturali apportate dall’uomo nel corso dei secoli.

 

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Quando ci chiediamo quali siano i motivi che hanno determinato il passaggio dalla sana dottrina di Cristo (manifestata nel N.T.) ad altre forme di comunicazione religiosa propugnate da falsi profeti e falsi cristi, la risposta è semplice: da Gesù alla volontà umana si è giunti perché i cristiani spesso dimenticano o ignorano la Parola di Dio. Interrogato da alcuni Sadducei (che non credevano nella risurrezione), Gesù evidenziò il loro errore: «Voi errate perché non conoscete né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22:28). Per “Scritture” qui il Signore intende l’A.T. Ma il principio resta valido anche oggi. Come i Giudei contemporanei di Gesù avevano la legge divina da osservare (cfr. Lc 16:29), così noi oggi possediamo il Nuovo Patto, instaurato da Gesù mediante il Suo sangue.

 

CONOSCERE LA PAROLA DI DIO (LA BIBBIA) SIGNIFICA CONOSCERE CRISTO

Conoscere Dio significa conoscere la sua Parola, che è Gesù Cristo, massima espressione della rivelazione divina (cfr. Gv 1:1- 18; Col 2:9). Cristo ha assunto la natura umana, soffrendo per la salvezza del genere umano (cfr. Fil 2:5ss) e ponendo le basi di un edificio indistruttibile: la Chiesa (Mt 16:18ss). E la Chiesa, fin dal suo primo apparire, ha trovato le sue origini nella volontà e nei comandamenti del Gesù, espressi al mondo mediante l’opera apostolica. Cristo è via, verità e vita; gli apostoli, pieni dello Spirito Santo (cfr. Gv 14:16,17,26; 15:26-27; 16:7-15), sono gli ambasciatori di Cristo che hanno rivelato tutta la verità divina. Secondo At 1:21-22, essi non hanno avuto (né avranno mai) successori. È proprio difficile capire questa realtà religiosa? Sembrerebbe di no. Basta infatti una lettura rapida del N.T. per comprendere la straordinaria potenza ed unicità del messaggio di Gesù. Non occorre certo essere dotati di un intelletto superiore per comprendere che di là da Cristo non c’è nulla. Si valica il confine tracciato da Cristo soltanto quando si dimentica la realtà e la funzione di nostro Signore.

Per quanto riguarda il cristianesimo di cui parla la Bibbia, esso è stato modificato lentamente a causa delle continue e varie innovazioni dottrinali e culturali apportate dall’uomo nel corso dei secoli. Eppure, tra verità e menzogna esiste un abisso. La verità è Cristo, mentre la menzogna è Satana, che si traveste da angelo di luce (2Cor 11:14), che ben conosce e adopera le suggestioni della Sacra Scrittura (cfr. Mt 4). Com’è possibile, allora, che questo abisso sia stato progressivamente colmato? Semplicemente a causa dell’ignoranza sempre regnante circa le cose e i pensieri di Dio.

 

IGNORANZA

I membri della Chiesa di Cristo si defiscono cristiani e solo cristiani (At 11:26). Ciò è giusto, giacché nessun’altra denominazione è nota dalla Bibbia. I membri della Chiesa di Cristo danno l’impressione di conoscere la Parola di Dio; ma siamo davvero sicuri che tutti i cristiani siano sufficientemente preparati ad assolvere il compito dell’annuncio e della difesa del Vangelo (Fil 1:16)? Purtroppo, c’è da sospettare che non sia sempre così. Questo può portare alla fine della Chiesa e alla dannazione eterna della nostra anima. Inoltre, quest’ignoranza biblica non è un buon segno. All’opposto, essa induce a pensare che, nelle Chiese, si potrebbe vivere un momento particolarmente pericoloso.

I discepoli di Cristo hanno l’obbligo di studiare la volontà del Padre e di metterla in pratica, se vogliono essere veramente discepoli del Figlio, che ha dato un mirabile esempio di ubbidienza e fedeltà al Padre, sino alla fine, sino alla morte di croce (Fil 2:5ss). Il cristianesimo ha poco da spartire con le teorie, esigendo più che altro l’applicazione pratica della Parola di Dio, cioè una testimonianza quotidiana e caritatevole della verità di Cristo: «Questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti e i suoi comandamenti non sono gravosi» (1Gv 5:3; vedi anche Mt 7:21). Il cristiano ha sempre il dovere di chiedersi quanto stia dando e dedicando al Signore Dio: gli spiccioli della vita oppure la vita stessa? A ben guardare, la differenza è tanta.

Arrigo Corazza

 

Ma quanti siete? Pochi, orgogliosi e gelosi

14 novembre 2013

 

Se si dovesse giudicare la verità del cristianesimo in base all’apparenza, soprattutto quella dei numeri, allora i conti sarebbero presto fatti: il vero cristianesimo è quello che può vantare più persone. Questo discorso, però, potrebbe diventare assai sdrucciolevole specie nel nostro Paese, che ha oltre il 90% di Cattolici, dei quali forse soltanto il 10% è osservante … Insomma: un bel grattacapo! Ai numeri non corrispondono i fatti, e ben lo si vede nella società italiana.

La realtà è ben diversa: «Non chi mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7:21). I numeri contano poco o niente, nel cristianesimo; ciò che conta è fare o no la volontà di Dio in Cristo Gesù.

Il primo concetto che deve dunque saldamente piantarsi nella mente di chi intenda avvicinarsi a Cristo Gesù è: occorre sempre ritornare al modello costituito dal N.T., alla rivelazione di Dio, alla Chiesa di Cristo qual è descritta nelle pagine ispirate. Contro questo lodevole tentativo, si sollevano solitamente diverse obiezioni. Una di queste, forse la più comune, è: «Se davvero possedete la verità, allora come mai vi sono così poche Chiese di Cristo in Italia? E come mai siete così pochi?». A tale domanda occorre rispondere con correttezza e serenità. Tra le tante risposte possibili, ne scegliamo qui soltanto due.

 

LA VERITÀ PORTATA DAL SIGNORE È PER TUTTI

La prima risposta è che la verità non è possesso esclusivo dei membri della Chiesa di Cristo, ma solo del Signore. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Fin dal principio della Chiesa (At 2), esiste una sola autorità per i cristiani: quella rivelata da Gesù Cristo nella sua Parola, che si è materiata nel tempo, grazie allo Spirito Santo, in quel libro chiamato “Bibbia”.

Abbiamo detto che non è affatto vero che i cristiani posseggono la verità, giacché, se così fosse, potrebbero manipolarla a piacimento – il che condurrebbe direttamente alla filosofia (che è perenne ricerca della “verità”). Solo Cristo è via, verità e vita; solo la Parola di Dio è verità (Gv 17:17). Solo il N.T., dunque, è la verità, che appare bene al sicuro, sotto i vigili occhi dello Spirito Santo. La Sacra Scrittura costituisce il dono prezioso che il Padre ha concesso agli uomini tutti. Non esiste né la verità degli uomini, né la verità (che è poi dottrina) delle Chiese, ma esiste un solo Cristo, una sola verità, una sola Chiesa (basterà leggere Ef 4:4-6 per ottenere i chiarimenti necessari). Per quanto riguarda la verità, che abbiamo detto essere là nel N.T., ripetiamo che è a disposizione di chiunque, nell’universalità del tempo e dello spazio. A questo punto, il problema è capire quale sia la disposizione o atteggiamento di fronte alla verità. C’è chi accetta la verità e c’è chi la rifiuta (una terza possibilità non esiste). Ebbene, sì, a questo proposito noi cristiani ci vantiamo di non avere il collo duro, ma floscio, volendo piegare il nostro capo sempre, al cospetto del Signore, dicendo nel contempo: «Padre, la tua volontà sia fatta, e non certo la nostra! Signore, la tua Parola è verità, e non certo la nostra! Signore, aiutaci a comprenderla e a metterla in pratica».

 

I CRISTIANI SONO SEMPRE STATI UNA MINORANZA

La seconda risposta è che ubbidire alla verità, ossia a Cristo, non significa necessariamente né automaticamente diventare i più numerosi in Italia o altrove. Come suole dirsi la qualità è più importante della quantità. Inoltre, a ben guardare, bisogna ammettere che il popolo di Dio (dapprima quello ebraico, poi quello in Cristo) è sempre stato una minoranza. Un solo esempio storico vogliamo addurre, tra i tanti possibili: quando a Costantino, dal 313 d.C., piacque volgersi alla Chiesa, i cristiani (ancora degni di questo nome?) erano una minoranza, più numerosi in Oriente che in Occidente, presenti principalmente nei centri urbani e nelle classi medio-basse della società di allora. Solo in seguito, grazie all’immissione delle masse pagane, al battesimo dei bambini, i cosiddetti “cristiani” sono diventati la maggioranza, ma a scapito della conoscenza della Parola di Dio e, soprattutto, della consapevolezza di essere credenti nel Signore.

La bontà della dottrina non si commisura in base alla quantità. Guai se fosse così! Ci vuole poco per riempire qualunque grande piazza di questo mondo, ci vuole poco per gettare fumo negli occhi, ma ci vuole tanto amore per la verità e tanta pazienza nello studio della Parola di Dio per ottenere la salvezza eterna. Chi si bea nelle esibizioni di massa o nelle frasi a effetto, avrà solo quello e niente di più. La storia, soprattutto quella del Novecento, insegna che fine abbiano fatta quelli che radunavano enormi masse nelle piazze … Oggi sei bravo, domani sei cattivo. Oggi sei mio amico, domani sei mio nemico …

Il Signore Gesù si chiedeva: «Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18:8). Nel giorno del suo ritorno, quanti saranno i cristiani? Forse un manipolo? Perché? La creatura umana, opera di Dio, ama il mondo e le sue suggestioni … Un milione di adoratori in piazza, inneggianti all’uomo che si pone sul trono di Dio, non valgono un solo fedele cristiano. Non bisogna illudersi: la battaglia contro Satana è durissima. Ma il Signore ci ha concesso, tramite la verità, di conoscere la tattica di guerra adatta a sconfiggere il tentatore: resistere stando ben saldi nella fede, essendo muniti dell’armatura più idonea e vivendo per fede, la più spirituale possibile (1Pt 5:8-9; Ef 6:10ss).

 

ORGOGLIOSI E GELOSI DELLA CHIESA DI CRISTO

Nonostante il loro esiguo numero, i cristiani dovrebbero essere sempre orgogliosi e gelosi della Chiesa (2Cor 11:2). Tuttavia, lo sono?

Quando parliamo della Chiesa, il nostro cuore dovrebbe sentirsi pieno di orgoglio e di riconoscenza: orgoglio, perché la Chiesa è la nostra famiglia, la nostra vita, il nostro ambiente più felice (dopo la Chiesa, viene tutto il resto, dalla famiglia al lavoro, e via dicendo); riconoscenza, perché Dio ci ha talmente beneficato in Cristo che la nostra esistenza ha assunto nuovi connotati e scopi. Non siamo più quelli che eravamo prima di conoscere il Signore, e speriamo di non esserlo mai più. Certamente il pericolo esiste e noi siamo sempre sottoposti al rischio di tornare al vecchio invece che guardare avanti in Cristo coltivando la speranza della vita eterna. Occorre pregare Dio affinché ci aiuti a mantenere sempre pura la nostra condotta – condotta che deve seguire i canoni della santità tipici della rinascita d’acqua e spirito (Gv 3).

Orgoglio e riconoscenza sono due importanti motivazioni per il credente, il quale, unito al Cristo mediante la fede, si pone in atteggiamento di sfida rispetto al mondo peccatore. Il cristiano è orgoglioso del Regno di Dio, del nome che porta (At 11:26; 1Pt 4:16), della sua cittadinanza celeste (Fil 3:20), degli obiettivi che lo motivano e guidano (vedi 1Pt 1:9). Il cristiano è orgoglioso allorché viene chiamato a dare precisa ragione della speranza che alberga in lui (1Pt 3:15-17), quando evangelizza. Il cristiano è orgoglioso e geloso della Chiesa (2Cor 11:2), e non vuole che Satana, il terribile avversario e tentatore, distrugga la Chiesa, corpo di Cristo e tempio di Dio in cui abita lo Spirito Santo (1Cor 3:16-17).

Troppo spesso, disgraziatamente, il cristiano, che pure è orgoglioso della sua famiglia, del suo lavoro o della sua posizione sociale, non lo è altrettanto della Chiesa e del lavoro di evangelizzazione. Invece, è bello vedere i risultati del ministero spirituale, la conversione dei peccatori non a noi o alla Chiesa, ma a Cristo che poi li dona a noi nella Chiesa, composta di quanti sono sulla via della salvezza (At 2:47). Per molti di noi cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia rimane un miraggio (Mt 6:33).

Sicuramente, non dobbiamo aspettarci che coloro i quali non conoscono o rifiutano Dio (i non cristiani, gli atei, gli irredenti, gli inconsapevoli e gli ignoranti della straordinaria benedizione avuta in Cristo) facciano il lavoro che noi dobbiamo fare e per il quale siamo stati convocati dal Signore

Arrigo Corazza

 

 

Quale tradizione?

13 novembre 2013

 

Gli uomini nascono in un contesto religioso definito e spesso diventano “credenti-atei” nel prosieguo della vita, illudendosi – nonostante la contraddizione (“credenti-atei”) – di salvare la propria l’anima. Senza aver mai letto la Bibbia, senza essersi mai preoccupati di sapere se le pratiche religiose loro imposte corrispondano o no alla volontà divina, gli uomini sembrano accontentarsi di seguire le tradizioni create da altri uomini nel corso della storia. Tali tradizioni, però, non appartengono certo alla Chiesa di Cristo descritta nel N.T., Chiesa voluta da Dio avanti la creazione di tutte le cose per mostrare la grandezza del suo amore verso il mondo preda del peccato (Ef 3:9-10).

V’è un’enorme differenza tra la Chiesa originaria, primitiva, la Chiesa descritta nel Nuovo Testamento, e le migliaia di sette, di denominazioni esistenti oggigiorno. Tali differenze non si spiegano tanto con il variare dei tempi, quanto piuttosto con il mutare delle dottrine insegnate e praticate. Questo è il vero problema. I discepoli di Cristo erano chiamati cristiani (At 11:26), seguivano la sua Parola predicata dagli apostoli (i quali fruivano di tutta l’autorità conferita loro dallo Spirito Santo). Con la morte del Signore e dei suoi apostoli, i cristiani non rimasero orfani: il N.T. era (è, e sarà sino alla fine del mondo) la legge di Cristo, la dottrina da seguire e mettere in pratica. Giuda (non il traditore, ma il fratello carnale di Gesù) esortava i credenti «a combattere strenuamente per la fede una volta per sempre tramandata ai santi» (Gd 3). In questo brano e nel resto della lettera, il termine “fede” equivale a “dottrina”, a “corpo dottrinale”. Tale dottrina è stata consegnata, trasmessa al genere umano una volta per sempre (l’originale greco paradìdomi vale: “passare, consegnare, trasmettere”. In latino il medesimo concetto si esprimeva con tràdere, da cui traditio – onis: “consegna, trasmissione”; vedi il nostro “tradizione”).

Giuda ci dice, dunque, che l’unica tradizione da seguire sempre è il vangelo o fede o insegnamento o dottrina di Cristo. Giovanni scrive che «chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi dimora nella dottrina ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa, e non lo salutate, perché chi lo saluta partecipa alle malvagie opere di lui» (2Gv 9-11). Queste parole, che sembreranno assai dure ed esagerate a chi non conosce la Bibbia, sono in realtà assai importanti ai fini della salvezza. Esse dimostrano che nella dottrina di Cristo – cioè nell’insegnamento da lui impartito–, non si può essere liberali e progressisti, non si può aggiungere a proprio piacimento.

Occorre pertanto dimorare, rimanere, insistere e persistere nella verità portata da Cristo e dai suoi apostoli, verità che non è monopolio o proprietà di alcuna Chiesa o individuo. Infatti, la verità è Cristo, è di Cristo. La Parola di Dio è la verità (Gv 17:17). Agli occhi del Signore, che è l’unico capo della Chiesa (Col 1:18), le chiese create dagli uomini non hanno nessuna verità, nessun magistero, nessun potere, nessuna tradizione propria da vantare. Che, di fatto, dopo essersi sostituite alla Chiesa di Dio in Cristo Gesù, le chiese create dall’uomo abbiano gestito un potere (politico e spirituale) immenso attraverso i secoli (e continuino a farlo), è certo tutt’altra questione, ben nota a molti, e che qui non c’interessa trattare.

Qual è il pericolo che si annida nelle Chiese di Cristo oggi? Quello di pensare che gli altri siano peccatori e noi no, che noi possiamo fare qualunque cosa perché conosciamo o, tutt’al più, leggiamo la Sacra Scrittura. Invece, dobbiamo arrivare sempre con estrema umiltà alla comprensione e alla soluzione biblica dei problemi che ci si parano innanzi. Molto facile risulta allontanarsi dalla via tracciata dal Signore; assai più difficile è poi risalire la china e tornare ad essere puri. Non dimentichiamo mai di lottare strenuamente per il Vangelo, per la fede una volta per sempre data ai santi.

Arrigo Corazza

Il peccato: barriera tra Dio e l’uomo (Isaia 59:2)

7 novembre 2013

 

«Le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio» (Isaia 59:2).

Il peccato non è quello che pensiamo sia o che vorremo fosse …

Il peccato è piuttosto quello che la Bibbia definisce tale. A ben guardare, dunque, enorme è la differenza!

Secondo la Bibbia, il peccato è …

 

Il peccato PowerPoint (formato .pdf)

 

 

 

Il Papa e “il Chiesa” (sic!)

4 novembre 2013

Sabato 13 ottobre 2013: durante il seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici sul tema Dio affida l’essere umano alla donna, papa Francesco ha detto: «soffro, dico la verità, quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio, che tutti noi dobbiamo avere, della donna scivola verso un ruolo di servitù, quando vedo donne che fanno cose di servitù non di servizio e non si capisce bene cosa deve fare una donna … ».

Talora è assai complicato capire a che cosa veramente mirino le molteplici affermazioni di papa Francesco; tanto più difficile è poi capire frasi quali questa. La comprensione più immediata e logica, per chi non è cattolico, è che nel cattolicesimo vi sono casi di schiavitù di donne, denunciati dal suo massimo rappresentante. Dunque, un ulteriore motivo per chiedere ai cattolici di porre fine al cattolicesimo – un sistema che, evidentemente, coltiva nel suo seme il germe della schiavitù. Questi schiavisti non sono mele marce all’interno di un sistema scritturale, ma mele marce all’interno di un sistema umano, e quindi destinato a marcire. Come e quando marcirà la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non si sa.

Chi sarebbero queste donne schiave «nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali»? Chi le ha rese tali? Grazie a quali connivenze? Siccome la schiavitù serve – storicamente parlando – a rendere ricche persone e istituzioni a danno di una parte del prossimo, com’è possibile che alcuni cattolici possano schiavizzare altri esseri umani? A ogni persona (uomo o donna) va attribuito il massimo rispetto – soprattutto, se si ama Dio in Cristo Gesù, cioè se si è cristiani secondo il N.T. Quel che la persona umana (uomo o donna) deve fare tanto nella Chiesa quanto nella società, è chiaramente descritto nel N.T. Risulta davvero strano che il capo del cattolicesimo dica che «non si capisce bene cosa deve fare una donna».

Sempre nella medesima occasione citata all’inizio, il signor Bergoglio ha detto: «a me piace pensare che la Chiesa non è “il Chiesa”: è donna e madre … questo è bello». Chi conosce e ama la Parola di Dio rimane pietrificato leggendo queste parole. Forse sarà bello (per lui, ovviamente), ma non certo biblico. Dire che «la Chiesa non è “il Chiesa” » è un assoluto non senso, che palesa una grave ignoranza da parte del capo del cattolicesimo (che, peraltro, è anche un Gesuita) e una volontà precisa di fare colpo con parole a effetto, prive di alcun significato e riscontro biblico, con giochetti linguistici di poco conto.

Il signor Bergoglio sa che il suo uditorio è sempre assai ben disposto ad abboccare l’amo, vista la crassa ignoranza biblica vigente. Il 14 ottobre 2013, a proposito della nuova evangelizzazione (l’ennesima in seno al cattolicesimo …), ha magnificato «l’importanza della catechesi, come momento dell’evangelizzazione», per superare «la frattura tra Vangelo e cultura e l’analfabetismo dei nostri giorni in materia di fede», lamentando di aver incontrato bambini «che non sapevano neppure farsi il segno della croce!». Secondo lui, i catechisti svolgono «un servizio prezioso per la nuova evangelizzazione, ed è importante che i genitori siano i primi catechisti, i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola». A questo punto, la domanda è: a chi e a che cosa si deve l’analfabetismo in materia di fede presente oggidì nel cattolicesimo? Si deve certamente ai preti e alla Chiesa Cattolica, che non hanno mai educato nessuno alla conoscenza e all’applicazione della Parola di Dio. La focalizzazione è sempre stata sulla Chiesa e sul suo potere, facendo uso di catechismi e ammenicoli vari. Stando storicamente così le cose, come si possono avere genitori che siano i primi educatori alla fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola?

Quanto poi a “il Chiesa”, va detto che in linguistica è arduo capire perché una parola sia di genere maschile, femminile o neutro. Ad ogni modo, “chiesa” proviene dall’antico italiano clèsia, creato sul latino ecclèsia, che è calco del greco neotestamentario ekklesìa (“adunanza”, “assemblea”). Si dà il caso linguistico che chiesa, clèsia, ecclèsia e ekklesìa siano sostantivi femminili. Ekklesìa non designa un’assemblea di sole donne, ma un gruppo composto di persone di ambo i sessi. “Il Chiesa” è una mostruosità, che non risponde a nessuna logica o consuetudine linguistica; è un non senso gettato là per creare sensazione positiva (o irritazione: dipende dai punti di vista). La Chiesa di Cristo non è né donna né madre: la Chiesa (“assemblea”) di Cristo è composta di uomini e di donne, e non ha sesso.

Se dessimo credito al pensiero del papa, allora Dio sarebbe maschio (ho theòs), lo Spirito Santo neutro (to pnèuma to hàghion), la Bibbia femmina (sebbene all’origine di questa parola italiana vi sia un termine greco neutro), l’angelo maschio (ho ànghelos; ma Gesù ha detto che «alla risurrezione non si prende né si dà moglie, ma i risorti sono come angeli nei cieli»: Matteo 22:30), e via di questo passo. Quale confusione!

Si potrebbe ironicamente commentare che «la Chiesa è femmina anche perché è sposa di un maschio, Gesù. E ai tempi del N.T. non era ancora contemplato il matrimonio fra persone dello stesso sesso … » (Valerio Marchi).

Si fa un miglior servizio alla causa del Vangelo e al rispetto verso la donna citando magari Paolo (Efesini 5:23: «mariti, amate le vostre moglie, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei»), le due levatrici ebree Sifra e Pua (Esodo 1:15-22), Rut, Raab la prostituta (Giosuè 2), Tabita (Atti 9:36ss), Maria la madre del Signore Gesù (Luca 1:38), Maria la madre di Giovanni Marco (Atti 12:12), Febe la diaconessa di Cencrea (Romani 16:1ss), Perside (Romani 16:12) e molte altre.

Arrigo Corazza