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Lo sconforto del Papa (e anche il nostro)

4 novembre 2015

 

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«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra» (Il Principe Fabrizio di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi Lanzi di Lampedusa, Feltrinelli 1958).

«Fuochi artificiali. Voi giornalisti guardate quelli. Ma è inutile guardare verso le luci. Bisogna guardare giù … Cambiano i pontefici ma il sistema di potere resta» (Ettore Gotti Tedeschi, già presidente della banca vaticana Ior dal 2009 al 2012, su Il Corriere della Sera, 4 novembre 2015, p. 9).

 

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Secondo fonti molto attendibili, il “povero” Papa è «dispiaciuto», amareggiato, a causa dei nuovi corvi, scandali, fughe di notizie e libri che stanno ancora sconvolgendo il Vaticano. Nel 2012 non era riuscito Paolo Gabriele, aiutante di camera del Papa, dopo aver trafugato documenti riservati poi apparsi su libri e giornali (“Vatileaks”), a demolire il Vaticano e Papa Ratzinger. Come d’incanto, la struttura s’era raddrizzata, e pian piano aveva riproposto l’ennesimo salvatore della patria: Papa Francesco, subentrato al dimissionario Ratzinger (cose mai viste prima, cose dell’altro mondo, con buona pace dello Spirito Santo, che sceglierebbe il Pontefice nel conclave … Mah! Chi lo crede ancora?).

Vogliamo assicurare Bergoglio: non è il solo a essere contristato. È in ottima compagnia con tutti i cristiani che vogliono seguire soltanto il Nuovo Testamento e che vedono la Parola di Dio calpestata e messa da parte.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che fare il “piacione” con tutti, che predicare la “Chiesa povera per i poveri”, che sorprendere a destra e a manca con iniziative inusitate e via dicendo, cambiasse le cose nel cattolicesimo? Dopo migliaia di anni di corruzioni, di potere secolare (e chi più ne ha ne metta), che cosa volete che sia (o sarà) Papa Francesco, se non una meteora, nella lunga gittata del cattolicesimo romano? Nella sostanza, non cambierà nulla, al solito. Tutto sarà (o tornerà) a essere come prima, come sempre. Non fa mai male ricordare le parole de Il Gattopardo: «tutto cambia affinché nulla cambi».

Se manca il Vangelo, allora difetta la morale. Se manca il Vangelo, allora sguazza il male e chi lo promuove. Se quasi tutti gli Italiani sono cattolici, allora perché gira tanta violenza, corruzione, mal governo, prostituzione, droga, criminalità … ?

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che all’improvviso, grazie ai suoi equilibrismi e stupefacenti mirabilie, alla presunta “rivoluzione” da lui promossa, cambiasse la mentalità imperante, frutto di migliaia di anni di abbandono della Parola di Dio? No. La storia degli uomini insegna diversamente: «storia della mentalità, storia della lentezza nella storia», diceva saggiamente il professor Le Goff (1924-2014). La mentalità del cristiano deve essere modellata solo da Dio tramite la Bibbia, che è Parola dello Spirito Santo. Senza la Bibbia, non può esservi la giusta mentalità per il cristiano.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che perché lui è bello, buono, bravo, simpatico (e chi più ne ha ne metta), la gente che comanda in Vaticano smettesse di fare quello che ha fatto per migliaia di anni?

Il Papa chiede spesso scusa per le malefatte del passato. Dovrebbe piuttosto chiedere scusa di essere Papa, di essere il Capo del cattolicesimo romano. Sembrerebbe quasi che il Papa cammini sulle acque o voli nell’etere, e non che guidi piuttosto un sistema ben radicato nel potere e nell’economia mondiali. Parla sempre di “Chiesa povera per i poveri” (inesistente nel Nuovo Testamento, dove c’è soltanto la Chiesa di Cristo, che non ha alcun potere politico o economico e che è per tutti – ricchi e poveri) e regna invece su una Chiesa ricchissima, facendo capire che lui sia quasi un corpo estraneo in essa. La storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana dovrebbe insegnargli qualche bella lezione.

Un altro Francesco, otto secoli fa, si spogliò letteralmente per dire qualcosa (giusto o sbagliato che fosse). Oggi il vero fatto strabiliante sarebbe se Papa Francesco, un giorno, davanti a tutto il mondo, mettesse da parte i paramenti sacri e gli anelli e dicesse: «Io mi spoglio di tutte le prerogative create dall’uomo nel corso della sua storia; desidero tornare alla Parola di Dio, alla Bibbia, per diventare e continuare a essere unicamente “cristiano”, senza altri appellativi». Questa sì che sarebbe vera “rivoluzione”! È, in definitiva, la “rivoluzione”, la “riforma” di ogni creatura umana: rinunciare a se stessa e rivestirsi di Cristo, al fine di essere la persona nuova voluta da Dio (Colossesi 3:9-10; Galati 2:20; Giovanni 3).

Arrigo Corazza

I risultati del Sinodo sulla famiglia

27 ottobre 2015

 

Il Sinodo sulla Famiglia, promosso da Papa Francesco, è finalmente terminato. Ora spetta al Papa, e soltanto a lui, trarre le conclusioni emerse da quest’opera colossale (noi non immaginiamo neppure che cosa essa abbia comportato). Dopo una lunga fase preparatoria in tutto il mondo, durata anni, si è giunti alla discussione comune (dal 4 al 25 ottobre 2015). Lo scontro tra “conservatori” e “aperturisti” è stato durissimo, con colpi bassi da una parte e dall’altra prima e durante l’assemblea (esternazioni sui media, la dichiarazione di omosessualità da parte dell’ineffabile inquisitore monsignor polacco, una “strana lettera” redatta da tredici padri sinodali e rivolta al Papa, voci incontrollate sulla presunta malattia del Papa stesso …). Alla fine, si è trovato un compromesso, come sempre accade nel cattolicesimo. Il testo conclusivo del Sinodo (“camminare insieme”) è stato votato (a scrutinio segreto) in ogni suo paragrafo, dai 270 padri sinodali, alla ricerca di una maggioranza qualificata di almeno due terzi. Perché due terzi? Ma di che cosa si parla? Le cose dello spirito si valutano forse secondo maggioranze o minoranze, di uno o due terzi? Mah! Che scherzo è?

Tutta questa fatica per niente. Bastava aprire il Nuovo Testamento e trovare la soluzione ai problemi presentati.

Nonostante le smentite del caso, il vero nodo di tutte le questioni tirate in ballo riguardava l’accesso ai sacramenti dei divorziati e risposati. Ebbene, il paragrafo relativo è passato soltanto per un voto (178 sì, 80 no, 7 astenuti; il quorum dei due terzi era 177). Però! Ma scherziamo ancora?

Nulla di nuovo sotto il sole: richiamandosi a Papa Wojtila, al Catechismo e alle norme della dottrina tradizionale sul discernimento, ha prevalso ciò che già si sapeva da tempo e che molti preti già pratica(va)no nel segreto del confessionale (dove de facto ogni prete è dio, per il cattolico …). La vera novità sta nell’apparente disponibilità della Chiesa Cattolica ad accogliere i divorziati e risposati, più e meglio di prima, in seno alla Chiesa stessa. Attenzione: si precisa che la dottrina non è stata toccata, ma che si farà perno sul criterio di “discernimento”, assai caro alla fazione di lingua tedesca. Questa è la definizione di “discernimento” partorita dal circolo teutonico (che batte molto sul principio di prudenza elaborato da Tommaso d’Aquino): «una virtù che permette di valutare caso per caso e di vivere secondo il bene indicato e protetto dalla legge anche quando questa risulti lacunosa per via della sua necessaria universalità che punta al bene comune e non può prevedere tutte le casistiche». “Signore, pietà” (grida chi ama la Bibbia)! Che cosa capisce il credente cattolico? Niente, se non che si farà come prima, come si è sempre fatto. Stabilito il principio, si andrà poi a vedere ogni caso partitamente. Tradotto in soldoni: nonostante la dottrina, che ciascuno faccia come crede, salvo poi a chiamare in aiuto santa madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana – con tutto il suo latinorum di manzoniana memoria (I Promessi Sposi, capitolo II), con tutte le sue incomprensibili definizioni. Per converso, la Parola di Dio lavora su principi che si applicano a tutti nell’universalità del tempo e dello spazio proprio perché provengono dal Signore. Sarà l’uomo ad adattarsi al vangelo, e non viceversa.

Il Sinodo chiede al cattolicesimo di occuparsi dei divorziati e risposati applicando il principio del discernimento (mediante esame di coscienza, pentimento, analisi e via dicendo). Ogni caso sarà valutato partitamente dal prete. Questo è quanto (a meno che il Papa non deliberi in modo contrario; ma ciò non accadrà perché questo risultato egli ha voluto fortemente).

Lasciando stare ciò che la Bibbia dice in proposito (rispettiamo troppo la Bibbia, al solito calpestata da simili espressioni di potere, per avvicinarla a tali rovine spirituali), concentriamoci su ciò che si è voluto fare. Si è voluto dimostrare, ancora una volta, quale sia il vero potere della Chiesa Cattolica. Tutto passa attraverso la direzione gerarchica della Chiesa Cattolica. In nome di una presunta “misericordia” e “adattabilità” della Chiesa Cattolica, chiamata a “cambiare seguendo il segno dei tempi”, in realtà le autorità del cattolicesimo, da Papa Francesco in giù, hanno ribadito il vecchio principio di autorità: «io ti concedo questo, ma tu devi passare attraverso noi per arrivare a Dio e alla salvezza. È vero: ci siamo “aperti” ora, e con tanta sofferenza, alle esigenze della gente, caro figliolo, ma siamo sempre noi a dirti quello che devi o non devi fare. Noi, però, bada bene, non abbiamo toccato la “dottrina”, ma solo applicato il buon senso e la cura necessari. Lo abbiamo fatto per il tuo bene, sai caro figliolo, perché – in sostanza – noi siamo dio in terra, quaggiù». Dio lassù, intanto, può aspettare … Certo che Dio lassù attende! Il giorno del giudizio finale verrà per tutti.

Si è parlato di famiglie “ferite” di cui occorre tener conto. Vediamo come si crea la lacerazione in una famiglia: io lascio mio moglie, mi prendo un’altra (sposata, nubile o divorziata); poi mi stanco della seconda e mi prendo una terza donna (sposata, nubile o divorziata). Faccio figli con la prima, la seconda e la terza (oppure non faccio figli con nessuna delle tre). A un certo punto, mi viene una specie di “rigurgito” spirituale e voglio i “sacramenti”. Che cosa fare? Vado dal prete e lui sistema la mia situazione, dopo avermi esaminato per bene. Questo ha voluto dire il Sinodo, su impulso della “rivoluzione” di Papa Francesco. Eppure, ogni cattolico sa che il divorzio non è contemplato nella dottrina della sua Chiesa. Se lo sa, allora perché divorzia? E se divorzia, allora perché vuole che la Chiesa Cattolica accetti la sua situazione? Un tempo la Chiesa Cattolica non si adagiava su questi punti. Ora è nella fase storica in cui deve tener conto della massa, in cui deve elaborare un rapporto produttivo con i fedeli. Soprattutto dopo gli innumerevoli scandali degli ultimi anni e vista la sfrenata e libera circolazione di idee, il cattolicesimo – nel secolare braccio di ferro con la massa stessa – non si trova in una situazione di superiorità. Deve fare qualcosa, dunque. Lo sta facendo. Di là da una misericordiosa e gentile comprensione, nel Sinodo appena concluso nulla è stato fatto né per gli omosessuali né per le donne. Quando gli omosessuali e le donne saranno più forti nella società globalizzata, e quando il cattolicesimo si troverà in sofferenza, arriverà anche il loro momento. Il cattolicesimo li aspetterà comunque, con una calma e con una costanza affatto sconosciute ad altre forme di governo umano. Il cattolicesimo prende per stanchezza. Il cattolicesimo non si fa mai prendere dalla stanchezza. La Scrittura dice che Satana, esperita ogni possibile tentazione, aspettò il Signore Gesù al varco, alla prossima occasione (Luca 4:13). Diversamente dall’uomo, Satana è assai paziente.

Dall’avvento di Francesco è stato un susseguirsi, in seno al cattolicesimo, di (apparenti e straordinarie) manifestazioni di disordine scritturale, di opinioni del tutto contrastanti, di chiacchiere, di colpi di scena, di gioco sulle anime altrui, di sorprese, di “rivoluzioni” vere o presunte, di scandali, e chi più ne ha ne metta.

Per tutto ciò, ferito è Dio, ferito è Gesù Cristo, ferito è lo Spirito Santo, avvilito è lo spirito dei cristiani, di quanti vogliono camminare con la Parola di Dio, e con quella soltanto (Atti 17:16: «Mentre Paolo … aspettava ad Atene, lo spirito gli s’inacerbiva dentro nel vedere la città piena d’idoli»).

Arrigo Corazza

Il Papa e le “donne sacerdote”

29 settembre 2015

 

Memore del trasferimento papale ad Avignone (1309 – 1377) e sperando contro ogni speranza allo stesso modo di Abramo (Romani 4:18, ma purtroppo con risultati diversi), taluno ha ingenuamente ritenuto che la recente visita del Pontefice negli Stati Uniti potesse durare all’infinito. Del resto, non è un bel paese, l’America? Non è il crogiolo del mondo, l’America? Invano: il signor Bergoglio, con sommo godimento di molti Americani e profondissimo scoramento di pochi Italiani, è tornato a casa sua, a Roma, nella capitale d’Italia (e non a Washington D.C., non a Londra, non a Parigi e via dicendo. Non a caso, in italiano si dice: “stare come un Papa”, ad indicare una sorta di benessere continuo, di stato invidiabile ed invidiato, dal quale discende il potere di dire e fare a proprio piacimento, dall’alto di una posizione intoccabile e, quasi, permanente. Solo in Italia, a Roma, il Papa può essere tale. Probabilmente altrove non lo vogliono. Oppure forse altrove egli non vuole andare. Come l’impero di Roma, la mafia, il fascismo, la pizza, la pasta, la Ferrari, il parmigiano, il cannellino di Frascati … anche il Papato è un prodotto puramente italiano, anzi romano).

Durante i suoi spostamenti in aereo, soprattutto da zone molto remote (quindi, per ammazzare un po’ il tempo?), il Papa trova particolar gusto nel replicare alle domande dei giornalisti, i quali, grazie agli istantanei mezzi di comunicazione di massa, annunciano al mondo, in trepida attesa, le sue risposte. Difatti, v’è un enorme interesse su tutto ciò che il Papa fa e dice. Si pensi, addirittura, alla gran fanfara per una sua visita da un ottico romano (che tenerezza quando si è saputo che nell’occasione il Papa ha chiesto soltanto il cambio delle lenti, perché voleva spendere poco!). Il Papa, che certo sfrutta al meglio ogni occasione per far parlare di sé, si concede assai volentieri. Il contesto è perciò quello, quasi informale, di un lungo tragitto dall’America (il Nuovo Mondo dove il Papa non risiede) all’Europa, nella fattispecie all’Italia (dove il Papa c’è, eccome!).

Circa il sacerdozio delle donne nella Chiesa Cattolica Apostolica Roma, egli ha risposto così (trascrizione dal video apparso in Internet):

«Le donne sacerdote? Quello non può farlo. Il Papa San Giovanni Paolo II, dopo lunga, lunga in tempi di discussione, lunga riflessione, ha detto chiaramente. Non perché le donne non hanno la capacità, ma guarda nella chiesa sono più importante le donne che gli uomini perché la chiesa è donna!».

Nel leggere queste parole, il cristiano secondo il Nuovo Testamento non sa se ridere o piangere. Pertanto, s’impone una breve riflessione al riguardo. Si ricordi che l’attuale Papa appartiene alla schiera dei Gesuiti, maestri d’astuzia e ferrati nei discorsi. Il Papa non le spara a caso, come si potrebbe erroneamente pensare, ma dice sempre qualcosa che ha un obiettivo (che poi tale scopo si possa comprendere o no all’istante è un altro paio di maniche; nel cattolicesimo occorre sempre guardare alla lunga gittata).

«LE DONNE SACERDOTE» – Secondo il Nuovo Testamento tutti i cristiani sono sacerdoti (1Pietro 2:5; Apocalisse 1:6; 5:10; 20:6) perché danno una testimonianza diretta al mondo peccatore, perché offrono se stessi quali sacrificio perenne e quotidiano (1Pietro 2:5; Romani 12:1). La distinzione tra “clero” e “laici” non appartiene all’inizio della Chiesa di Cristo del Nuovo Testamento, ma è il risultato di sviluppi teologici posteriori. Il “sacerdote o prete alla cattolica” non esiste nelle Sacre Scritture. Nel Nuovo Testamento alle donne è richiesto il silenzio nelle assemblee (1Corinzi 14:34: «Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare»). Può piacere o no, ma così ha disposto Dio. Gli anziani / vescovi / pastori sono tutti uomini (Tito 1:5ss; 1Timoteo 3:1ss). Ciò non significa che le sorelle in Cristo non abbiano un compito nella Chiesa: ma alla pari di tutti gli altri cristiani, né sopra né sotto. Nella Chiesa di Cristo, però, i ruoli tra fratelli e sorelle sono diversi. Tutto qui. In Cristo siamo tutti uno (Galati 3:28).

IL RICHIAMO AL PAPA PRECEDENTE – Circa la possibilità del sacerdozio femminile, invece che rifarsi alla Sacra Scrittura com’è giusto, Bergoglio risale a un suo predecessore, peraltro santo: il Papa polacco. San Giovanni Paolo II, dopo lunga riflessione ha detto chiaramente che «quello non può farlo». Perché San Giovanni Paolo II ha dovuto discutere e riflettere così tanto? La Sacra Scrittura non è chiara? Per di più, sorge spontaneo chiedersi: ma come? Il Papa è il Papa! Se il Papa, che è infallibile, non cita la Sacra Scrittura ma un suo precursore, allora perché non può fare come gli pare e cambiare le cose (molti Papi hanno sconfessato altri Papi)? Perché il signor Bergoglio non dice quel che LUI pensa? Ha per caso paura, dopo tanto successo a livello popolare, di scontentare le masse, di presentare un’immagine di sé diversa da quella che vuole la massa stessa, di quella che egli sta attentamente costruendo fin dal principio del suo ufficio? Con moltissima fatica, le alte autorità delle Chiesa Cattolica Apostolica Romana stanno tentando di dire, a destra e a manca, che l’attuale Papa non è “populista”. Allora, se il Papa non è “populista”, chi è e che cosa sta facendo? Ma neppure loro sembrano credervi. Da ultimo, si ricordi che rispetto alla Parola di Dio, nessuna parola umana ha valore, tantomeno quella del vescovo di Roma o di Canicattì. Il cristiano secondo il Nuovo Testamento trae linfa e autorità soltanto dalla Bibbia. Ai fini della salvezza, le dottrine create dai Papi e dai preti cattolici romani non contano un fico secco. È bene dire queste cose, perché la gente, attratta dal fenomeno di massa, non s’illuda. La salvezza in Cristo non ha niente a che spartire con la demagogia (che è sinonimo di “populismo”). I tempi dell’ignoranza sono finiti duemila anni fa, dice l’apostolo Paolo ai filosofi epicurei e stoici (Atti 17:30-31), i quali non erano certo pescivendoli (con il dovuto rispetto per questa categoria dell’epoca; è semplicemente un modo di descrivere persone non acculturate come i filosofi).

LA CAPACITÀ DELLE DONNE – I singoli credenti (uomini o donne) possono dispiegare capacità straordinarie nella Chiesa. Nessun cristiano secondo il Nuovo Testamento pensa che le donne credenti non abbiano la stessa capacità degli uomini credenti (e viceversa). Si tratta semplicemente, come già detto, di ruoli diversi. Chi crede in Cristo Gesù ed è istruito solo dalla Parola di Dio sa quel che deve fare, come lo deve fare e quando lo deve fare: soprattutto, sa rispettare i contesti in cui i suoi atti di fede si manifestano. Quindi, l’infallibile Papa del cattolicesimo avrebbe dovuto spiegare alle masse l’insegnamento biblico in proposito e far capire che non è un divieto creato dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana nei confronti delle donne credenti. Abbiamo a che fare con l’ennesima conferma dello scarsissimo interesse e rispetto che le autorità cattoliche dimostrano da sempre nei confronti della Bibbia. Il cattolicesimo romano non è fondato unicamente sulla Sacra Scrittura ma anche sulla tradizione e il magistero (ecco la vera, santa trinità dei preti: Sacra Scrittura, tradizione e magistero). Peccato per loro che il Signore Gesù Cristo abbia annientato la tradizione degli uomini (Matteo 15:1ss).

«NELLA CHIESA SONO PIÙ IMPORTANTE LE DONNE CHE GLI UOMINI» – Ma che cosa dice? Dove ricorre nella Parola di Dio un concetto simile? Nella Chiesa di Cristo nessuno è più importante di un altro, ma tutti i cristiani sono a servizio gli uni degli altri e verso i perduti. La distinzione tra “importanti” e “meno importanti”, tra “clero” e “laici”, è un prodotto del cattolicesimo romano e non del Nuovo Testamento. Non bastava dire che le donne hanno la stessa capacità degli uomini? No. Bergoglio vuole stupire dicendo che hanno più capacità, che sono più “importante”. Questa è una vera e propria discriminazione di tipo spirituale, che non si sposa in alcun modo né con il dettato biblico né con la pratica religiosa che da tale dettato discende. Si tratta, a ben vedere, di una frase a effetto, utile a magnificare la bontà, la “diversità” dell’attuale Papa (lo stesso che va dall’ottico a Via del Babuino, a Roma, cercando di spendere il meno possibile. Eppure, in tanti vanno dall’ottico cercando di risparmiare, non solo lui …). Come si diceva nel Medioevo, questa sembra essere una excusatio non petita, una scusa o affermazione non richiesta, forse necessaria a mascherare cattivi comportamenti verso le donne. Oppure, più semplicemente, è solo un nonsenso.

«PERCHÉ LA CHIESA È DONNA» – La motivazione per cui le donne sono più “importante” degli uomini risiede nella femminilità della chiesa. Questo concetto gli è caro: lo ha già definito (13 ottobre 2013) poco dopo l’inizio del suo pontificato (13 marzo 2013). Su questa mostruosità secondo la Bibbia, rimandiamo al nostro approfondimento in questo stesso sito http://chiesadicristoinpisa.it/editoriale/il-chiesa.

Ci chiedevamo sopra se il cristiano secondo il Nuovo Testamento debba piangere o ridere nell’udire queste parole del signor Bergoglio. Per rispondere basta andare a leggere le parole di Gesù Cristo riportate nel Nuovo Testamento e fare gli impietosi paragoni.

Non ci resta che piangere.

Qualcuno si sta dedicando a un gioco veramente pericoloso per la salvezza delle anime. Anch’egli ne risponderà a Dio, come tutti gli esseri umani, nel giorno del giudizio finale, quando non ci saranno uomini a salvarci o a condannarci, a sdoganarci o a respingerci. Dio è più potente della massa. La voce del popolo non è la voce di Dio.

Arrigo Corazza

Il Vaticano e gli omosessuali: la grande beffa!

21 luglio 2014 

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Queste riflessioni furono scritte nel 2003 da Valerio Marchi (Chiesa di Cristo, Udine). Attendiamo con estrema curiosità i nuovi orientamenti del Vaticano sulle cosiddette “situazioni irregolari” (prossimo Sinodo sulla Famiglia, ottobre 2014).

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Recentemente, il Vaticano ha esortato ad opporsi alla legalizzazione delle coppie omosessuali. In un documento divulgato il 7 agosto 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), le autorità cattoliche hanno ribadito la propria ferrea posizione sull’argomento e si sono appellate ai politici affinché non si macchino del peccato di legalizzare in alcun modo le coppie gay, ribadendo che alle stesse non può essere consentito di adottare bambini, perché ciò «sarebbe un atto di violenza contro i minori, una pratica immorale», contraria fra l’altro alla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini.

Il documento ricorda passaggi della Bibbia nei quali le inclinazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni e afferma che, se è giusto porsi «con rispetto, compassione e delicatezza» nei confronti degli omosessuali, costoro vanno esortati alla castità e le loro unioni non possono essere incoraggiate, né tollerate, né tanto meno legalizzate, in quanto «nocive per il retto sviluppo della società umana», e sarebbe ingiusto «approvare un comportamento deviante».

Molte, ovviamente (e dico “ovviamente” visto il tipo di società in cui viviamo, così libertina e distante dalla Parola di Dio), le reazioni negative, e non solo da parte degli omosessuali (il che è scontato: un gruppo di “gay cattolici”, ad esempio, ha dichiarato che l’istituzione ecclesiastica «ha perso ancora una volta l’occasione di riconciliarsi con le persone omosessuali»). Tanto per fare pochi fra i molti esempi possibili, l’ex ministro Livia Turco, dicendo di parlare «da credente», ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla «veemenza» e dal «dogmatismo» del Vaticano, capace di «contraddire il messaggio evangelico» (al quale verrebbe in questo modo tolta «forza ed efficacia»), di dimostrare «assenza di amore» e di «brandire l’arma ideologica», evidenziando un atteggiamento «da crociata» nel sostenere che l’omosessualità è «male» e «devianza». Antonio Di Pietro, da parte sua, si è rammaricato per una «chiusura che si pone come antistorica e al di fuori delle norme del diritto internazionale»; i giovani comunisti, poi, hanno parlato di «nuova caccia alle streghe», mentre i radicali hanno addirittura depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto contro lo Stato della Città del Vaticano.

Sia chiaro che non voglio inserirmi in un dibattito di tipo politico, né fare proposte di tipo sociale o legale, o sostenere le idee di uno schieramento umano piuttosto che di un altro; si tratta solo di mettere in luce ciò che la Parola di Dio sancisce e di mostrare come, quelle pochissime volte che la Chiesa cattolica prende una posizione biblica, essa viene fortemente (e paradossalmente) criticata e attaccata anche da moltissimi fra i credenti e gli stessi cattolici praticanti. In poche parole, in un Paese che ama sottolineare la propria identità cristiana, le poche volte che si dice qualcosa di davvero aderente al Vangelo si viene accusati da varie parti di oscurantismo, di mancanza di carità, di fondamentalismo, di integralismo. In fondo, che ciò avvenga alla Chiesa cattolica mi sta bene: la stragrande parte delle sue dottrine e pratiche, infatti, hanno poco o nulla a che fare col Vangelo, eppure quasi sempre essa viene lodata o quanto meno rispettata per tali cose. In casi come quello in oggetto, invece, il Vaticano può rendersi conto di che cosa voglia dire essere osteggiati per difendere ciò che Dio davvero sostiene (il che ai veri discepoli di Cristo capita continuamente).

 

OMOSESSUALI E CREDENTI IN CRISTO?

L’A.T. afferma che la gente di Sodoma e Gomorra era «grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno» (Gn 13:13). Abramo non vi riuscì a trovare neppure un manipolo di persone rette, che giustificassero la pazienza e la misericordia di Dio. E Dio decise di sterminare tutti, fatta eccezione per il giusto Lot e per i suoi figli.

La punizione divina rimase per sempre l’emblema dell’ira e della giustizia di Dio sui peccatori impenitenti. L’autore sacro Giuda (non l’apostolo traditore, ovviamente, bensì uno dei fratelli carnali di Gesù) ha affermato che «Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno …» (Gd 7).

Oltre a varie specie di idolatrie, disonestà ed immoralità, quale fu il tipo di peccato che più d’ogni altro caratterizzò quelle popolazioni degne di tanto atroce condanna? Lo abbiamo già letto: fornicazione e perversioni sessuali contro natura, cioè disordine sessuale in generale e omosessualità in particolare. Non a caso, il termine “sodomia” è entrato nel nostro vocabolario a significare l’omosessualità tra persone di sesso maschile (ma ciò non toglie che fu presente e condannata, ovviamente, anche l’analoga trasgressione femminile, il “lesbismo”).

Si noti dunque che l’espressione contro natura, usata dal Vaticano, è perfettamente biblica ed evangelica: la usa anche l’apostolo Paolo nel descrivere tali peccaminose condizioni: «Dichiarandosi di essere saggi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso tempo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento» (Rm 1:22-27).

Ai tempi di Paolo, circa 1800 anni dopo gli avvenimenti di Sodoma e Gomorra, e poco oltre la metà del I sec. d.C., in pieno annuncio del messaggio d’amore di Gesù che si propagava ovunque, l’omosessualità era ancora ritenuta dagli araldi del Vangelo un peccato contro la natura stabilita da Dio (e la natura non cambia!), una violazione da porsi allo stesso livello dell’idolatria: chi se ne macchiava o la giustificava, infatti, era accusato di voler cambiare la verità di Dio in menzogna! (Cfr. Rm 1:32). La legge di natura, d’altronde, è evidente: così come nessuno cercherebbe mai di unire due viti o due bulloni assieme, ma sempre un bullone con una vite (perché va da sé che questi ultimi s’incastrano), è altrettanto palese – già a livello fisico, ma ovviamente non solo – che solo uomo e donna (e non uomo e uomo, o donna e donna) sono stati fatti per completarsi l’uno con l’altro (Gn 2:23: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!», disse infatti Adamo riguardo ad Eva). Dunque, chi non vuole comprendere ciò è –  secondo l’insegnamento biblico – inescusabile (Rm 1:20).

Non a caso la legge di Mosè prevedeva la pena di morte per il peccato di omosessualità, esattamente come per l’adulterio, l’incesto e gli accoppiamenti con bestie (Lv 20:10-16); se oggi l’omosessualità dev’essere concessa ai cristiani, allora dovrebbe valere lo stesso anche per questi altri traviamenti. Ma, prima o poi, si giungerà anche a pretendere di essere cristianipedofili! Non c’entrano nulla la storia, il diritto internazionale, né la Procura della Repubblica, e non hanno alcuna rilevanza i cambiamenti dei costumi dei popoli: adulterio, fornicazione, omosessualità e pedofilia saranno sempre, agli occhi di Dio, peccati che potranno essere perdonati soltanto con il ravvedimento e con il cambiamento che ne deve conseguire.

 

PARLIAMO DI … CONVERSIONE!

Ancora Paolo, autore –  senza contraddizione – del meraviglioso inno alla carità di 1Cor 13, ha scritto: «Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1Cor 6:9-10). Stava usando “armi ideologiche”, Paolo? Erano integralisti, fondamentalisti, mancanti d’amore lui, Mosè, Gesù, Giuda fratello di Gesù e tutti gli altri scrittori sacri? No, non vi ingannate –  dice Paolo –  e non ingannate: Dio non cambia di certo idea su queste cose, anche se tutto il mondo si illudesse del contrario!

Dio stesso ha posto l’omosessualità in una lista di peccati quali il furto, l’idolatria, l’adulterio; parlare di omosessuali cristiani è allora un assurdo, perché la condizione di omosessuale impedisce di diventare cristiani, al pari di quella di fornicatore, di ladro, di adultero, di idolatra ed altri stati di vita peccaminosi. Salvo, ovviamente, la conversione: l’apostolo Paolo ha detto che la legge mosaica (la quale ha avuto lo scopo di istruire l’uomo sul peccato e sulla giustizia di Dio, al fine di farci comprendere la grazia di Cristo) ha condannato empietà, ribellione, malvagità, scelleratezza, profanità, omicidio, fornicazione, omosessualità, rapimenti, falsità, spergiuro ed ogni altra condizione contraria alla sana dottrina di Dio (1Tm 1:8-11).

Possono, allora, diventare cristiani coloro i quali si sono macchiati di tali infamie? Certamente sì, ma, come già accennato, solo tramite la conversione. Non posso, ad esempio, avere l’amante, o andare a prostitute, o essere incredulo o idolatra, o bestemmiatore, e non essermi ravveduto … e contemporaneamente dirmi cristiano! Mai sentito parlare dei «frutti degni di ravvedimento»? (Mt 3:8; Lc 3:8; At 26:20; ecc.). «Va’ e non peccare più», disse Gesù all’adultera perdonata nel contesto di Gv 8:11. Il problema della riconciliazione, di cui parlano i “gay cattolici”, esiste non fra gli omosessuali e la Chiesa cattolica o un’altra istituzione umana, ma fra gli omosessuali (al pari di tutti i peccatori) e Dio.

Essere davvero amorevoli e comprensivi con tutti, secondo la verità del Vangelo, significa predicare la verità, dire che solo lo spogliamento dei propri peccati e l’inizio di uno stile di vita realmente evangelico (= secondo il Vangelo) consente di dirsi legittimamente discepoli di Cristo. Dopo aver detto ai fratelli di Corinto che fornicatori, idolatri, adulteri e omosessuali non entreranno mai nel regno di Dio, Paolo aggiunge: «Ora tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Cor 6:11) … «perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione». Infatti, il fine del peccato e di ogni perversione sessuale, «è la morte» (Rm 6:12.19-23).

Accogliere i peccatori, secondo il Vangelo, non significa lasciarli persistere nei loro peccati, di qualunque specie essi siano. I1 Signore ha il potere (ma dobbiamo consentirgli di agire in noi) di cambiarci, di rimodellarci e trasformare le nostre vite. Chi vive nel peccato e/o contro natura può, grazie alla parola ed allo Spirito di Dio, trasformarsi, rientrare nei binari di Dio: nulla è impossibile al Creatore. L’unica cosa impossibile è essere salvati rimanendo nel peccato.

 

CONCLUSIONI

Chi scrive quest’articolo non propugna alcuna “caccia alle streghe”, ma semplicemente desidera dire che, per poter essere discepoli del Signore e giungere alla vita eterna, ogni stile di vita contrario alla volontà di Dio dev’essere modificato. Certo, a volte ciò non è semplice. Occorre pertanto nutrire profondo rispetto e comprensione per tutte le difficoltà che le persone incontrano nel convincersi della propria posizione peccaminosa e nel cambiarla, cosa che spesso non può avvenire senza notevoli sofferenze interiori. Chiunque sia diventato veramente cristiano, d’altronde, conosce bene, per. un aspetto o per un altro, il travaglio della conversione.

La Chiesa Cattolica Romana è lontana mille miglia dalla Parola di Dio. Eppure, proprio alla luce della Bibbia, questa volta il Vaticano ha ragione. Beffa delle beffe, è proprio su questo punto che viene criticato. Auguriamoci che voglia e sappia anche coerentemente combattere le piaghe della fornicazione, dell’omosessualità e della pedofilia che affliggono una parte non piccola del clero cattolico.

Valerio Marchi (2003)

 

L’infallibilità della Chiesa (George Salmon)

10 novembre 2013

 

Questa serie di lezioni tenute nel 1888 all’Università di Dublino da George Salmon (1819 – 1904), teologo anglicano, discute in dettaglio la pretesa infallibilità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana – uno dei punti saldi del cattolicesimo –, definita nel Primo Concilio Vaticano del 1870.

L’unica traduzione italiana, a cura di Alessandro Corazza (Chiesa di Cristo, Via Sannio 69, 00183 Roma), risale al 1960. La prima tiratura fu di mille copie, esaurita in pochi giorni.

 

Infallibilità della Chiesa Salmon (formato .pdf)

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George Salmon