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I risultati del Sinodo sulla famiglia

27 ottobre 2015

 

Il Sinodo sulla Famiglia, promosso da Papa Francesco, è finalmente terminato. Ora spetta al Papa, e soltanto a lui, trarre le conclusioni emerse da quest’opera colossale (noi non immaginiamo neppure che cosa essa abbia comportato). Dopo una lunga fase preparatoria in tutto il mondo, durata anni, si è giunti alla discussione comune (dal 4 al 25 ottobre 2015). Lo scontro tra “conservatori” e “aperturisti” è stato durissimo, con colpi bassi da una parte e dall’altra prima e durante l’assemblea (esternazioni sui media, la dichiarazione di omosessualità da parte dell’ineffabile inquisitore monsignor polacco, una “strana lettera” redatta da tredici padri sinodali e rivolta al Papa, voci incontrollate sulla presunta malattia del Papa stesso …). Alla fine, si è trovato un compromesso, come sempre accade nel cattolicesimo. Il testo conclusivo del Sinodo (“camminare insieme”) è stato votato (a scrutinio segreto) in ogni suo paragrafo, dai 270 padri sinodali, alla ricerca di una maggioranza qualificata di almeno due terzi. Perché due terzi? Ma di che cosa si parla? Le cose dello spirito si valutano forse secondo maggioranze o minoranze, di uno o due terzi? Mah! Che scherzo è?

Tutta questa fatica per niente. Bastava aprire il Nuovo Testamento e trovare la soluzione ai problemi presentati.

Nonostante le smentite del caso, il vero nodo di tutte le questioni tirate in ballo riguardava l’accesso ai sacramenti dei divorziati e risposati. Ebbene, il paragrafo relativo è passato soltanto per un voto (178 sì, 80 no, 7 astenuti; il quorum dei due terzi era 177). Però! Ma scherziamo ancora?

Nulla di nuovo sotto il sole: richiamandosi a Papa Wojtila, al Catechismo e alle norme della dottrina tradizionale sul discernimento, ha prevalso ciò che già si sapeva da tempo e che molti preti già pratica(va)no nel segreto del confessionale (dove de facto ogni prete è dio, per il cattolico …). La vera novità sta nell’apparente disponibilità della Chiesa Cattolica ad accogliere i divorziati e risposati, più e meglio di prima, in seno alla Chiesa stessa. Attenzione: si precisa che la dottrina non è stata toccata, ma che si farà perno sul criterio di “discernimento”, assai caro alla fazione di lingua tedesca. Questa è la definizione di “discernimento” partorita dal circolo teutonico (che batte molto sul principio di prudenza elaborato da Tommaso d’Aquino): «una virtù che permette di valutare caso per caso e di vivere secondo il bene indicato e protetto dalla legge anche quando questa risulti lacunosa per via della sua necessaria universalità che punta al bene comune e non può prevedere tutte le casistiche». “Signore, pietà” (grida chi ama la Bibbia)! Che cosa capisce il credente cattolico? Niente, se non che si farà come prima, come si è sempre fatto. Stabilito il principio, si andrà poi a vedere ogni caso partitamente. Tradotto in soldoni: nonostante la dottrina, che ciascuno faccia come crede, salvo poi a chiamare in aiuto santa madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana – con tutto il suo latinorum di manzoniana memoria (I Promessi Sposi, capitolo II), con tutte le sue incomprensibili definizioni. Per converso, la Parola di Dio lavora su principi che si applicano a tutti nell’universalità del tempo e dello spazio proprio perché provengono dal Signore. Sarà l’uomo ad adattarsi al vangelo, e non viceversa.

Il Sinodo chiede al cattolicesimo di occuparsi dei divorziati e risposati applicando il principio del discernimento (mediante esame di coscienza, pentimento, analisi e via dicendo). Ogni caso sarà valutato partitamente dal prete. Questo è quanto (a meno che il Papa non deliberi in modo contrario; ma ciò non accadrà perché questo risultato egli ha voluto fortemente).

Lasciando stare ciò che la Bibbia dice in proposito (rispettiamo troppo la Bibbia, al solito calpestata da simili espressioni di potere, per avvicinarla a tali rovine spirituali), concentriamoci su ciò che si è voluto fare. Si è voluto dimostrare, ancora una volta, quale sia il vero potere della Chiesa Cattolica. Tutto passa attraverso la direzione gerarchica della Chiesa Cattolica. In nome di una presunta “misericordia” e “adattabilità” della Chiesa Cattolica, chiamata a “cambiare seguendo il segno dei tempi”, in realtà le autorità del cattolicesimo, da Papa Francesco in giù, hanno ribadito il vecchio principio di autorità: «io ti concedo questo, ma tu devi passare attraverso noi per arrivare a Dio e alla salvezza. È vero: ci siamo “aperti” ora, e con tanta sofferenza, alle esigenze della gente, caro figliolo, ma siamo sempre noi a dirti quello che devi o non devi fare. Noi, però, bada bene, non abbiamo toccato la “dottrina”, ma solo applicato il buon senso e la cura necessari. Lo abbiamo fatto per il tuo bene, sai caro figliolo, perché – in sostanza – noi siamo dio in terra, quaggiù». Dio lassù, intanto, può aspettare … Certo che Dio lassù attende! Il giorno del giudizio finale verrà per tutti.

Si è parlato di famiglie “ferite” di cui occorre tener conto. Vediamo come si crea la lacerazione in una famiglia: io lascio mio moglie, mi prendo un’altra (sposata, nubile o divorziata); poi mi stanco della seconda e mi prendo una terza donna (sposata, nubile o divorziata). Faccio figli con la prima, la seconda e la terza (oppure non faccio figli con nessuna delle tre). A un certo punto, mi viene una specie di “rigurgito” spirituale e voglio i “sacramenti”. Che cosa fare? Vado dal prete e lui sistema la mia situazione, dopo avermi esaminato per bene. Questo ha voluto dire il Sinodo, su impulso della “rivoluzione” di Papa Francesco. Eppure, ogni cattolico sa che il divorzio non è contemplato nella dottrina della sua Chiesa. Se lo sa, allora perché divorzia? E se divorzia, allora perché vuole che la Chiesa Cattolica accetti la sua situazione? Un tempo la Chiesa Cattolica non si adagiava su questi punti. Ora è nella fase storica in cui deve tener conto della massa, in cui deve elaborare un rapporto produttivo con i fedeli. Soprattutto dopo gli innumerevoli scandali degli ultimi anni e vista la sfrenata e libera circolazione di idee, il cattolicesimo – nel secolare braccio di ferro con la massa stessa – non si trova in una situazione di superiorità. Deve fare qualcosa, dunque. Lo sta facendo. Di là da una misericordiosa e gentile comprensione, nel Sinodo appena concluso nulla è stato fatto né per gli omosessuali né per le donne. Quando gli omosessuali e le donne saranno più forti nella società globalizzata, e quando il cattolicesimo si troverà in sofferenza, arriverà anche il loro momento. Il cattolicesimo li aspetterà comunque, con una calma e con una costanza affatto sconosciute ad altre forme di governo umano. Il cattolicesimo prende per stanchezza. Il cattolicesimo non si fa mai prendere dalla stanchezza. La Scrittura dice che Satana, esperita ogni possibile tentazione, aspettò il Signore Gesù al varco, alla prossima occasione (Luca 4:13). Diversamente dall’uomo, Satana è assai paziente.

Dall’avvento di Francesco è stato un susseguirsi, in seno al cattolicesimo, di (apparenti e straordinarie) manifestazioni di disordine scritturale, di opinioni del tutto contrastanti, di chiacchiere, di colpi di scena, di gioco sulle anime altrui, di sorprese, di “rivoluzioni” vere o presunte, di scandali, e chi più ne ha ne metta.

Per tutto ciò, ferito è Dio, ferito è Gesù Cristo, ferito è lo Spirito Santo, avvilito è lo spirito dei cristiani, di quanti vogliono camminare con la Parola di Dio, e con quella soltanto (Atti 17:16: «Mentre Paolo … aspettava ad Atene, lo spirito gli s’inacerbiva dentro nel vedere la città piena d’idoli»).

Arrigo Corazza

Il Vaticano e gli omosessuali: la grande beffa!

21 luglio 2014 

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Queste riflessioni furono scritte nel 2003 da Valerio Marchi (Chiesa di Cristo, Udine). Attendiamo con estrema curiosità i nuovi orientamenti del Vaticano sulle cosiddette “situazioni irregolari” (prossimo Sinodo sulla Famiglia, ottobre 2014).

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Recentemente, il Vaticano ha esortato ad opporsi alla legalizzazione delle coppie omosessuali. In un documento divulgato il 7 agosto 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), le autorità cattoliche hanno ribadito la propria ferrea posizione sull’argomento e si sono appellate ai politici affinché non si macchino del peccato di legalizzare in alcun modo le coppie gay, ribadendo che alle stesse non può essere consentito di adottare bambini, perché ciò «sarebbe un atto di violenza contro i minori, una pratica immorale», contraria fra l’altro alla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini.

Il documento ricorda passaggi della Bibbia nei quali le inclinazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni e afferma che, se è giusto porsi «con rispetto, compassione e delicatezza» nei confronti degli omosessuali, costoro vanno esortati alla castità e le loro unioni non possono essere incoraggiate, né tollerate, né tanto meno legalizzate, in quanto «nocive per il retto sviluppo della società umana», e sarebbe ingiusto «approvare un comportamento deviante».

Molte, ovviamente (e dico “ovviamente” visto il tipo di società in cui viviamo, così libertina e distante dalla Parola di Dio), le reazioni negative, e non solo da parte degli omosessuali (il che è scontato: un gruppo di “gay cattolici”, ad esempio, ha dichiarato che l’istituzione ecclesiastica «ha perso ancora una volta l’occasione di riconciliarsi con le persone omosessuali»). Tanto per fare pochi fra i molti esempi possibili, l’ex ministro Livia Turco, dicendo di parlare «da credente», ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla «veemenza» e dal «dogmatismo» del Vaticano, capace di «contraddire il messaggio evangelico» (al quale verrebbe in questo modo tolta «forza ed efficacia»), di dimostrare «assenza di amore» e di «brandire l’arma ideologica», evidenziando un atteggiamento «da crociata» nel sostenere che l’omosessualità è «male» e «devianza». Antonio Di Pietro, da parte sua, si è rammaricato per una «chiusura che si pone come antistorica e al di fuori delle norme del diritto internazionale»; i giovani comunisti, poi, hanno parlato di «nuova caccia alle streghe», mentre i radicali hanno addirittura depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto contro lo Stato della Città del Vaticano.

Sia chiaro che non voglio inserirmi in un dibattito di tipo politico, né fare proposte di tipo sociale o legale, o sostenere le idee di uno schieramento umano piuttosto che di un altro; si tratta solo di mettere in luce ciò che la Parola di Dio sancisce e di mostrare come, quelle pochissime volte che la Chiesa cattolica prende una posizione biblica, essa viene fortemente (e paradossalmente) criticata e attaccata anche da moltissimi fra i credenti e gli stessi cattolici praticanti. In poche parole, in un Paese che ama sottolineare la propria identità cristiana, le poche volte che si dice qualcosa di davvero aderente al Vangelo si viene accusati da varie parti di oscurantismo, di mancanza di carità, di fondamentalismo, di integralismo. In fondo, che ciò avvenga alla Chiesa cattolica mi sta bene: la stragrande parte delle sue dottrine e pratiche, infatti, hanno poco o nulla a che fare col Vangelo, eppure quasi sempre essa viene lodata o quanto meno rispettata per tali cose. In casi come quello in oggetto, invece, il Vaticano può rendersi conto di che cosa voglia dire essere osteggiati per difendere ciò che Dio davvero sostiene (il che ai veri discepoli di Cristo capita continuamente).

 

OMOSESSUALI E CREDENTI IN CRISTO?

L’A.T. afferma che la gente di Sodoma e Gomorra era «grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno» (Gn 13:13). Abramo non vi riuscì a trovare neppure un manipolo di persone rette, che giustificassero la pazienza e la misericordia di Dio. E Dio decise di sterminare tutti, fatta eccezione per il giusto Lot e per i suoi figli.

La punizione divina rimase per sempre l’emblema dell’ira e della giustizia di Dio sui peccatori impenitenti. L’autore sacro Giuda (non l’apostolo traditore, ovviamente, bensì uno dei fratelli carnali di Gesù) ha affermato che «Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno …» (Gd 7).

Oltre a varie specie di idolatrie, disonestà ed immoralità, quale fu il tipo di peccato che più d’ogni altro caratterizzò quelle popolazioni degne di tanto atroce condanna? Lo abbiamo già letto: fornicazione e perversioni sessuali contro natura, cioè disordine sessuale in generale e omosessualità in particolare. Non a caso, il termine “sodomia” è entrato nel nostro vocabolario a significare l’omosessualità tra persone di sesso maschile (ma ciò non toglie che fu presente e condannata, ovviamente, anche l’analoga trasgressione femminile, il “lesbismo”).

Si noti dunque che l’espressione contro natura, usata dal Vaticano, è perfettamente biblica ed evangelica: la usa anche l’apostolo Paolo nel descrivere tali peccaminose condizioni: «Dichiarandosi di essere saggi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso tempo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento» (Rm 1:22-27).

Ai tempi di Paolo, circa 1800 anni dopo gli avvenimenti di Sodoma e Gomorra, e poco oltre la metà del I sec. d.C., in pieno annuncio del messaggio d’amore di Gesù che si propagava ovunque, l’omosessualità era ancora ritenuta dagli araldi del Vangelo un peccato contro la natura stabilita da Dio (e la natura non cambia!), una violazione da porsi allo stesso livello dell’idolatria: chi se ne macchiava o la giustificava, infatti, era accusato di voler cambiare la verità di Dio in menzogna! (Cfr. Rm 1:32). La legge di natura, d’altronde, è evidente: così come nessuno cercherebbe mai di unire due viti o due bulloni assieme, ma sempre un bullone con una vite (perché va da sé che questi ultimi s’incastrano), è altrettanto palese – già a livello fisico, ma ovviamente non solo – che solo uomo e donna (e non uomo e uomo, o donna e donna) sono stati fatti per completarsi l’uno con l’altro (Gn 2:23: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!», disse infatti Adamo riguardo ad Eva). Dunque, chi non vuole comprendere ciò è –  secondo l’insegnamento biblico – inescusabile (Rm 1:20).

Non a caso la legge di Mosè prevedeva la pena di morte per il peccato di omosessualità, esattamente come per l’adulterio, l’incesto e gli accoppiamenti con bestie (Lv 20:10-16); se oggi l’omosessualità dev’essere concessa ai cristiani, allora dovrebbe valere lo stesso anche per questi altri traviamenti. Ma, prima o poi, si giungerà anche a pretendere di essere cristianipedofili! Non c’entrano nulla la storia, il diritto internazionale, né la Procura della Repubblica, e non hanno alcuna rilevanza i cambiamenti dei costumi dei popoli: adulterio, fornicazione, omosessualità e pedofilia saranno sempre, agli occhi di Dio, peccati che potranno essere perdonati soltanto con il ravvedimento e con il cambiamento che ne deve conseguire.

 

PARLIAMO DI … CONVERSIONE!

Ancora Paolo, autore –  senza contraddizione – del meraviglioso inno alla carità di 1Cor 13, ha scritto: «Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1Cor 6:9-10). Stava usando “armi ideologiche”, Paolo? Erano integralisti, fondamentalisti, mancanti d’amore lui, Mosè, Gesù, Giuda fratello di Gesù e tutti gli altri scrittori sacri? No, non vi ingannate –  dice Paolo –  e non ingannate: Dio non cambia di certo idea su queste cose, anche se tutto il mondo si illudesse del contrario!

Dio stesso ha posto l’omosessualità in una lista di peccati quali il furto, l’idolatria, l’adulterio; parlare di omosessuali cristiani è allora un assurdo, perché la condizione di omosessuale impedisce di diventare cristiani, al pari di quella di fornicatore, di ladro, di adultero, di idolatra ed altri stati di vita peccaminosi. Salvo, ovviamente, la conversione: l’apostolo Paolo ha detto che la legge mosaica (la quale ha avuto lo scopo di istruire l’uomo sul peccato e sulla giustizia di Dio, al fine di farci comprendere la grazia di Cristo) ha condannato empietà, ribellione, malvagità, scelleratezza, profanità, omicidio, fornicazione, omosessualità, rapimenti, falsità, spergiuro ed ogni altra condizione contraria alla sana dottrina di Dio (1Tm 1:8-11).

Possono, allora, diventare cristiani coloro i quali si sono macchiati di tali infamie? Certamente sì, ma, come già accennato, solo tramite la conversione. Non posso, ad esempio, avere l’amante, o andare a prostitute, o essere incredulo o idolatra, o bestemmiatore, e non essermi ravveduto … e contemporaneamente dirmi cristiano! Mai sentito parlare dei «frutti degni di ravvedimento»? (Mt 3:8; Lc 3:8; At 26:20; ecc.). «Va’ e non peccare più», disse Gesù all’adultera perdonata nel contesto di Gv 8:11. Il problema della riconciliazione, di cui parlano i “gay cattolici”, esiste non fra gli omosessuali e la Chiesa cattolica o un’altra istituzione umana, ma fra gli omosessuali (al pari di tutti i peccatori) e Dio.

Essere davvero amorevoli e comprensivi con tutti, secondo la verità del Vangelo, significa predicare la verità, dire che solo lo spogliamento dei propri peccati e l’inizio di uno stile di vita realmente evangelico (= secondo il Vangelo) consente di dirsi legittimamente discepoli di Cristo. Dopo aver detto ai fratelli di Corinto che fornicatori, idolatri, adulteri e omosessuali non entreranno mai nel regno di Dio, Paolo aggiunge: «Ora tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Cor 6:11) … «perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione». Infatti, il fine del peccato e di ogni perversione sessuale, «è la morte» (Rm 6:12.19-23).

Accogliere i peccatori, secondo il Vangelo, non significa lasciarli persistere nei loro peccati, di qualunque specie essi siano. I1 Signore ha il potere (ma dobbiamo consentirgli di agire in noi) di cambiarci, di rimodellarci e trasformare le nostre vite. Chi vive nel peccato e/o contro natura può, grazie alla parola ed allo Spirito di Dio, trasformarsi, rientrare nei binari di Dio: nulla è impossibile al Creatore. L’unica cosa impossibile è essere salvati rimanendo nel peccato.

 

CONCLUSIONI

Chi scrive quest’articolo non propugna alcuna “caccia alle streghe”, ma semplicemente desidera dire che, per poter essere discepoli del Signore e giungere alla vita eterna, ogni stile di vita contrario alla volontà di Dio dev’essere modificato. Certo, a volte ciò non è semplice. Occorre pertanto nutrire profondo rispetto e comprensione per tutte le difficoltà che le persone incontrano nel convincersi della propria posizione peccaminosa e nel cambiarla, cosa che spesso non può avvenire senza notevoli sofferenze interiori. Chiunque sia diventato veramente cristiano, d’altronde, conosce bene, per. un aspetto o per un altro, il travaglio della conversione.

La Chiesa Cattolica Romana è lontana mille miglia dalla Parola di Dio. Eppure, proprio alla luce della Bibbia, questa volta il Vaticano ha ragione. Beffa delle beffe, è proprio su questo punto che viene criticato. Auguriamoci che voglia e sappia anche coerentemente combattere le piaghe della fornicazione, dell’omosessualità e della pedofilia che affliggono una parte non piccola del clero cattolico.

Valerio Marchi (2003)