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Gesù e il Cardinale Antonelli

9 luglio 2015

 

OSTIA AI DIVORZIATI SE CASTI

Il Cardinale Antonelli, già presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, già vescovo di Firenze, già braccio destro di Camillo Ruini, ha scritto un libro (Crisi del matrimonio ed eucarestia, Edizioni Ares, disponibile in Internet) nel quale, tra le altre cose, dice:

1) «è perfettibile» la prassi vigente che non concede la comunione a chi sia unito in seconde nozze;

2) «la perfetta continenza sessuale», o almeno l’impegno «a vivere come fratello e sorella», insieme con “situazioni particolari”, sono le condizioni specifiche per concedere l’eucarestia ai divorziati risposati;

3) in tal caso si può chiudere un occhio di fronte a qualche «ricaduta»;

4) «le unioni illegittime dei divorziati risposati e dei conviventi sono fatti pubblici e manifesti. La Chiesa le disapprova come situazioni oggettive di peccato. Se le approvasse quasi fossero il bene che al momento è possibile per essi, devierebbe dalla legge della gradualità alla gradualità della legge, condannata da san Giovanni Paolo II»;

5) «un deciso cambiamento pastorale è fortemente caldeggiato dai media; è largamente atteso dall’opinione pubblica e anche da molti cattolici, laici e chierici»;

6) «il cambiamento pastorale è ispirato dal desiderio di rendere la Chiesa più accogliente e attraente verso tante persone ferite dalla crisi del matrimonio, largamente diffusa nella società contemporanea»;

7) «poiché le unioni illegittime sono fatti pubblici e manifesti, la Chiesa non può neppure trincerarsi nel silenzio e nella tolleranza. È costretta a intervenire per disapprovare apertamente tali situazioni oggettive di peccato»;

8) «è possibile che i conviventi soggettivamente non siano pienamente responsabili, a motivo dei condizionamenti esistenziali e culturali, psichici e sociali»;

9) può darsi «che siano in grazia di Dio e abbiano le disposizioni interiori necessarie per ricevere l’Eucaristia»;

10) nondimeno, ciò «non si può presumere; deve essere verificato con un attento discernimento secondo la legge della gradualità». In altre parole, «bisogna discernere se i conviventi sono davvero decisi a salire verso la vetta della montagna, che per essi è la perfetta continenza sessuale»;

11) «solo se c’è questo impegno sincero di conversione, eventuali passi falsi, eventuali ricadute nei rapporti sessuali possono comportare una responsabilità attenuata».

In vista del Sinodo di ottobre sulla famiglia, le parti stanno affilando le armi. Chissà che cosa succederà! L’esempio appena citato dimostra la perfetta impossibilità del cattolicesimo da un punto di vista biblico. Le frasi del Cardinale Antonelli sono difficili, astruse, soggette a plurime interpretazioni: sono l’esempio preciso di come spesso il cattolicesimo sia soltanto una via di mezzo, un modo di compiacere e di essere compiaciuti (non a caso la maggior parte degli Italiani predilige il grigio rispetto al bianco o al nero). Insomma: quel che si capisce è che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, prima o dopo, troverà il modo di aggiustare le cose …

Sfido chiunque a comprendere il dettato del Cardinale: non si capisce niente! Un esempio? Questa perla di Antonelli sull’attento discernimento secondo la legge della gradualità:

La legge della gradualità è preziosa per l’accompagnamento personalizzato delle singole persone. Non è possibile ricavare da essa criteri generali per ammettere all’Eucaristia quelli che vivono in situazioni irregolari, a meno che non si faccia confusione con la inaccettabile gradualità della legge. Altro infatti è discernere la responsabilità soggettiva e altro individuare il bene oggettivo possibile alle singole persone. Altro è impegnare le persone a superare progressivamente la loro situazione irregolare, tendendo seriamente alla continenza perfetta, e altro è orientarli a rimanere nella unione illegittima, indicando a quali condizioni possa diventare il bene a essi possibile. La legge della gradualità serve a discernere le coscienze, non a classificare come più o meno buone le azioni da compiere e tantomeno a elevare il male alla dignità di bene imperfetto. 

A questo punto, bisogna proprio pensare che il cattolicesimo prenda per spossatezza (storica). Immaginiamo le masse sterminate a confronto con concetti quali:

“perfettibile”, “situazioni particolari”, “ricaduta”, “dalla legge della gradualità alla gradualità della legge, condannata da san Giovanni Paolo II”, “rendere la Chiesa più accogliente e attraente”, “è possibile che i conviventi soggettivamente non siano pienamente responsabili, a motivo dei condizionamenti esistenziali e culturali, psichici e sociali”, essere forse “in grazia di Dio” e avere “le disposizioni interiori necessarie per ricevere l’Eucarestia”, verifica mediante “un attento discernimento secondo la legge della gradualità”, “responsabilità attenuata” …

Dopo le parole del Cardinale, si legga il limpido verbo di Gesù di Nazareth, la Parola di Dio incarnata, Dio incarnato, il Signore dei cristiani. Alla fine i discepoli capirono bene che cosa si dovesse fare o non fare. Anche oggi, seguendo unicamente la Parola del Signore, si può determinare che cosa sia il bene e che cosa sia il male e quali sacrifici si debbano compiere per il Regno dei cieli. Nessun fraintendimento! Ancora una volta, chi può e vuole capire, capisca.

 

Matteo 19:3-12

Alcuni Farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito mandar via la propria moglie per un motivo qualsiasi?». Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne?”. Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi». Essi gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di scriverle un atto di ripudio e di mandarla via?». Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così. Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio». I discepoli gli dissero: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene prender moglie». Ma egli rispose loro: «Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Arrigo Corazza

Il matrimonio tra omosessuali / 4

27 giugno 2015

 

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Guidato unicamente dalla Bibbia, che è il prodotto dello Spirito Santo, il cristiano si rallegra assai quando nota nel mondo iniquo in cui vive – ma al quale non appartiene –, riconoscimenti (seppur pallidi) del Regno di Dio, della Sua giustizia e della Sua gloria.

In margine alla questione recente del matrimonio tra omosessuali approvato in Irlanda mediante referendum, Andrea Tornielli si è espresso su “La Stampa” di Torino: Perché il Papa dirà sempre no alle nozze gay (28 maggio 2015).

http://www.lastampa.it/2015/05/28/cultura/opinioni/editoriali/perch-il-papa-dir-sempre-no-alle-nozze-gay-3hjSa1IO15Zm24Ea8tskzI/pagina.html

Attirato da un titolo così altisonante e apparentemente indubbio, l’occhio del cristiano si poggia bramoso sul testo, pregustando quel che leggerà, e cioè che il Papa dirà sempre no alle nozze gay perché Dio, nella Bibbia, condanna l’omosessualità, e via di questo passo … Disgraziatamente, a mano a mano che la lettura procede, lo sconforto sale forte, e alla fine si resta con l’amaro in bocca. La conclusione è inevitabile: si è persa un’ottima opportunità per dare testimonianza alla giustizia di Dio. Difatti, nella breve stesura di Tornielli non si ha alcuna traccia di Dio, di Gesù Cristo, dello Spirito Santo, della Bibbia … L’articolo, per chi è cristiano secondo il N.T. e non un politico, è davvero incomprensibile. Eppure, Andrea Tornielli (nato a Chioggia nel 1964) è giornalista, scrittore, studioso e vaticanista di buon livello, autore di numerose opere su temi religiosi. Il problema non è che Tornielli non sappia scrivere, ma che usa una lingua diversa rispetto a quella del cristiano. Il cristiano usa la Sacra Scrittura, Tornielli utilizza altro, perché discorde è il cattolicesimo rispetto al cristianesimo descritto nel N.T. Al cattolicesimo, infatti, non serve citare il N.T., giacché vive anche di altre fonti d’autorità (magistero e tradizione).

In sostanza, Tornielli dice che la gente si è fatta un’idea sbagliata perché “accogliere” i gay (secondo le linee sancite dal Catechismo) non significa affatto “approvare” le unioni gay. Molta confusione in merito è stata sicuramente creata da queste parole (diventate celebri) del Papa: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Anche un cieco vedrebbe che, dalla sua elezione, Papa Francesco ha fatto di tutto per ottenere il consenso della gente, sbandata a causa dei plurimi scandali e cattivi comportamenti vigenti da secoli nella Chiesa Cattolica. Ogni cosa sembra buona per cattivarsi la simpatia dei popoli. Il Papa, con questo detto, ha certo evitato di spiegare che cosa davvero intendesse insegnare, sicché la massa ha sistematicamente eliminato dalla frase proprio le parole portanti: «… E cerca il Signore e ha buona volontà …». Difatti, per la massa (che non conosce la Parola di Dio), queste parole non significano niente.

Secondo la Bibbia, che cosa implica per il gay (e per chiunque altro, in realtà) cercare il Signore? Esige il ravvedimento. E questo il Papa (che, peraltro, è un gesuita) lo sa, eccome! ma tace perché ciò si rivela impopolare, non fa ascolto. La gente ha soltanto capito che il Papa è “umano”, bello, buono, bravo, vicino a tutti (pure ai gay!), non è come gli altri preti, ricchi e potenti e cattivi: addirittura, Papa Francesco si sposta con una vecchia Renault Bianca del 1984, targata Verona 779684 e appesantita da oltre trecentomila chilometri! … La gente, purtroppo, dimentica bellamente che il Papa è la massima espressione di un sistema che non ha nulla di biblico. Perché il Papa non si spoglia di tutte le sue prerogative, chiude i battenti della Chiesa Cattolica, e non comincia a essere un cristiano secondo l’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia? Questo sì che sarebbe il giusto segnale! Il resto lascia il tempo che trova, è politica pretesca (cui siamo purtroppo avvezzi da molto tempo).

Torniamo alla frase di Papa Francesco. Si comprende subito che il gay interessato alla propria salvezza post mortem (altrimenti, di che parliamo?) vuole dimostrare la propria buona volontà facendo “qualcosa”: non ciò che pensa (in caso contrario non va dal Papa), ma quello che il Signore esige da lui (e da tutti gli altri esseri umani). Il gay SI RAVVEDE. A questo punto, nessuno (Papa compreso) potrebbe andare contro la ferma volontà di ravvedersi del gay (o di qualunque altra persona). Che cosa deve fare il gay dopo il suo ravvedimento? Smettere di essere gay, come dice l’apostolo Paolo: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11). Paolo dice che, un tempo, alcuni tra i cristiani in Corinto erano fornicatori, adulteri e omosessuali, ma che poi non lo erano più. È chiaro che il Papa, seppure formalmente corretto, si è guardato bene dal dire alla gente come stanno BIBLICAMENTE le cose. Lo avrebbero fulminato, altro che Renault Bianca del 1984 targata Verona 779684! Per la gente non c’è più un peccatore, in giro. E se non c’è più peccatore, non c’è più neppure un peccato di cui ravvedersi.

Si sa che le autorità cattoliche stanno lavorando alacremente al prossimo Sinodo sulla famiglia. Si sa che ci saranno “aperture”. Di quale tipo, lo sapremo a tempo debito. Certo, sorprende sempre di più che in tutto questo deliberare umano Dio, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, la Bibbia siano sempre e costantemente messi da parte. Mah!

Tornielli sostiene che il Papa dirà sempre no alle nozze gay. Io non sarei così sicuro. Il cattolicesimo ha dimostrato, nel corso della sua storia millenaria, di poter fare qualunque cosa, e il contrario di qualunque cosa. Il cattolicesimo è camaleontico. Se la gente spingerà più forte delle resistenze cattoliche, allora i Papi si adegueranno pur di non perdere il potere. L’amore è eterno finché dura … Il cattolicesimo romano è la struttura più longeva (l’impero romano è finito, i totalitarismi pure, nonostante la loro forza). Perché?

Arrigo Corazza

Il matrimonio tra omosessuali / 3

27 giugno 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Dopo il referendum irlandese, anche il Parlamento Europeo di Strasburgo (8 giugno 2015) ha approvato a larga maggioranza (341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni) un rapporto sull’uguaglianza di genere in Europa. Per la prima volta, si parla di “famiglie gay”; «il Parlamento – dice il testo – prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia», con tutte le conseguenze che ne derivano.

Il 25 giugno 2015 la Corte Suprema degli Stati Uniti (composta di nove giudici) ha sancito la liceità dei matrimoni tra omosessuali in tutti i cinquanta stati dell’Unione (26 giugno 2015). In precedenza, la questione era lasciata ai singoli Stati, dei quali trentasette (per un totale di 70% dei cittadini statunitensi) avevano già legalizzato le nozze omosessuali. Il cardine della decisione è che vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso andrebbe contro il quattordicesimo emendamento della Costituzione americana (se ne veda il testo altrove).

Il Presidente democratico Barack Obama ha esultato così: «Oggi è un grande passo nella nostra marcia verso l’uguaglianza. Coppie gay e lesbiche ora hanno il diritto di sposarsi, proprio come chiunque altro” («Today is a big step in our march toward equality. Gay and lesbian couples now have the right to marry, just like anyone else»).

Le coppie omosessuali chiedono anche l’adozione di esseri umani generati da coppie eterosessuali, uguali come loro – si sostiene. È verosimile che la richiesta durerà finché le coppie omosessuali non saranno in grado di generare figli propri …

Circa duemila anni fa, la Bibbia (che è l’inappellabile corte suprema del Regno di Dio) aveva già sentenziato che, in ordine alla salvezza, siamo tutti uguali: «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3:28). Sempre secondo la corte suprema del Regno di Cristo, Dio creò l’uomo e poi la donna, li creò maschio e femmina, li unì perché stessero insieme (e per la crescita e moltiplicazione del genere umano). Da allora, ogni uomo ha la propria moglie onde evitare le fornicazioni e ogni donna ha il proprio marito onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2). L’inappellabile corte suprema del Regno di Dio ha fatto il massimo per elevare la dignità di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Nessun cristiano secondo il Nuovo Patto in Cristo Gesù ritiene di essere diverso (superiore / inferiore) rispetto a qualsiasi altro essere umano. Il cristiano pensa soltanto, e sempre, che il peccato esista e che occorra essere in tutto e per tutti ubbidienti alla volontà di Dio al riguardo. L’omosessualità è (e rimane, nonostante tutte le deliberazioni dell’uomo) un peccato che, se non corretto, impedisce di ereditare la salvezza nel post mortem («Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11; cfr. anche Romani 1:18ss).

Arrigo Corazza

Il matrimonio tra omosessuali / 2

17 giugno 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Sulla scorta del risultato referendario in Irlanda che ha permesso il matrimonio tra omosessuali, “La Stampa” di Torino ha pubblicato il 27 maggio 2015 i risultati di un sondaggio Piepoli (http://www.lastampa.it/2015/05/27/italia/politica/italiani-favorevoli-alle-unioni-civili-tra-gay-ma-divisi-sulle-nozze-MJ5YFnIodHZprRfy3QBABJ/pagina.html).

Quale che sia l’attendibilità di tali sondaggi, è interessante fare qualche valutazione in merito, giacché, al solito quando si parla di cristianesimo, i risultati sono sorprendenti dal punto di vista sia logico sia biblico. Gli Italiani (91,6% cattolici, secondo le statistiche del 2008), da sempre abituati a prediligere le zone grigie, non si smentiscono anche in quest’occasione. Essi dicono “sì” alle unioni civili (67%), “ni” (51%) ai matrimoni”, “no” alle adozioni (73%). Occorre ricordare che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali in Irlanda, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Gran Bretagna, Lussemburgo e Finlandia.

Nelle risposte sul matrimonio tra omosessuali e le adozioni, le donne si sono rivelate più “aperte” degli uomini. Altrettando dicasi per i giovani (quanto più si va avanti con l’età, tanto meno si approva). Circa le unioni civili, è favorevole il 66% di chi ha più di 55 anni, e il 65% nella fascia 35 – 54 anni. Quindi, a differenza dei giovanotti (apparentemente emancipati dalla religiosità abituale), i più vecchietti (ancora legati a insegnamenti della tradizione), sarebbero più cauti sul matrimonio tra omosessuali e sulle adozioni.

Veniamo ora all’orientamento religioso di chi ha partecipato al sondaggio (non entriamo nei meriti dell’orientamento politico, per carità!). I cattolici praticanti sono contro l’adozione (solo il 17% è favorevole) e il matrimonio (56%), ma “la maggioranza di chi prega e va regolarmente a messa accetterebbe le unioni civili” (57%)”. Per chi è cristiano secondo il N.T. è inaccettabile una qualsivoglia distinzione nella propria fede: si è “cristiani” e basta. Per il cristiano secondo il N.T. non c’è traccia di “cattolicesimo” nel N.T. Perciò, a maggior ragione, è impossibile capire e accettare la raffinatezza “tra cattolici praticanti” e “cattolici che pregano e vanno regolarmente a messa”. Non si dovrebbe essere “cattolici” e basta? Chi è il cattolico? Quante morali ha? Si ha l’impressione che ciascuno abbia la propria morale e faccia quel che vuole – pur definendosi “cristiano cattolico” (sic! Ma, come detto, non c’è traccia, nel N.T. del “cristiano cattolico”).

I risultati del sondaggio de “La Stampa” direbbero, in sostanza, che ognuno può unirsi a chi vuole (anche a persone dello stesso sesso), purché, in quest’ultimo caso, non lo faccia nel matrimonio e senza pretendere di adottare bambini (un tempo, quando non c’era il divorzio, si avevano amanti e tutto il resto andava come al solito: la moglie o il marito a casa e l’amante altrove nel letto. Niente doveva essere modificato).

E qui casca l’asino. E qui risalta la solita ipocrisia e (presupposta) furbizia di molti Italiani. Infatti, se si parte dalla convinzione che non si può più discriminare in base all’orientamento sessuale e che vanno tutelati i diritti della realizzazione del principio costituzionale di uguaglianza, allora perché vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le adozioni? Se si apre una porta, allora perché non spalancarla? La logica vuole che si sia o favorevoli o contrari (in entrambi i casi in toto, senza vie di mezzo). In sottofondo alberga forse l’idea che, certo, i matrimoni tra persone dello stesso sesso non porteranno sicuramente alla nascita di figli, che, in definitiva, qualcosa non quadra, che infastidirebbe a morte se i nostri figli convivessero o si sposassero con persone del medesimo sesso? (Molti Italiani sono maestri nel pensare che le cose debbano sempre e solo capitare al prossimo e che le donnacce siano sempre le mogli, le madri e le sorelle di altri …).

In realtà, in gioco è la natura stessa della famiglia quale concepita fino a poco tempo fa. Quanto all’adozione, si sa che nel nostro Paese è un istituto giuridico complesso e difficile, afflitto da una burocrazia esasperata. Se la società andrà nella direzione che si prospetta e che parecchi auspicano, allora anch’essa andrà ristrutturata. In che modo e misura, si vedrà, con buona pace delle generazioni che verranno. Questi argomenti sono di primaria importanza sociale, ora e in futuro. Chissà come finirà! Non c’è alcuna sicurezza di niente, oramai.

Invece, il cristiano secondo il Nuovo Testamento (Patto) in Cristo Gesù, sa sicuramente dalla Bibbia che:

Dio creò l’uomo e poi la donna,

li creò maschio e femmina,

li unì perché stessero insieme (e per la crescita e moltiplicazione del genere umano),

ogni uomo ha la propria moglie onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2),

ogni donna ha il proprio marito onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2).

Arrigo Corazza 

Il matrimonio tra omosessuali / 1

28 maggio 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Nel Nuovo Patto in Cristo Gesù tra Dio e il genere umano, è stabilito che la vita del Regno di Dio e quella del regno degli uomini si svolgano su due linee parallele. Il principio è in Matteo 22:21: «Rendete / date / restituite … a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». Qui l’originale greco apodìdomi implica l’idea di “rispettare un contratto o un obbligo”. Il concetto è che nel Regno di Dio si seguono norme precise, che conducono a responsabilità inequivocabili, e altrettanto dicasi per il regno degli uomini.

L’incontro e/o la fusione tra queste due linee parallele, che per loro natura non dovrebbero mai unirsi, hanno determinato purtroppo problemi gravissimi (Costantino, Carlo Magno, il fascismo e i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, rivisti dal governo Craxi nel 1984, sicché l’Italia non ha più una religione di Stato).

Il cristiano, che appartiene in primo luogo al Regno di Dio ( = cristiano) e poi al regno degli uomini ( = cittadino di uno Stato), segue due principi essenziali. Nell’ordine: 1) ubbidire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19; Atti 5:29); 2) sottomettersi alle autorità superiori (Romani 13:1; 1Pietro 2:13-14; Tito 3:1). Per il cristiano il primo principio è più importante del secondo.

La Chiesa di Cristo ( = assemblea di cristiani), che è il Regno di Dio, segue soltanto il N.T., pur essendo assai rispettosa delle leggi dello Stato (ovviamente, finché queste non violino la legge di Cristo: 1Corinzi 9:21, oppure obblighino a seguire un altro vangelo). I cristiani vanno a votare. La Chiesa di Cristo non vota. D’altro canto, per sua natura, la Chiesa di Cristo non si occupa di politica.

Quindi, quanto al voto referendario degli Irlandesi sui matrimoni omosessuali, non bisogna confondere la realtà: a votare sono andati i cittadini irlandesi, non le chiese dell’Irlanda – soprattutto la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale gli Irlandesi sono legatissimi per ragioni storiche. Nella misura dell’86,6 % della popolazione, gli Irlandesi sono cattolici, anzi assai cattolici.

L’aspetto positivo da considerare a proposito del voto del 24 maggio 2015 in Irlanda, è che non ha deciso il governo irlandese, ma il popolo (i governi non chiamano i popoli a esprimersi con referendum quando devono decidere di entrare in guerra …). Un tempo si diceva vox populi, vox dei. Non sempre, però, quel che dice il popolo è la verità.

Il cittadino di qualunque Stato (moderno), interpellato a pronunciarsi su argomenti decisivi per il futuro dello Stato stesso, ha un potere assoluto: quello del suo voto, che vale tanto quanto quello di ogni altro cittadino. Se io voto « sì » o voto « no » al matrimonio degli omosessuali, nessuno deve giudicarmi o perseguitarmi. In uno Stato (moderno), peraltro, chiunque può avere la sua idea sulle realtà sessuali e non per questo essere condannato. Il principio valeva quando si discriminavano gli omosessuali, ma vale anche ora, se si emarginasse chi non è favorevole alla convivenza, alle unioni omosessuali o alle coppie di fatto eterosessuali o alle adozioni da parte di coppie omosessuali e via dicendo.

Il cristiano, in ogni aspetto della sua vita, segue la legge di Cristo. Convocato a manifestare il suo potere ( = voto) sul matrimonio degli omosessuali (o su ogni altra realtà di questo tipo), egli saprà il da farsi, giudicando in piena coscienza mediante la Parola di Dio ( = la Bibbia). La Bibbia sarà la sua guida, non la Chiesa o i partiti politici. La Chiesa non ha alcuna autorità nel cristianesimo (l’unica autorità è quella del Capo della Chiesa, il Signore Gesù Cristo). La Chiesa ( = assemblea) è la riunione dei cristiani, che seguono i principi e la morale stabilita da Dio.

Qualora lo Stato legalizzasse qualunque forma di unione sessuale (eterosessuale od omossessuale) fuori del matrimonio, alla Chiesa di Cristo non interesserebbe affatto, giacché essa segue sempre e solo il Vangelo. Quanto alla sfera sessuale, l’apostolo Paolo dice: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11; cfr. anche Romani 1:18ss).

Il cristiano secondo il Nuovo Testamento ( = Patto) sa che cosa la Parola di Dio insegna a proposito delle realtà sessuali e si comporta di conseguenza.

Arrigo Corazza

Convivenza e matrimonio civile peggiori dell’omicidio?

 24 giugno 2014

 

Dopo le accuse del Papa contro i torturatori, rei di “peccato mortale”, dopo la scomunica comminata dal Papa stesso ai mafiosi, un altro intervento di autorità cattoliche sul “peccato” ha destato scalpore tra le masse, aguzzando nel contempo l’interesse di quei pochi che amano la Bibbia e la considerano il metro di paragone nella morale del cristianesimo.

Si tratta della diatriba tra don Tarcisio Vicario, parroco di Cameri (Novara) e Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; essa dimostra – se ce ne fosse ulteriormente bisogno – quale sia lo stato di grave ignoranza biblica (voluta o no) dei sacerdoti cattolici. L’ignoranza biblica crea confusione e disagio giacché, mettendo da parte volente o nolente la legge di Dio, alla fine ciascuno si limita a pensarla come vuole, mettendo a gravissimo repentaglio non solo la propria salvezza eterna ma anche quella altrui, credendo e insegnando dottrine che sono del tutto antibibliche. Un tempo, almeno, nell’ambito del cattolicesimo si notava più fermezza e uniformità su talune situazioni ma in questo momento non è più così. L’enorme pressione della società chiede oggi al mondo cattolico prese di posizioni francamente impensabili per l’addietro. Mai come adesso il cattolicesimo rischia di andare dove vuole la gente. E questo il papa Francesco ha capito, molto astutamente; pertanto, egli si regola di conseguenza. Con la carota (e qualche lievissima bastonata), papa Francesco manda avanti il cattolicesimo.

Veniamo al caso.

Il parroco di Cameri (Novari), don Tarcisio Vicario, ha asserito, nel bollettino consegnato all’inizio di giugno durante la messa domenicale, che la convivenza e il matrimonio civile sono peggiori dell’omicidio. Queste le ragioni addotte da don Tarcisio: l’omicidio è «peccato occasionale», cancellabile con «pentimento sincero», mentre sia chi convive sia chi «si pone al di fuori del sacramento contraendo il matrimonio civile … vive in un’infedeltà continuativa».

Apriti cielo! Interviene immediatamente – sul sito della diocesi di Novara http://www.diocesinovara.it/diocesi_di_novara/comunicazione/00001662_Il_vescovo___Convivenza_come_omicidio_Inaccettabile_equiparazione_.html – il superiore di don Tarcisio, e cioè il vescovo monsignor Brambilla, dapprima tacendo del tutto sulla condanna del matrimonio civile e poi precisando che si tratta di «inaccettabile equiparazione», chiedendo infine «sinceramente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle fuorvianti affermazioni del testo pubblicato sul bollettino parrocchiale» di Cameri. Monsignor Brambilla spiega inoltre che «l’esemplificazione, anche se scritta tra parentesi, risulta inopportuna e fuorviante e quindi errata. Inopportuna e sbagliata nei modi, perché semplifica una realtà che è complessa, che tocca le coscienze di ognuno, le sofferenze e le fatiche di moltissime famiglie. Inopportuna ed errata nei contenuti, perché dalle parole di quello scritto, non emerge il volto di una Chiesa che è madre, anche quando vuole essere maestra di vita … Il tema delle separazioni e delle convivenze è uno dei temi di discussione che papa Francesco ha messo sul tavolo per il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, che si terrà in ottobre. La Chiesa di Novara è, come appare anche dalla lettera pastorale Come sogni la Chiesa di domani?, in profonda sintonia con il cammino di Papa Francesco. La Chiesa dev’essere sempre più attenta a tutte le situazioni umane alle quali deve essere annunciato il Vangelo».

Da un punto di vista biblico, c’è da mettersi le mani nei capelli. Non si sa da quale parte iniziare per confutare le affermazioni dei due preti (e non basterebbe un libro!). Il peccato viene trattato a proprio piacimento; si fanno equiparazioni inesistenti nella Bibbia (“peccato mortale”, “peccato veniale”, “peccato peggiore”…). Secondo la Bibbia, il peccato è uno solo: «la violazione (greco: anomìa) della legge» di Dio (1Giovanni 3:4). La convivenza non è migliore o peggiore di altri peccati. È peccato, e basta. Il peccato – quale che sia – allontana la creatura umana da Dio («le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto»: Isaia 59:2). Selezionare i peccati è una delle forme più gravi di arroganza umana. È il solito tentativo della creatura umana di mettersi al posto di Dio e, pertanto, di dominare il prossimo.

Ancora: il parroco di Cameri afferma che anche il matrimonio civile è peggiore dell’omicidio. Se è errore considerare un peccato veniale o mortale, altrettanto sbagliato è pensare che qualcosa sia peccato quando non lo è. Secondo la Parola di Dio, il matrimonio civile non è peccaminoso; lo sarà per alcune autorità cattoliche, che vedono così sminuito il loro potere nel gestire uno dei sacramenti. Il matrimonio prescinde dal rito religioso cattolico. Il matrimonio civile è gradito a Dio: è sempre stato così e sarà sempre così. Prima che esistesse “la chiesa”, miliardi d’individui si sono uniti rispettando le convenzioni civili, della società. Solo assai più tardi, il cattolicesimo si è appropriato questo rito civile, definendolo un “sacramento”. Come consuetudine, si è trattato di un altro tentativo di controllo sociale (si pensi alla “confessione”, ad esempio). Occorre chiedersi perché il vescovo di Novara, così pronto a manganellare il suo sottoposto di Cameri, non abbia detto una sola parola sulla concezione del suo sottoposto circa il matrimonio civile.

Il parroco di Cameri ha ragione quando afferma che la convivenza è un modo di vivere continuo: quindi, il ravvedimento da questo peccato (unione fuori del matrimonio) implica la separazione dei conviventi, la cessazione dei rapporti sessuali tra due persone non coniugate. Ravvedersi dall’omicidio (violazione ovviamente condannata nella Bibbia) non implica, purtroppo, il riportare in vita l’essere umano cui la vita stessa è stata tolta. Si metteranno d’accordo finalmente, le autorità cattoliche, su che cosa sia il peccato e su che cosa sia il ravvedimento conseguente? Se, al solito, non si curano di seguire la Bibbia, allora siano almeno concordi. Immagino che il cattolico si senta sballottato a destra e a manca, e si fa pertanto i fatti suoi. Non si capisce più nulla; sembra che il cattolicesimo sia diventato semplicemente, e sempre di più, un fenomeno di massa stimolato da un Papa che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

Molto ci sarebbe da ridire, biblicamente, sulle affermazioni del vescovo di Novara circa la maternità della Chiesa Cattolica Romana. Il cristiano secondo il N.T. cerca piuttosto la paternità di Dio, e non la maternità della chiesa. La chiesa non è madre (è soltanto l’assemblea dei cristiani); la chiesa non ha alcuna autorità di cambiare il vangelo, ma solo quella di seguirlo, sino alla fine.

Il cattolicesimo romano aspetta il Sinodo dei Vescovi (ottobre 2014) sulla famiglia. Vedremo che cosa accadrà alle cosiddette “situazioni irregolari” (divorzi, convivenze, omosessualità e via dicendo). Vedremo che cosa decideranno i preti. Come che sarà, nessuna chiesa ha il potere di definire “regolare” o “giusto” ciò che è contrario alla volontà di Dio espressa nella Bibbia. Chi si assume questa responsabilità deve cominciare a tremare perché si mette contro Dio. Sulle “situazioni irregolari” l’apostolo Paolo è stato assai chiaro (vedi 1Corinzi 6:9-10, citato per esteso alla fine di quest’articolo). Papa Francesco (o chi per lui) e chiunque voglia seguirlo devono stare molto calmi, molto attenti. La voce del popolo non è quella di Dio (vox populi vox Dei); questa meschina massima non valeva quando Dio organizzava il Suo grandioso piano di salvezza in Cristo Gesù dispiegato nella storia umana. «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5:29; cfr. Atti 4:19). Altro che Sinodo dei Vescovi sulla famiglia! Altro che papa Francesco! Qui siamo alla presenza della maestà assoluta di Dio. Guai a chi cambia (togliendo o aggiungendo al)la Parola di Dio! (Apocalisse 22:18-19: vedi anche Isaia 5:20: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!»)

Chiudiamo tornando all’inizio di quest’articolo, al fatto cioè che il Papa abbia accusato i torturatori di “peccato mortale” e comminato la scomunica ai mafiosi (e perché no ai corrotti? si chiede giustamente Sergio Noto, professore di Storia economica presso l’Università di Verona, che ricorda altri casi di scomunica quali quella contro il comunismo datata 1 luglio 1949: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/papa-francesco-la-scomunica-ai-mafiosi-e-perche-no-ai-corrotti/1036736/).

Recenti statistiche sostengono che pochissimi Italiani partecipano alla messa domenicale. Occorre chiedersi: gli altri che non vi partecipano sono consapevoli di commettere un peccato mortale? Perché il Papa non ricorda loro questo, oggi, con la stessa veemenza con la quale tratta altri argomenti? Forse perché ciò non desta ascolto, non piace, perché la vox populi è un’altra, perché ciascuno vuole fare come gli pare (Giudici 17:6; 21:25) e pretendere di essere salvato nel post mortem? Il detto più diffuso, nella massa cattolica, non è «la tua volontà sia fatta, o Dio, ma che sia fatta solo la mia, quando, come e dove voglio … Tanto poi la Chiesa Madre, mi perdona. E se poi non lo fa, pazienza, tanto A ME non succederà nulla».

 

«Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-10)

 

Arrigo Corazza

Gesù e il divorzio (Matteo 19:3-12)

23 aprile 2014

 

Spesso a Gesù erano poste domande. Tranne casi rarissimi (Mc 11:27-33), il Signore si è sempre preoccupato di rispondere per istruire e per far comprendere la volontà del Padre. Anche noi, oggi, possiamo ricevere risposta dal Signore a quesiti (ovviamente, leciti da un punto di vista biblico) che sorgono nel nostro cammino spirituale. Se Gesù ci porta in cielo, allora faremmo bene ad ascoltarlo. Se invece non ci interessa la vita eterna, che possiamo rischiare di perdere con un comportamento peccaminoso (cioè, antibiblico), allora preoccupiamoci di altro e non parliamo di cristianesimo. Facciamo quel che ci pare e aspettiamo la nostra morte fisica e il giorno del giudizio finale.

Taluni Farisei gli chiesero, per metterlo alla prova: «è lecito mandare via la propria moglie per un motivo qualsiasi?» (Mt 19:3). Alla fine della risposta (Mt 19:10), i discepoli di Gesù (e non i Farisei che avevano formulato la domanda) esclamarono: «Se tale è la situazione dell’uomo rispetto alla moglie, non conviene prendere moglie». In mezzo (vv. 4-9) la risposta di Gesù.

Matteo 19:3-12 è un brano biblico solido, semplice, che tutti possono capire – in ogni tempo e luogo – senza l’ausilio di chissà quale preparazione “teologica” e, soprattutto, senza la mediazione di qualsivoglia funzionario religioso (prete, pastore, evangelista e via dicendo). Infatti, dal vivo i discepoli capiscono subito che non solo non è possibile mandare via la propria moglie per un motivo qualsiasi, ma che la volontà del Signore in proposito del matrimonio è chiarissima, indiscutibile e che, pertanto, la responsabilità nel vincolo matrimoniale è così pesante da far balenare l’idea che starsene da soli è meglio che sposarsi, visto che il Signore condanna il divorzio (in Mc 10:12 lo stesso dicasi per la moglie che voglia divorziare dal marito).

Non a caso moltissimi preferiscono convivere che sposarsi, perché sanno bene in che tipo di vincolo si caccino. E di questi moltissimi, molti propugnano l’assai poco credibile idea che l’amore non sia vincolato “a un pezzo di carta”. La realtà è che sposarsi (e poi, eventualmente, divorziare) non è come convivere. Lasciamo stare, a questo punto, che la legislazione si stia indirizzando verso la parità matrimonio – convivenza. Ci vorrà tempo, per quello. Intanto, pensiamo alla possibile perdita della nostra anima. Difatti, gli adulteri non entreranno nel Regno di Dio (1Cor 6:9-11). Quindi, se io credo in Cristo con tutta la mia forza, seguendo l’unica Parola di Dio (la Bibbia), certo che Gesù è il mio Signore, che può salvarmi nel momento del giudizio finale, allora devo assolutamente stare attento a quello che combino con il mio matrimonio, devo cioè attenermi appieno a quanto comandato da Cristo.

La regola che Gesù stabilisce è che l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito. È inutile (e fa sorridere il tentativo sa parte dell’uomo di) metterlo alla prova (volevano fargli fare la medesima fine di Giovanni Battista? metterlo contro Mosè? farlo schierare dalla parte di Hillel o di Shammai, che incarnavano due scuole di pensiero?): Gesù rimonta alle origini, all’unione tra l’uomo e la donna, a ciò che Dio ha disposto quando non c’erano né la legge di Mosé né Hillel né Shammai né la marea di teologi (che hanno sempre cercato di chiarire il pensiero di Gesù, che non ha bisogno di spiegazioni, tanto è semplice).

A questa regola (ciò che Dio ha unito, l’uomo non lo separi), esiste una sola eccezione: l’infedeltà (greco: pornèia). Solo in presenza di pornèia, la parte tradita – se lo desidera – può divorziare, ed eventualmente risposarsi. Questa è la volontà di Dio, che nessuno può cambiare. Chiunque, poi, può fare quel che ritiene giusto: ne risponderà a Dio in proprio, finendo con il Signore nella gioia eterna o nella gehenna. Dal vivo, i discepoli colsero perfettamente il tenore della risposta di Gesù. Sorprende che oggi molti non siano in grado di fare altrettanto.

 

Arrigo Corazza