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«Aridatece er puzzone!»

6 ottobre 2015

 

«Aridatece er puzzone!». Così si mormorava a Roma a causa della scontentezza del nuovo corso che faceva seguito alla defenestrazione di Mussolini e alla fine del ventennio fascista. “Er puzzone” era il Duce, che proprio a Roma aveva vagheggiato il ritorno del glorioso Impero che fu. Del resto, i Romani sono famosi non certo per i modi principeschi ma per un’arguta sensibilità, prodotta da migliaia di anni di storia unica ed esemplare. «Annatevene via tutti e lasciatece piagne da soli» era il motto fiorito sui muri della Capitale, dopo anni di guerra e di passaggio di poteri (Tedeschi, Alleati). Ovviamente, il Papa era escluso dall’invocazione.

Tornando al “puzzone” e al mondo che aveva rappresentato, il concetto era il seguente: gli scontenti o i nostalgici dicevano: «(secondo noi) si stava meglio quando (secondo voi) si stava peggio». Insomma: si trattava di un desiderio di tempi passati che, seppure nefasti, apparivano migliori o più appetibili di quelli presenti. Anche oggi si avverte spesso nostalgia per i momenti che furono e che, verosimilmente, non torneranno più. Di là dalla solita tendenza della massa a considerare anacronisticamente la storia (cioè a vedere il passato con gli occhi di oggi), permane un fondo di rimpianto giustificato per molte cose andate.

Applicando queste idee al cattolicesimo romano, si vuole dire, da parte di chi non è cattolico ma soltanto cristiano secondo il N.T., che esiste un po’ di rammarico per i Papi che furono, o meglio per il papato d’altri tempi. Quello di oggi è un papato annacquato dal populismo e dalla voglia smodata di fare, di cattivarsi il favore delle masse, un papato che sta drammaticamente aprendo la porta a una serie di comportamenti e di azioni che recheranno per molto tempo un’influenza nefasta nello “spirito della massa”. Non che prima fosse meglio, alla fin fine, ma almeno si sapeva che cosa si doveva combattere con il Vangelo alla mano. Un tempo c’era, forse, il teologo cattolico; oggi c’è la massa amorfa, senz’arte né parte, che procede per sentito dire, priva di qualunque spirito critico e dunque rivoluzionario (in senso positivo) all’occorrenza. Un tempo, forse, l’anti-cattolicesimo aveva ancora una ragione, per chi lo subiva; oggi certamente no, perché il cattolicesimo è tutto in tutti, un vino diluito in molte fonti: va tutto bene e sono tutti bravi, purché ciascuno sia libero di fare come gli pare.

Per principio, si sa, la massa vuole tutto (oggi) e il contrario di tutto (oggi stesso e forse domani). La massa vuole essere accontentata, intrattenuta, coccolata e assistita. Al contrario, il Vangelo non vuole intrattenere, ma salvare le anime dei perduti. È la gente che si deve adattare al Vangelo, e non il contrario. Ovviamente, tale adattamento va visto e praticato alla luce dei principi biblici, che sono validi nell’universalità del tempo e dello spazio. Per tornare alla pratica dei precetti neotestamentari, non va abbandonato il computer (che non c’era) per prendere l’asino (che c’era). Il Vangelo tiene conto delle circostanze storiche ma ha applicazioni perenni, per tutti i luoghi e stagioni. Il Vangelo giunge da Dio, la storia dagli uomini …

Giudicare oggi il cattolicesimo romano, capire dove stia andando, è compito difficilissimo: occorre aspettare che i fatti si distendano nel tempo, prima di esaminarli storicamente. Nondimeno, alcune costanti si possono, proprio dal passato, individuare: non si dà cattolicesimo senza Papato, la venerazione dei santi e della Madonna, i sacramenti, il prete, la mediazione della Chiesa Cattolica. E proprio la capacità del cattolicesimo di domare la massa è prodigiosa. Certo, senza il conforto del potere governativo, il cattolicesimo non sarebbe potuto diventare quello che è: una potenza politica ed economica mondiale guidata, nel corso dei secoli, da un personale accorto e capace (e non certo dallo Spirito Santo, che si preoccupa di guidare i credenti in ben altro modo). Nel decorso della sua storia millenaria, non è facile capire il rapporto tra cattolicesimo e massa. Il cattolicesimo è camaleontico, sa adattarsi alla bisogna. Come detto sopra, la massa vuole essere accontentata, intrattenuta, coccolata e assistita. Con la massa, il cattolicesimo ha usato il bastone e la carota. Sappiamo bene che certe dottrine o leggi della Chiesa cattolica sono scavalcate (si badi bene: non annullate) da altre disposizioni. L’indissolubilità del matrimonio va a farsi friggere, de facto, quando la nullità del matrimonio è offerta GRATUITAMENTE e RAPIDAMENTE per una lunga serie di ragioni, adattabili a tutti. Questo ha voluto il Papa. Prima si pagava, e profumatamente, e solo una determinata categoria di persone poteva accedervi. La gente è veramente attenta, quando si tratta di sfruttare certe posizioni del cattolicesimo. Un esempio pratico: qualche giorno fa, mia moglie ed io abbiamo incontrato un amico comune (intorno ai cinquant’anni), che ci ha presentato la sua convivente, mai coniugata. Egli ha ottenuto il divorzio perché sua moglie era rimasta incinta di un altro. A suo tempo, mi chiese quale fosse la sua situazione DAVANTI A DIO. In conformità a Matteo 19:1ss (e altri brani), gli risposi che lui poteva procedere ad una nuova unione matrimoniale perché era stato tradito (e che, nel frattempo, però, non aveva la facoltà né di convivere né di avere rapporti sessuali, pena il peccato di fornicazione). Dico loro di cessare immediatamente la convivenza e di sposarsi. Al che il nostro amico replica: «Noi vogliamo sposarci, ma bisogna innanzitutto vedere CHE COSA DICE IL PRETE circa il nostro matrimonio in chiesa, perché io sono divorziato». «Se questo è l’ostacolo, allora sposatevi in Comune», è stata la mia risposta. «Sì, si potrebbe anche fare così ma noi siamo Cattolici e vorremmo sposarci in chiesa. Ad ogni modo, se il prete non vuole farlo, allora chiedo la nullità del matrimonio e risolvo il problema». Un falco sarebbe stato meno rapido nell’acchiappare la sua preda. Gli dico, scherzando alla romana: «Ahó, tu che hai solo due neuroni nel cervello, uno a destra e uno a sinistra, questa cosa però l’hai capita al volo!». E lui, per tutta risposta, si fa una bella risata.

Questo è quello che capisce la gente, in soldoni. Le sottigliezze teologiche e i vari discorsi biblici non interessano. La forza del cattolicesimo risiede nel trovare sempre una soluzione (soprattutto in confessionale e fuori).

Il papato di Francesco è stato definito “una rivoluzione”. Egli si è preoccupato sempre di andare al cuore della gente, di presentare un volto più “umano” della Chiesa Cattolica, travolta da un’infinità di scandali e pericolosamente vicina al collasso. Ad esempio, si pensi al Papa emerito, alle dimissioni di Ratzinger, fatte passare addirittura per un comportamento “moderno” (“perché no?” dice la gente, che dimentica tutto il sostrato teologico creato dai preti per giustificare l’esistenza e l’elezione del Papa stesso).

Troppo spesso si definisce “rivoluzionario” l’agire di un Papa. Bisogna vedere di che “rivoluzione” si tratti e quali siano le sue reali conseguenze nella breve e, soprattutto, lunga durata. Tra poco molti otterranno la nullità del matrimonio, bussando magari alle “porte” della Chiesa di Cristo con la pretesa di entrarvi e forse trovando anziani, predicatori e membri compiacenti …

Scosso dalla dichiarata (l’orribile coming out tanto caro al linguaggio comune) omosessualità di un insigne monsignore teologo polacco, che ha detto di essere soltanto uno dei moltissimi gay presenti nella Chiesa Cattolica, da qualche giorno si è aperto il Sinodo sulla famiglia, voluto un anno fa dal Papa. Il Sinodo non ha potere deliberativo. Si tratta di un consesso che deve fornire al Papa le indicazioni necessarie alla scelta che il Papa stesso, e solo lui, farà. Circa i temi caldi (coppie di fatto, omosessualità, divorzio e nuove nozze …), vi sarà lo scontro tra falchi e colombe. La massa vuole la piena apertura a tutto e a tutti. La confusione è totale. Non si capisce più niente. C’è chi dice una cosa e chi dice il contrario. Il Papa sentirà e poi deciderà, probabilmente trovando qualche scappatoia per contentare tutti e salvare capra e cavoli. Come che sarà, non ci saranno comunque problemi, nella lunga gittata giacché i prossimi Papi potranno sempre fare diversamente da lui, in un modo e in un altro, pur di accontentare la gente e di mantenere il proprio potere, in quello strano scambio di cui si è parlato sopra.

Il cattolicesimo romano prende per stanchezza, per ignoranza biblica, per mancanza di memoria storica.

Il cattolicesimo romano non è nella Bibbia, essendo unicamente una creazione di tipo storico. È ancora in piedi, e va contestato sulla base della Parola di Dio – come ogni altra forma di pensiero religioso che pretenda di conferire la salvezza fuori dei canoni biblici. Quindi, il cattolicesimo c’è ed è sempre più potente. Il cristiano secondo il Nuovo Testamento amerebbe confrontarsi con un cattolicesimo preciso, chiaro, che non cambi, in modo da poterlo controbattere a suon di Sacra Scrittura. Ma questo cattolicesimo, guidato da questo Papa, non è né carne né pesce.

Perciò, per cortesia, «aridatece er puzzone!».

Arrigo Corazza

PS – Un’ora dopo la stesura di questo Editoriale, ho visto il seguente video

http://video.repubblica.it/cronaca/il-prete-giustifica-i-pedofili-in-tv-l-arcidiocesi-di-trento-lo-sospende/213879/213051?ref=HREA-1

Così commenta il Corriere della Sera:

Fanno discutere le dichiarazioni di Don Gino Flaim, un sacerdote di Trento, intervistato dall’emittente nazionale La7 sui casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica: «Io la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so». Alla richiesta di spiegazioni della sua affermazione aggiunge: «Perché io sono stato tanto a scuola e i bambini li conosco. Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere insomma. E lo capisco questo». E quando gli viene chiesto se praticamente sono un po’ i bambini la causa, dice: «Buona parte sì». Alla domanda poi se le accuse verso la pedofilia siano ingiustificate, il sacerdote risponde così: «Accusa è un peccato e come tutti i peccati vanno accettati anche». Nel frattempo, con un comunicato, l’arcidiocesi di Trento si dissocia dalle dichiarazioni di don Gino Flaim – finora collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe a Trento: «ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale. L’Arcidiocesi di Trento, in seguito a tali dichiarazioni, comunica che a don Flaim sono stati revocati l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione».

Giudici 24:25 racconta che «in quel tempo, non c’era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio». Oggi è lo stesso perché manca, nel cuore delle persone, il Regno di Cristo e il vero Re: Dio Padre. La situazione è drammatica. Occorre pertanto predicare accuratamente il Vangelo di Gesù.

Arrigo Corazza

Arroganza con Dio

23 luglio 2014

 

La religione è quella che è: cioè quella che sta sotto gli occhi di tutti, la religione della gente, la religione che ciascuno crea a proprio uso e consumo, a proprio vantaggio, la religione “personale”. Inutile, qui, darne una definizione (si vedano in proposito i manuali di Storia delle Religioni). Sicuramente possiamo dire che la religione è un / il rapporto instaurato dalla creatura umana con Dio. Nel bene o nel male, la religione ha sempre accompagnato la vita e la storia della creatura umana (il fatto è oramai assodato). In questa sede vogliamo soffermarci soltanto sulla forma religiosa detta “cristianesimo” e sul libro che la governa: la Bibbia (divisa in Antico e Nuovo Testamento [Patto]).

Uno degli aspetti decisivi del rapporto con Dio è certo costituito dall’atteggiamento mentale e pratico, cioè dalla tendenza, nei suoi riguardi. Nel cristianesimo la giusta tendenza nei confronti di Dio va costruita e modellata sulla base della Parola di Dio. Fu così fin dall’inizio, e così deve continuare a essere sino alla fine, vale a dire fino a quando il Signore Gesù tornerà per porre termine al presente stato di cose (1Cor 15:24).

Nel cristianesimo la tendenza verso Dio dipende dal principio di autorità posto a guida della vita spirituale. Nel cristianesimo comanda Gesù Cristo, l’unico Signore e salvatore della Chiesa. Dispiace notare come, molto spesso nel “cristianesimo”, questa realtà sia stata messa da parte. Eppure il N.T. parla chiaramente di Cristo quale Parola incarnata di Dio, quale Figlio di Dio, quale Signore che ha inviato i suoi apostoli e discepoli a predicare e praticare il Vangelo (la buona notizia della salvezza in lui). Dunque, non può esistere il cristianesimo senza Cristo e senza la sua autorità. Quest’affermazione pare un’ovvietà, ma non lo è per niente nella pratica: non sembri paradossale, ma si hanno forme di “cristianesimo” in cui Cristo, in sostanza, ha poca o nessuna valenza, in cui si notano tendenze molto lesive dell’autorità divina, in cui l’uomo si arroga diritti che non ha …

Affogati da almeno quindici secoli di quel cattolicesimo romano che ha prodotto il disastro morale e spirituale che ci avvolge, gli Italiani hanno difficoltà a valutare l’impatto che Gesù ha avuto sia nella religiosità ebraica a lui coeva, sia nella storia dell’umanità. Qui da noi, infatti, il Signore è solitamente identificato con il bambinello posto accanto al bue e all’asino, con il crocifisso in varie fogge oppure con la Sindone … Della sua parola efficace, della sua testimonianza precisa, della sua attività indefessa, poco o nulla si sa.

Al contrario, chi conosce il N.T. sa di che cosa si sta parlando. Il Signore fu davvero straordinario, unico, di fortissimo impatto presso i suoi contemporanei. Egli ha spiegato loro un concetto chiaro, ma difficile da accettare: e cioè che il suo compito consiste, essendo Figlio di Dio e Figlio di Davide (cioè “Messia”: cfr. Mc 12:35-37), nell’adempiere, completare, conchiudere la Legge di Mosè. Mai Gesù si pone contro la Legge degli Ebrei: per lui essa proviene dal Padre ed è perciò intoccabile. Piuttosto, ne ha indicato il compimento nella sua persona. E questo perché, come già detto, egli è il Figlio di Dio, la Parola incarnata, il Messia, il Signore del cielo e della terra, l’origine e l’unica speranza (1Tm 1:1) della vita umana (Col 3:4), il detentore assoluto dell’autorità religiosa (Mt 28:18-20). Il cosiddetto “sermone sul monte” (Mt 5-7) spiega benissimo l’idea che in Cristo si compie il Vecchio Patto (si pensi soprattutto a 5:17). È per questo che Gesù, rispetto agli antichi comandamenti, poteva aggiungere i propri, che integravano e modificavano i primi e li portavano alla totale maturità e spiritualità. «Voi avete udito che fu detto agli antichi … Ma io vi dico …» (Mt 5:27-28).

L’autorità di Cristo è assoluta nel cristianesimo degno di questo nome. Lo era al principio della Chiesa e deve esserlo anche oggi. La Parola del Signore non è la parola degli uomini perché il Signore è il Signore e l’uomo è l’uomo. Mentre il Signore persegue il suo obiettivo (la salvezza dei peccatori), l’uomo cerca spesso il proprio tornaconto (acquisizione di potere, gloria, autorità …). Sembra strano che la libertà cui tanto teniamo sia messa da parte quando si entra in ambito religioso. I non cattolici contestano giustamente il Papa di Roma, dimostrando che la sua origine non è biblica e che si tratta soltanto di un’acquisizione storica dimentica di Dio. È vero: tuttavia, sarebbe bene che ciascuno desse un’occhiata anche in casa propria, dove si corre il medesimo rischio (se non si ha la giusta tendenza verso Dio). L’uomo può avere tanti piccoli e grandi papi quanti e dove ne vuole (ce n’è per tutti i gusti e necessità), i quali dicono quello che occorre fare per essere accettati dagli altri e sentirsi perciò bene ed appagati, a posto prima con la propria coscienza e, poi, se proprio càpita, a posto con Dio. Il guaio è che i papi non esisterebbero se non ci fossero credenti a cercarli. Per tali credenti si adempie Mt 7:21-23.

Ora, qualche esempio tratto da 1Cor 6:9-10: se l’omosessuale non ravveduto vuole entrare nella Chiesa di Cristo, che cosa facciamo? Applichiamo queste parole: «Nella legge cosa sta scritto? Come leggi»? (Lc 10:26). Insomma: che dice il N.T.? Dice che l’omosessuale impenitente non erediterà il Regno di Dio. Questa deve essere la nostra risposta perché è la risposta di Dio. Se poi, però, cominciamo a disquisire così: «è vero che questo dice la Parola di Dio, ma io ti dico …» che esiste qualche eccezione o via di uscita, allora noi non facciamo la cosa giusta dinnanzi al Signore e al peccatore perché assumiamo un’autorità che non ci compete. Ancora: che cosa diciamo ad un ubriaco che voglia entrare nel Regno? Può farlo senza la bottiglia (come insegna la Parola di Dio) o con la bottiglia? E il fornicatore? Senza le sue donne o con le sue donne? E coloro che hanno deciso di convivere senza sposarsi? E chi ha lasciato il coniuge senza averne l’unica valida giustificazione biblica (Mt 19:9) e s’è preso un altro compagno/a? Entrerà nel Regno di Dio con la nuova fiamma, e quindi da adultero, o senza?

A chi dice: «Ma io ti dico. ..», mettendo in secondo piano l’autorità di Dio, occorre rispondere così, con le parole dello spirito maligno di At 19:15: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» (At 19:15), oppure con Lc 6:46. Ma il cristiano non è assai più di quello spirito maligno che riconosceva l’autorità divina?

 

Arrigo Corazza (2005)