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La morte di Franco Perrello. Cattolicesimo e omosessualità

4 febbraio 2017

 

Giovedì 26 gennaio 2017 è morto Franco Perrello (83 anni). Chi è questo carneade (sconosciuto), si chiederanno i più? Franco Perrello è giunto agli onori delle cronache il 6 agosto del 2016, quando si è unito civilmente a Torino con Gianni Rainetti (80 anni) dopo cinquantadue anni di convivenza. Franco Perrello e Gianni Rainetti sono stati simboli per il mondo omosessuale, avendo lottato a lungo per ottenere le tutele e il pieno riconoscimento dell’amore gay. «Speriamo che la nostra storia – questo il commento di Franco dopo il fatidico sì – sia di esempio alle nuove generazioni. È stato faticoso ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed è stato molto emozionante. Un percorso difficile, ma felicissimo».

La loro luna di miele non è stata in uno di quei posti esotici (Maldive, Seychelles, Bahamas …) tanto sognati dagli sposini, ma … al Lourdes! I due consorti / coniugi / mariti così hanno deciso, evidentemente da fedelissimi cattolici quali si ritenevano.

Famosi per l’ostinazione nel volere fruire dei benefici derivanti dalla legge Cirinnà, scrissero all’ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi per non perdere il riconoscimento ufficiale del loro amore, vista la non più tenera età. «Siamo anziani, fra non molto ci presenteremo in Chiesa per l’ultima benedizione: saremo accolti o respinti?».

Come vedremo sotto, non solo non sono stati respinti, ma sono divenuti modello di comportamento per la loro tenacia, secondo la sorprendente omelia funebre pronunciata da don Gian Luca Carrega, delegato (per la pastorale delle persone omosessuali) dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

Qui non ci interessa polemizzare con le scelte personali di Franco e Gianni. Ognuno porterà la propria precisa responsabilità dinnanzi a Gesù Cristo nel giorno del giudizio: «Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male» (2Corinzi 5:10; cfr. Galati 6:5).

Qui non ci interessa neppure discutere se le unioni civili siano giuste o sbagliate. In proposito ciascuno ha le proprie idee e le esprime attraverso il voto. Sarà poi il Parlamento eletto democraticamente dal popolo a stabilire se le unioni civili siano da farsi o no. In quanto cittadini od ospiti della Repubblica Italiana, siamo tenuti – volenti o nolenti – a rispettarne le leggi. Se poi, invece, per motivi di coscienza si vuole obiettare contro questa o quella legge, allora si procederà secondo le possibilità eventualmente offerte dalle leggi stesse della Repubblica Italiana. Altrimenti, si aspetteranno tempi diversi, che prima o dopo arriveranno, come mostra il variare delle circostanze storiche (ieri era in un modo, oggi è il contrario di quel modo, domani forse sarà di nuovo com’era ieri prima di oggi). Al cristiano secondo il Nuovo Testamento è richiesto di essere sottomessi alle autorità superiori (Romani 13:1ss; 1Pietro 2:13), tenendo però sempre presente che occorre ubbidire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19; 5:29). Per il cristiano che segue soltanto il Nuovo Testamento, nessuna legge fatta dagli uomini potrà avere maggior valore della legge di Dio e di Cristo (1Corinzi 9:21).

Qui ci interessa unicamente il discorso biblico. E quando si ha a che fare con la Bibbia, non conta l’idea personale ma ciò che la Bibbia, Parola di Dio, insegna. La Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) condanna l’omosessualità (Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1Corinzi 6:9). Ciò può piacere o no, ma non possiamo cambiare la Parola di Dio. E neppure possiamo usare la Bibbia quando ci pare («Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra …» (Giovanni 8:7), e ignorarla quando non ci conviene o non ci piace.

Fatto salvo questo principio, bisogna dire che nel corso dei secoli i comportamenti delle chiese si sono rivelati spesso schizofrenici. Prima i divorziati, i conviventi, i fornicatori sono oggetto di durissima riprovazione, poi sdoganati. Prima l’omosessualità è punita, poi accettata. Tutto dipende dalla società del momento, che spinge a pensare questo o quello, a fare secondo consuetudini imposte, ad avere una certa forma mentis. Da questa pressione della società sulla chiesa di Cristo, nasce la chiesa che noi vogliamo a nostro uso e consumo, «la chiesa che sogniamo», secondo le parole di don Gian Luca Carrega dette durante la liturgia funebre per Franco Perrello.

«So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”: per le incomprensioni, per la freddezza, per la rigidità. Ma dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io, invece, vi dico “grazie”, perché voi, Franco e Gianni, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa in grande, accogliente, capace di andare oltre e di non lasciare indietro nessuno: la Chiesa che noi sogniamo … Una chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati: tutto questo rischia di separarci dall’amore di Cristo. Ma il cristiano vero è ostinato e non smette di bussare alla porta di Dio, perché è convinto che il Signore è misericordioso. E voi, Franco e Gianni, siete stati ostinati».

LE SCUSE – Bisogna smetterla di chiedere “scusa” per le malefatte compiute da altri. Questo è un vezzo diffuso, da qualche tempo a questa parte, tra le autorità cattoliche. Piuttosto, si pensi anzitutto a non commettere le malefatte condannate dapprima dalla Parola di Dio e, poi magari, dopo secoli, da qualche Papa solerte. Nessuno può chiedere “scusa” al posto altrui. Si potrà, tutt’al più, dire che Tizio ha fatto qualcosa che non mi trova d’accordo e che io non farei mai. «Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo» (Luca 17:3). Per chiedere “scusa” occorre pentirsi, e questo lo può fare unicamente chi ha commesso il male. “Incomprensioni”, “freddezza”, “rigidità” da parte del cattolicesimo nei confronti degli omosessuali: parole, queste di don Carrega, che andrebbero precisate e giudicate secondo un metro ben preciso. Il cattolicesimo ha sempre condannato l’omosessualità e in ciò ha seguito la Bibbia. Don Carrega sostiene che dovrebbe chiedere “scusa” qualcuno più in alto di lui. Una (non tanto) velata allusione al Papa? Ebbene, forse don Carrega non sa che il Papa ha detto recentemente (26 giugno 2016) che «la Chiesa dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso». Ecco un’altra frase (una delle tante del Papa, una delle solite oramai) gettate qua e là per agitare le acque. Queste frasi, che non trovano mai applicazione pratica a livello di legge canonica cattolica, lasciano l’impressione che il Papa parli da esterno rispetto al cattolicesimo, e non da massima autorità. Una posizione schizofrenica, dunque (vedi il nostro editoriale del 21 luglio 2016: ll Papa è cattolico?). Qual è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana a cui si riferisce? Quella del Medioevo, della Controriforma, di un secolo fa, di cinque anni fa, del giorno prima della sua elezione (13 marzo 2013)? Come fa quell’ipotetica Chiesa Cattolica a chiedere scusa ai gay? Come, dove, quando e perché li ha offesi? Forse perché ha seguito la Bibbia in questo? Perché ha tolto loro la comunione? Si prega di precisare, in modo da avere le idee chiare. Non lasciamo, per cortesia, come sempre, le cose campate in aria: andiamo a fondo.

I RINGRAZIAMENTI – Secondo don Carrega, grazie alla loro ostinazione di essere e rimanere uniti in un vincolo omosessuale (peraltro condannato dalla Bibbia), Franco e Gianni, due persone qualunque, due persone come tutti noi (neanche si trattasse di due santi dichiarati tali dalle autorità cattoliche!), sono diventate un esempio da seguire per modificare addirittura la Chiesa Cattolica. La Chiesa di Cristo è diventata la Chiesa di Franco e Gianni. Qui si scavalca addirittura il concetto di mediazione dei santi cattolici (quelli morti, per intenderci) e si prende a campione due vivi che commettono per cinquantadue anni un peccato condannato dalla Bibbia. Però! Franco e Gianni hanno fatto riflettere i Cattolici sulla possibilità di pensare ad una Chiesa Cattolica in grande, accogliente, capace di andare oltre (la Bibbia? I concili? Il catechismo? I Sinodi? …) e di non lasciare indietro nessuno (ma esiste ancora un peccato di cui ravvedersi, un peccato condannato dalla Bibbia, dai concili, dal catechismo, dai Sinodi? …). La Chiesa Cattolica che noi sogniamo – la definisce don Carrega. Secondo il quale, Franco e Gianni ci hanno fatto capire come non deve essere la Chiesa Cattolica: una Chiesa fredda e non accogliente, una Chiesa che ci fa sentire giudicati …

LA CHIESA CHE NOI SOGNIAMO – Questo è il quesito: qual è la Chiesa che io sogno, voglio, desidero? È la Chiesa di Cristo descritta nelle pagine ispirate del Nuovo Testamento oppure è la Chiesa di Franco e di Gianni, di Arrigo, di Pinco Palla …? Dunque, una Chiesa creata a mia immagine e somiglianza, una Chiesa che tenga conto delle mie necessità, che giustifichi il mio modo di fare, che mi giustifichi perché io sono io?

UNA CHIESA CHE NON CI SEPARI DALL’AMORE DI CRISTO – Non è specificato nei resoconti dei quotidiani, ma durante l’omelia funebre don Carrega deve aver citato l’apostolo Paolo (Romani 8:35). Ha fatto bene don Carrega a citare l’apostolo Paolo ma ha sbagliato nell’applicare il brano all’omosessualità, che è fonte di divisione / separazione da Dio al pari di altri peccati (1Corinzi 6:9-10). Si noti quanto Paolo dice a proposito dell’omosessualità all’inizio di Romani (1:26-32): «Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette». Esemplare il seguente brano di Isaia 59:1-2 circa la separazione da Dio a causa del peccato: «ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto».

L’OSTINAZIONE DEL VERO CRISTIANO è:

non vivere nel peccato, quello vero, quello non definito dagli uomini ma soltanto da Dio («il peccato è la violazione della legge»: 1Giovanni 3:4),

non dire soltanto “Signore, “Signore”, quasi fosse soltanto un flatus voci (emissione di suono) senza alcuna conseguenza;

fare la volontà di Dio («non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli»: Matteo 7:21), secondo l’autorità di Cristo  («qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui»: Colossesi 3:17).

BUSSARE ALLA PORTA DEL DIO MISERICORDIOSO – Nel Nuovo Testamento in varie istanze ci viene chiesto di bussare per entrare nel Regno di Dio («Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto»: (Matteo 7:7) «perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa» (Matteo 7:8; ); addirittura, è il Cristo che bussa alla nostra porta per stabilire la Sua comunione («Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3:20). È palese che l’attitudine nel bussare non è quella di stabilire la nostra volontà e autorità, ma quella del Padre, come fece il Signore Gesù nel Getsemani (Matteo 26:39,42). Il concetto non è: “Signore, accettami per come sono”, ma piuttosto “Signore, accettami perché mi sono ravveduto e desidero vivere secondo la Tua Parola”. È il riconoscersi umili e peccatori davanti al Signore, senza pretese, con l’unico vero desiderio di fare la Sua volontà, di seguire la Sua Parola. Che cosa dobbiamo fare per compiacere il Dio misericordioso, per essere salvati? La risposta è in Atti 2:37-38; 16:30. Il Dio della Bibbia vuole che tutti le creature umane siano salvate e giungano alla conoscenza della verità (1Timoteo 2:1ss). Infatti, nel cristianesimo, nessuno può vivere senza la verità, che è la Parola di Dio (Giovanni 17:17), nessuno può fare quel che gli pare perché l’uomo senza Dio, l’uomo carnale, è destinato a perire – quale che sia il suo pensiero (forma mentis) e modo di agire (modus operandi). Il credente in Cristo deve essere santificato per mezzo della verità (Giovanni 17:17).

 

Il quadro delineato al funerale di Franco Perrello è dunque paradisiaco, pacifico, risolutore dell’antichissimo conflitto tra omosessuali e Chiesa Cattolica Apostolica Romana: meglio di così non poteva andare. Si è voluto salvare capra e cavoli: da un lato, Franco e Gianni hanno visto la realizzazione di un sogno durato cinquantadue anni (quello di vedere riconosciuto dalla Chiesa Cattolica il proprio rapporto, il proprio amore, l’essere una famiglia al pari di quella eterosessuale); dall’altro, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sulla scorta della pressione mediatica di Papa Francesco, ha ribadito il proprio ruolo egemone nella vita spirituale dei cattolici, disciplinando le masse con metodi nuovi, più moderni, sfoderando non il bastone ma la carota e dando l’impressione di essere attenta oramai a qualunque esigenza la società odierna ponga: finalmente una Chiesa Cattolica “buona” e “adatta ai tempi”, una Chiesa Cattolica a cui – comunque e sempre – affidare e consegnare la propria sorte spirituale.

Così vanno le cose, in balia di uomini che fanno ora e domani disfanno (o viceversa), a proprio piacimento. Povera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, poveri Franco e Gianni!

* * *

COLPO DI SCENA! FERMI TUTTI: RETROMARCIA! NON È VERO NIENTE! – Dopo una settimana dal funerale e dalle parole di don Carrega, scoppia il putiferio. L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, quello che aveva inviato il proprio delegato ad officiare la liturgia funebre, afferma molto duramente quanto segue:

1) i funerali servono «non per fare comizi né, tanto meno, per dare occasione che i comizi li faccia qualcun altro» (allude alla parola data durante il funerale alla senatrice PD Magda Zanoni e all’assessore comunale alle Famiglie, Marco Giusta, ex presidente dell’Arcigay di Torino);

2) don Carrega «non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa, di necessità che chieda scusa o contro questo o quel rappresentante della gerarchia». L’arcivescovo bolla la questione come «una polemica in salsa rosa piccante»;

3) «Le regole non sono cambiate … Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»;

4) da ultimo, la perla inaspettata, la carota dopo il bastone: l’arcivescovo Nosiglia dice tutto e il contrario di tutto per accontentare tutti – esattamente come sta facendo il Papa, creando un’enorme confusione e sbandamento nelle masse cattoliche, senza mai veramente toccare a fondo il problema del peccato biblico e del conseguente ravvedimento biblico: «A coloro che invece si sono rallegrati della apertura della Chiesa verso le persone omossessuali dico: la Chiesa di Torino continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omossessuali che lo desiderano, ma anche per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale come sono i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati e tante famiglie e singoli che subiscono condizioni di povertà o ingiuste disuguaglianze sul piano sociale, per non escludere nessuno e sostenere tutti sulla via del Vangelo, all’incontro con il Signore, e sperimentare la tenerezza materna della Chiesa, a cui ci ha invitato con forza papa Francesco nella sua visita tra noi». In pratica, qualcuno ha capito alcunché del concetto di «percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano» e per tutti gli altri menzionati?

LA REAZIONE FURIBONDA DI GIANNI REINETTI – A questo punto, il buon Gianni, vistosi turlupinato da un evidente scherzo da prete, s’imbufalisce e fa sapere quanto segue:

1) «L’arcivescovo dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie … C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle»;

2) «In cinquantadue anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia»;

3) «Quando sono andato a parlare con il parroco di Santa Rita, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: “non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa”». Dopo le proteste di Gianni, si è giunti al seguente compromesso: «Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni» (poi però si è virato su don Carrega);

4) Don Carrega ha pronunciato le frasi incriminate, altro che no! «Dette, sono state dette … Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega», ha confermato la senatrice PD Magda Zenoni.

MORALE DELLA FAVOLA – Il libro dei Giudici si chiude con questa triste frase: «in quel tempo, non c’era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio» (21:25). Pare di vedere la situazione del cattolicesimo odierno, che è allo sbando: chiunque pensa e fa quel che gli pare perché ha l’avallo del mondo che lo circonda. Anche il Papa fa parte di questo mondo, anzi ne è uno dei maggiori promotori. Tuttavia, sembra paradossale ma bisogna ammettere che, storicamente parlando, questa è la vera forza del cattolicesimo: consentire ai cattolici di fare quello che vogliono e, nello stesso tempo, adattarsi (come un camaleonte) secondo i tempi e i modi ai dettami e alle esigenze della gran massa. Ciò che effettivamente sorprende è il modo alternativo proposto da Papa Francesco per muoversi lungo queste direttrici. Si sa che c’è contestazione in Vaticano, e non solo. I gruppi più conservatori del cattolicesimo non sono contenti di questo Papa. Come che sia, la gente comune fa quello che più le garba.

In realtà, a ben guardare, questa storia (non si sa se ridere o piangere al riguardo) non mostra due mondi distinti, in contrasto: quello di Franco e Gianni, e quello della Chiesa Cattolica, ma un mondo unico, caratterizzato dal più totale disprezzo per la Parola di Dio, per la Bibbia.

Franco e Gianni volevano essere «cristiani, credenti, con una fede scevra da ipocrisia». In realtà, la loro era (è) una fede senza Dio e senza la Bibbia. Siamo abituati a volere la moglie ubriaca e la botte piena. Amo Dio ma ho l’amante (e la moglie); amo Dio ma convivo pur non essendo sposato; amo Dio ma sono legato ad una persona del mio stesso sesso … Bisogna scegliere Dio o il mondo, con le sue divinità (neppure troppo nascoste). Giosuè pose gli Ebrei davanti al fatto compiuto: «Dunque temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il Signore. E se vi sembra sbagliato servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore» (Giosuè 24:14-15). Dopo Giosuè sorsero i Giudici d’Israele, ma, alla fine, come abbiamo già visto sopra, ciascuno faceva quello che gli pareva meglio.

La Chiesa Cattolica ha una responsabilità enorme per l’ignoranza biblica in cui ha tenuto da sempre i propri fedeli. I suoi rappresentanti ne renderanno conto dinnanzi a Cristo nel giorno del giudizio. La vita della Chiesa Cattolica è una vita senza il Dio della Bibbia, senza il Cristo del Nuovo Testamento, senza lo Spirito Santo che ci ha dato la Sua Parola. La Chiesa Cattolica fa e disfà con una leggerezza spaventosa. In questa triste storia, chi ha ragione? Gianni Reinetti, Don Carrega, l’arcivescovo di Torino oppure il Papa, che in tutte le questioni è sempre in filigrana, in sottofondo? Qualcuno di loro si è mai chiesto che cosa insegni la Bibbia circa l’omosessualità e che cosa, conseguentemente, essi hanno il dovere morale e religioso di dire ai cattolici – visto che pretendono di essere seguiti come maestri e mediatori della grazia di Dio? Si sta giocando con il fuoco, con l’anima altrui. Attenzione!

Circa Israele, Osea riportava così la voce di Dio: «Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch’io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figli» (Osea 4:6).

Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono perire per mancanza di conoscenza biblica. Anche oggi i cosiddetti “cristiani” possono rifiutare la conoscenza per seguire la massa e capi umani. Non facciamoci ingannare dalla propaganda.

Arrigo Corazza

 

 

Il matrimonio tra omosessuali / 4

27 giugno 2015

 

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Guidato unicamente dalla Bibbia, che è il prodotto dello Spirito Santo, il cristiano si rallegra assai quando nota nel mondo iniquo in cui vive – ma al quale non appartiene –, riconoscimenti (seppur pallidi) del Regno di Dio, della Sua giustizia e della Sua gloria.

In margine alla questione recente del matrimonio tra omosessuali approvato in Irlanda mediante referendum, Andrea Tornielli si è espresso su “La Stampa” di Torino: Perché il Papa dirà sempre no alle nozze gay (28 maggio 2015).

http://www.lastampa.it/2015/05/28/cultura/opinioni/editoriali/perch-il-papa-dir-sempre-no-alle-nozze-gay-3hjSa1IO15Zm24Ea8tskzI/pagina.html

Attirato da un titolo così altisonante e apparentemente indubbio, l’occhio del cristiano si poggia bramoso sul testo, pregustando quel che leggerà, e cioè che il Papa dirà sempre no alle nozze gay perché Dio, nella Bibbia, condanna l’omosessualità, e via di questo passo … Disgraziatamente, a mano a mano che la lettura procede, lo sconforto sale forte, e alla fine si resta con l’amaro in bocca. La conclusione è inevitabile: si è persa un’ottima opportunità per dare testimonianza alla giustizia di Dio. Difatti, nella breve stesura di Tornielli non si ha alcuna traccia di Dio, di Gesù Cristo, dello Spirito Santo, della Bibbia … L’articolo, per chi è cristiano secondo il N.T. e non un politico, è davvero incomprensibile. Eppure, Andrea Tornielli (nato a Chioggia nel 1964) è giornalista, scrittore, studioso e vaticanista di buon livello, autore di numerose opere su temi religiosi. Il problema non è che Tornielli non sappia scrivere, ma che usa una lingua diversa rispetto a quella del cristiano. Il cristiano usa la Sacra Scrittura, Tornielli utilizza altro, perché discorde è il cattolicesimo rispetto al cristianesimo descritto nel N.T. Al cattolicesimo, infatti, non serve citare il N.T., giacché vive anche di altre fonti d’autorità (magistero e tradizione).

In sostanza, Tornielli dice che la gente si è fatta un’idea sbagliata perché “accogliere” i gay (secondo le linee sancite dal Catechismo) non significa affatto “approvare” le unioni gay. Molta confusione in merito è stata sicuramente creata da queste parole (diventate celebri) del Papa: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Anche un cieco vedrebbe che, dalla sua elezione, Papa Francesco ha fatto di tutto per ottenere il consenso della gente, sbandata a causa dei plurimi scandali e cattivi comportamenti vigenti da secoli nella Chiesa Cattolica. Ogni cosa sembra buona per cattivarsi la simpatia dei popoli. Il Papa, con questo detto, ha certo evitato di spiegare che cosa davvero intendesse insegnare, sicché la massa ha sistematicamente eliminato dalla frase proprio le parole portanti: «… E cerca il Signore e ha buona volontà …». Difatti, per la massa (che non conosce la Parola di Dio), queste parole non significano niente.

Secondo la Bibbia, che cosa implica per il gay (e per chiunque altro, in realtà) cercare il Signore? Esige il ravvedimento. E questo il Papa (che, peraltro, è un gesuita) lo sa, eccome! ma tace perché ciò si rivela impopolare, non fa ascolto. La gente ha soltanto capito che il Papa è “umano”, bello, buono, bravo, vicino a tutti (pure ai gay!), non è come gli altri preti, ricchi e potenti e cattivi: addirittura, Papa Francesco si sposta con una vecchia Renault Bianca del 1984, targata Verona 779684 e appesantita da oltre trecentomila chilometri! … La gente, purtroppo, dimentica bellamente che il Papa è la massima espressione di un sistema che non ha nulla di biblico. Perché il Papa non si spoglia di tutte le sue prerogative, chiude i battenti della Chiesa Cattolica, e non comincia a essere un cristiano secondo l’insegnamento della Parola di Dio, la Bibbia? Questo sì che sarebbe il giusto segnale! Il resto lascia il tempo che trova, è politica pretesca (cui siamo purtroppo avvezzi da molto tempo).

Torniamo alla frase di Papa Francesco. Si comprende subito che il gay interessato alla propria salvezza post mortem (altrimenti, di che parliamo?) vuole dimostrare la propria buona volontà facendo “qualcosa”: non ciò che pensa (in caso contrario non va dal Papa), ma quello che il Signore esige da lui (e da tutti gli altri esseri umani). Il gay SI RAVVEDE. A questo punto, nessuno (Papa compreso) potrebbe andare contro la ferma volontà di ravvedersi del gay (o di qualunque altra persona). Che cosa deve fare il gay dopo il suo ravvedimento? Smettere di essere gay, come dice l’apostolo Paolo: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11). Paolo dice che, un tempo, alcuni tra i cristiani in Corinto erano fornicatori, adulteri e omosessuali, ma che poi non lo erano più. È chiaro che il Papa, seppure formalmente corretto, si è guardato bene dal dire alla gente come stanno BIBLICAMENTE le cose. Lo avrebbero fulminato, altro che Renault Bianca del 1984 targata Verona 779684! Per la gente non c’è più un peccatore, in giro. E se non c’è più peccatore, non c’è più neppure un peccato di cui ravvedersi.

Si sa che le autorità cattoliche stanno lavorando alacremente al prossimo Sinodo sulla famiglia. Si sa che ci saranno “aperture”. Di quale tipo, lo sapremo a tempo debito. Certo, sorprende sempre di più che in tutto questo deliberare umano Dio, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, la Bibbia siano sempre e costantemente messi da parte. Mah!

Tornielli sostiene che il Papa dirà sempre no alle nozze gay. Io non sarei così sicuro. Il cattolicesimo ha dimostrato, nel corso della sua storia millenaria, di poter fare qualunque cosa, e il contrario di qualunque cosa. Il cattolicesimo è camaleontico. Se la gente spingerà più forte delle resistenze cattoliche, allora i Papi si adegueranno pur di non perdere il potere. L’amore è eterno finché dura … Il cattolicesimo romano è la struttura più longeva (l’impero romano è finito, i totalitarismi pure, nonostante la loro forza). Perché?

Arrigo Corazza

Il matrimonio tra omosessuali / 3

27 giugno 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Dopo il referendum irlandese, anche il Parlamento Europeo di Strasburgo (8 giugno 2015) ha approvato a larga maggioranza (341 voti favorevoli, 281 contrari e 81 astensioni) un rapporto sull’uguaglianza di genere in Europa. Per la prima volta, si parla di “famiglie gay”; «il Parlamento – dice il testo – prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia», con tutte le conseguenze che ne derivano.

Il 25 giugno 2015 la Corte Suprema degli Stati Uniti (composta di nove giudici) ha sancito la liceità dei matrimoni tra omosessuali in tutti i cinquanta stati dell’Unione (26 giugno 2015). In precedenza, la questione era lasciata ai singoli Stati, dei quali trentasette (per un totale di 70% dei cittadini statunitensi) avevano già legalizzato le nozze omosessuali. Il cardine della decisione è che vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso andrebbe contro il quattordicesimo emendamento della Costituzione americana (se ne veda il testo altrove).

Il Presidente democratico Barack Obama ha esultato così: «Oggi è un grande passo nella nostra marcia verso l’uguaglianza. Coppie gay e lesbiche ora hanno il diritto di sposarsi, proprio come chiunque altro” («Today is a big step in our march toward equality. Gay and lesbian couples now have the right to marry, just like anyone else»).

Le coppie omosessuali chiedono anche l’adozione di esseri umani generati da coppie eterosessuali, uguali come loro – si sostiene. È verosimile che la richiesta durerà finché le coppie omosessuali non saranno in grado di generare figli propri …

Circa duemila anni fa, la Bibbia (che è l’inappellabile corte suprema del Regno di Dio) aveva già sentenziato che, in ordine alla salvezza, siamo tutti uguali: «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3:28). Sempre secondo la corte suprema del Regno di Cristo, Dio creò l’uomo e poi la donna, li creò maschio e femmina, li unì perché stessero insieme (e per la crescita e moltiplicazione del genere umano). Da allora, ogni uomo ha la propria moglie onde evitare le fornicazioni e ogni donna ha il proprio marito onde evitare le fornicazioni (1Corinzi 7:2). L’inappellabile corte suprema del Regno di Dio ha fatto il massimo per elevare la dignità di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Nessun cristiano secondo il Nuovo Patto in Cristo Gesù ritiene di essere diverso (superiore / inferiore) rispetto a qualsiasi altro essere umano. Il cristiano pensa soltanto, e sempre, che il peccato esista e che occorra essere in tutto e per tutti ubbidienti alla volontà di Dio al riguardo. L’omosessualità è (e rimane, nonostante tutte le deliberazioni dell’uomo) un peccato che, se non corretto, impedisce di ereditare la salvezza nel post mortem («Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11; cfr. anche Romani 1:18ss).

Arrigo Corazza

Il matrimonio tra omosessuali / 1

28 maggio 2015

 

Il 23 maggio 2015, il 62,1% degli Irlandesi ha legalizzato il matrimonio tra omosessuali mediante referendum popolare. È stata la prima volta nella storia.

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Nel Nuovo Patto in Cristo Gesù tra Dio e il genere umano, è stabilito che la vita del Regno di Dio e quella del regno degli uomini si svolgano su due linee parallele. Il principio è in Matteo 22:21: «Rendete / date / restituite … a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». Qui l’originale greco apodìdomi implica l’idea di “rispettare un contratto o un obbligo”. Il concetto è che nel Regno di Dio si seguono norme precise, che conducono a responsabilità inequivocabili, e altrettanto dicasi per il regno degli uomini.

L’incontro e/o la fusione tra queste due linee parallele, che per loro natura non dovrebbero mai unirsi, hanno determinato purtroppo problemi gravissimi (Costantino, Carlo Magno, il fascismo e i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, rivisti dal governo Craxi nel 1984, sicché l’Italia non ha più una religione di Stato).

Il cristiano, che appartiene in primo luogo al Regno di Dio ( = cristiano) e poi al regno degli uomini ( = cittadino di uno Stato), segue due principi essenziali. Nell’ordine: 1) ubbidire a Dio anziché agli uomini (Atti 4:19; Atti 5:29); 2) sottomettersi alle autorità superiori (Romani 13:1; 1Pietro 2:13-14; Tito 3:1). Per il cristiano il primo principio è più importante del secondo.

La Chiesa di Cristo ( = assemblea di cristiani), che è il Regno di Dio, segue soltanto il N.T., pur essendo assai rispettosa delle leggi dello Stato (ovviamente, finché queste non violino la legge di Cristo: 1Corinzi 9:21, oppure obblighino a seguire un altro vangelo). I cristiani vanno a votare. La Chiesa di Cristo non vota. D’altro canto, per sua natura, la Chiesa di Cristo non si occupa di politica.

Quindi, quanto al voto referendario degli Irlandesi sui matrimoni omosessuali, non bisogna confondere la realtà: a votare sono andati i cittadini irlandesi, non le chiese dell’Irlanda – soprattutto la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale gli Irlandesi sono legatissimi per ragioni storiche. Nella misura dell’86,6 % della popolazione, gli Irlandesi sono cattolici, anzi assai cattolici.

L’aspetto positivo da considerare a proposito del voto del 24 maggio 2015 in Irlanda, è che non ha deciso il governo irlandese, ma il popolo (i governi non chiamano i popoli a esprimersi con referendum quando devono decidere di entrare in guerra …). Un tempo si diceva vox populi, vox dei. Non sempre, però, quel che dice il popolo è la verità.

Il cittadino di qualunque Stato (moderno), interpellato a pronunciarsi su argomenti decisivi per il futuro dello Stato stesso, ha un potere assoluto: quello del suo voto, che vale tanto quanto quello di ogni altro cittadino. Se io voto « sì » o voto « no » al matrimonio degli omosessuali, nessuno deve giudicarmi o perseguitarmi. In uno Stato (moderno), peraltro, chiunque può avere la sua idea sulle realtà sessuali e non per questo essere condannato. Il principio valeva quando si discriminavano gli omosessuali, ma vale anche ora, se si emarginasse chi non è favorevole alla convivenza, alle unioni omosessuali o alle coppie di fatto eterosessuali o alle adozioni da parte di coppie omosessuali e via dicendo.

Il cristiano, in ogni aspetto della sua vita, segue la legge di Cristo. Convocato a manifestare il suo potere ( = voto) sul matrimonio degli omosessuali (o su ogni altra realtà di questo tipo), egli saprà il da farsi, giudicando in piena coscienza mediante la Parola di Dio ( = la Bibbia). La Bibbia sarà la sua guida, non la Chiesa o i partiti politici. La Chiesa non ha alcuna autorità nel cristianesimo (l’unica autorità è quella del Capo della Chiesa, il Signore Gesù Cristo). La Chiesa ( = assemblea) è la riunione dei cristiani, che seguono i principi e la morale stabilita da Dio.

Qualora lo Stato legalizzasse qualunque forma di unione sessuale (eterosessuale od omossessuale) fuori del matrimonio, alla Chiesa di Cristo non interesserebbe affatto, giacché essa segue sempre e solo il Vangelo. Quanto alla sfera sessuale, l’apostolo Paolo dice: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori … né adùlteri, né effeminati, né sodomiti … erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-11; cfr. anche Romani 1:18ss).

Il cristiano secondo il Nuovo Testamento ( = Patto) sa che cosa la Parola di Dio insegna a proposito delle realtà sessuali e si comporta di conseguenza.

Arrigo Corazza

Libertà dalla legge mosaica

26 luglio 2014

 

Spesso si ha la pessima abitudine, in religione, di non osservare le cose dal punto di vista storico. Ci siamo mai chiesti che cosa sarebbe stato il cristianesimo senza l’opera di un Paolo o di altri cristiani che, come lui, hanno operato per chiarire un punto fondamentale: dalla morte di Cristo in poi, tutti – Giudei e non Giudei – possono essere salvati senza dover passare attraverso la Legge di Mosè? Il cristianesimo sarebbe stato solo un’ulteriore suddivisione dell’ebraismo (quale in effetti veniva considerata dai Giudei: vedi At 24:5,14; 28:22).

È grazie a servitori di Dio siffatti se chi, non essendo ebreo, vuole convertirsi a Cristo, è libero dalla Legge di Mosè: non deve farsi circoncidere, non deve osservarne le prescrizioni rituali o d’altro genere, perché da Gesù in poi «l’uomo è giustificato mediante la fede [in Cristo] senza le opere della legge [di Mosè]» (Rm 3:28). La legge mosaica agì propedeuticamente in vista del Vangelo e fu data da Dio al popolo d’Israele (cfr. Sal 147:20). Essa servì essenzialmente per abituare a comprendere che v’è il Bene e v’è il male, ciò che Dio comanda e ciò che vieta, per «distinguere tra il santo e il profano, tra l’impuro e il puro» e per comprendere l’assoluta santità e giustizia di Dio a fronte della nostra condizione di peccatori (Lv 10:10; cfr. Rm 3:20).

L’educazione e la disciplina di Mosè furono – vista la bassa condizione morale del popolo – necessariamente rigide, rigorose, per cercare di portare coloro ai quali si rivolgeva dallo stato di bambini testardi, sviati e immaturi a quello di uomini fatti, pronti a ricevere il messaggio sublime della Buona Novella, per trovare il contatto più autentico e intimo possibile con il Padre celeste. La Legge fu dunque, per dirla con le parole di Paolo, come un «precettore», un duro pedagogo che indirizzava al Cristo, e sotto di essa gli Israeliti erano «come rinchiusi, in attesa della fede che doveva essere rivelata» (Gal 3:23-24). Essendo preparatoria, la Legge «non ha portato nulla a compimento» (Eb 7:19) e le sue prescrizioni furono imposte «fino al tempo del cambiamento», ossia del «patto molto migliore», quello di Cristo, sommo sacerdote «perfetto in eterno» (Eb 9:10; 7:22.28). Il Vangelo, invece, è in grado di donare la «libertà di entrare nel santuario [la compiuta, totale comunione con Dio], in virtù del sangue di Gesù, che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi» (Eb 10:19-20). L’A.T. contiene «solo l’ombra dei beni futuri» (Eb 10:1) e «genera a schiavitù» (Gal 4:24).

Le Sacre Scritture dell’Antico Patto – dando sì la coscienza della trasgressione, ma non la forza e i mezzi per uscirne in modo definitivo (cfr. Eb 9:9) – hanno «rinchiuso ogni cosa sotto il peccato»; perciò, la Gerusalemme dell’A.T. è «schiava con i suoi figli» (tutti coloro che ancora si sottopongono alla Legge di Mosè), mentre la «Gerusalemme di sopra», vale a dire la Gerusalemme celeste, alla quale conduce il Vangelo, è «libera ed è la madre di tutti noi», perché se siamo discepoli di Gesù «non siamo figli della schiava ma della libera» (Gal 4:22ss.; cfr. Eb 12:22; Ap 21:2). Rivolgerci nuovamente alla Legge significherebbe non essere più «saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati» per farsi invece ridurre nuovamente «sotto il giogo della schiavitù» (Gal 5:1). Il N.T. è «la legge perfetta», la «legge della libertà» (Gc 1:25, 2:12), scritta «non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne», ed è il «nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita» (2Cor 3:3.6): «Io – aveva profetizzato l’Eterno – porrò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nei loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo», aggiungendo: «E non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità» (Eb 8:10, 10:16-17; cfr. Ger 31:31-34).

Arrigo Corazza – Valerio Marchi (2005)

Arroganza con Dio

23 luglio 2014

 

La religione è quella che è: cioè quella che sta sotto gli occhi di tutti, la religione della gente, la religione che ciascuno crea a proprio uso e consumo, a proprio vantaggio, la religione “personale”. Inutile, qui, darne una definizione (si vedano in proposito i manuali di Storia delle Religioni). Sicuramente possiamo dire che la religione è un / il rapporto instaurato dalla creatura umana con Dio. Nel bene o nel male, la religione ha sempre accompagnato la vita e la storia della creatura umana (il fatto è oramai assodato). In questa sede vogliamo soffermarci soltanto sulla forma religiosa detta “cristianesimo” e sul libro che la governa: la Bibbia (divisa in Antico e Nuovo Testamento [Patto]).

Uno degli aspetti decisivi del rapporto con Dio è certo costituito dall’atteggiamento mentale e pratico, cioè dalla tendenza, nei suoi riguardi. Nel cristianesimo la giusta tendenza nei confronti di Dio va costruita e modellata sulla base della Parola di Dio. Fu così fin dall’inizio, e così deve continuare a essere sino alla fine, vale a dire fino a quando il Signore Gesù tornerà per porre termine al presente stato di cose (1Cor 15:24).

Nel cristianesimo la tendenza verso Dio dipende dal principio di autorità posto a guida della vita spirituale. Nel cristianesimo comanda Gesù Cristo, l’unico Signore e salvatore della Chiesa. Dispiace notare come, molto spesso nel “cristianesimo”, questa realtà sia stata messa da parte. Eppure il N.T. parla chiaramente di Cristo quale Parola incarnata di Dio, quale Figlio di Dio, quale Signore che ha inviato i suoi apostoli e discepoli a predicare e praticare il Vangelo (la buona notizia della salvezza in lui). Dunque, non può esistere il cristianesimo senza Cristo e senza la sua autorità. Quest’affermazione pare un’ovvietà, ma non lo è per niente nella pratica: non sembri paradossale, ma si hanno forme di “cristianesimo” in cui Cristo, in sostanza, ha poca o nessuna valenza, in cui si notano tendenze molto lesive dell’autorità divina, in cui l’uomo si arroga diritti che non ha …

Affogati da almeno quindici secoli di quel cattolicesimo romano che ha prodotto il disastro morale e spirituale che ci avvolge, gli Italiani hanno difficoltà a valutare l’impatto che Gesù ha avuto sia nella religiosità ebraica a lui coeva, sia nella storia dell’umanità. Qui da noi, infatti, il Signore è solitamente identificato con il bambinello posto accanto al bue e all’asino, con il crocifisso in varie fogge oppure con la Sindone … Della sua parola efficace, della sua testimonianza precisa, della sua attività indefessa, poco o nulla si sa.

Al contrario, chi conosce il N.T. sa di che cosa si sta parlando. Il Signore fu davvero straordinario, unico, di fortissimo impatto presso i suoi contemporanei. Egli ha spiegato loro un concetto chiaro, ma difficile da accettare: e cioè che il suo compito consiste, essendo Figlio di Dio e Figlio di Davide (cioè “Messia”: cfr. Mc 12:35-37), nell’adempiere, completare, conchiudere la Legge di Mosè. Mai Gesù si pone contro la Legge degli Ebrei: per lui essa proviene dal Padre ed è perciò intoccabile. Piuttosto, ne ha indicato il compimento nella sua persona. E questo perché, come già detto, egli è il Figlio di Dio, la Parola incarnata, il Messia, il Signore del cielo e della terra, l’origine e l’unica speranza (1Tm 1:1) della vita umana (Col 3:4), il detentore assoluto dell’autorità religiosa (Mt 28:18-20). Il cosiddetto “sermone sul monte” (Mt 5-7) spiega benissimo l’idea che in Cristo si compie il Vecchio Patto (si pensi soprattutto a 5:17). È per questo che Gesù, rispetto agli antichi comandamenti, poteva aggiungere i propri, che integravano e modificavano i primi e li portavano alla totale maturità e spiritualità. «Voi avete udito che fu detto agli antichi … Ma io vi dico …» (Mt 5:27-28).

L’autorità di Cristo è assoluta nel cristianesimo degno di questo nome. Lo era al principio della Chiesa e deve esserlo anche oggi. La Parola del Signore non è la parola degli uomini perché il Signore è il Signore e l’uomo è l’uomo. Mentre il Signore persegue il suo obiettivo (la salvezza dei peccatori), l’uomo cerca spesso il proprio tornaconto (acquisizione di potere, gloria, autorità …). Sembra strano che la libertà cui tanto teniamo sia messa da parte quando si entra in ambito religioso. I non cattolici contestano giustamente il Papa di Roma, dimostrando che la sua origine non è biblica e che si tratta soltanto di un’acquisizione storica dimentica di Dio. È vero: tuttavia, sarebbe bene che ciascuno desse un’occhiata anche in casa propria, dove si corre il medesimo rischio (se non si ha la giusta tendenza verso Dio). L’uomo può avere tanti piccoli e grandi papi quanti e dove ne vuole (ce n’è per tutti i gusti e necessità), i quali dicono quello che occorre fare per essere accettati dagli altri e sentirsi perciò bene ed appagati, a posto prima con la propria coscienza e, poi, se proprio càpita, a posto con Dio. Il guaio è che i papi non esisterebbero se non ci fossero credenti a cercarli. Per tali credenti si adempie Mt 7:21-23.

Ora, qualche esempio tratto da 1Cor 6:9-10: se l’omosessuale non ravveduto vuole entrare nella Chiesa di Cristo, che cosa facciamo? Applichiamo queste parole: «Nella legge cosa sta scritto? Come leggi»? (Lc 10:26). Insomma: che dice il N.T.? Dice che l’omosessuale impenitente non erediterà il Regno di Dio. Questa deve essere la nostra risposta perché è la risposta di Dio. Se poi, però, cominciamo a disquisire così: «è vero che questo dice la Parola di Dio, ma io ti dico …» che esiste qualche eccezione o via di uscita, allora noi non facciamo la cosa giusta dinnanzi al Signore e al peccatore perché assumiamo un’autorità che non ci compete. Ancora: che cosa diciamo ad un ubriaco che voglia entrare nel Regno? Può farlo senza la bottiglia (come insegna la Parola di Dio) o con la bottiglia? E il fornicatore? Senza le sue donne o con le sue donne? E coloro che hanno deciso di convivere senza sposarsi? E chi ha lasciato il coniuge senza averne l’unica valida giustificazione biblica (Mt 19:9) e s’è preso un altro compagno/a? Entrerà nel Regno di Dio con la nuova fiamma, e quindi da adultero, o senza?

A chi dice: «Ma io ti dico. ..», mettendo in secondo piano l’autorità di Dio, occorre rispondere così, con le parole dello spirito maligno di At 19:15: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» (At 19:15), oppure con Lc 6:46. Ma il cristiano non è assai più di quello spirito maligno che riconosceva l’autorità divina?

 

Arrigo Corazza (2005)

 

Il Vaticano e gli omosessuali: la grande beffa!

21 luglio 2014 

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Queste riflessioni furono scritte nel 2003 da Valerio Marchi (Chiesa di Cristo, Udine). Attendiamo con estrema curiosità i nuovi orientamenti del Vaticano sulle cosiddette “situazioni irregolari” (prossimo Sinodo sulla Famiglia, ottobre 2014).

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Recentemente, il Vaticano ha esortato ad opporsi alla legalizzazione delle coppie omosessuali. In un documento divulgato il 7 agosto 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), le autorità cattoliche hanno ribadito la propria ferrea posizione sull’argomento e si sono appellate ai politici affinché non si macchino del peccato di legalizzare in alcun modo le coppie gay, ribadendo che alle stesse non può essere consentito di adottare bambini, perché ciò «sarebbe un atto di violenza contro i minori, una pratica immorale», contraria fra l’altro alla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini.

Il documento ricorda passaggi della Bibbia nei quali le inclinazioni omosessuali sono condannate come gravi depravazioni e afferma che, se è giusto porsi «con rispetto, compassione e delicatezza» nei confronti degli omosessuali, costoro vanno esortati alla castità e le loro unioni non possono essere incoraggiate, né tollerate, né tanto meno legalizzate, in quanto «nocive per il retto sviluppo della società umana», e sarebbe ingiusto «approvare un comportamento deviante».

Molte, ovviamente (e dico “ovviamente” visto il tipo di società in cui viviamo, così libertina e distante dalla Parola di Dio), le reazioni negative, e non solo da parte degli omosessuali (il che è scontato: un gruppo di “gay cattolici”, ad esempio, ha dichiarato che l’istituzione ecclesiastica «ha perso ancora una volta l’occasione di riconciliarsi con le persone omosessuali»). Tanto per fare pochi fra i molti esempi possibili, l’ex ministro Livia Turco, dicendo di parlare «da credente», ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla «veemenza» e dal «dogmatismo» del Vaticano, capace di «contraddire il messaggio evangelico» (al quale verrebbe in questo modo tolta «forza ed efficacia»), di dimostrare «assenza di amore» e di «brandire l’arma ideologica», evidenziando un atteggiamento «da crociata» nel sostenere che l’omosessualità è «male» e «devianza». Antonio Di Pietro, da parte sua, si è rammaricato per una «chiusura che si pone come antistorica e al di fuori delle norme del diritto internazionale»; i giovani comunisti, poi, hanno parlato di «nuova caccia alle streghe», mentre i radicali hanno addirittura depositato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto contro lo Stato della Città del Vaticano.

Sia chiaro che non voglio inserirmi in un dibattito di tipo politico, né fare proposte di tipo sociale o legale, o sostenere le idee di uno schieramento umano piuttosto che di un altro; si tratta solo di mettere in luce ciò che la Parola di Dio sancisce e di mostrare come, quelle pochissime volte che la Chiesa cattolica prende una posizione biblica, essa viene fortemente (e paradossalmente) criticata e attaccata anche da moltissimi fra i credenti e gli stessi cattolici praticanti. In poche parole, in un Paese che ama sottolineare la propria identità cristiana, le poche volte che si dice qualcosa di davvero aderente al Vangelo si viene accusati da varie parti di oscurantismo, di mancanza di carità, di fondamentalismo, di integralismo. In fondo, che ciò avvenga alla Chiesa cattolica mi sta bene: la stragrande parte delle sue dottrine e pratiche, infatti, hanno poco o nulla a che fare col Vangelo, eppure quasi sempre essa viene lodata o quanto meno rispettata per tali cose. In casi come quello in oggetto, invece, il Vaticano può rendersi conto di che cosa voglia dire essere osteggiati per difendere ciò che Dio davvero sostiene (il che ai veri discepoli di Cristo capita continuamente).

 

OMOSESSUALI E CREDENTI IN CRISTO?

L’A.T. afferma che la gente di Sodoma e Gomorra era «grandemente depravata e peccatrice contro l’Eterno» (Gn 13:13). Abramo non vi riuscì a trovare neppure un manipolo di persone rette, che giustificassero la pazienza e la misericordia di Dio. E Dio decise di sterminare tutti, fatta eccezione per il giusto Lot e per i suoi figli.

La punizione divina rimase per sempre l’emblema dell’ira e della giustizia di Dio sui peccatori impenitenti. L’autore sacro Giuda (non l’apostolo traditore, ovviamente, bensì uno dei fratelli carnali di Gesù) ha affermato che «Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno …» (Gd 7).

Oltre a varie specie di idolatrie, disonestà ed immoralità, quale fu il tipo di peccato che più d’ogni altro caratterizzò quelle popolazioni degne di tanto atroce condanna? Lo abbiamo già letto: fornicazione e perversioni sessuali contro natura, cioè disordine sessuale in generale e omosessualità in particolare. Non a caso, il termine “sodomia” è entrato nel nostro vocabolario a significare l’omosessualità tra persone di sesso maschile (ma ciò non toglie che fu presente e condannata, ovviamente, anche l’analoga trasgressione femminile, il “lesbismo”).

Si noti dunque che l’espressione contro natura, usata dal Vaticano, è perfettamente biblica ed evangelica: la usa anche l’apostolo Paolo nel descrivere tali peccaminose condizioni: «Dichiarandosi di essere saggi, sono diventati stolti, e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso tempo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento» (Rm 1:22-27).

Ai tempi di Paolo, circa 1800 anni dopo gli avvenimenti di Sodoma e Gomorra, e poco oltre la metà del I sec. d.C., in pieno annuncio del messaggio d’amore di Gesù che si propagava ovunque, l’omosessualità era ancora ritenuta dagli araldi del Vangelo un peccato contro la natura stabilita da Dio (e la natura non cambia!), una violazione da porsi allo stesso livello dell’idolatria: chi se ne macchiava o la giustificava, infatti, era accusato di voler cambiare la verità di Dio in menzogna! (Cfr. Rm 1:32). La legge di natura, d’altronde, è evidente: così come nessuno cercherebbe mai di unire due viti o due bulloni assieme, ma sempre un bullone con una vite (perché va da sé che questi ultimi s’incastrano), è altrettanto palese – già a livello fisico, ma ovviamente non solo – che solo uomo e donna (e non uomo e uomo, o donna e donna) sono stati fatti per completarsi l’uno con l’altro (Gn 2:23: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne!», disse infatti Adamo riguardo ad Eva). Dunque, chi non vuole comprendere ciò è –  secondo l’insegnamento biblico – inescusabile (Rm 1:20).

Non a caso la legge di Mosè prevedeva la pena di morte per il peccato di omosessualità, esattamente come per l’adulterio, l’incesto e gli accoppiamenti con bestie (Lv 20:10-16); se oggi l’omosessualità dev’essere concessa ai cristiani, allora dovrebbe valere lo stesso anche per questi altri traviamenti. Ma, prima o poi, si giungerà anche a pretendere di essere cristianipedofili! Non c’entrano nulla la storia, il diritto internazionale, né la Procura della Repubblica, e non hanno alcuna rilevanza i cambiamenti dei costumi dei popoli: adulterio, fornicazione, omosessualità e pedofilia saranno sempre, agli occhi di Dio, peccati che potranno essere perdonati soltanto con il ravvedimento e con il cambiamento che ne deve conseguire.

 

PARLIAMO DI … CONVERSIONE!

Ancora Paolo, autore –  senza contraddizione – del meraviglioso inno alla carità di 1Cor 13, ha scritto: «Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1Cor 6:9-10). Stava usando “armi ideologiche”, Paolo? Erano integralisti, fondamentalisti, mancanti d’amore lui, Mosè, Gesù, Giuda fratello di Gesù e tutti gli altri scrittori sacri? No, non vi ingannate –  dice Paolo –  e non ingannate: Dio non cambia di certo idea su queste cose, anche se tutto il mondo si illudesse del contrario!

Dio stesso ha posto l’omosessualità in una lista di peccati quali il furto, l’idolatria, l’adulterio; parlare di omosessuali cristiani è allora un assurdo, perché la condizione di omosessuale impedisce di diventare cristiani, al pari di quella di fornicatore, di ladro, di adultero, di idolatra ed altri stati di vita peccaminosi. Salvo, ovviamente, la conversione: l’apostolo Paolo ha detto che la legge mosaica (la quale ha avuto lo scopo di istruire l’uomo sul peccato e sulla giustizia di Dio, al fine di farci comprendere la grazia di Cristo) ha condannato empietà, ribellione, malvagità, scelleratezza, profanità, omicidio, fornicazione, omosessualità, rapimenti, falsità, spergiuro ed ogni altra condizione contraria alla sana dottrina di Dio (1Tm 1:8-11).

Possono, allora, diventare cristiani coloro i quali si sono macchiati di tali infamie? Certamente sì, ma, come già accennato, solo tramite la conversione. Non posso, ad esempio, avere l’amante, o andare a prostitute, o essere incredulo o idolatra, o bestemmiatore, e non essermi ravveduto … e contemporaneamente dirmi cristiano! Mai sentito parlare dei «frutti degni di ravvedimento»? (Mt 3:8; Lc 3:8; At 26:20; ecc.). «Va’ e non peccare più», disse Gesù all’adultera perdonata nel contesto di Gv 8:11. Il problema della riconciliazione, di cui parlano i “gay cattolici”, esiste non fra gli omosessuali e la Chiesa cattolica o un’altra istituzione umana, ma fra gli omosessuali (al pari di tutti i peccatori) e Dio.

Essere davvero amorevoli e comprensivi con tutti, secondo la verità del Vangelo, significa predicare la verità, dire che solo lo spogliamento dei propri peccati e l’inizio di uno stile di vita realmente evangelico (= secondo il Vangelo) consente di dirsi legittimamente discepoli di Cristo. Dopo aver detto ai fratelli di Corinto che fornicatori, idolatri, adulteri e omosessuali non entreranno mai nel regno di Dio, Paolo aggiunge: «Ora tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Cor 6:11) … «perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione». Infatti, il fine del peccato e di ogni perversione sessuale, «è la morte» (Rm 6:12.19-23).

Accogliere i peccatori, secondo il Vangelo, non significa lasciarli persistere nei loro peccati, di qualunque specie essi siano. I1 Signore ha il potere (ma dobbiamo consentirgli di agire in noi) di cambiarci, di rimodellarci e trasformare le nostre vite. Chi vive nel peccato e/o contro natura può, grazie alla parola ed allo Spirito di Dio, trasformarsi, rientrare nei binari di Dio: nulla è impossibile al Creatore. L’unica cosa impossibile è essere salvati rimanendo nel peccato.

 

CONCLUSIONI

Chi scrive quest’articolo non propugna alcuna “caccia alle streghe”, ma semplicemente desidera dire che, per poter essere discepoli del Signore e giungere alla vita eterna, ogni stile di vita contrario alla volontà di Dio dev’essere modificato. Certo, a volte ciò non è semplice. Occorre pertanto nutrire profondo rispetto e comprensione per tutte le difficoltà che le persone incontrano nel convincersi della propria posizione peccaminosa e nel cambiarla, cosa che spesso non può avvenire senza notevoli sofferenze interiori. Chiunque sia diventato veramente cristiano, d’altronde, conosce bene, per. un aspetto o per un altro, il travaglio della conversione.

La Chiesa Cattolica Romana è lontana mille miglia dalla Parola di Dio. Eppure, proprio alla luce della Bibbia, questa volta il Vaticano ha ragione. Beffa delle beffe, è proprio su questo punto che viene criticato. Auguriamoci che voglia e sappia anche coerentemente combattere le piaghe della fornicazione, dell’omosessualità e della pedofilia che affliggono una parte non piccola del clero cattolico.

Valerio Marchi (2003)