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Lo sconforto del Papa (e anche il nostro)

4 novembre 2015

 

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«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra» (Il Principe Fabrizio di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi Lanzi di Lampedusa, Feltrinelli 1958).

«Fuochi artificiali. Voi giornalisti guardate quelli. Ma è inutile guardare verso le luci. Bisogna guardare giù … Cambiano i pontefici ma il sistema di potere resta» (Ettore Gotti Tedeschi, già presidente della banca vaticana Ior dal 2009 al 2012, su Il Corriere della Sera, 4 novembre 2015, p. 9).

 

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Secondo fonti molto attendibili, il “povero” Papa è «dispiaciuto», amareggiato, a causa dei nuovi corvi, scandali, fughe di notizie e libri che stanno ancora sconvolgendo il Vaticano. Nel 2012 non era riuscito Paolo Gabriele, aiutante di camera del Papa, dopo aver trafugato documenti riservati poi apparsi su libri e giornali (“Vatileaks”), a demolire il Vaticano e Papa Ratzinger. Come d’incanto, la struttura s’era raddrizzata, e pian piano aveva riproposto l’ennesimo salvatore della patria: Papa Francesco, subentrato al dimissionario Ratzinger (cose mai viste prima, cose dell’altro mondo, con buona pace dello Spirito Santo, che sceglierebbe il Pontefice nel conclave … Mah! Chi lo crede ancora?).

Vogliamo assicurare Bergoglio: non è il solo a essere contristato. È in ottima compagnia con tutti i cristiani che vogliono seguire soltanto il Nuovo Testamento e che vedono la Parola di Dio calpestata e messa da parte.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che fare il “piacione” con tutti, che predicare la “Chiesa povera per i poveri”, che sorprendere a destra e a manca con iniziative inusitate e via dicendo, cambiasse le cose nel cattolicesimo? Dopo migliaia di anni di corruzioni, di potere secolare (e chi più ne ha ne metta), che cosa volete che sia (o sarà) Papa Francesco, se non una meteora, nella lunga gittata del cattolicesimo romano? Nella sostanza, non cambierà nulla, al solito. Tutto sarà (o tornerà) a essere come prima, come sempre. Non fa mai male ricordare le parole de Il Gattopardo: «tutto cambia affinché nulla cambi».

Se manca il Vangelo, allora difetta la morale. Se manca il Vangelo, allora sguazza il male e chi lo promuove. Se quasi tutti gli Italiani sono cattolici, allora perché gira tanta violenza, corruzione, mal governo, prostituzione, droga, criminalità … ?

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che all’improvviso, grazie ai suoi equilibrismi e stupefacenti mirabilie, alla presunta “rivoluzione” da lui promossa, cambiasse la mentalità imperante, frutto di migliaia di anni di abbandono della Parola di Dio? No. La storia degli uomini insegna diversamente: «storia della mentalità, storia della lentezza nella storia», diceva saggiamente il professor Le Goff (1924-2014). La mentalità del cristiano deve essere modellata solo da Dio tramite la Bibbia, che è Parola dello Spirito Santo. Senza la Bibbia, non può esservi la giusta mentalità per il cristiano.

Che cosa pensava il nuovo Papa? Che perché lui è bello, buono, bravo, simpatico (e chi più ne ha ne metta), la gente che comanda in Vaticano smettesse di fare quello che ha fatto per migliaia di anni?

Il Papa chiede spesso scusa per le malefatte del passato. Dovrebbe piuttosto chiedere scusa di essere Papa, di essere il Capo del cattolicesimo romano. Sembrerebbe quasi che il Papa cammini sulle acque o voli nell’etere, e non che guidi piuttosto un sistema ben radicato nel potere e nell’economia mondiali. Parla sempre di “Chiesa povera per i poveri” (inesistente nel Nuovo Testamento, dove c’è soltanto la Chiesa di Cristo, che non ha alcun potere politico o economico e che è per tutti – ricchi e poveri) e regna invece su una Chiesa ricchissima, facendo capire che lui sia quasi un corpo estraneo in essa. La storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana dovrebbe insegnargli qualche bella lezione.

Un altro Francesco, otto secoli fa, si spogliò letteralmente per dire qualcosa (giusto o sbagliato che fosse). Oggi il vero fatto strabiliante sarebbe se Papa Francesco, un giorno, davanti a tutto il mondo, mettesse da parte i paramenti sacri e gli anelli e dicesse: «Io mi spoglio di tutte le prerogative create dall’uomo nel corso della sua storia; desidero tornare alla Parola di Dio, alla Bibbia, per diventare e continuare a essere unicamente “cristiano”, senza altri appellativi». Questa sì che sarebbe vera “rivoluzione”! È, in definitiva, la “rivoluzione”, la “riforma” di ogni creatura umana: rinunciare a se stessa e rivestirsi di Cristo, al fine di essere la persona nuova voluta da Dio (Colossesi 3:9-10; Galati 2:20; Giovanni 3).

Arrigo Corazza

I risultati del Sinodo sulla famiglia

27 ottobre 2015

 

Il Sinodo sulla Famiglia, promosso da Papa Francesco, è finalmente terminato. Ora spetta al Papa, e soltanto a lui, trarre le conclusioni emerse da quest’opera colossale (noi non immaginiamo neppure che cosa essa abbia comportato). Dopo una lunga fase preparatoria in tutto il mondo, durata anni, si è giunti alla discussione comune (dal 4 al 25 ottobre 2015). Lo scontro tra “conservatori” e “aperturisti” è stato durissimo, con colpi bassi da una parte e dall’altra prima e durante l’assemblea (esternazioni sui media, la dichiarazione di omosessualità da parte dell’ineffabile inquisitore monsignor polacco, una “strana lettera” redatta da tredici padri sinodali e rivolta al Papa, voci incontrollate sulla presunta malattia del Papa stesso …). Alla fine, si è trovato un compromesso, come sempre accade nel cattolicesimo. Il testo conclusivo del Sinodo (“camminare insieme”) è stato votato (a scrutinio segreto) in ogni suo paragrafo, dai 270 padri sinodali, alla ricerca di una maggioranza qualificata di almeno due terzi. Perché due terzi? Ma di che cosa si parla? Le cose dello spirito si valutano forse secondo maggioranze o minoranze, di uno o due terzi? Mah! Che scherzo è?

Tutta questa fatica per niente. Bastava aprire il Nuovo Testamento e trovare la soluzione ai problemi presentati.

Nonostante le smentite del caso, il vero nodo di tutte le questioni tirate in ballo riguardava l’accesso ai sacramenti dei divorziati e risposati. Ebbene, il paragrafo relativo è passato soltanto per un voto (178 sì, 80 no, 7 astenuti; il quorum dei due terzi era 177). Però! Ma scherziamo ancora?

Nulla di nuovo sotto il sole: richiamandosi a Papa Wojtila, al Catechismo e alle norme della dottrina tradizionale sul discernimento, ha prevalso ciò che già si sapeva da tempo e che molti preti già pratica(va)no nel segreto del confessionale (dove de facto ogni prete è dio, per il cattolico …). La vera novità sta nell’apparente disponibilità della Chiesa Cattolica ad accogliere i divorziati e risposati, più e meglio di prima, in seno alla Chiesa stessa. Attenzione: si precisa che la dottrina non è stata toccata, ma che si farà perno sul criterio di “discernimento”, assai caro alla fazione di lingua tedesca. Questa è la definizione di “discernimento” partorita dal circolo teutonico (che batte molto sul principio di prudenza elaborato da Tommaso d’Aquino): «una virtù che permette di valutare caso per caso e di vivere secondo il bene indicato e protetto dalla legge anche quando questa risulti lacunosa per via della sua necessaria universalità che punta al bene comune e non può prevedere tutte le casistiche». “Signore, pietà” (grida chi ama la Bibbia)! Che cosa capisce il credente cattolico? Niente, se non che si farà come prima, come si è sempre fatto. Stabilito il principio, si andrà poi a vedere ogni caso partitamente. Tradotto in soldoni: nonostante la dottrina, che ciascuno faccia come crede, salvo poi a chiamare in aiuto santa madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana – con tutto il suo latinorum di manzoniana memoria (I Promessi Sposi, capitolo II), con tutte le sue incomprensibili definizioni. Per converso, la Parola di Dio lavora su principi che si applicano a tutti nell’universalità del tempo e dello spazio proprio perché provengono dal Signore. Sarà l’uomo ad adattarsi al vangelo, e non viceversa.

Il Sinodo chiede al cattolicesimo di occuparsi dei divorziati e risposati applicando il principio del discernimento (mediante esame di coscienza, pentimento, analisi e via dicendo). Ogni caso sarà valutato partitamente dal prete. Questo è quanto (a meno che il Papa non deliberi in modo contrario; ma ciò non accadrà perché questo risultato egli ha voluto fortemente).

Lasciando stare ciò che la Bibbia dice in proposito (rispettiamo troppo la Bibbia, al solito calpestata da simili espressioni di potere, per avvicinarla a tali rovine spirituali), concentriamoci su ciò che si è voluto fare. Si è voluto dimostrare, ancora una volta, quale sia il vero potere della Chiesa Cattolica. Tutto passa attraverso la direzione gerarchica della Chiesa Cattolica. In nome di una presunta “misericordia” e “adattabilità” della Chiesa Cattolica, chiamata a “cambiare seguendo il segno dei tempi”, in realtà le autorità del cattolicesimo, da Papa Francesco in giù, hanno ribadito il vecchio principio di autorità: «io ti concedo questo, ma tu devi passare attraverso noi per arrivare a Dio e alla salvezza. È vero: ci siamo “aperti” ora, e con tanta sofferenza, alle esigenze della gente, caro figliolo, ma siamo sempre noi a dirti quello che devi o non devi fare. Noi, però, bada bene, non abbiamo toccato la “dottrina”, ma solo applicato il buon senso e la cura necessari. Lo abbiamo fatto per il tuo bene, sai caro figliolo, perché – in sostanza – noi siamo dio in terra, quaggiù». Dio lassù, intanto, può aspettare … Certo che Dio lassù attende! Il giorno del giudizio finale verrà per tutti.

Si è parlato di famiglie “ferite” di cui occorre tener conto. Vediamo come si crea la lacerazione in una famiglia: io lascio mio moglie, mi prendo un’altra (sposata, nubile o divorziata); poi mi stanco della seconda e mi prendo una terza donna (sposata, nubile o divorziata). Faccio figli con la prima, la seconda e la terza (oppure non faccio figli con nessuna delle tre). A un certo punto, mi viene una specie di “rigurgito” spirituale e voglio i “sacramenti”. Che cosa fare? Vado dal prete e lui sistema la mia situazione, dopo avermi esaminato per bene. Questo ha voluto dire il Sinodo, su impulso della “rivoluzione” di Papa Francesco. Eppure, ogni cattolico sa che il divorzio non è contemplato nella dottrina della sua Chiesa. Se lo sa, allora perché divorzia? E se divorzia, allora perché vuole che la Chiesa Cattolica accetti la sua situazione? Un tempo la Chiesa Cattolica non si adagiava su questi punti. Ora è nella fase storica in cui deve tener conto della massa, in cui deve elaborare un rapporto produttivo con i fedeli. Soprattutto dopo gli innumerevoli scandali degli ultimi anni e vista la sfrenata e libera circolazione di idee, il cattolicesimo – nel secolare braccio di ferro con la massa stessa – non si trova in una situazione di superiorità. Deve fare qualcosa, dunque. Lo sta facendo. Di là da una misericordiosa e gentile comprensione, nel Sinodo appena concluso nulla è stato fatto né per gli omosessuali né per le donne. Quando gli omosessuali e le donne saranno più forti nella società globalizzata, e quando il cattolicesimo si troverà in sofferenza, arriverà anche il loro momento. Il cattolicesimo li aspetterà comunque, con una calma e con una costanza affatto sconosciute ad altre forme di governo umano. Il cattolicesimo prende per stanchezza. Il cattolicesimo non si fa mai prendere dalla stanchezza. La Scrittura dice che Satana, esperita ogni possibile tentazione, aspettò il Signore Gesù al varco, alla prossima occasione (Luca 4:13). Diversamente dall’uomo, Satana è assai paziente.

Dall’avvento di Francesco è stato un susseguirsi, in seno al cattolicesimo, di (apparenti e straordinarie) manifestazioni di disordine scritturale, di opinioni del tutto contrastanti, di chiacchiere, di colpi di scena, di gioco sulle anime altrui, di sorprese, di “rivoluzioni” vere o presunte, di scandali, e chi più ne ha ne metta.

Per tutto ciò, ferito è Dio, ferito è Gesù Cristo, ferito è lo Spirito Santo, avvilito è lo spirito dei cristiani, di quanti vogliono camminare con la Parola di Dio, e con quella soltanto (Atti 17:16: «Mentre Paolo … aspettava ad Atene, lo spirito gli s’inacerbiva dentro nel vedere la città piena d’idoli»).

Arrigo Corazza

«Aridatece er puzzone!»

6 ottobre 2015

 

«Aridatece er puzzone!». Così si mormorava a Roma a causa della scontentezza del nuovo corso che faceva seguito alla defenestrazione di Mussolini e alla fine del ventennio fascista. “Er puzzone” era il Duce, che proprio a Roma aveva vagheggiato il ritorno del glorioso Impero che fu. Del resto, i Romani sono famosi non certo per i modi principeschi ma per un’arguta sensibilità, prodotta da migliaia di anni di storia unica ed esemplare. «Annatevene via tutti e lasciatece piagne da soli» era il motto fiorito sui muri della Capitale, dopo anni di guerra e di passaggio di poteri (Tedeschi, Alleati). Ovviamente, il Papa era escluso dall’invocazione.

Tornando al “puzzone” e al mondo che aveva rappresentato, il concetto era il seguente: gli scontenti o i nostalgici dicevano: «(secondo noi) si stava meglio quando (secondo voi) si stava peggio». Insomma: si trattava di un desiderio di tempi passati che, seppure nefasti, apparivano migliori o più appetibili di quelli presenti. Anche oggi si avverte spesso nostalgia per i momenti che furono e che, verosimilmente, non torneranno più. Di là dalla solita tendenza della massa a considerare anacronisticamente la storia (cioè a vedere il passato con gli occhi di oggi), permane un fondo di rimpianto giustificato per molte cose andate.

Applicando queste idee al cattolicesimo romano, si vuole dire, da parte di chi non è cattolico ma soltanto cristiano secondo il N.T., che esiste un po’ di rammarico per i Papi che furono, o meglio per il papato d’altri tempi. Quello di oggi è un papato annacquato dal populismo e dalla voglia smodata di fare, di cattivarsi il favore delle masse, un papato che sta drammaticamente aprendo la porta a una serie di comportamenti e di azioni che recheranno per molto tempo un’influenza nefasta nello “spirito della massa”. Non che prima fosse meglio, alla fin fine, ma almeno si sapeva che cosa si doveva combattere con il Vangelo alla mano. Un tempo c’era, forse, il teologo cattolico; oggi c’è la massa amorfa, senz’arte né parte, che procede per sentito dire, priva di qualunque spirito critico e dunque rivoluzionario (in senso positivo) all’occorrenza. Un tempo, forse, l’anti-cattolicesimo aveva ancora una ragione, per chi lo subiva; oggi certamente no, perché il cattolicesimo è tutto in tutti, un vino diluito in molte fonti: va tutto bene e sono tutti bravi, purché ciascuno sia libero di fare come gli pare.

Per principio, si sa, la massa vuole tutto (oggi) e il contrario di tutto (oggi stesso e forse domani). La massa vuole essere accontentata, intrattenuta, coccolata e assistita. Al contrario, il Vangelo non vuole intrattenere, ma salvare le anime dei perduti. È la gente che si deve adattare al Vangelo, e non il contrario. Ovviamente, tale adattamento va visto e praticato alla luce dei principi biblici, che sono validi nell’universalità del tempo e dello spazio. Per tornare alla pratica dei precetti neotestamentari, non va abbandonato il computer (che non c’era) per prendere l’asino (che c’era). Il Vangelo tiene conto delle circostanze storiche ma ha applicazioni perenni, per tutti i luoghi e stagioni. Il Vangelo giunge da Dio, la storia dagli uomini …

Giudicare oggi il cattolicesimo romano, capire dove stia andando, è compito difficilissimo: occorre aspettare che i fatti si distendano nel tempo, prima di esaminarli storicamente. Nondimeno, alcune costanti si possono, proprio dal passato, individuare: non si dà cattolicesimo senza Papato, la venerazione dei santi e della Madonna, i sacramenti, il prete, la mediazione della Chiesa Cattolica. E proprio la capacità del cattolicesimo di domare la massa è prodigiosa. Certo, senza il conforto del potere governativo, il cattolicesimo non sarebbe potuto diventare quello che è: una potenza politica ed economica mondiale guidata, nel corso dei secoli, da un personale accorto e capace (e non certo dallo Spirito Santo, che si preoccupa di guidare i credenti in ben altro modo). Nel decorso della sua storia millenaria, non è facile capire il rapporto tra cattolicesimo e massa. Il cattolicesimo è camaleontico, sa adattarsi alla bisogna. Come detto sopra, la massa vuole essere accontentata, intrattenuta, coccolata e assistita. Con la massa, il cattolicesimo ha usato il bastone e la carota. Sappiamo bene che certe dottrine o leggi della Chiesa cattolica sono scavalcate (si badi bene: non annullate) da altre disposizioni. L’indissolubilità del matrimonio va a farsi friggere, de facto, quando la nullità del matrimonio è offerta GRATUITAMENTE e RAPIDAMENTE per una lunga serie di ragioni, adattabili a tutti. Questo ha voluto il Papa. Prima si pagava, e profumatamente, e solo una determinata categoria di persone poteva accedervi. La gente è veramente attenta, quando si tratta di sfruttare certe posizioni del cattolicesimo. Un esempio pratico: qualche giorno fa, mia moglie ed io abbiamo incontrato un amico comune (intorno ai cinquant’anni), che ci ha presentato la sua convivente, mai coniugata. Egli ha ottenuto il divorzio perché sua moglie era rimasta incinta di un altro. A suo tempo, mi chiese quale fosse la sua situazione DAVANTI A DIO. In conformità a Matteo 19:1ss (e altri brani), gli risposi che lui poteva procedere ad una nuova unione matrimoniale perché era stato tradito (e che, nel frattempo, però, non aveva la facoltà né di convivere né di avere rapporti sessuali, pena il peccato di fornicazione). Dico loro di cessare immediatamente la convivenza e di sposarsi. Al che il nostro amico replica: «Noi vogliamo sposarci, ma bisogna innanzitutto vedere CHE COSA DICE IL PRETE circa il nostro matrimonio in chiesa, perché io sono divorziato». «Se questo è l’ostacolo, allora sposatevi in Comune», è stata la mia risposta. «Sì, si potrebbe anche fare così ma noi siamo Cattolici e vorremmo sposarci in chiesa. Ad ogni modo, se il prete non vuole farlo, allora chiedo la nullità del matrimonio e risolvo il problema». Un falco sarebbe stato meno rapido nell’acchiappare la sua preda. Gli dico, scherzando alla romana: «Ahó, tu che hai solo due neuroni nel cervello, uno a destra e uno a sinistra, questa cosa però l’hai capita al volo!». E lui, per tutta risposta, si fa una bella risata.

Questo è quello che capisce la gente, in soldoni. Le sottigliezze teologiche e i vari discorsi biblici non interessano. La forza del cattolicesimo risiede nel trovare sempre una soluzione (soprattutto in confessionale e fuori).

Il papato di Francesco è stato definito “una rivoluzione”. Egli si è preoccupato sempre di andare al cuore della gente, di presentare un volto più “umano” della Chiesa Cattolica, travolta da un’infinità di scandali e pericolosamente vicina al collasso. Ad esempio, si pensi al Papa emerito, alle dimissioni di Ratzinger, fatte passare addirittura per un comportamento “moderno” (“perché no?” dice la gente, che dimentica tutto il sostrato teologico creato dai preti per giustificare l’esistenza e l’elezione del Papa stesso).

Troppo spesso si definisce “rivoluzionario” l’agire di un Papa. Bisogna vedere di che “rivoluzione” si tratti e quali siano le sue reali conseguenze nella breve e, soprattutto, lunga durata. Tra poco molti otterranno la nullità del matrimonio, bussando magari alle “porte” della Chiesa di Cristo con la pretesa di entrarvi e forse trovando anziani, predicatori e membri compiacenti …

Scosso dalla dichiarata (l’orribile coming out tanto caro al linguaggio comune) omosessualità di un insigne monsignore teologo polacco, che ha detto di essere soltanto uno dei moltissimi gay presenti nella Chiesa Cattolica, da qualche giorno si è aperto il Sinodo sulla famiglia, voluto un anno fa dal Papa. Il Sinodo non ha potere deliberativo. Si tratta di un consesso che deve fornire al Papa le indicazioni necessarie alla scelta che il Papa stesso, e solo lui, farà. Circa i temi caldi (coppie di fatto, omosessualità, divorzio e nuove nozze …), vi sarà lo scontro tra falchi e colombe. La massa vuole la piena apertura a tutto e a tutti. La confusione è totale. Non si capisce più niente. C’è chi dice una cosa e chi dice il contrario. Il Papa sentirà e poi deciderà, probabilmente trovando qualche scappatoia per contentare tutti e salvare capra e cavoli. Come che sarà, non ci saranno comunque problemi, nella lunga gittata giacché i prossimi Papi potranno sempre fare diversamente da lui, in un modo e in un altro, pur di accontentare la gente e di mantenere il proprio potere, in quello strano scambio di cui si è parlato sopra.

Il cattolicesimo romano prende per stanchezza, per ignoranza biblica, per mancanza di memoria storica.

Il cattolicesimo romano non è nella Bibbia, essendo unicamente una creazione di tipo storico. È ancora in piedi, e va contestato sulla base della Parola di Dio – come ogni altra forma di pensiero religioso che pretenda di conferire la salvezza fuori dei canoni biblici. Quindi, il cattolicesimo c’è ed è sempre più potente. Il cristiano secondo il Nuovo Testamento amerebbe confrontarsi con un cattolicesimo preciso, chiaro, che non cambi, in modo da poterlo controbattere a suon di Sacra Scrittura. Ma questo cattolicesimo, guidato da questo Papa, non è né carne né pesce.

Perciò, per cortesia, «aridatece er puzzone!».

Arrigo Corazza

PS – Un’ora dopo la stesura di questo Editoriale, ho visto il seguente video

http://video.repubblica.it/cronaca/il-prete-giustifica-i-pedofili-in-tv-l-arcidiocesi-di-trento-lo-sospende/213879/213051?ref=HREA-1

Così commenta il Corriere della Sera:

Fanno discutere le dichiarazioni di Don Gino Flaim, un sacerdote di Trento, intervistato dall’emittente nazionale La7 sui casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica: «Io la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so». Alla richiesta di spiegazioni della sua affermazione aggiunge: «Perché io sono stato tanto a scuola e i bambini li conosco. Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere insomma. E lo capisco questo». E quando gli viene chiesto se praticamente sono un po’ i bambini la causa, dice: «Buona parte sì». Alla domanda poi se le accuse verso la pedofilia siano ingiustificate, il sacerdote risponde così: «Accusa è un peccato e come tutti i peccati vanno accettati anche». Nel frattempo, con un comunicato, l’arcidiocesi di Trento si dissocia dalle dichiarazioni di don Gino Flaim – finora collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe a Trento: «ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale. L’Arcidiocesi di Trento, in seguito a tali dichiarazioni, comunica che a don Flaim sono stati revocati l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione».

Giudici 24:25 racconta che «in quel tempo, non c’era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio». Oggi è lo stesso perché manca, nel cuore delle persone, il Regno di Cristo e il vero Re: Dio Padre. La situazione è drammatica. Occorre pertanto predicare accuratamente il Vangelo di Gesù.

Arrigo Corazza

Il Papa e le “donne sacerdote”

29 settembre 2015

 

Memore del trasferimento papale ad Avignone (1309 – 1377) e sperando contro ogni speranza allo stesso modo di Abramo (Romani 4:18, ma purtroppo con risultati diversi), taluno ha ingenuamente ritenuto che la recente visita del Pontefice negli Stati Uniti potesse durare all’infinito. Del resto, non è un bel paese, l’America? Non è il crogiolo del mondo, l’America? Invano: il signor Bergoglio, con sommo godimento di molti Americani e profondissimo scoramento di pochi Italiani, è tornato a casa sua, a Roma, nella capitale d’Italia (e non a Washington D.C., non a Londra, non a Parigi e via dicendo. Non a caso, in italiano si dice: “stare come un Papa”, ad indicare una sorta di benessere continuo, di stato invidiabile ed invidiato, dal quale discende il potere di dire e fare a proprio piacimento, dall’alto di una posizione intoccabile e, quasi, permanente. Solo in Italia, a Roma, il Papa può essere tale. Probabilmente altrove non lo vogliono. Oppure forse altrove egli non vuole andare. Come l’impero di Roma, la mafia, il fascismo, la pizza, la pasta, la Ferrari, il parmigiano, il cannellino di Frascati … anche il Papato è un prodotto puramente italiano, anzi romano).

Durante i suoi spostamenti in aereo, soprattutto da zone molto remote (quindi, per ammazzare un po’ il tempo?), il Papa trova particolar gusto nel replicare alle domande dei giornalisti, i quali, grazie agli istantanei mezzi di comunicazione di massa, annunciano al mondo, in trepida attesa, le sue risposte. Difatti, v’è un enorme interesse su tutto ciò che il Papa fa e dice. Si pensi, addirittura, alla gran fanfara per una sua visita da un ottico romano (che tenerezza quando si è saputo che nell’occasione il Papa ha chiesto soltanto il cambio delle lenti, perché voleva spendere poco!). Il Papa, che certo sfrutta al meglio ogni occasione per far parlare di sé, si concede assai volentieri. Il contesto è perciò quello, quasi informale, di un lungo tragitto dall’America (il Nuovo Mondo dove il Papa non risiede) all’Europa, nella fattispecie all’Italia (dove il Papa c’è, eccome!).

Circa il sacerdozio delle donne nella Chiesa Cattolica Apostolica Roma, egli ha risposto così (trascrizione dal video apparso in Internet):

«Le donne sacerdote? Quello non può farlo. Il Papa San Giovanni Paolo II, dopo lunga, lunga in tempi di discussione, lunga riflessione, ha detto chiaramente. Non perché le donne non hanno la capacità, ma guarda nella chiesa sono più importante le donne che gli uomini perché la chiesa è donna!».

Nel leggere queste parole, il cristiano secondo il Nuovo Testamento non sa se ridere o piangere. Pertanto, s’impone una breve riflessione al riguardo. Si ricordi che l’attuale Papa appartiene alla schiera dei Gesuiti, maestri d’astuzia e ferrati nei discorsi. Il Papa non le spara a caso, come si potrebbe erroneamente pensare, ma dice sempre qualcosa che ha un obiettivo (che poi tale scopo si possa comprendere o no all’istante è un altro paio di maniche; nel cattolicesimo occorre sempre guardare alla lunga gittata).

«LE DONNE SACERDOTE» – Secondo il Nuovo Testamento tutti i cristiani sono sacerdoti (1Pietro 2:5; Apocalisse 1:6; 5:10; 20:6) perché danno una testimonianza diretta al mondo peccatore, perché offrono se stessi quali sacrificio perenne e quotidiano (1Pietro 2:5; Romani 12:1). La distinzione tra “clero” e “laici” non appartiene all’inizio della Chiesa di Cristo del Nuovo Testamento, ma è il risultato di sviluppi teologici posteriori. Il “sacerdote o prete alla cattolica” non esiste nelle Sacre Scritture. Nel Nuovo Testamento alle donne è richiesto il silenzio nelle assemblee (1Corinzi 14:34: «Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare»). Può piacere o no, ma così ha disposto Dio. Gli anziani / vescovi / pastori sono tutti uomini (Tito 1:5ss; 1Timoteo 3:1ss). Ciò non significa che le sorelle in Cristo non abbiano un compito nella Chiesa: ma alla pari di tutti gli altri cristiani, né sopra né sotto. Nella Chiesa di Cristo, però, i ruoli tra fratelli e sorelle sono diversi. Tutto qui. In Cristo siamo tutti uno (Galati 3:28).

IL RICHIAMO AL PAPA PRECEDENTE – Circa la possibilità del sacerdozio femminile, invece che rifarsi alla Sacra Scrittura com’è giusto, Bergoglio risale a un suo predecessore, peraltro santo: il Papa polacco. San Giovanni Paolo II, dopo lunga riflessione ha detto chiaramente che «quello non può farlo». Perché San Giovanni Paolo II ha dovuto discutere e riflettere così tanto? La Sacra Scrittura non è chiara? Per di più, sorge spontaneo chiedersi: ma come? Il Papa è il Papa! Se il Papa, che è infallibile, non cita la Sacra Scrittura ma un suo precursore, allora perché non può fare come gli pare e cambiare le cose (molti Papi hanno sconfessato altri Papi)? Perché il signor Bergoglio non dice quel che LUI pensa? Ha per caso paura, dopo tanto successo a livello popolare, di scontentare le masse, di presentare un’immagine di sé diversa da quella che vuole la massa stessa, di quella che egli sta attentamente costruendo fin dal principio del suo ufficio? Con moltissima fatica, le alte autorità delle Chiesa Cattolica Apostolica Romana stanno tentando di dire, a destra e a manca, che l’attuale Papa non è “populista”. Allora, se il Papa non è “populista”, chi è e che cosa sta facendo? Ma neppure loro sembrano credervi. Da ultimo, si ricordi che rispetto alla Parola di Dio, nessuna parola umana ha valore, tantomeno quella del vescovo di Roma o di Canicattì. Il cristiano secondo il Nuovo Testamento trae linfa e autorità soltanto dalla Bibbia. Ai fini della salvezza, le dottrine create dai Papi e dai preti cattolici romani non contano un fico secco. È bene dire queste cose, perché la gente, attratta dal fenomeno di massa, non s’illuda. La salvezza in Cristo non ha niente a che spartire con la demagogia (che è sinonimo di “populismo”). I tempi dell’ignoranza sono finiti duemila anni fa, dice l’apostolo Paolo ai filosofi epicurei e stoici (Atti 17:30-31), i quali non erano certo pescivendoli (con il dovuto rispetto per questa categoria dell’epoca; è semplicemente un modo di descrivere persone non acculturate come i filosofi).

LA CAPACITÀ DELLE DONNE – I singoli credenti (uomini o donne) possono dispiegare capacità straordinarie nella Chiesa. Nessun cristiano secondo il Nuovo Testamento pensa che le donne credenti non abbiano la stessa capacità degli uomini credenti (e viceversa). Si tratta semplicemente, come già detto, di ruoli diversi. Chi crede in Cristo Gesù ed è istruito solo dalla Parola di Dio sa quel che deve fare, come lo deve fare e quando lo deve fare: soprattutto, sa rispettare i contesti in cui i suoi atti di fede si manifestano. Quindi, l’infallibile Papa del cattolicesimo avrebbe dovuto spiegare alle masse l’insegnamento biblico in proposito e far capire che non è un divieto creato dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana nei confronti delle donne credenti. Abbiamo a che fare con l’ennesima conferma dello scarsissimo interesse e rispetto che le autorità cattoliche dimostrano da sempre nei confronti della Bibbia. Il cattolicesimo romano non è fondato unicamente sulla Sacra Scrittura ma anche sulla tradizione e il magistero (ecco la vera, santa trinità dei preti: Sacra Scrittura, tradizione e magistero). Peccato per loro che il Signore Gesù Cristo abbia annientato la tradizione degli uomini (Matteo 15:1ss).

«NELLA CHIESA SONO PIÙ IMPORTANTE LE DONNE CHE GLI UOMINI» – Ma che cosa dice? Dove ricorre nella Parola di Dio un concetto simile? Nella Chiesa di Cristo nessuno è più importante di un altro, ma tutti i cristiani sono a servizio gli uni degli altri e verso i perduti. La distinzione tra “importanti” e “meno importanti”, tra “clero” e “laici”, è un prodotto del cattolicesimo romano e non del Nuovo Testamento. Non bastava dire che le donne hanno la stessa capacità degli uomini? No. Bergoglio vuole stupire dicendo che hanno più capacità, che sono più “importante”. Questa è una vera e propria discriminazione di tipo spirituale, che non si sposa in alcun modo né con il dettato biblico né con la pratica religiosa che da tale dettato discende. Si tratta, a ben vedere, di una frase a effetto, utile a magnificare la bontà, la “diversità” dell’attuale Papa (lo stesso che va dall’ottico a Via del Babuino, a Roma, cercando di spendere il meno possibile. Eppure, in tanti vanno dall’ottico cercando di risparmiare, non solo lui …). Come si diceva nel Medioevo, questa sembra essere una excusatio non petita, una scusa o affermazione non richiesta, forse necessaria a mascherare cattivi comportamenti verso le donne. Oppure, più semplicemente, è solo un nonsenso.

«PERCHÉ LA CHIESA È DONNA» – La motivazione per cui le donne sono più “importante” degli uomini risiede nella femminilità della chiesa. Questo concetto gli è caro: lo ha già definito (13 ottobre 2013) poco dopo l’inizio del suo pontificato (13 marzo 2013). Su questa mostruosità secondo la Bibbia, rimandiamo al nostro approfondimento in questo stesso sito http://chiesadicristoinpisa.it/editoriale/il-chiesa.

Ci chiedevamo sopra se il cristiano secondo il Nuovo Testamento debba piangere o ridere nell’udire queste parole del signor Bergoglio. Per rispondere basta andare a leggere le parole di Gesù Cristo riportate nel Nuovo Testamento e fare gli impietosi paragoni.

Non ci resta che piangere.

Qualcuno si sta dedicando a un gioco veramente pericoloso per la salvezza delle anime. Anch’egli ne risponderà a Dio, come tutti gli esseri umani, nel giorno del giudizio finale, quando non ci saranno uomini a salvarci o a condannarci, a sdoganarci o a respingerci. Dio è più potente della massa. La voce del popolo non è la voce di Dio.

Arrigo Corazza

Le scuse del Papa ai Valdesi

27 giugno 2015

 

Il 22 giugno 2015, a Torino, il Papa, in città per l’ostensione della Sindone, ha dato un altro saggio della sua abilità di comunicatore. Si è recato al Tempio Valdese scusandosi con quei credenti per le malefatte commesse contro di loro dai cattolici nell’arco di otto secoli. Papa Francesco, dopo 841 anni dalla nascita del movimento dei “poveri di Lione” per opera del mercante Valdo, e 831 anni dalle accuse di eresia e dalla scomunica / anatema perenne di Papa Lucio III (Ad abolendam), si è presentato quale primo Papa a rendere omaggio agli eroici sacrifici dei Valdesi (nel frattempo diventati parte non più di un movimento, ma di una chiesa che ha aderito alla Riforma protestante).

Papa Wojtyla, celebre per il vezzo di chiedere scusa a destra e a manca per le solite nefandezze compiute dai cattolici, non fece altrettanto, pur essendo andato a Torino in pellegrinaggio per ben quattro volte.

Peraltro, nello scusarsi pubblicamente Papa Francesco ha usato parole grosse. A suo dire i cattolici fecero uso di metodi “non cristiani, persino non umani” (sic!). Tali metodi hanno portato a villaggi incendiati, stragi collettive, imprigionamenti, deportazioni, conversioni forzate, torture e roghi … Insomma: un vero e proprio macello, perpetrato per ottocento anni in modo quasi scientifico dai presunti detentori della verità di Cristo. Nondimeno, per la gente, le scuse del Papa (che ormai non suscitano più tanto scalpore) hanno l’unico effetto di evidenziare il supposto volto “nuovo” della Chiesa Cattolica e la profonda umanità e bontà di chi la guida … Ovviamente, nel mare magnum della grave ignoranza che vige in Italia circa la Bibbia e la storia (soprattutto quella religiosa), pochi si chiedono:

1) perché mai il Papa si fermi sempre al principio di un’opera buona e non vada mai sino in fondo, confessando che è il Capo di un’organizzazione che ha dimostrato, storicamente, tutta la sua avversione alla Parola di Dio e tutta la simpatia per il potere politico;

2) secondo quale autorità Lucio III ha emesso la bolla Ad abolendam per stroncare il neonato movimento dei Valdesi;

3) come possa Papa Francesco sconfessare l’operato (“anatema perpetuo”) di Lucio III, visto che per definizione (Concilio Vaticano I) i Papi sono infallibili.

A ben vedere, qui non si tratta di cosettine da quattro soldi, ma di realtà assai serie, che hanno riguardato la vita e la morte di migliaia di disgraziati nel corso di otto secoli.

Dunque, il Papa chiede ancora scusa (recentemente aveva fatto lo stesso con i Pentecostali, pure loro – poveretti – caduti in passato nelle grinfie dei preti. Nell’occasione erano convenuti pastori pentecostali da tutto il mondo. Chissà perché un pastore pentecostale dovrebbe mai partire dall’altra parte del mondo per sentire il Papa che gli chiede scusa e per conoscerlo. Mah!).

L’episodio non sorprende più di tanto (siamo abituati), anche se irrita assai constatare che pochi mettono davvero in discussione un certo modus operandi del Papa, il quale può fare impunemente tutto e il contrario di tutto. Non si sa mai che cosa il Papa dirà (rispetto al passato, al presente e al futuro …).

Chi conosce la Parola di Dio sa che io non posso ravvedermi al posto di un altro (pensate un po’ che cosa accadrebbe se ciò fosse consentito dalla Bibbia!), sa che ciascuno è responsabile dei propri errori. Peraltro, se il Papa si ravvede di peccati commessi da altri Papi e cattolici, allora sconfessa de facto il loro modo di fare basato su un’autorità che egli rappresenta oggi al massimo grado (Vicario di Cristo).

Stupisce, al contrario, che nessuno dei Valdesi gli abbia – anche timidamente – chiesto il perché di tanta violenza, la ragione per la conclamata superiorità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana su qualunque altra forma di espressione religiosa nel nostro povero e martoriato Paese. Insomma: domandine di questo tipo, neanche troppo cattive, per rispondere alle quali non occorre certo essere “teologi”. Peraltro, si dice che i Valdesi abbiano prodotto in Italia gli unici “teologi” alternativi a quelli cattolici …

Invece infastidisce, e non poco, che tanto il Pastore Paolo Ribet quanto il moderatore della Tavola Valdese, Eugenio Bernardini, entrambi emozionatissimi, si siano spinti a chiamare Papa Francesco così: “fratello”, “caro fratello Francesco”, “caro Papa Francesco”, “caro fratello in Cristo”. Questa è veramente grossa! I poveri martiri valdesi si saranno rivoltati nella tomba. Chiediamoci perché due eminenti personalità del mondo valdese abbiano raggiunto una tale aberrazione storica, morale e soprattutto biblica. Il Signore Gesù disse: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Luca 8:21). Evidentemente, i signori Ribet e Bernardini hanno riconosciuto una o tutte e due le seguenti possibilità:

1) il comportamento dei Papi del cattolicesimo romano corrisponde al dettato biblico;

2) per loro la Bibbia non vale un fico secco e conta soltanto avere buoni rapporti con i preti.

Alla faccia di chi è morto per rispettare il Vangelo.

Arrigo Corazza

 

 

 

Convivenza e matrimonio civile peggiori dell’omicidio?

 24 giugno 2014

 

Dopo le accuse del Papa contro i torturatori, rei di “peccato mortale”, dopo la scomunica comminata dal Papa stesso ai mafiosi, un altro intervento di autorità cattoliche sul “peccato” ha destato scalpore tra le masse, aguzzando nel contempo l’interesse di quei pochi che amano la Bibbia e la considerano il metro di paragone nella morale del cristianesimo.

Si tratta della diatriba tra don Tarcisio Vicario, parroco di Cameri (Novara) e Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; essa dimostra – se ce ne fosse ulteriormente bisogno – quale sia lo stato di grave ignoranza biblica (voluta o no) dei sacerdoti cattolici. L’ignoranza biblica crea confusione e disagio giacché, mettendo da parte volente o nolente la legge di Dio, alla fine ciascuno si limita a pensarla come vuole, mettendo a gravissimo repentaglio non solo la propria salvezza eterna ma anche quella altrui, credendo e insegnando dottrine che sono del tutto antibibliche. Un tempo, almeno, nell’ambito del cattolicesimo si notava più fermezza e uniformità su talune situazioni ma in questo momento non è più così. L’enorme pressione della società chiede oggi al mondo cattolico prese di posizioni francamente impensabili per l’addietro. Mai come adesso il cattolicesimo rischia di andare dove vuole la gente. E questo il papa Francesco ha capito, molto astutamente; pertanto, egli si regola di conseguenza. Con la carota (e qualche lievissima bastonata), papa Francesco manda avanti il cattolicesimo.

Veniamo al caso.

Il parroco di Cameri (Novari), don Tarcisio Vicario, ha asserito, nel bollettino consegnato all’inizio di giugno durante la messa domenicale, che la convivenza e il matrimonio civile sono peggiori dell’omicidio. Queste le ragioni addotte da don Tarcisio: l’omicidio è «peccato occasionale», cancellabile con «pentimento sincero», mentre sia chi convive sia chi «si pone al di fuori del sacramento contraendo il matrimonio civile … vive in un’infedeltà continuativa».

Apriti cielo! Interviene immediatamente – sul sito della diocesi di Novara http://www.diocesinovara.it/diocesi_di_novara/comunicazione/00001662_Il_vescovo___Convivenza_come_omicidio_Inaccettabile_equiparazione_.html – il superiore di don Tarcisio, e cioè il vescovo monsignor Brambilla, dapprima tacendo del tutto sulla condanna del matrimonio civile e poi precisando che si tratta di «inaccettabile equiparazione», chiedendo infine «sinceramente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalle fuorvianti affermazioni del testo pubblicato sul bollettino parrocchiale» di Cameri. Monsignor Brambilla spiega inoltre che «l’esemplificazione, anche se scritta tra parentesi, risulta inopportuna e fuorviante e quindi errata. Inopportuna e sbagliata nei modi, perché semplifica una realtà che è complessa, che tocca le coscienze di ognuno, le sofferenze e le fatiche di moltissime famiglie. Inopportuna ed errata nei contenuti, perché dalle parole di quello scritto, non emerge il volto di una Chiesa che è madre, anche quando vuole essere maestra di vita … Il tema delle separazioni e delle convivenze è uno dei temi di discussione che papa Francesco ha messo sul tavolo per il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, che si terrà in ottobre. La Chiesa di Novara è, come appare anche dalla lettera pastorale Come sogni la Chiesa di domani?, in profonda sintonia con il cammino di Papa Francesco. La Chiesa dev’essere sempre più attenta a tutte le situazioni umane alle quali deve essere annunciato il Vangelo».

Da un punto di vista biblico, c’è da mettersi le mani nei capelli. Non si sa da quale parte iniziare per confutare le affermazioni dei due preti (e non basterebbe un libro!). Il peccato viene trattato a proprio piacimento; si fanno equiparazioni inesistenti nella Bibbia (“peccato mortale”, “peccato veniale”, “peccato peggiore”…). Secondo la Bibbia, il peccato è uno solo: «la violazione (greco: anomìa) della legge» di Dio (1Giovanni 3:4). La convivenza non è migliore o peggiore di altri peccati. È peccato, e basta. Il peccato – quale che sia – allontana la creatura umana da Dio («le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto»: Isaia 59:2). Selezionare i peccati è una delle forme più gravi di arroganza umana. È il solito tentativo della creatura umana di mettersi al posto di Dio e, pertanto, di dominare il prossimo.

Ancora: il parroco di Cameri afferma che anche il matrimonio civile è peggiore dell’omicidio. Se è errore considerare un peccato veniale o mortale, altrettanto sbagliato è pensare che qualcosa sia peccato quando non lo è. Secondo la Parola di Dio, il matrimonio civile non è peccaminoso; lo sarà per alcune autorità cattoliche, che vedono così sminuito il loro potere nel gestire uno dei sacramenti. Il matrimonio prescinde dal rito religioso cattolico. Il matrimonio civile è gradito a Dio: è sempre stato così e sarà sempre così. Prima che esistesse “la chiesa”, miliardi d’individui si sono uniti rispettando le convenzioni civili, della società. Solo assai più tardi, il cattolicesimo si è appropriato questo rito civile, definendolo un “sacramento”. Come consuetudine, si è trattato di un altro tentativo di controllo sociale (si pensi alla “confessione”, ad esempio). Occorre chiedersi perché il vescovo di Novara, così pronto a manganellare il suo sottoposto di Cameri, non abbia detto una sola parola sulla concezione del suo sottoposto circa il matrimonio civile.

Il parroco di Cameri ha ragione quando afferma che la convivenza è un modo di vivere continuo: quindi, il ravvedimento da questo peccato (unione fuori del matrimonio) implica la separazione dei conviventi, la cessazione dei rapporti sessuali tra due persone non coniugate. Ravvedersi dall’omicidio (violazione ovviamente condannata nella Bibbia) non implica, purtroppo, il riportare in vita l’essere umano cui la vita stessa è stata tolta. Si metteranno d’accordo finalmente, le autorità cattoliche, su che cosa sia il peccato e su che cosa sia il ravvedimento conseguente? Se, al solito, non si curano di seguire la Bibbia, allora siano almeno concordi. Immagino che il cattolico si senta sballottato a destra e a manca, e si fa pertanto i fatti suoi. Non si capisce più nulla; sembra che il cattolicesimo sia diventato semplicemente, e sempre di più, un fenomeno di massa stimolato da un Papa che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

Molto ci sarebbe da ridire, biblicamente, sulle affermazioni del vescovo di Novara circa la maternità della Chiesa Cattolica Romana. Il cristiano secondo il N.T. cerca piuttosto la paternità di Dio, e non la maternità della chiesa. La chiesa non è madre (è soltanto l’assemblea dei cristiani); la chiesa non ha alcuna autorità di cambiare il vangelo, ma solo quella di seguirlo, sino alla fine.

Il cattolicesimo romano aspetta il Sinodo dei Vescovi (ottobre 2014) sulla famiglia. Vedremo che cosa accadrà alle cosiddette “situazioni irregolari” (divorzi, convivenze, omosessualità e via dicendo). Vedremo che cosa decideranno i preti. Come che sarà, nessuna chiesa ha il potere di definire “regolare” o “giusto” ciò che è contrario alla volontà di Dio espressa nella Bibbia. Chi si assume questa responsabilità deve cominciare a tremare perché si mette contro Dio. Sulle “situazioni irregolari” l’apostolo Paolo è stato assai chiaro (vedi 1Corinzi 6:9-10, citato per esteso alla fine di quest’articolo). Papa Francesco (o chi per lui) e chiunque voglia seguirlo devono stare molto calmi, molto attenti. La voce del popolo non è quella di Dio (vox populi vox Dei); questa meschina massima non valeva quando Dio organizzava il Suo grandioso piano di salvezza in Cristo Gesù dispiegato nella storia umana. «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5:29; cfr. Atti 4:19). Altro che Sinodo dei Vescovi sulla famiglia! Altro che papa Francesco! Qui siamo alla presenza della maestà assoluta di Dio. Guai a chi cambia (togliendo o aggiungendo al)la Parola di Dio! (Apocalisse 22:18-19: vedi anche Isaia 5:20: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!»)

Chiudiamo tornando all’inizio di quest’articolo, al fatto cioè che il Papa abbia accusato i torturatori di “peccato mortale” e comminato la scomunica ai mafiosi (e perché no ai corrotti? si chiede giustamente Sergio Noto, professore di Storia economica presso l’Università di Verona, che ricorda altri casi di scomunica quali quella contro il comunismo datata 1 luglio 1949: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/23/papa-francesco-la-scomunica-ai-mafiosi-e-perche-no-ai-corrotti/1036736/).

Recenti statistiche sostengono che pochissimi Italiani partecipano alla messa domenicale. Occorre chiedersi: gli altri che non vi partecipano sono consapevoli di commettere un peccato mortale? Perché il Papa non ricorda loro questo, oggi, con la stessa veemenza con la quale tratta altri argomenti? Forse perché ciò non desta ascolto, non piace, perché la vox populi è un’altra, perché ciascuno vuole fare come gli pare (Giudici 17:6; 21:25) e pretendere di essere salvato nel post mortem? Il detto più diffuso, nella massa cattolica, non è «la tua volontà sia fatta, o Dio, ma che sia fatta solo la mia, quando, come e dove voglio … Tanto poi la Chiesa Madre, mi perdona. E se poi non lo fa, pazienza, tanto A ME non succederà nulla».

 

«Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio» (1Corinzi 6:9-10)

 

Arrigo Corazza

La sbornia dei cinque papi

23 maggio 2014

 

Le anime seriamente interessate alla Parola di Dio (e solo a quella) pensavano – un po’ ingenuamente, invero – che dopo la solenne sbornia del 27 aprile (beatificazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II), che ha visto coinvolti ben quattro papi (due vivi e due defunti), i dirigenti del cattolicesimo avrebbero concesso un po’ di requie. Invano! L’afflizione, causata da accadimenti del genere, continua (cfr. Atti 17:16).

Il cattolicesimo sa come reagire a momenti di gravissima crisi, quale ad esempio quella che precedette la nomina di papa Francesco. Tale nomina ha dato la stura a una situazione davvero senza precedenti, con nuovi fatti, aperture inusitate e con una risurrezione (apparente) spirituale inaspettata, giacché ogni sorta di scandalo stava affossando il Vaticano (le dimissioni di Ratzinger lo testimoniano). In realtà, l’analisi storica sul cattolicesimo romano dimostra che, nella lunga durata, esso riesce sempre non solo a resistere ma anche a tirare fuori soluzioni geniali, a guisa di colpi di coda ben assestati, che rimettono in carreggiata il veicolo traballante.

Dopo la beatificazione del papa “buono” (Giovanni XXIII) e il papa polacco, subito è stata annunciata la prossima beatificazione di Paolo VI (papa Montini), probabilmente il 19 ottobre prossimo. La decisione va ascritta a papa Francesco, che ha messo in movimento la Congregazione delle Cause dei Santi. In verità, già prima di papa Francesco, il papa tedesco aveva magnificato le “virtù eroiche” di papa Montini (dicembre 2012). Mancava, tuttavia, il miracolo compiuto da Paolo VI, necessario a sancire la beatificazione. Detto e fatto: l’alacre postulatore vaticano padre Antonio Marrazzo ha individuato il possibile miracolo.

Questa la ricostruzione de “La Repubblica”: http://www.repubblica.it/esteri/2014/05/06/news/paolo_vi_sar_beato_riconosciuto_il_suo_miracolo-85377221/

«Il miracolo preso in esame … è stato la guarigione avvenuta negli Stati Uniti nel 2001 di un feto che al quinto mese di gravidanza si trovava in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, la presenza di liquido nell’addome e l’assenza di liquido nel sacco amniotico. Tanto che la diagnosi parlava di morte del piccolo nel grembo materno, o di gravissime malformazioni future, e aveva consigliato anche la possibilità di un’interruzione di gravidanza.

Il bambino “miracolato”. La mamma però rifiutò e, su suggerimento di una suora italiana che l’aveva conosciuto, si rivolse nella preghiera all’intercessione di Montini. Successive analisi mostrarono il miglioramento della situazione e la nascita avvenne all’ottavo mese con parto cesareo, con il neonato in buone condizioni generali. La salute del bambino, ora diventato adolescente, è stata poi costantemente monitorata. Il 12 dicembre scorso la consulta medica del dicastero per le Cause dei Santi ha certificato l’inspiegabilità della guarigione, mentre il 18 febbraio i teologi della Congregazione hanno riconosciuto l’intercessione di Montini. Oggi la conferma definitiva da parte del consesso dei cardinali e vescovi».

 

Che cosa dire, alla luce della Sacra Scrittura (vedi sotto)? Si rimane davvero interdetti. È questo il primo caso di un miracolo compiuto su un essere umano, ancora da venire al mondo? Non sappiamo. Quel che sappiamo è che cosa ci aspetta, quasi ogni giorno, nel cattolicesimo di Francesco. Magari, presto o tardi, ci sarà il miracolo compiuto su un essere umano ancora da concepire … A questo punto, nel mondo dei santi, manca all’appello papa Luciani, l’affabilissimo bellunese che regnò soltanto trentatré giorni. La sua causa di canonizzazione è aperta dal 2003. È in odore di santità dopo il presunto miracolo su un malato pugliese, tale Giuseppe Denora. Quindi, non spetterà a papa Luciani il miracolare un essere umano ancora da concepire … Nel frattempo, aspettiamo con legittima curiosità che arrivi qualcuno che lo faccia, continuando a leggere e a mettere in pratica la Parola del Signore, la Bibbia, e guardando alle cose di lassù (Colossesi 3:1ss).

Arrigo Corazza

 

La venerazione di Maria e dei santi è un fenomeno clamoroso, che va spiegato da un punto di vista biblico e da un punto di vista storico-religioso. Tale venerazione è certo il prodotto della superstizione, a sua volta procurata dall’ignoranza della Parola di Dio e dal mancato riconoscimento dell’efficacia salvifica e mediatrice di Cristo Gesù. Eppure, come risulta da un’analisi persino superficiale del N.T., nella sfera dei rapporti tra il mondo divino (spirituale ed eterno) e il mondo umano (carnale e passeggero), la posizione di Cristo appare intoccabile e salda. Da taluni fondamentali enunciati di Paolo (1Cor 1:24; 8:6; 15:21-22; 2Cor 4:4; Col 1:13-18; 2:9; Rm 5:4; Fil 2:5-11) apprendiamo che Cristo è:

– il Signore (kyrios), potenza e sapienza di Dio,

– immagine dell’invisibile Dio,

– preesistente alla creazione,

– il nuovo Adamo, mediatore cosmologico in quanto artefice del creato e in quanto il creato stesso esiste in lui e verso di lui converge quale fine supremo.

 

Nel suo vangelo, Giovanni specifica che Cristo è Dio, è la Parola (Logos) di Dio incarnata, è via, verità, vita, è il buon pastore (Gv 1:1-14; 14:16; 20:28). Cristo è Dio, dato che «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2:9); in altro luogo (Tt 2:13), Paolo lo definisce «nostro grande Iddio e Salvatore» (vedi anche il testo greco di Rm 9:5, riguardo al quale vige una duplice traduzione secondo l’interpunzione adottata; la maggioranza dei traduttori propende correttamente per l’equivalenza Cristo = Dio). Nello stesso tempo, però, Gesù è vero uomo, come si desume da altri brani paolini: Cristo proviene dal seme di Abramo (Gal 3:16), dai patriarchi (Rm 9:5) e da Davide (Rm 1:5), essendo nato da donna e sotto la legge mosaica (Gal 4:4).

Dunque, per i cristiani, tanto la divinità di Cristo e la sua preesistenza al creato, quanto il suo irrompere nella realtà umana dal seno di Maria (a Betlemme, in Palestina, nel I secolo) costituiscono argomenti di fede essenziali ed irrinunciabili. Cristo Gesù uomo è davvero «il solo mediatore tra Dio e gli uomini», poiché «diede se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1Tm 2:5-6; cfr. anche 1Gv 2:1-2). In virtù di tale unico, irripetibile (Eb 9:28), supremo sacrificio, Gesù Cristo è il Signore, l’unico Salvatore, nella Chiesa, (ch’è il suo corpo), di tutte le genti (Ef 5:23; At 2:47).

Dunque, se Gesù Cristo

– rappresenta il grado massimo della salvezza;

– vanta il primato assoluto sull’intera creazione;

– con il suo sacrificio, valido nell’universalità del tempo e dello spazio, ha dato la salvezza a tutti coloro che credono;

– nella sua funzione mediatrice appieno risolve in sé il difficile ricongiungimento dell’umano col divino;

allora come mai esiste presso i cattolici un mondo di mediatori ben stabilito, vale a dire il pantheon dei santi con Maria in testa (per singolare coincidenza, il Pantheon, il tempio di tutti gli dèi, eretto a Roma da Agrippa nel 27 a.C., venne trasformato in chiesa nel 609 d.C., costituendo così il primo esempio accertato di architettura religiosa pagana consacrata alla Vergine e a tutti i santi)?

Infatti, questi mediatori, che a nulla servono se Cristo adempie quanto detto sopra, sono innumerevoli (del resto, in Italia erano innumerevoli anche gli dèi pagani: Petronio, nel suo Satyricon, 17, scritto nel I secolo d.C., pone in bocca ad una donna della Campania queste parole: «Il nostro paese è così popolato di divinità, che è più facile incontrarvi un dio che un uomo»).

Arrigo Corazza

Il Papa, la donna nella Chiesa e il collegio apostolico senza la Madonna

17 marzo 2014

 

Durante il suo viaggio in aereo da Rio de Janeiro a Roma (fine luglio 2013), pur essendo un po’ stanco, il Papa ha risposto, in piedi, per un’ora e venti alla raffica di domande dei giornalisti presenti. Ecco qualche perla del suo repertorio. Ciò che sorprende non è tanto (o non solo) quel che il Papa dice (così in questa, come in altre occasioni), ma che nessuno dei presenti sia mai in grado di aprire un contraddittorio (basato sulla Parola di Dio, aggiunge il cristiano che segue la Bibbia). Intanto, i mezzi di comunicazione impazziscono di gioia ogni volta che il Papa parla …

Alla domanda «quale ruolo per le donne nella Chiesa?», il Papa risponde:

«una Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza la Madonna. E la Madonna è più importante degli apostoli. La Chiesa è femminile perché è sposa e madre. Si deve andare più avanti, non si può capire una Chiesa senza le donne attive in essa. Nella Chiesa si deve pensare alla donna in questa prospettiva. Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Bisogna farlo. Per quanto riguarda l’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e ha detto no, Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa. Ma ricordiamo che Maria è più importante degli apostoli vescovi, e così la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti».

Assai perplesso, il lettore del N.T. si chiede quali basi bibliche abbiano queste affermazioni. Il soggetto principale del pensiero di Bergoglio è Maria, la madre di Gesù, la Madonna del cattolicesimo romano. Ora, bisogna notare che, fuori dei quattro vangeli, l’ultima citazione di Maria nel N.T. è al principio degli Atti degli Apostoli (1:14). Maria scompare, mentre il collegio apostolico (ripristinato nel numero di dodici in Atti 1:15ss) comincia la propria attività, che guiderà la neonata Chiesa di Cristo nella storia dei primi settant’anni almeno (da Atti ad Apocalisse). In Efesini 2:20, l’apostolo Paolo sostiene che noi siamo edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù la pietra angolare. Non si parla di Maria. Quindi, non corrisponde a verità l’affermazione di Bergoglio. Si tratta di una pura invenzione teologica (non si dimentichi che Bergoglio è un gesuita, nella fattispecie il primo Papa gesuita). Per quanto concerne l’autorità di guidare la Chiesa nell’adempiere la volontà di Cristo, il collegio apostolico, voluto da Cristo stesso per il bene della Chiesa, non ha mai avuto niente a che spartire con Maria. Quindi, Maria non è per nulla più importante degli apostoli vescovi.

Quanto al sacerdozio delle donne, se la Chiesa Cattolica ha parlato e ha detto no, nella figura di Giovanni Paolo II (che sarà canonizzato a fine aprile di quest’anno), perché mai dire che «la donna nella Chiesa è più importante dei vescovi e dei preti»? Siccome Bergoglio non può negare l’infallibilità del Papa polacco, è costretto comunque ad affermare qualcosa di suo, che, al solito, non ricorre nel N.T. Nella Chiesa descritta dal N.T., quella fondata da Cristo e guidata dal collegio apostolico (e non da Maria o da altra persona – uomo o donna che sia), nessuno è più importante degli altri. Ci sono ruoli diversi, servizi diversi ma tutti i credenti sono di pari valore. Solo Cristo è il Signore, benedetto in eterno, perché egli è Dio, la Parola fatta carne (Giovanni 1:1-14), crocifisso per noi. Se secondo Paolo (1Corinzi 14:34), la donna deve tacere nelle assemblee, allora come fa la donna ad essere più importante dei vescovi (i preti del cattolicesimo non esistevano al tempo del N.T.: tutti i cristiani erano sacerdoti)? Papa Bergoglio ha mai letto 1Corinzi 14:34? Certamente sì. Qualcuno dei giornalisti che hanno raccolto le affermazioni del Papa ha mai letto 1Corinzi 14:34, Efesini 2:20, Atti 1:14 e via dicendo? Se sì, allora perché – visto che al Papa si fanno sempre molte domande – non si è fatto notare che le cose nella Chiesa del N.T. giravano in modo diverso?

Arrigo Corazza

Il Papa e il vangelo in autobus, quando non si difendono le tasche

17 marzo 2014

 

Domenica 16 marzo 2014, alle ore 16, il Papa si reca in visita alla Parrocchia di Santa Maria dell’Orazione a Setteville di Guidonia (zona periferica piuttosto disastrata a nord di Roma). La gente sale persino sui tetti per salutarlo (come al tempo delle acrobazie di Zaccheo per vedere il Signore Gesù: Lc 19). C’è poi il solito contorno fatto di disabili (e familiari), di circa trecento bambini (e familiari), con la loro vampa colorata di magliette, rosari, foulard … C’è poi il solito resoconto sui mezzi di comunicazione, che approfittano persino di ogni respiro del Papa per scrivere di lui. Riportiamo ora alcune affermazioni del Papa, che ha detto qualcosa che fa molto piacere a chi ama la Bibbia:

«bisogna chiedere la grazia per non avere vergogna della fede»;

«Gesù ti chiedo di mandarmi lo Spirito Santo perché mi faccia coraggioso in modo da non avere paura» (la preghiera dei bimbi secondo il Papa);

«mettetevi in cammino» perché «Dio ha voluto salvare un popolo che cammina»;

«chi si ferma è come l’acqua che ristagna, si corrompe»;

attenzione a non «errare invece di camminare, cioè fare turismo»;

«le persone che non sono in cammino si corrompono»;

attenzione a «fare il cammino giusto, non sbagliare strada peccando. E allora abbiamo bisogno di chiedere perdono al Signore per continuare a camminare» per «essere sempre in cammino con Lui che ci difende dalle trappole di questo andare in cammino»;

«certo nel bus siamo costretti a mantenere l’equilibrio ma anche a difendere le tasche. Ma se sei seduto puoi leggere qualche parolina del Vangelo»;

«quali sono i compiti principali del cristiano? La messa domenicale? Il digiuno? L’astinenza? No, il primo compito è ascoltare la Parola di Dio che fa più forte e robusta la nostra fede»;

colloquio con un penitente fittizio: «Ma padre, io ascolto tanto. Ascolti, sì, ma cosa? Le chiacchiere delle persone, la tv, la radio»;

«prendiamo ogni giorno un po’ di tempo per ascoltare la parola di Gesù, a casa abbiamo il Vangelo per nutrirci: è il pasto più forte per l’anima. Dobbiamo prendere ogni giorno alcuni minuti per nutrirci della Parola del Vangelo. Il Vangelo sia sempre con noi. I martiri come santa Cecilia portavano sempre il Vangelo».

 

A chi vuole essere cristiano seguendo unicamente la Bibbia, fa molto piacere sentire che il Papa esorti ad ascoltare la Parola di Dio, che rende più forte e robusta la nostra fede, a leggere il Vangelo, che sta sempre con noi, quel Vangelo che è il nutrimento più robusto per l’anima.

Tuttavia, occorre chiedersi come mai il Papa oggi dica di leggere e mettere in pratica il Vangelo quando, dalla seconda metà del Cinquecento, la Bibbia in lingua volgare fu messa all’Indice dei libri proibiti, causando una gravissima crisi culturale che spiega nel lungo periodo l’analfabetismo dilagante per molti secoli nel nostro Paese. A quel tempo le autorità vaticane erano assai sospettose verso chiunque leggesse la Bibbia in proprio, senza l’intermediazione della Chiesa Cattolica e dei preti (tutto, ovviamente, veniva fatto in latino, con buona pace della comprensione da parte delle masse). L’occhiuto controllo della Chiesa Cattolica derivava dal dramma della Riforma protestante, che aveva scosso fin dalle fondamenta la Chiesa stessa. I protestanti, in nome della sola Scrittura, della sola fede e della sola grazia, stavano mettendo a serio repentaglio quel mondo religioso che aveva dominato l’Occidente e per così tanto tempo. I protestanti (tutti d’origine cattolica) tentavano di battere in breccia il cattolicesimo.

Ora, siccome secondo la teologia cattolica il Papa è infallibile (Concilio Vaticano I, 1870), bisogna chiedersi – per non fare la solita figura degli sciocchi – come mai, dal Concilio Vaticano II (1962-1965, peraltro l’ultimo nel cattolicesimo), la Chiesa Cattolica promuova la lettura della Bibbia … I Papi del Cinquecento e quelli contemporanei vanno d’accordo oppure no? Chi sono i Papi infallibili? Quelli del Cinquecento o quelli di oggi? Ma non sono stati tutti eletti dallo Spirito Santo? Perché si contraddicono spesso?

Domandiamoci: il Papa non rischia chiedendo ai giovani di leggere il Vangelo mentre, guardinghi come le faine, viaggiano in autobus nella periferia a nord di Roma? Potrebbe darsi che questi giovani, in un futuro più o meno prossimo, reclamino il conto, e cioè perché mai ci debba essere un Papa che incita a leggere la Bibbia quando nella Bibbia stessa non esiste l’idea del papato o della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non è una palese contraddizione? Assai probabilmente, il Papa sa che pochi andranno a leggere il Vangelo e che la sua posizione non sarà mai smossa, cosa che invece non accadde dal 1517 in poi, quando anche l’autorità politica cominciò a mettere in dubbio il potere del cattolicesimo, consentendo la diffusione delle dottrine protestanti. Oggi l’acquiescenza delle masse, dei mezzi di comunicazione e della politica verso la Chiesa Cattolica è palese. Dicendo ai giovani di leggere il Vangelo, il Papa assomiglia al dottore che invita i pazienti di una certa età a fare prevenzione (i maschietti controllino la prostata e le femminucce facciano la mammografia …). Figuriamoci! Pur sapendo come andrà a finire, il dottore è tenuto a dirlo (ma pochissimi lo fanno).

Nonostante le proibizioni, la Bibbia è stata sempre oggetto di lettura e pratica; altrettanto spesso, però, non è (stata) letta, nonostante la libertà di cui alla fine, e giustamente, tutti godiamo. I tempi cambiano. Oggi non siamo più all’epoca della Riforma (o di ogni altra riforma tesa a tornare al cristianesimo descritto nel N.T.); siamo nell’età di Internet, dei mezzi di comunicazione spiccioli, e via dicendo; siamo ai tempi della propaganda per la quale è assai più importante apparire che essere.

Comunque, bene ha fatto il Papa, che conosce i suoi fedeli, a invitare a leggere e a praticare la Parola di Dio. Meglio sarebbe stato, però, se si fosse spogliato, pubblicamente e per sempre, come fece il suo caro Francesco d’Assisi, delle sue prerogative, basate non sulla Bibbia ma sulla forza della tradizione storica.

La Parola di Dio permane in eterno, mentre i Papi passano, più o meno lentamente, uno alla volta, o forse, addirittura, due insieme …

Arrigo Corazza