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Due domande sulla divinità di Gesù

 

18 novembre 2015

 

Un lettore ci ha posto due domande circa la divinità di Gesù. Questa la replica.

 

Caro * * *,

Rispondo ai Suoi due quesiti. E rispondo in proprio, come cristiano che intenda seguire unicamente il Nuovo Testamento. Non sono né il seguace né il rappresentante di alcuna “teologia”, creata da singole persone o da “chiese”. Cerco di studiare la Parola di Dio e di applicarla concretamente alla mia vita di credente in Cristo Gesù. Altrettanto fanno i membri della Chiesa di Cristo in Pisa. Ciò ci permette di essere assemblea di Cristo in Pisa in tutta libertà e pienezza spirituale. Ci ritroviamo insieme perché abbiamo i medesimi fondamenti spirituali riscontrabili nella Parola di Dio.

Le mie risposte ai Suoi quesiti esprimono la mia più profonda convinzione circa la figura e l’opera di Gesù di Nazareth. Ciascuno risponderà personalmente a Dio onnipotente nel giorno del giudizio finale.

Le mie risposte saranno quanto più sintetiche possibili, perché credo profondamente che siffatti formidabili argomenti (tra cui quello della divinità di Gesù, oggetto della Sua richiesta) debbano essere trattati de visu in tutta la loro ampiezza.

Per me, parlare della divinità di Gesù significa attenermi esclusivamente al dato biblico. Tutte le ricerche e le dottrine venute dopo il Nuovo Testamento non m’interessano: mi riferisco alla cosiddetta “trinità” o alle idee di Ario o di Pinco Pallino. Spiegare la realtà di “tre persone in un unico Dio” o cose del genere non spetta a me; anzi, credo proprio che non sia competenza di nessuno, vista l’impossibilità. Le affermazioni della Bibbia possono certamente essere “spiegate” quando esse siano indiscutibilmente chiare e comprensibili alla ragione del credente perché la Bibbia stessa le spiega. La “teologia” creata alla morte dell’ultimo apostolo (Giovanni) ha precipitato il cosiddetto “mondo cristiano” nella confusione e, quindi, nella contestazione. È per questa ragione che, ai fini della salvezza, io non considero tutto il pensiero posteriore al Nuovo Testamento. Studiare questo pensiero, questa teologia è un’afflizione dello spirito (cfr. Paolo ad Atene: Atti 17:16).

Dico solo che PER ME (e per molti altri cristiani come me sparsi in tutto il mondo) la Sacra Scrittura dichiara senza dubbio che Gesù di Nazareth è Dio. Dio “maiuscolo”, dio “minuscolo”? “Il Dio” o “un dio”? “Dio maggiore” (non do maggiore …) o “dio minore”? Mah.

Rispondo alla Sua prima domanda («Esistono dei versetti dai quali si possa concretamente dedurre che Gesù sia Dio?»):

Sì, i versetti sono i seguenti:

Giovanni 1:1-18.

Tito 2:13.

2Pietro 1:1.

Ebrei 1:8.

Romani 9:5 – Non essendovi interpunzione nei manoscritti originali, qui si può tradurre in due modi: «ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!»; «ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo. Dio, che è sopra tutte le cose, sia benedetto in eterno. Amen!». La maggior parte degli studiosi, per motivi sia grammaticali sia stilistici in Paolo, propende per la prima resa («il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno»).

Giovanni 1:18 – In questo versetto, la critica testuale è incline a considerare che “Unigenito Dio” sia lezione migliore e più probabile di “Unigenito Figlio”.

Efesini 5:5 – Qui è assai significativo che «di Cristo e Dio» siano uniti, nell’originale greco, in un solo articolo.

Inoltre, a livello concettuale occorre considerare alcuni altri versetti:

Colossesi 2:9.

Filippesi 2:6.

Ebrei 13:8.

Per me questi possono bastare. Nessun Ebreo del tempo di Gesù (e i primi cristiani erano tutti Ebrei …), si sarebbe minimamente sognato persino di adombrare la realtà della divinità di Gesù se essa non fosse stata tale per lui (cfr. sopra il caso di Romani 9:5; Efesini 5:5; Filippesi 2:6).

Leggendo il Nuovo Testamento per filo e per segno, io traggo l’assoluta sicurezza che per i primi cristiani Gesù era Dio, e che per questo il Suo sacrificio (vedi lettera agli Ebrei) aveva un valore perfetto riguardo alla salvezza del genere umano. Per me, Arrigo Corazza, il Nuovo Testamento insegna che Gesù è Dio (e qui mi fermo, come spiegato sopra).

Rispondo ora alla Sua seconda domanda («Un cristiano che non crede che Cristo sia Dio ma crede che Gesù sia  il Figlio di Dio, il Messia, l’Unto del Signore, e quindi crede  che Gesù è Colui che si è sacrificato sulla croce per liberarci dai nostri peccati, [ribadisco: pur non credendo che Gesù sia Dio] è salvato ugualmente o professa una dottrina differente da quella esposta dalla Bibbia?»).

Stante la divinità di Gesù, non può esservi un figlio di Dio, un messia (unto del Signore) e via dicendo, che non essendo Dio, possa conferire la liberazione dai nostri peccati. O Gesù è Dio, l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo (Giovanni 1:29), oppure è soltanto uno dei tanti angeli, messia, bravi personaggi o maestri che hanno calcato le vie del mondo. Il Salvatore è Dio, non la creatura di Dio.

Distinti saluti,

Arrigo Corazza 

* * *

«Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sonomorirete nei vostri peccati» (Giovanni 8:24)

* * *

«Colui che non riconosce la divinità di Gesù Cristo non accetta pienamente il vangelo di Cristo. Nel vangelo non vi sono mezze verità, o mezze misure; o si accetta totalmente il vangelo, o non lo si accetta affatto» (Bruno Padoan)

 

 

Il Papa e il vangelo in autobus, quando non si difendono le tasche

17 marzo 2014

 

Domenica 16 marzo 2014, alle ore 16, il Papa si reca in visita alla Parrocchia di Santa Maria dell’Orazione a Setteville di Guidonia (zona periferica piuttosto disastrata a nord di Roma). La gente sale persino sui tetti per salutarlo (come al tempo delle acrobazie di Zaccheo per vedere il Signore Gesù: Lc 19). C’è poi il solito contorno fatto di disabili (e familiari), di circa trecento bambini (e familiari), con la loro vampa colorata di magliette, rosari, foulard … C’è poi il solito resoconto sui mezzi di comunicazione, che approfittano persino di ogni respiro del Papa per scrivere di lui. Riportiamo ora alcune affermazioni del Papa, che ha detto qualcosa che fa molto piacere a chi ama la Bibbia:

«bisogna chiedere la grazia per non avere vergogna della fede»;

«Gesù ti chiedo di mandarmi lo Spirito Santo perché mi faccia coraggioso in modo da non avere paura» (la preghiera dei bimbi secondo il Papa);

«mettetevi in cammino» perché «Dio ha voluto salvare un popolo che cammina»;

«chi si ferma è come l’acqua che ristagna, si corrompe»;

attenzione a non «errare invece di camminare, cioè fare turismo»;

«le persone che non sono in cammino si corrompono»;

attenzione a «fare il cammino giusto, non sbagliare strada peccando. E allora abbiamo bisogno di chiedere perdono al Signore per continuare a camminare» per «essere sempre in cammino con Lui che ci difende dalle trappole di questo andare in cammino»;

«certo nel bus siamo costretti a mantenere l’equilibrio ma anche a difendere le tasche. Ma se sei seduto puoi leggere qualche parolina del Vangelo»;

«quali sono i compiti principali del cristiano? La messa domenicale? Il digiuno? L’astinenza? No, il primo compito è ascoltare la Parola di Dio che fa più forte e robusta la nostra fede»;

colloquio con un penitente fittizio: «Ma padre, io ascolto tanto. Ascolti, sì, ma cosa? Le chiacchiere delle persone, la tv, la radio»;

«prendiamo ogni giorno un po’ di tempo per ascoltare la parola di Gesù, a casa abbiamo il Vangelo per nutrirci: è il pasto più forte per l’anima. Dobbiamo prendere ogni giorno alcuni minuti per nutrirci della Parola del Vangelo. Il Vangelo sia sempre con noi. I martiri come santa Cecilia portavano sempre il Vangelo».

 

A chi vuole essere cristiano seguendo unicamente la Bibbia, fa molto piacere sentire che il Papa esorti ad ascoltare la Parola di Dio, che rende più forte e robusta la nostra fede, a leggere il Vangelo, che sta sempre con noi, quel Vangelo che è il nutrimento più robusto per l’anima.

Tuttavia, occorre chiedersi come mai il Papa oggi dica di leggere e mettere in pratica il Vangelo quando, dalla seconda metà del Cinquecento, la Bibbia in lingua volgare fu messa all’Indice dei libri proibiti, causando una gravissima crisi culturale che spiega nel lungo periodo l’analfabetismo dilagante per molti secoli nel nostro Paese. A quel tempo le autorità vaticane erano assai sospettose verso chiunque leggesse la Bibbia in proprio, senza l’intermediazione della Chiesa Cattolica e dei preti (tutto, ovviamente, veniva fatto in latino, con buona pace della comprensione da parte delle masse). L’occhiuto controllo della Chiesa Cattolica derivava dal dramma della Riforma protestante, che aveva scosso fin dalle fondamenta la Chiesa stessa. I protestanti, in nome della sola Scrittura, della sola fede e della sola grazia, stavano mettendo a serio repentaglio quel mondo religioso che aveva dominato l’Occidente e per così tanto tempo. I protestanti (tutti d’origine cattolica) tentavano di battere in breccia il cattolicesimo.

Ora, siccome secondo la teologia cattolica il Papa è infallibile (Concilio Vaticano I, 1870), bisogna chiedersi – per non fare la solita figura degli sciocchi – come mai, dal Concilio Vaticano II (1962-1965, peraltro l’ultimo nel cattolicesimo), la Chiesa Cattolica promuova la lettura della Bibbia … I Papi del Cinquecento e quelli contemporanei vanno d’accordo oppure no? Chi sono i Papi infallibili? Quelli del Cinquecento o quelli di oggi? Ma non sono stati tutti eletti dallo Spirito Santo? Perché si contraddicono spesso?

Domandiamoci: il Papa non rischia chiedendo ai giovani di leggere il Vangelo mentre, guardinghi come le faine, viaggiano in autobus nella periferia a nord di Roma? Potrebbe darsi che questi giovani, in un futuro più o meno prossimo, reclamino il conto, e cioè perché mai ci debba essere un Papa che incita a leggere la Bibbia quando nella Bibbia stessa non esiste l’idea del papato o della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non è una palese contraddizione? Assai probabilmente, il Papa sa che pochi andranno a leggere il Vangelo e che la sua posizione non sarà mai smossa, cosa che invece non accadde dal 1517 in poi, quando anche l’autorità politica cominciò a mettere in dubbio il potere del cattolicesimo, consentendo la diffusione delle dottrine protestanti. Oggi l’acquiescenza delle masse, dei mezzi di comunicazione e della politica verso la Chiesa Cattolica è palese. Dicendo ai giovani di leggere il Vangelo, il Papa assomiglia al dottore che invita i pazienti di una certa età a fare prevenzione (i maschietti controllino la prostata e le femminucce facciano la mammografia …). Figuriamoci! Pur sapendo come andrà a finire, il dottore è tenuto a dirlo (ma pochissimi lo fanno).

Nonostante le proibizioni, la Bibbia è stata sempre oggetto di lettura e pratica; altrettanto spesso, però, non è (stata) letta, nonostante la libertà di cui alla fine, e giustamente, tutti godiamo. I tempi cambiano. Oggi non siamo più all’epoca della Riforma (o di ogni altra riforma tesa a tornare al cristianesimo descritto nel N.T.); siamo nell’età di Internet, dei mezzi di comunicazione spiccioli, e via dicendo; siamo ai tempi della propaganda per la quale è assai più importante apparire che essere.

Comunque, bene ha fatto il Papa, che conosce i suoi fedeli, a invitare a leggere e a praticare la Parola di Dio. Meglio sarebbe stato, però, se si fosse spogliato, pubblicamente e per sempre, come fece il suo caro Francesco d’Assisi, delle sue prerogative, basate non sulla Bibbia ma sulla forza della tradizione storica.

La Parola di Dio permane in eterno, mentre i Papi passano, più o meno lentamente, uno alla volta, o forse, addirittura, due insieme …

Arrigo Corazza

Maniglie del cattolicesimo: concili e Lourdes

10 marzo 2014

IL CONCILIO VATICANO II: BUSSOLA PER LA FEDE?

Esattamente mezzo secolo fa (11 ottobre 1965) aveva inizio il Concilio Vaticano II, sorprendentemente voluto e annunciato alla fine del 1959 da un Papa, Giovanni XXIII (il cosiddetto “Papa buono”), oramai ottuagenario, e pertanto ritenuto dai più fuorigioco (insomma: un Papa di transizione). Il Concilio Vaticano II, il ventunesimo e ultimo nella storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, si chiuse tre anni più tardi, il 7 dicembre 1965, durante il pontificato di Paolo VI. Vi parteciparono circa duemilacinquecento tra cardinali, patriarchi, vescovi di tutto il mondo, che, in totale, promulgarono quattro Costituzioni, tre dichiarazioni e nove decreti.

Per i cattolici, nel bene o nel male – secondo i punti di vista –, il Concilio Vaticano II ha segnato di sé, e per sempre, la storia del cattolicesimo romano, dando origine a una serie infinita di discussioni, che non si sono ancora placate.

In occasione del cinquantenario, uno dei due Papi del cattolicesimo, il tedesco Joseph Ratzinger, che vi partecipò quale giovane teologo e consulente del cardinale Josef Frings, ha affermato che «bisogna ritornare ai documenti del Concilio» e «liberarli da un massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti», perché «sono una bussola pure oggi, in un tempo che continua a essere segnato da dimenticanza e sordità nei confronti di Dio».

Qualche legittima riflessione sorge in chi ama la Parola di Dio (la Bibbia) e intende metterla in pratica nella propria vita quale unica fonte di fede. Se è vero che, secondo i teologi cattolici, le decisioni conciliari sono il prodotto dello Spirito Santo, allora come mai finora sono stati necessari ventuno concili (da studiare criticamente sul volume di Denzinger, insieme con altri documenti del cattolicesimo)? È possibile che lo Spirito Santo, che ci ha dato la Bibbia, abbia bisogno di esprimersi nei Concili del cattolicesimo? Forse i Concili si fanno per aumentare la confusione o per placarla? Perché a distanza di mezzo secolo il Papa invoca il ritorno ai documenti conciliari? Che cosa è successo nel frattempo? Perché invocare la disincrostazione dalle interpretazioni del Concilio Vaticano II? A ben guardare, la richiesta è alquanto sorprendente e bizzarra (è il bue che dice cornuto all’asino …), perché i Concili non sono altro che evidenti e pesanti incrostazioni storiche depositate sulla Bibbia.

La realtà è che ogni tempo (lo insegna la Bibbia, da cui tutto nasce, religiosamente parlando) è dimentico del Signore e sordo ai Suoi richiami. L’unica bussola che porti orientamento e guida nella vita di chi crede in Dio tramite Cristo Gesù è la Bibbia, opera dello Spirito Santo. La Bibbia non ha bisogno di concili per essere interpretata.

I Concili cattolici (e compagnia bella nel protestantesimo) non portano da nessuna parte, specie alla salvezza eterna: essi sono solo il risultato dell’intromissione umana nelle cose di Dio.

La realtà è che il cattolicesimo, come si vedrà più sotto, è ancorato a tutto tranne che alla Parola di Dio, quella vera, eterna. Se la bussola sono i Concili, allora siamo messi male; se un perno fondamentale del cattolicesimo è Lourdes, allora siamo veramente disperati. Cristo è morto invano.

 

UN LIBRO SU LOURDES

La storia delle presunte apparizioni della Madonna al Lourdes è vecchia e risaputa. In proposito è uscito lo scorso anno l’ennesimo libro a cura di Vittorio Messori, noto giornalista cattolico, autore di vari contributi d’indole religiosa spalmati nell’arco di alcune decadi e presenza costante nelle trasmissioni televisive dedicate ai temi del cattolicesimo. Il titolo è indicativo: Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, Mondadori, pp. 294, € 18,50.

Sarà sicuramente assai interessante, per farsi un’idea della questione, leggere il libro, che si annuncia corposo e ben documentato. Qui nulla si può dire finora (del resto, nessun libro può essere giudicato senza che sia stato dapprima letto). Nell’attesa, sempre per rispondere al quesito su che cosa veramente conti nel cattolicesimo, è molto utile leggere le affermazioni di chi ha recensito il libro, perché sono eloquenti su come girino certe cose nel nostro Paese quando si parla di cattolicesimo. Il noto scrittore Armando Torno (Milano, 1953) ha dedicato all’opera di Messori sul Lourdes un articolo su “Il Corriere della Sera” del 8 ottobre 2012 (http://www2.italialaica.it/news/rassegnastampa/37920).

Chi ama il Signore e la Bibbia, la Sua Parola, si prepari a rabbrividire, leggendo talune affermazioni sia di Torno sia di Messori. E si consoli pensando alla gloria di Dio in Cristo Gesù e alla grandezza della Bibbia, che è la Parola di Dio.

Torno dice: «Lourdes non ha bisogno di spiegazioni, perché da oltre un secolo e mezzo è al centro della fede cattolica».

Però! Che dire? Si rimane senza fiato dinanzi a siffatte asserzioni: in primo luogo, perché fenomeni del genere richiedono molte spiegazioni, eccome! dato ch’è in gioco la vita eterna, e, in secondo luogo, perché è preoccupante ritenere che Lourdes sia il centro della fede cattolica da un secolo e mezzo! Ma la fede del cattolico non dovrebbe essere incentrata su Gesù il Cristo? Allora: che cosa si sono persi i cattolici vissuti prima di Lourdes? Evidentemente poco o niente: avranno avuto qualche altra cosa simile (le solite nuove rivelazioni, i soliti miracoli ricorrenti nella tradizione cattolica).

D’autorità, Pio XI beatificò nel 1925 e canonizzò nel 1933 Bernadette Soubirous, la quattordicenne analfabeta che nella nicchia della roccia di Massabielle, dall’11 febbraio al 16 luglio del 1858, vide una figura di biancovestita, che le disse … Da allora, il mondo cattolico non è stato più lo stesso; fiumi d’inchiostro sono stati versati, milioni e milioni di credenti si sono recati in pellegrinaggio a Lourdes (e continuano a farlo, nella misura di cinque milioni ogni anno, più che a La Mecca).

Torno riporta una confidenza di Messori, e chiosa «Come Ratzinger sono nato il 16 aprile e questo giorno è quello della morte di Bernadette e quindi la data della sua festa liturgica. Ma a parte tale aspetto, la chiave del libro va cercata in una convinzione che è salda in me: non è semplicismo apologetico, ma mera logica, affermare: “Se Lourdes è vera, allora tutto è vero”». Un sillogismo speciale, perché se Lourdes è «vera», il Credo della tradizione cattolica è «vero»: Dio esiste, Gesù è il Cristo, la Chiesa guidata dal Papa è custode e garante di tali verità».

Ancora una volta: che dire? Come si fanno a pensare e a scrivere cose del genere? Il cristiano ha tutt’altra convinzione, basata sulla testimonianza della Parola di Dio; e cioè che, indipendentemente da Lourdes, Dio esiste, che Gesù è il Cristo, che la Chiesa è guidata dall’unico Capo, il Cristo, e che essa è colonna e base della verità (1Timoteo 3:15). Lourdes non ha niente a che spartire con la fede. La fede dei cristiani non deriva da Lourdes, non è mai dipesa né da Lourdes né da altre cose simili. Come dice l’apostolo Paolo, «la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla Parola di Cristo». (Romani 10:17). E l’apostolo Paolo è certamente assai più di Ratzinger, di Torno, di Messori, di Bernadette Soubirous … Se vogliamo giocare o scherzare, bene; altrimenti, siamo seri!

Torno continua: «Non c’è nulla di più cattolico di Lourdes e i pontefici hanno costantemente amato e privilegiato questo luogo». Amen! Grazie a Dio, Torno ha specificato che è roba cattolica, non dei cristiani.

Torno riporta che «Messori definisce Lourdes una “maniglia”, ovvero un appoggio a cui aggrapparsi quando la fede entra in crisi». Il cristiano, oramai allo stremo, rabbrividisce ancora dopo tale lettura. È possibile che, biblicamente parlando, si pensino queste cose (con tutto il rispetto per la libertà d’opinione)?

La fine della recensione è micidiale per il cristiano che segue la Bibbia: «Bernadette resta un paradosso vivente. Alta un metro e quaranta, soffre d’asma, ha un padre disoccupato, anzi fallito, incriminato e poi assolto per insufficienza di prove dall’accusa di aver rubato due sacchi di farina. Su di lei grava la burocrazia imperiale francese durante i giorni di Napoleone III. Ma nessuno, ribadisce Messori, riesce a soffocare la sua testimonianza. È il niente che alla fine vince il tutto; la sua grandezza va cercata nella piccolezza. Non aveva nulla. Tiene a bada il mondo». Grazie a Dio, Bernadette era alta solo un metro e quaranta! Che cosa sarebbe accaduto se fosse stata alta un metro e ottanta? Che cosa significa che Bernadette tiene a bada il mondo? Piacerebbe capirlo.

Leggendo questa recensione non si può che apprezzare vieppiù la Bibbia. Occorre ringraziare sempre lo Spirito Santo che l’ha data in dono a tutti gli esseri umani. Il resto è acqua che scorre sotto i ponti … anche se è acqua che scorre da migliaia di anni. Alla fine non scorrerà più, e solo la gloria di Dio permarrà.

Arrigo Corazza

 

 

Vangelo velato (2Cor 4:3-6)

7 marzo 2014

 

«Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, perché non risplenda loro la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio … Quanto a noi, ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù, perché il Dio che disse: “Splenda la luce tra le tenebre”, è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza» (2Corinzi 4:3-6).

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore!”, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 7:21).

«Ma alzati [Paolo] e sta in piedi perché per questo io [Gesù] ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali ti mando per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati» (Atti 26:16-18).

«Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore» (2Corinzi 4:5).

 

* * *

 

Non esiste probabilmente cristiano il quale non abbia fatto almeno una volta la seguente considerazione: «Com’è possibile che la gente non riesca a credere le verità fondamentali del Vangelo, che sono esposte in maniera così semplice e chiara?». Non c’è membro della Chiesa di Cristo che non si sia, cioè, domandato come mai coloro che leggono la Parola di Dio non riescano a “squarciare” quel velo che sembra in qualche modo impedire loro una visione perfetta e indiscutibile della volontà di Dio.

A ben guardare, si tratta di un problema così antico come la stessa rivelazione di Dio. Attraverso l’apostolo Paolo, lo Spirito Santo diede la Sua spiegazione: «Se il nostro Vangelo è ancora velato è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti» (2Cor 4:3). In conformità a tale verso, va compreso che alla luce di Dio si contrappone il filtro satanico che distorce e confonde, impedendo l’osservazione salutare delle cose celesti.

Quando i cristiani si meravigliano perché qualunque “strano” movimento a carattere religioso possa fare tanti proseliti, nonostante gli errori evidenti del loro insegnamento oppure le grossolane deviazioni da quel che è scritto nella Parola del Signore, mentre la Chiesa di Dio boccheggia faticosamente per ogni dove in cerca di qualcuno da salvare, sembra opportuno e necessario rammentare alcune pregiudiziali poste dal Salvatore al “successo” dei Suoi seguaci. Il Signore Gesù disse: «Dimorate in me, ed io dimorerò in voi» (Gv 15:4). La promessa di Cristo è chiaramente indicativa del fatto che se rispettiamo la Sua autorità, se ci atteniamo a quello che Lui vuole, se non Lo scavalchiamo nelle decisioni e nelle programmazioni, allora Egli sarà con noi, sempre, sino alla fine dell’età presente (Mt 28:18-20). I figli di Dio non sono soltanto quelli che Lo chiamano «Signore, Signore», ma quelli che fanno la Sua volontà (Mt 7:21). I seguaci del Signore, quelli che Lui riconoscerà alla fine, sono quelli che camminano seguendo i Suoi precetti e non quelli degli uomini (Mt 15:9). E questo è difficile, perché gli uomini propongono le loro allettanti verità. «Non possiamo nulla contro la verità; quel che possiamo è per la verità» (2Cor 13:8). Di certo, non saranno i contorcimenti umani della Parola, né la nostra sapienza a far diventare vero ciò che è falso. Ricordiamolo.

Alessandro Corazza (Roma, 1978)